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Lettera (2)

Posted by Vins on set 2, 2009 in Diario

(la prima, scritta circa un anno e mezzo fa sul vecchio blog, l’avevo dedicata a Maurizio. Questa non ha un solo destinatario. So che più di uno forse, oggi, saprà di esserlo)
_______________________________________________________

In un celebre romanzo per spiegare a dei navigatori la rotta da seguire un uomo disse: “tutto quello che avete da fare è tenervi il vento alle spalle”. Alle spalle, hai capito!?

Ma ricorda pure che in certe rotte il vento fa un viaggio strano. Gira in tondo. E così se ti fai spingere senza controllo torni al punto di partenza. Più sporco e sudato di prima. Hai vissuto nel frattempo, è vero, magari anche momenti che ricorderai per anni o per tutta la vita. Ma intanto eccoti li, seduto davanti al mare sempre nello stesso punto dell’anno prima, su un molo, a tre metri da terra. Da una parte la città che ormai sai vedere solo da lontano e dall’altra il mare notturno che è troppo scuro per tentarne l’avventura.

Intanto hai bruciato un altro anno. E gli anni, lo sappiamo bene entrambi, saranno pure tanti ma non sono infiniti.

Già, ecco, ora mi dirai che ho iniziato di nuovo a fare discorsi da vecchio. Beh, in effetti è così, me ne rendo conto, ma cosa posso farci, la questione è che anche se non vorremmo mai ammetterlo ci stiamo cagando sotto pensando che forse arriverà prima il momento in cui smetteremo le armi che quello in cui, lottando come in questi anni, riusciremo a essere finalmente felici. Verrà il tempo in cui – non dico che ci arrenderemo a braccia stanche, perchè no, questo a noi proprio non succederà – ma in cui la passione che adesso ci brucia dentro diventerà solo una storia da raccontare. Una bella storia, si. Ma nient’altro che una manciata di parole d’aria e saliva. E anche per chi come noi, con le parole ci va a nozze, una storia come questa proprio non può bastare.

Mi chiedo se capire com’è che finisce un amore o com’è che neppure inizia ci aiuterà a capire anche come essere felici. Non lo so. E partire? Andrasene ancora una volta da dove siamo lo farà? Ci migliorerà la vita? Non so neppure questo. Ragionare da una parte, partire dall’altra. Abbiamo Filosofia e Poesia a volontà eppure nessuna traccia di risposte buone. Forse il “non lo so” durerà ancora a lungo. Di certo durerà.

Eppure continuiamo a scassarci la testa e il culo per cercare di capire com’è che fa la canzone “Vorrei” di Guccini a passare la mano a “Quattro stracci” proprio come se, anzichè la nostra vita, sotto gli occhi scorresse sempre lo stesso CD, inesorabile. Un bel cd, l’abbiamo detto un sacco di volte, ma anche maledettamente prevedibile nell’alternare gioia e dolore. Se adesso scrivo questa lettera è perchè siamo alla traccia numero due, ancora una volta e mi sono un pò rotto di leggere il titolo sul display: dolore. Insomma chi l’ascolterebbe una storia prevedibile? Ma soprattutto chi cazzo la vorrebbe mai una vita prevedibile. Noi no. Non così. Non può essere questo il prezzo da pagare ogni volta che proviamo e per un pò riusciamo a essere felici.

Sono tutti qui sotto i nostri piedi i pensieri a cui nessuno vorrebbe essere inchiodato e in coda a quelli una rabbia e una delusione che inizia a montare come ogni anno di questi tempi. Solo che quest’anno sembra più forte di quello prima perchè il cd si consuma sempre di più e ci chiediamo quanto ancora girerà. Ci chiederemo come si finirà.

E a questo punto, maledizione, un paio di risposte ai “non lo so” ci tocca proprio di provare a darle prima di impazzire.

Forse l’amore finisce quando inizi a pensare di essere migliore della persona con cui stai, o quando inizi a pensare che lei sia migliore di te e guardarla fa da eco al tuo senso di fallimento. In entrambi i casi non c’è tanto da fare, troppo da salvare. Si molla il tavolo e si va via. E anche se fa male, dio solo sa quanto lo faccia, è giusto che sia così. Forse l’amore non inizia neppure e li devi solo sperare di non essere carnefice di nessuno e che nessuno diventi il tuo. Sperare è l’unico verbo, e tu c’entri poco in quel verbo, se la vede la fortuna.

E poi.

Forse una partenza non è mai stata una soluzione ma resta comunque l’unico vero istante in cui riusciamo a vivere senza pensare nè al giorno prima, nè a quello dopo e a essere perfetti. A essere leggeri. In quell’istante c’è il vero distillato di poesia che siamo in grado di vivere abbastanza spesso da tenersi a galla.

Per oggi basta risposte. E’ andata com’è andata. Oggi. A noi.
Rintoccherà la mezzanotte anche stanotte. Dormirai? Dormirò? No, sarà insonne quest’ora marcia ma ne usciremo.
Questa volta non attenderemo pietre alla finestra di qualcuno che venga a dirci “andiamo via” anche se i sogni, si sa,  fanno un pò il cazzo che vogliono.

Questa volta, sono certo, che una voce si alzerà da sola, un pò per volta, e dirà con un tono deciso, ma senza urlare:
basta chiacchiere,
basta seghe mentali,
basta soluzioni usa e getta ad ogni fine di giro di giostra.
Basta!!!
Signori incolpateci delle nostre imperfezioni, comprateci e poi gettate via quel pò di talento che abbiamo se vi fa comodo ma  non fatelo, non fatelo mai, ”non raccontate a noi cos’è la libertà”. Perchè con quella negli occhi ci sdraiamo sul letto stanotte e con quella negli occhi ci alzeremo anche domani mattina. Con quella che si farà largo anche fra le lacrime continueremo a ripetere al cielo il nostro desiderio.

