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	<title>pennellisolari &#187; Marlow</title>
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	<description>UN'ENERGIA ALTERNATIVA, SOSTENIBILE E QUALCHE VOLONTARIO INCIAMPO IN SPRAZZI D'ARTE E POESIA</description>
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		<title>Una specie di febbre</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 22:01:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Marlow]]></category>

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E&#8217; notte, e stanotte me ne viene in mente un&#8217;altra. Le notti da sveglio s&#8217;assomigliano come sorelle sfrattate di casa. Notti spettinate con rughe che segnano il volto. Rughe di malinconia. Le notti in cui il letto è sospeso. Una di qualche anno fa mi alzo dal letto e, cappuccio in testa, inizio a scrivere [...]]]></description>
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<p>E&#8217; notte, e stanotte me ne viene in mente un&#8217;altra. Le notti da sveglio s&#8217;assomigliano come sorelle sfrattate di casa. Notti spettinate con rughe che segnano il volto. Rughe di malinconia. Le notti in cui il letto è sospeso. Una di qualche anno fa mi alzo dal letto e, cappuccio in testa, inizio a scrivere qualcosa di strano in preda a una specie di febbre. Sento la stessa febbre ora, tornata a vivere, riemersa dall&#8217;abisso dei sentimenti randagi. Ma stavolta fa troppo caldo per coprirsi. Lascio acceso il ventilatore a tutte le ore. Allevia.</p>
<p>Per un momento mi compare davanti il mare, quello notturno che culla la luna sotto un tappeto di stelle. L&#8217;estate che ancora non ho visto. Poi l&#8217;immagine scompare. E&#8217; solo un principio di domani. Oggi ho il ghiaccio nel cuore, ma il caldo mi tormenta comunque tutto il resto, senza intiepidire. A volte è possibile tremare di freddo sul rogo che ti brucia.</p>
<p>Avrei dovuto fare la spesa. Oggi. Avrei dovuto fare tante cose ma ad ogni passaggio quelle cose si perdono come terreno che frana sotto il passo da scalata.<br />
&#8220;Senza promesse&#8221; disse qualcuno per spiegare come fare a essere felici nella vita. &#8220;Senza promesse&#8221; però spesso è uguale a dire &#8220;senza sogni&#8221;. Così vivere felice è possibile solo se non aspiri ad esserlo. Mai, nemmeno per errore. E il cuore è sempre di ghiaccio. Sudo l&#8217;estate e il delirio di ogni stagione ha il sopravvento, quello dei compromessi che compromettono, dei fantasmi dei natali passati, di domande senza risposte fatte alla polvere dell&#8217;infimo albergo. E&#8217; la storia che invade queste dita scavate dall&#8217;afa, dalle bollette scadute lasciate all&#8217;ingresso, dagli insetti che ammazzo in cucina. E&#8217; una morte continua in cui l&#8217;anima s&#8217;accartoccia come le lamiere d&#8217;uno scontro frontale. Questa catastrofe finisce solo quando assesto la prossima. La febbre rincoglionisce.</p>
<p>Le labbra dure di chi disprezza la vita hanno solo baci pieni di dolore e mi chiedo se sia il dolore a mischiarsi alla saliva dell&#8217;amante o questa ad avere la meglio, addolcendo la pena. Buio. Le pale rispettano inesorabili il giro di giostra, arieggiano angoscia così non si posa e io sopravvivo. Li avverto a stento ma eccoli, ci sono attimi di presenza e pensieri smangiati. Capisco di esserci ancora.</p>
<p>Un alito di vento gonfia le tende che vestono il fantasma che mi fa compagnia. La febbre è quasi abitudine e scusa al non trovar risposte. Parlo da solo, di parole che la notte ingoierà nel suo buco nero. In bocca adesso sento l&#8217;amaro di medicina, cura alla disperazione. Ma sono pulito, non ho preso nulla. E&#8217; invisibile questa cura.<br />
Ad un tratto la polvere si alza e barcolla, pure lei, fin davanti ai miei occhi arrossati, attende un attimo, balena nell&#8217;aria ignorando correnti, mi guarda e mi parla con voce tinta d&#8217;inchiostro: &#8220;smetti di farneticare dentro l&#8217;albergo a ore, va a dormire in spiaggia e aspetta che il mare ti svegli&#8221;.</p>
<p>Sono le 4 e 22, mi vesto: bermuda, maglietta e una felpa che servirà da coperta. Dietro di me un letto sgualcito e il ventilatore ancora acceso. Vado verso la spiaggia, come per un appuntamento. Dormono anche i gabbiani a quest&#8217;ora. Quando il piede destro sente per primo la sabbia della pineta capisco che sono quasi arrivato. E&#8217; buio ancora, il mare è li davanti ma ancora non riesco a vederlo. Inciampo in una radice e cado per terra. Sono troppo stanco adesso per rimettermi inpiedi, gli occhi si chiudono un attimo dopo questo pensiero.</p>
<p>E&#8217; così che la notte, stanotte, sorella di tutte le altre notti, finisce. Alla soglia di occhi chiusi. Il resto è di un&#8217;altra vita, parole di un altro racconto.</p>
<p style="text-align: right;">Marlow</p>
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