L’altra faccia del film
Leggevo Fra ed il suo “film” e mi chiedevo perché fossi così scevra di emozioni, perché la mia attività onirica fosse da tempo intorpidita e perché leggessi così poco. Quando leggevo poco sognavo altrettanto meno, la lettura accresceva la mia fantasia e così i miei sogni si facevano fulgidi e articolati. Ma con la mente che arrivava a fiondarsi sul letto prima che il corpo, la sera mi accoglieva talmente stanca, che l’unica cosa che essa, la mente, cercava, era solo che il sonno la ristorasse. E così, mi son resa conto che non avevo tempo per soffermarmi a costruire il sogno della mia vita. Eppure, avevo sempre vissuto con scene di film nella testa in cui mi immedesimavo nella protagonista e vivevo il suo di film, il suo di sogno. Ma stavolta no, seppur stanca, e seppur antiromantica, mi resi conto che pur non vivendo nei miei castelli onirici ero comunque grata, felice. Grata alla vita, felice della mia.
Allora, capii che non stavo costruendo il sogno della mia vita, ma della mia stavo diventando regista e protagonista, che istrionica come sono, non mancavo né di risa né di pianti, né di felicità né di tristezze. Si, forse non avevo gli alberghi a piazza della vittoria, e sicuramente non avevo un pianoforte impolverato, figuriamoci se avessi dovuto suonarlo come Lang Lang, io, che il secondo anno di pianoforte ripetetti il primo visto che volevo cantare e invece mi facevano suonare, non avevo i baci mozzafiato dati dopo una rincorsa a qualcuno che aveva perso l’aereo per me, né l’orchestra che suonava mentre i miei occhi sbattevano le ciglia persi in quelli dell’amore ritrovato, ma, per la prima volta, stavo vivendo la vita che avevo sempre desiderato, fatta di passeggiate malinconiche in piazza deserta e biciclettate forsennate all’una di notte; fatta di momenti cocciuti, folli, demenziali. Prepotenti e gentili. Travolgenti e incoerenti, abbondanti e stringati. Proprio come i sogni.
E’ vero, forse non avevo quel che mi faceva volare ad un metro da terra con la testa, ma il camminare con i piedi per terra serena, mi riempiva il cuore di vero, più che dei tanti sospiri fatti per non poter vivere il frutto della mia immaginazione. Così, la mia altra faccia del film, non era più nel fantasticare il sogno della mia vita, ma nell’aver cominciato a costruire, finalmente, la mia vita da sogno.
S.