Vins

 

una poesia:

George Gray (tratto da (Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters)

Ho osservato tante volte
il marmo che mi hanno scolpito
una nave alla fonda con la vela ammainata.

In realtà non rappresenta il mio approdo ma la mia vita.

Perché l’amore mi fu offerto ma fuggii le sue lusinghe;
il dolore bussò alla mia porta ma ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma paventai i rischi.

Eppure bramavo sempre di dare un senso alla vita.

Ora so che bisogna alzare le vele
e farsi portare dai venti della sorte
ovunque spingano la nave.

Dare un senso alla vita può sfociare in follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vago desiderio:
è una nave che desidera ardentemente il mare ma ha paura.

e poi… Quattro Stracci

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… torniamo presto …

Posted by Vins on ago 11, 2009 in Comici, Diario

tratto dall’omonimo romanzo di Lello “Lellik” Spina, la pennellisolari pictures presenta una storia di desolazione e introspezione. Il racconto di un deserto interiore ed esteriore.

Quando le coscienze non hanno più nulla da dire e senti sulla pelle l’odore di carne arrostita. Quando tutto ciò che sei in grado di fare è cavalcare il toro mobile delle giostre della festa patronale della tua città.

Allora sei pronto a questa straordinaria e appassionante avventura che ti permetterà di scoprire l’eco del nulla più assoluto. Signore e Signori:

BLOG D’ESTATE

fieno2

 

 

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Libertà condizionata

Posted by Vins on lug 27, 2009 in Diario

“Com’è il titolo di quella là?” Ci penso. “Ma quanto manca a ste cazzo di vacanze? Quanto? Quanto!” Dopo un’altra settimana torno a casa stanco, sfinito. Di quella sfinitezza che sei soddisfatto però, perchè ti sei fatto il culo ma adesso, finalmente, i taselli sono tutti al loro posto, belli in ordine, in file parallele. Perchè l’importante è quello no? Evitare che il caos abbia il sopravvento. Evitare che la lista dei “to do”, come dicono quelli bravi a parlare il consulenziese, abbia troppe caselle da smarcare, troppe mail da gestire, troppi pensieri da dover intrecciare in testa. E quindi per far girare tutto razionalizzi e vai di equilibri.

Penso a quando questi equilibri non c’erano. E, anche se so che non era tutto così bello, inevitabilmente per prime mi vengono in mente le cose più esaltanti. I viaggi imprevisti, decisi all’ultimo, le parole che uscivano fuori senza misura o metriche di convincitore, le notti d’estate da poter vivere senza il contagocce che riporta alla realtà nuda e cruda. Quella di una libertà condizionata.

Mentre quella vera di libertà che fine ha fatto? Quand’è che l’ho sentita l’ultima volta? Veramente intendo. La libertà di essere incosciente, a fatti o a parole, che poi per uno prudente come me, la parola incoscienza non ha nemmeno troppe pretese. Eppure, per quante poche siano queste pretese, vivo sempre lì, nell’attesa del week-end buono, del mese di agosto di ogni anno, delle poche notti giuste in cui, fanculo la riunione di domani, mi alzo dal letto e mi metto a scrivere perchè, insomma, la vita è li dentro. E lì c’è quello che mi riesce senza pretese. L’aria che mi riempie i polmoni non può essere fatta di doveri.

Quante volte ho pensato: “devo cambiar rotta”. Poi ci metto un “forse”, di fianco. Poi il “devo” diventa “dovrei”. Infine l’ordine di quei tasselli sembra la cosa migliore che sia capace di fare. La cosa con cui tanti altri baratterebbero la propria vita. E la rotta non la cambio più restando comunque a chiedermi di essere migliore, ma a voce bassa. A dire, merda, ho quasi trent’anni e non ho fatto ancora qualcosa che mi tenga lontano dal pensiero di essere uno dei tanti. Uno che non lascerà il segno. E no cazzo. E no.

Il titolo, si, ci ho pensato, almeno quello mi viene in mente: Free Bird

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FEBBRE “CELTICA” IN ALTA QUOTA

Posted by Vins on lug 8, 2009 in Eventi, Musica

Io tra un pò vedo di sostituire l’afa di questa città con la frescura dell’alta quota, almeno per un week-end.  E già questo mi pare buono come premessa al fine settimana. In più c’è un evento che ormai mi frulla in testa da qualche mese (per diverse ragioni). Si chiama: Celtica ed è la più grande manifestazione italiana di arte, musica e cultura celtica… Insomma musica come se piovesse, danze (nel mio caso me ne tengo alla larga per par condicio con la pizzica così nessuno si offende : – )), paesaggi assurdi e qualche storia attorno a un fuoco notturno bevendo  idromele a volontà (così capisco almeno che gusto ha). Se qualcuno vuole venire tra il 9 e il 12 luglio faccia un fischio e ci organizziamo.  Intanto sotto trovate due note sull’evento. Il resto sul sito ufficiale.

Vins

Al via la 13ª edizione di Celtica, la più grande Festa Internazionale
di Musica, Arte e Cultura Celtica in Italia

Aosta, 8 Luglio 2009 – Mancano ormai solo poche ore all’apertura ufficiale di Celtica 2009, la manifestazione promossa dall’Assessorato Istruzione e Cultura, coordinatore del progetto, e l’Assessorato Turismo sport commercio e trasporti della Regione autonoma Valle d’Aosta. Dal 9 al 12 luglio l’evento colorerà di musica, arte e tradizioni celtiche paesi e boschi della Valle d’Aosta.
La 13ª edizione del festival si aprirà giovedì 9 luglio nella città di Aosta con una “Journée Celtique” nelle vie del centro storico. Teatro dei vari appuntamenti saranno inoltre la Val Veny, Courmayeur, Pré-Saint-Didier, Chamonix Mont-Blanc (Francia) ed il Forte di Bard.
Il programma completo di Celtica 2009 è disponibile sul sito www.celtica.vda.it.

I biglietti d’ingresso alla manifestazione saranno disponibili presso le casse del Bosco del Peuterey in Val Veny (biglietto A valido 10-11-12 luglio € 30,00, biglietto B valido 11-12 luglio €20,00, biglietto C valido 12 luglio € 10,00). Tutti gli spettacoli nelle altre località saranno a ingresso libero. L’ingresso Celtica è gratuito per i bambini di età inferiore ai 12 anni, per le persone diversamente abili e per un loro accompagnatore. In tutti i luoghi della manifestazione sarà possibile partecipare gratuitamente alle numerose conferenze sui temi della cultura celtica, a stage di danza, musica e artigianato, giochi tradizionali di forza e abilità e tante attività destinate ai più piccoli che resteranno affascinati dai racconti dei folletti e delle fate.
Dai parcheggi di Courmayeur segnalati con appositi cartelli, partiranno delle navette per il Bosco del Peuterey a corsa gratuita per chi si reca a Celtica.
Nel corso di Celtica 2009 sarà assicurato un servizio di ristorazione, a cura del Mulligans Irish Pub, con carne alla brace e prodotti della tradizione celtica.

Per informazioni sulla ricettività alberghiera è possibile rivolgersi a:
A.I.A.T. MONTE BIANCO
Tel: +039 0165 842060
info@aiat-monte-bianco.com
http://www.aiat-monte-bianco.com/

Quest’anno per quattro giorni un intero mondo aspetta solo di essere scoperto e vissuto fino in fondo, sotto le stelle sulle vette più alte d’Europa.


Cos’è CELTICA
Nata nel 1997, grazie alla volontà di un piccolo gruppo di “sognatori”, Celtica è divenuta la più grande manifestazione di Musica, Arte e Cultura celtica in Italia e ha raccolto negli anni oltre 230.000 spettatori e 5.000 artisti, trasformandosi in un evento internazionale caratterizzato dalla musica e dalla cultura celtica. Maggiori informazioni su:
www.celtica.vda.it

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PROVE TECNICHE DI RIVOLUZIONE (I° Tempo)

Posted by Vins on lug 6, 2009 in Diario, Politica, Territorio

Dopo il Fast-Food, il Fast-web, il Fast and Furious e l’October Fast (no, questa non c’entra) ecco a voi: il Fast Post. Un post partorito dopo una conversazione su MSN di trenta sencondi tra me e Giò.
In questi giorni ho il cervello che farnetica. Sarà il lavoro che mi sta sbranando dentro o il caldo che mi squaglia fuori. Insomma, spero non sia presa come una battuata di cattivo gusto ma, visto l’andazzo, eviterei di fare la fine di Michael Jackson.
Vorrei non perdere contatto con la realtà. Mai. Vorrei aver presente, sempre, quali sono gli scopi che ci siamo dati. Alcuni almeno.
Ho letto di uno che per criticare le biciclettate di Giò gli ha detto qualcosa tipo: “non vorrai mica cambiare il mondo!?”. Mi deprime, in un senso che non potete capire questo tipo di critica. Non perchè io pensi di poterlo cambiare (sicuramente lo penso molto meno di Giò) ma perchè non è proprio possibile, razionalmente parlando, muovere una critica di questo tipo a qualcuno che ci sta provando. Posso dire che la strada è migliorabile o persino che è quella sbagliata, ok, ma come cazzo faccio a disprezzare qualcuno perchè ci sta provando?
Scherzando, qualche minuto fa, Giò mi chiedeva di scendere giù per fare la rivoluzione. Io gli ho risposto che il problema è che
- “la rivoluzione non si fa nel tempo libero”.
- “Verità sacro santa, però si fanno le prove, nel tempo libero” mi risponde lui.
E già, – “prove tecniche di rivoluzione?” gli chiedo.
Risponde – “Esatto”.
E allora questo post è dedicato a tutti quelli che proprio non ci riescono a lasciarsi stare, che proprio non ce la fanno a pensarsi finiti, conclusi, pieni di certezze e stabilità. E’ dedicato a quelli che, sicuramente si cagano sotto a stravolgere la propria vita, ma di tanto in tanto, nel tempo libero, hanno un hobby che ad oggi mi sembra il migliore di quelli che ho provato: fare il rivoluzionario.
Non importa in che modo, se per se, per gli altri, per salvare il pianeta o un fiore che appassisce. Tante volte non importa nemmeno quale sia il risultato visibile agli occhi degli altri, importa solo quello che ciò significhi per noi: sopravvivere.

Vins

Una canzone di Tenco che oltre a lui hanno cantato in molti (la mia preferita è la versione di Fossati. Qui l’originale

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Con..certi

Posted by Vins on giu 22, 2009 in Diario, Fumetto, Musica

Cammino piano anche nel cortile di casa. Perchè stia ferma ancora un pò li questa sera. Ferma così, a un passo dalla notte e dalla porta di casa, sotto un cielo coperto di nuvole. Avvolta in una luce stanca di grande città che si abbandona qualche ora all’ozio del week-end. Voglio che risuoni qualche minuto in più quest’aria di vento, urla e pioggia d’estate perchè a volte mi sembra la cosa migliore che la vita possa regalarci, una passeggiata di mezzanotte alla fine di un concerto deciso all’ultimo.

Il concerto, stavolta, è quello degli Afterhours. C’è la soddisfazione di 4 ore di musica gratis con, oltre al gruppo di Manuel Agnelli, una serie di band che hanno partecipato all’Album il Paese è Reale. 4 ore e passa in piedi eppure, nonostante le gambe suggeriscano un ritorno comodo, l’unico relax concepibile sta nei due km a piedi fino a casa con cuffie e pensieri leggeri per essere certo di essere ancora io. Perchè ripeterselo spesso aiuta e perchè, finchè dura, di questo giorno occorre non perderne un solo pezzo. Non perdere la bicicletta nuova di Nick, la bici da concerto, quella placcata in oro e con freni a tamburo, piazzata sapientemente nelle prime file (mai bicicletta ha visto un concerto in posizione migliore). Non perdere l’incontro con un paio di amici del giro, quelli che gli anni passano ma loro li ritrovi sempre intatti pronti a sorridere per le stesse identiche cazzate e pronti a pensare già al prossimo concerto da vedere e a dirti “ma hai sentito… !?”. Non perdere il panino light con salamella, peperoni e cipolla. E poi non perdere le canzoni, quelle di cui conosci le parole, o meglio, quelle le cui parole conoscono certi tuoi momenti e ne hanno deciso il colore.

Guardare fra la folla: quelli in delirio, gli integralisti della canna che senza non sarebbe un concerto passabile, quelli della scuola del “appena il ritmo si alza inizio a pogare”, e ancora i venditori di birre napoletani con il loro carrellino di bottiglie sotto ghiaccio a 5 euro l’una, i quarantenni irriducibili che “metto a dormire il bambino e arrivo” e quelle ragazze che se ne fottono di tutto e di tutti e sono li da sole a tenersi le lacrime all’angolo degli occhi in un paradosso, no, meglio in un ossimoro (stavolta lo uso anch’io) di fragilità e forza che insieme sono bellezza inavvicinabile.

Tutto li, tutto il pacchetto di immagini, echi di suoni e come sempre, di sogni, tenuto sopra la mia testa da questi passi. Il cortile buio con il portone del mio palazzo in fondo, altro vento da pelle d’oca sposta gomitoli di polvere, un lampo nel cielo che promette tempesta. Le chiavi in mano. Alice è di nuovo a casa.

Vins

e perchè i posteri abbiano certezza di quanto narrato ecco le prove foto e video della serata..

 

concertoafterhours3 

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Groucho Brush – Tv u.m.d… M

Posted by Vins on giu 17, 2009 in Fumetto

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Groucho Brush – Somiglianze

Posted by Vins on giu 4, 2009 in Fumetto

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Brush, Groucho Brush

Posted by Vins on mag 28, 2009 in Comici, Fumetto, Storie

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il giorno della scoperta

Posted by Vins on mag 15, 2009 in Musica

Le ore perse dietro i testi delle canzoni. Ve lo ricordate? Infinite. Quante ne avete spese ad ascoltarne bene i versi? E a tradurli? C’è per tutti, credo, anzi no, spero, il giorno in cui, ragazzino coi brufoli d’ordinanza, t’accorgi che le canzoni sono fatte di parole e che alcune ti girano in testa non solo perchè suonano bene e fanno rima con altre. Ti entrano più a fondo. E ci restano a lungo contaminando gli occhi, i pensieri e i sogni degli anni successivi.  E’ stato così. E’ stato il giorno in cui ci siamo accorti che le canzoni sono fatte anche di parole che, per molti di noi, è iniziata l’età della poesia. E da allora non l’abbiamo più lasciata scappare.

Questo non è un nuovo post, è solo voglia di ascoltare alcune di quelle parole. E a questo punto vado col tasto play su qualche pezzo preso a caso, magari evitando ovvietà, nella mischia di quelli che le parole vengono fuori dalle note e prendono a viaggiare da sole… E se volete salire continuate a leggere…

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Il coraggio di un’idea

Posted by Vins on apr 27, 2009 in Diario

Dedicato a chi sa passeggiare da solo e s’innamora di chi ha paura di sognare.

Oggi scrivo mentre ancora sono in strada che torno a casa. Già, scrivo quando ancora non ho sotto le mani la tastiera su cui posare queste parole sperando che nel frattempo non si sgretolino come sabbia bagnata. Scrivo perchè a volte le cose migliori che la mente intravede, le idee davvero decenti, vengono fuori insieme ai passi, parte di un movimento che non comporta fatica e ritmo e dà motore a tutto il corpo, non solo alle gambe. Non solo fuori. E stargli dietro è sempre un pò un casino perchè a quel punto i pensieri sono sempre in divenire, cambiano, vanno via, tornano, si trasformano. Li prendi, provi a fissarli su carta ma sono già diversi. Meravigliosa capacità della mente umana, cambia forma, non l’afferri.

C’è gente che così ci vive costantemente. Come se avesse una mente e certezze sempre in divenire. Forse troppo in divenire. E anche star dietro a loro è sempre un casino. Perchè alcuni di loro alla resa dei conti smettono di credere e le certezze preferiscono raccontarsele anzichè costruirle per davvero. Anche loro non li afferri.

Penso ad alcune donne il cui nome è tuo solo finchè metti giù passi dietro i loro e cessa di esistere appena provi a posarlo, quieto e definito nelle parole su una tastiera e nelle certezze di una storia d’amore. Quelle donne che sono come i pensieri che vengono fuori in una passeggiata, si sgretolano come sabbia tra le mani appena provi a definirle in un concetto chiaro. Te le perdi dalle mani.

E poi ci si mette il tempo. Il tempo arrugginisce l’anima. Sfiorisce lo slancio, la voglia. E’ li che ci muoviamo noi, in quel luogo che esiste solo se glielo si permette. E’ li che mi sono mosso io tante di quelle volte da averne perso il conto. E da qualche tempo è li che ti sei accampato pure tu, amico mio. Lei c’è. Lei non c’è. Esiste finchè urli il suo nome ma scompare assieme alla luce dai suoi occhi se smetti di chiamarla. Una rincorsa continua. Affannata e sfinente. Reclamarla sempre. Reclamare le sue attenzioni come se non fosse un diritto anche tuo aspettarti che prenda quel cazzo di telefono e ti dica: “ehi, tu romantico sognatore del cazzo, mi piaci un sacco, proviamoci”.

Nella richiesta di un entusiasmo e di una voglia di credere nelle cose. Li ci muoviamo noi. Nel coraggio di inseguire un’idea ferma, una storia d’amore, che ne contiene in sè un’altra che è la più viva e instabile che esista, l’amore stesso. E’ così che proviamo ad afferrare quel pensiero figlio di passi infiniti aspirando a diventar grandi, in tutti i sensi. Forse sto facendo un pò di casino con le parole. Sicuramente lo sto facendo. Lo so ma è così che quesa cosa so raccontarla. Facendo casino che poi è anche quello che sta dietro a tutto questo parlar d’Amore. E stare insieme, a volte, è il modo migliore per convivere con il caos: chiudendolo (e non rinchiudendolo) tra le pareti di una promessa.

Ogni storia è fuori, a disposizione di ognuno di noi ma solo nell’intimo nostro c’è la forza per metterne giù le parole, il coraggio delle idee che qualche volta, per gli indomiti, è anche il coraggio di avere un sogno. Proprio come da piccoli, quando il castello di He-man e la Casa di Barbie erano qualcosa da poter desiderare senza troppi conti. Senza paura di restar fregati da babbo natale.

Vins

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Le Luci della Centrale Elettrica

Posted by Vins on apr 19, 2009 in Musica
E’ già da un anno che si parla de Le Luci della Centrale Elettrica. E già un anno che mi chiedo a chi assomigli (uso il singolare perchè a dispetto del nome il musicista è uno solo: Vasco Brondi). E dallo stesso tempo ogni volta mi vengon fuori almeno un paio di nomi diversi. La verità è che la sua musica è figlia di diversi generi autorali (Gaetano, Cccp, Afterhours, Verdena) e allo stesso tempo abbastanza nuovo e originale  che, al momento almeno, mi sembra unico nel panorama italiano.
Vabbhè, poche chiacchiere, per chi lo conosce e per chi no, eccolo qui, volevo ”passarvi” qualche suo pezzo. E ciao.
Per saperne di più.. 
http://www.leluci.net/
http://www.myspace.com/lelucidellacentraleelettrica 
 
Vins
 
 
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E’ il venerdì che scegli.

Posted by admin on mar 23, 2009 in Diario

Sabato 21.03.09

E’ il venerdì che scegli. E’ sempre il giorno di tirare le somme quando una settimana di lavoro e ordinarietà varia sta finendo e davanti hai due giorni di fancazzismo da gestire (o non gestire). Si, è il venerdì che scegli. Avevo quel dolore al fianco ieri, durante il mio venerdì, un male che forse era il riassunto di una settimana che a lavoro mi ha letteralmente strizzato come una spugna o, visti i risultati, come uno straccio.

Vedo passare il Pò sotto i miei occhi. Oggi. La giornata è limpida.

E’ il venerdì che scegli. Tornato a casa stavo prendendo in seria considerazione di non uscire. DI chiamare Sara e dirle, compra una pizza e vieni qui, sono troppo stanco. Ma è sempre quella la regola. E’ il venerdì che scegli. “Ok, Vins, ci hai rotto il cazzo. Cos’è che scegli il venerdì?”. No, non ve lo dico. Non ora. Beh, mi sono sdraiato sul letto per un’ora, ho respirato in maniera profonda per riempire i polmoni e ritornare a distendere nervi e meningi. Per ritornare a me, nel più breve tempo possibile, dimenticando che solo qualche giro d’orologio prima ero dietro una scrivania a doparmi i neuroni per pensare e spiegare in maniera convincente come far diventare famoso un prodotto.
E’ il venerdì che scegli. Allora ho chiamato Sara e le ho detto: “dammi un momento, arrivo e andiamo a mangiare giapponese”. E così abbiamo fatto.
Quando mi ha chiesto perchè fossi arrivato tardi e se non sarebbe stato meglio rimanersene a casa le ho detto che non mi andava di lasciar decidere a un dolore cosa avrei dovuto fare della mia serata, perchè domani, beh, domani sarebbe potuto essere un giorno diverso, avremmo potuto non aver più voglia, perchè domani sarebbe stato diverso, sarebbe passato un giorno ancora alla faccia del cogli l’attimo. E allora avevo deciso di stringere i denti e andar dietro a un desiderio, piccolo come quelli del venerdì sera, ma fondamentale per il morale più di qualunque psicofarmaco.

Stamattina, Sabato 21 Marzo, ho svegliato Sara con la canzone di Venditti – “Saaaara, svegliati è primavera” (banale ma era un anno che aspettavo questo momento – e fidatevi non è facile resistere per un anno dal cantargliela se state insieme a una che si chiama Sara). Le ho chiesto di andare. Lei ha detto: Genova.

Adesso vedo passare il Pò sotto i miei occhi. La giornata è limpida. Io scrivo ascoltando l’I-pod, Sara legge. Di tanto in tanto ci guardiamo sorridendo. Il sole arriva dritto in faccia scaldando il finestrone del treno.
Sto bene. Ho scelto.  

Vins

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La primavera sul PC

Posted by Vins on mar 10, 2009 in Diario

Non so a quanti metri stiamo dalla primavera, oggi. Non tanti ancora, sembrerebbe. Ogni tanto un ormone impazzito s’arrampica sul bavero del giccone e mette la testa fuori. Scruta. Anche se per millesimi di secondo, s’abbronza, pure. Milano resta fredda, ma di un freddo che non punge più. E’ illuminata dai riflessi di un sole che in qualche modo trova la maniera per entrare dalla finestra del mio ufficio al piano terra e piazzarsi sullo schermo del pc, in tarda mattinata, come a dire: “prenditi una pausa, va”.

E prendiamocela questa pausa, che poi se ci penso oggi avrei potuto prendermi l’intera giornata di ferie, montare su un treno e andare lì, d’avanti al mare, dove pochi sanno, a mangiare un piatto di linguine al batti batti che porco giuda solo a pensarci mi si sputtana la salivazione e rischio l’annegamento.

E invece sono qui, e se leggete queste righe, siete li anche voi quindi fate poco i brillanti. Siamo noi. Noi, quelli che lavorano in ufficio o che aspettano che riprenda la lezione. Noi. Quelli che il ruomore della macchinetta del caffè è sempre la hit più ascoltata del momento. Noi, il popolo dei fuoriporta che servono a concerdersi il lusso del fuoriufficio sennò finisce che tra un film e un supermercato salta fuori comunque il pensiero al lavoro che c’è da fare. Noi, quelli che dicono: “ahhh, io sono fortunato perchè non devo mettermi in giacca e cravatta per andare a lavorare” ma che poi usciamo dall’ufficio che le stelle stanno già lì su da un pezzo.

E in pezzi a volte finisce il nostro morale salvo poi ritornare a splendere quando tutto va per il verso giusto perchè non dimentichiamocelo, a volte ci piace un sacco, questo nostro mestiere, nonostante le ore piccole, le richieste assurde, lo stipendio ridicolo, ci piace, anche fosse solo perchè ci fa sentire bravi, o più bravi. Anche fosse solo perchè una mattina ti svegli e anche se non hai preso ferie e non mangierai quel piatto di linguine hai la testa libera da tutto, uguale al cielo sopra.

Vins

…un video girato a Milano su una canzone di De Gregori che ascoltavo stamattina e credo stia bene come dessert a questo post.

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“Oltre” il venerdì

Posted by Vins on feb 20, 2009 in Diario, Musica

Ormai non ci credo neanche più. Intendo di essere qui dove sono. A Milano. E si perchè dopo una settimana di giornate di sole (lo dico a voce bassa) è incredibile svegliarsi ancora una volta sotto un cielo sereno e pensare che è la stessa città in cui il grigio sottoscrive contratti stagionali con l’assessore al meteo pubblico.

E’ venerdì e questo è lo sfondo. Se metto a fuoco in primo piano poi mi accorgo che in ufficio c’è la macchinetta nuova per il caffè. Di norma quelli fatti a questi aggeggi non sono caffè esaltanti ma oggi finisce che sarà buono anche anche quello. Incredibile cosa faccia una bella giornata.

Qualcuno è in vena di sorprese, qualcuno gira il mestolo nella pentola del ragù, un altro cerca disperatamente un bastone della pioggia per trovare la sonorità giusta della sua serata e infine c’è chi continua a chiedersi che cazzo sia mai un bastone della pioggia.

E in tutto questo confondersi di figure, sensi doppi, mail e telefonate cordiali che terminano sempre con la frase: “perfetto, ciao e buon week-end” c’è un’attesa. Domani sera, ancora una volta, noi e quei gran campioni dei nostri amici e degli amici degli amici. E stavolta un ospite speciale a condire gli animi.

E’ venerdì. E c’è il sole. Non preoccupatevi ragazzi. Siamo OLTRE …

Vins

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“Un segno sul Muro”

Posted by Vins on feb 9, 2009 in Diario, Musica

Non occorre tanto per dimenticarsi che è un lunedì sera di maltempo invernale. No, non occorre davvero nulla di trascendentale. Un locale in penombra, una media alla spina, la fiamma di una candela sul tavolo e un cantautore, Gianmaria Testa, qualche metro più in là a cantare e a raccontare se stesso con una chitarra acustica e qualche sorso di vino al posto della punteggiatura.

E questo è, in due parole, l’epilogo di una giornata iniziata con Milano di nuovo sepolta nella neve. Già, di nuovo neve, ghiaccio e acqua che t’assalta gli scarponi puntando dritto ai piedi. Di nuovo il sospiro sfatto di chi dice: “ma perchè cazzo. non basta che sia lunedì, pure la neve!”, come a parlare con chi, da qualche parte, le architetta tutte pur di metterti i bastoni fra le ruote. E invece oggi le ruote vanno lo stesso, quelle della macchina di Nick che passa a prenderci in tutta sicurezza tre quarti d’ora prima dell’ingresso nel locale. Giusto, meglio essere previdenti casomai l’architetto tirasse fuori dal cilindro qualche altro cataclisma a sorpresa.

Poi eccoci, con Nick che racconta di suo padre che va in pensione e Sara che mette da parte sonno arretrato e stanchezza. Una sera, quelle che di tanto in tanto s’incastrano nello scorrere dei giorni lavorativi d’inverno, una di quelle che ti brillano gli occhi, e anche agli altri. E lo vedi. Una sera di poesia che poesia è, davvero, senza paura di abusare del termine.

Quella musica sussurata e gli occhi e le braccia che si lasciano andare nelle onde di un mare che ondeggia insieme alle parole e poi nella terra del campo seminato dalle corde di una chitarra. Un riposo dolce nei versi di un cantautore con la voce asciutta come la perfezione. In chiusura l’occhio, dal palco, gli scappa alla prima fila dove c’è suo figlio che dorme in braccio alla mamma. E in quell’attimo d’istinto, forse tutti, vorremmo essere quel bambino. Ed è questo quello che ci vuole per dimenticare che è solo un lunedì, uno di quelli che alla fine ti fa amare persino l’inverno.

Vins

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Sul Sud

Posted by Vins on gen 19, 2009 in Diario

Queste parole sono nate sulla scia del post di Giò di qualche giorno fa sugli incontri cinematografici organizzati a Bari. A seguito di quel contributo sono iniziati un pò di commenti culminati con quello del nostro amico Fra [Qualcuno lo ricorderà per un foto-post (e non solo) che ha scritto per questo blog - vedi sezione Amici]. Anzitutto sono contento che anche lui continui a restare nel giro e soprattutto lo
ringrazio per il senso critico che poche volte leggo quando qualcuno che vive giù parla con me del mezzogiorno dal punto di vista culturale quasi come se il sud dovesse dimostrare di essere all’altezza di qualcosa.

A me piacerebbe pensare, come dice il nostro amico e molti altri quando si parla del sud in generale, che il problema di alcune carenze, mancanze, distorsioni civiche e culturali siamo noi (inteso come io, te, gio o molti di quelli che vivono fuori e che mi pare diano prova di un minimo di senso civico e critico) ma la verità mi sembra molto più evidentemente legata a una maggioranza di persone differenti da noi (è possibile che a questo punto Giò stia pensando che invece la maggioranza è come noi). Il problema è legato anche e soprattutto a quelle persone che riempiono gran parte dei consigli comunali, provinciali e regionali e molto spesso anche cariche legate direttamente alla cultura che, un pò come avviene per la TV di oggi, tendono ad essere ”commerciali” che hanno come obiettivo il profitto (in qualsiasi forma: mazzetta, notorietà, scambio di favori) e non l’Educazione e la crescita intellettuale e morale dei propri amministrati.

E’ bello pensare che due miei amici che vivono in città diverse si incontrino senza preavviso in occasioni del genere ma è anche sintomatico del fatto che ce ne siano poche. Cioè.. non mi sembra una mera coincidenza se entrambi vi fate 30 o 50 km per andare in un posto a vedere dei film incontrando degli autori.

Attenzione poi, stiamo parlando di un cineforum… Fantastico, interessante, ci sarei andato anch’io sicuramente, ma scusate tanto: io 10 anni fa aBisceglie vedevo cose simili senza muovermi di un km da casa. Fino a un paio di anni fa in città avevamo un festival estivo chiamato Festival dei pololi Mediterranei verso cui confluivano artisti, attori, ballerini, musicisti e cantanti da tutte le regioni del mediterraneo. Ma qualche anno si è prima ridotto e poi cancellato del tutto e io al posto di quella iniziativa – GRATUITA - vedo pubblicizzare i concerti – SPESSO A PAGAMENTO - di Alex Britti, Patti Pravo, Tiziano Ferro e altri cantanti famosi. Senza offesa per gli amanti del genere ma continuiamo a parlare di inziative “commerciali” in sostituzione e non a fianco a quelle più “Educative”.

Io non la vedo come un’evoluzione o un modo di affinare il gusto della gente. Casomai il contrario. Permettetemi un tono schietto: non raccontiamoci cazzate ragazzi. La situazione è statica e non ascoltiamo Rubini perchè è un maestro e per alcuni di noi un gran regista. Mi sembra faccia come i cantanti che vanno in un posto a fare un concerto e dicono che è la loro città preferita. Non prendiamo per oro le parole di un personaggio famoso che sostanzialmente tesse le lodi della platea che ha davanti. Non credo che lui viva li e ha comunque il punto di vista diverso dal nostro. Meglio di voi non può esprimersi nessuno quindi siano sempre lodate ed acclamate cose del genere ma che non appaiano un segno di cambiamento perchè ci sono sempre state.

Non proveniamo dall’età della pietra (non l’ho mai pensato, nè detto) ma nemmeno mi sembra che si stia assistendo a una rivoluzione. Io in Puglia ci sto poco quindi prendete le mie parole come quelle di uno che mette a confronto una conoscenza limitata del territorio ma credo che i 40enni 50enni di oggi, come è successo a me, vi confermeranno che certi movimenti e fermenti c’erano anche 20 anni fa. E ci mancherebbe altro (lo dico con spirito e dignità quasi patriottica che forse qualcuno a
volte pensa io non abbia).

Io sogno una città sul mare che per posizione geografica, bellezza e clima faccia scendere le persone in strada in tutte le stagioni, che sia piena di bar dove andare a chiacchierare e non a bere mojto sempre nello stesso perchè è quello “figo” o farsi 30 km a sera per divertirsi un minimo. Questo io chiamerei un segnale di cambiamento. L’apertura, la sperimentazione, l’investimento in strutture di incontro, nelle stagioni teatrali cittadine ora che le multisale cannibalizzano i piccoli cinema. Il resto è sopravvivenza. Degna, interessante, spesso fantastica ma saremo sempre i fratelli poveri di quelli qui attorno a me. E porcaputtana mi gira il cazzo.

Sono con voi che avete più forza e forse possibilità di me di lottare per un sud migliore. Resistete e parola d’ordine: senso critico. Perchè Critical Mass, LA MASSA CRITICA (in italiano rende meglio) diventi un concetto esteso, anche con un piede giù dai pedali.

Vins

Un paio di video slegati dal dibattito. Un film e una canzone spettacolari, per chiudere in (e con) bellezza.

e non posso non chiudere con questa:
“se mai qualcuno capirà sarà senz’altro un altro come me..”

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uno sguardo alla cassetta della posta

Posted by Vins on gen 5, 2009 in Diario

Come si riprende? Dove le trovo le parole per ricominciare con la giostra di tutti i gioni? E la voglia soprattutto: Sveglia presto, metrò, lavoro, pausa pranzo al bar con Fra e gli altri. Solita vita interrotta per più di due settimane. Le stronzate, le porcate delle due meno dieci del pomeriggio, Nick che chiede cosa faccio stasera.

E poi i Post e i Commenti su questo blog, l’affitto da pagare, lo sguardo alla cassetta della posta in attesa di qualcosa. Le parole da leggere di sera in Feltrinelli per ripararsi da un freddo cane. E in tutto questo alternarsi di movimenti di passi e di dita trovare il tempo per inventarsi un sogno, una speranza nuova, ogni giorno, aspettando i week-end, il prossimo viaggio, quello dopo ancora e un risveglio che non sai come ti fa aprire gli occhi che la primavera è già iniziata.

Forse far rientrare tutto in una routine tanto rassicurante quanto limitante è in apparenza l’unica alternativa possibile in queste ore. Allora provo a ripetermi nella mente i sorrisi (e pure le amarezze) dello scorso anno e a sperare che in quest’altro la lista sia abbastanza lunga da riempire ancora di sospiri questa storia. So che lo sarà.

Vins

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Houston, abbiamo un problema…

Posted by Vins on dic 22, 2008 in Diario

E’ come una sveglia già puntata ma non sai quando. Sai solo che presto o tardi suonerà. A volte te l’aspetti, in certi momenti invece quasi lo dimentichi. Ma suonerà. Comunque. Prima o poi arriva il momento in cui, sentirai quel suono, ti fermerai e dirai: “ma che cazzo ci faccio qui?”. E da quella frase inizierà tutta una serie di evanescenti ragionamenti su quello che vuoi davvero dalla vita, su quello che hai avuto davvero. Farai le sottrazioni per vedere cosa ti resta, cosa hai di buono e quanto lontano sei andato da fare centro.

Mastico una pasta al sugo serale e la sveglia… SUONA. E giù di seguito tutto il resto. Penso al tempo in cui ognuno sceglie quello che diventa dopo. A quell’infinito micro secondo che cambia il resto della propria vita e che spesso fa la differenza tra essere quello che poggia il piede sulla luna ed essere quello che invece sistema l’antenna tv per vedere meglio l’allunaggio.

Buono, il sugo. Ci faccio anche la scarpetta visto che stasera penso che raccogliere quello che resta di buono aiuti a sentire meno vuoto il piatto. Non so se basterà avvilupparsi in questa metafora a calmare la fame.
Spesso la gente (o il luogo comune) dice che se vuoi davvero qualcosa, se ci credi fino in fondo alla fine riuscirai ad averla. Non so se sia così. Ma se lo fosse allora cos’è che mi è capitato? Non credo davvero in nulla o credo in troppe cose ma in nessuna abbastanza da riuscire a togliere le mani da quella cazzo di antenna della tv e passare dall’altra parte?

Le cose che succedono hanno un tempo in cui il caso, il talento, la volontà e il coraggio danno forma alla nostra storia. Alla vita. Mi chiedo se sia stato bravo a far combaciare tutti e quattro questi fattori. Caso. Talento. Volontà. Coraggio. Mi domando pure se lo sarò di più in futuro ma ho l’impressione che il futuro sia sempre una strada in discesa che accelera man mano che si va avanti e alla fine non decidi più una minchia. Ho paura perchè sto rimandando troppo, forse. Il caso, il talento, la volontà e il coraggio. Ancora non ho capito cosa manchi davvero.

C’è il tempo dei pensieri fissi. Del ritorno dei tuoi sogni di bambino. Quelle immagini dolci e bastarde che ti riportano a credere che tutto può sempre ancora essere. C’è il tempo delle canzoni di Carboni dentro una cassetta consumata nel ‘93. Quello di mandare tutto a cagare, dieci anni dopo, per decidere di aspettare la vita giusta. C’è la volta in cui ti scrive una mail un coglione dall’altra parte del mondo e poi quello diventa il tuo migliore amico. E la sera in cui la vedi con in mano i tulipani e dici: è lei.

Vabbhè, l’ho detto prima, inizia tutta una serie di evenescenti ragionamenti…
E alla fine ti rassicuri dicendoti che in fondo ancora ci stai provando, che non smettere di cercare è un modo per continuare a essere vicino a quel centro ma sai che non è proprio vero e che ancora su quella cazzo di luna non hai provato ad arrivarci sul serio. Poi accendi lo stereo scegli una canzone, che quello sei ancora capace a farlo e non pensi più a niente, come quando guardi la strada mentre sei in autobus. E la sveglia… “è già un rumore lontano…”

Vins
Sarà un uomo.

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Un Sogno Urgente

Posted by Vins on dic 2, 2008 in Diario, Musica, Viaggi

E’ un Sogno e nel sogno sono su una jeep che attraversa una distesa terrosa. Fa caldo e sono sballottato in una nuvola di polvere sottile e ruvida. Seduto perpendicolare al senso di marcia do le spalle al finestrino e vedo i dossi presi dall’auto riflessi nelle oscillazioni della testa dei miei compagni di viaggio. E’ tutto in penombra.

Nel Sogno il viaggio sembra lungo e scomodo. Lo sento dietro la schiena tesa e in ogni secondo che dentro ne conta almeno due. Guardo fuori dal finestrino e nella notte di quella terra senza scelta vedo i fari di altre jeep. Una in fila all’altra, in colonna imprecisa per circa un chilometro, vanno verso una gola rocciosa che irrompe nella pianura con il fragore di un urlo nel silenzio.

La Jeep si ferma. Si fermano tutte le altre, quelle avanti e quelle dietro. Scendo e come me tutti gli altri poggiando i piendi in un silenzo che sa di promessa d’apocalisse. Guardo il cielo per avere un conforto, per sentire che qualcosa, oltre noi, ha vita. E ce l’ho, il conforto. Abbastanza da muovere i passi sul terreno ed entrare in quella gola seguendo gli altri.
Mi siedo e aspetto. Aspettiamo tutti. Aspettiamo che succeda quello per cui siamo li. Per cui la notte e il deserto ci tengono al riparo da ogni possibile cenno di mondo.

A un certo punto, con la dolcezza di due amanti che fanno l’amore per la prima volta iniziano a suonare i violini. Una musica nata insieme alla sabbia di quel posto. Partorita con il tempo stesso. Appresso, uno ad uno, i fiati e gli altri archi e su tutto una melodia unica suonata sui tasti di un pianoforte che ha attraversato città e strade aride per arrivare fin li.
Poi il sogno finisce e di quello che è successo dopo non ricordo quasi niente.
Oggi, in questo freddo che arriva fino alle gengive e non lascia nemmeno una parola per dire che avrei voglia d’estate questo sogno è un’urgenza. E so che se non avessi qualcosa in grado di raccontarmelo forse davvero penserei che quel concerto di Giovanni Allevi nel deserto d’Egitto sia stato solo e soltanto un sogno. E nel sogno una musica, perfetta, a prendersi la notte e ogni paura di freddo.

Vins
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