Posted by GuSPE on set 27, 2009 in
Storie
Riassunto delle puntate precedenti: GuSPE e Dalia sono al mare, ospiti dei genitori di Dalia. Il pranzo di Ferragosto è in pieno svolgimento quando emerge la vicenda della mano vista a suo tempo da GuSPE ma poi scomparsa…
Tornava il fantasma della mano. Nelle modalità più inaspettate. Meno idonee. E più sgradite.
E si aprì il fuoco, inesorabile.
Tutti a chi era il più sapiente.
«Dovevi chiamare subito Polizia e Carabinieri»,
«Dovevi…»,
«Dovevi…» e «Dovevi».
Un tale, nel dubbio di essere da meno, voce stentorea, uscì alla grande: «Volendo, tu, sebbene in via indiretta, ti sei reso complice. Recita il Codice Penale, articoli…»
Seguirono numeri snocciolati uno dopo l’altro.
A prenderli per buoni, un ergastolo nessuno me lo toglie.
Unico reo in Italia a finire in galera, per restarci.
*
Non saprò mai se a muovere la madre di Dalia fu pietà. O perfidia. (Ipotesi, quest’ultima, più verosimile).
Resta che, forte della propria autorità (e stazza), la madre di Dalia intervenne ponendo fine a ogni «Dovevi».
«Ma che mano e mano!» gridò additandomi. «Che cavolo volete mai che abbia visto. Mi meraviglio che perdiate tempo a….».
«PFUI!» concluse con una smorfia di disgusto e un gesto sprezzante della mano.
Mi sentii come uno zombi alieno delirante. Da non meritare che ludibrio.
Ma Dalia.
Oh Dalia, Dalia, Dalia! Non finirò di amarti!
Tu, tenera e selvaggia. Mai scorderò la grinta con la quale balzasti in piedi: «Palle! Sono palle! Tutte Palle!».
(Resoconto del Ferragosto 2009 – continua)
GuSPE
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Posted by GuSPE on set 23, 2009 in
Storie
Riassunto delle puntate precedenti: GuSPE e Dalia si ritrovano a ripetere l’orrida esperienza del Ferragosto 2008 al mare, ospiti dei genitori di Dalia. Qui, inopinatamente, riemerge la faccenda della mano intravista a suo tempo da GuSPE ma poi scomparsa …
Era stata Dalia a tirar fuori la storia della mano.
Aveva attinto in misura generosa allo spumante e, incoraggiata dall’effetto-bollicine, s’era lasciata prendere dal piacere conviviale del lieto conversare.
Non poteva di certo immaginare…
Lei credeva semplicemente di fare dello spirito, dell’ironia sulle stranezze di certi casi della vita. Non aveva tenuto in conto che l’umorismo è dote rara. Non ricorre necessariamente in chi ci ascolta.
Il risultato?
Mi trovai sotto i riflettori.
Occhi puntati. Tanti quante le facce degli astanti, l’equivalente di un plotone.
Di esecuzione.
Mi mancava solo di strapparmi la camicia e mostrare il petto: «Fucilatemi!».
Mi salvò l’idea di non perdermi l’ultimo bagno della sera.
(Resoconto del Ferragosto 2009 – continua)
GuSPE
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Posted by GuSPE on set 19, 2009 in
Storie
Riassunto delle puntate precedenti: GuSPE e Dalia, al fine di non ripetere l’orrida esperienza delle loro vacanze 2008, progettano previdentemente le loro prossime ferie estive, ma a causa del loro deprecabile status finanziario, si ritrovano a ripetere l’orrida esperienza del Ferragosto 2008 al mare, daccapo in casa dei genitori di Dalia…
PRANZO DI FERRAGOSTO. EMERGE L’OMBRA DELLA MANO…
Impossibile riuscire a raccontare esattamente tutto un mese. Per cui mi limito al clou: a quella giornata da cani ch’è stato il Ferragosto.
Sebbene, anche così, non sappia da che parte incominciare.
Dovendo superare l’handicap, dico soltanto che le donne presenti in casa, tutte, incominciarono una settimana prima ad agitarsi e a ciabattare. Con Dalia sequestrata dalla madre.
Dalia in cucina col grembiale (sic!).
Dalia a tritare le cipolle. («Fini, fini, raccomando!»)
Dalia, proprio lei. Da far schiattare dalle risa.
Dalia!… che c’eravamo giurati di star noi due soli.
SIGH!
Donne scatenate, assatanate. Il primo maschio che incontravano, lo assalivano: «TU! Invece di star lì a far niente! Vieni qui e incomincia a pelare…».
La casa era grande, infinita. Ma avrebbe dovuto essere un triplo, quadruplo castello per trovarci un angolo di pace.
Anche la notte.
C’era sempre qualcuno, perso nel buio, a cercare il cesso.
*
Bandita la cucina e aree circostanti (guai a osare a varcarne le soglie).
Se ti veniva la malaugurata voglia di un caffè o di una spremuta o che so d’altro… dovevi sorbirti non meno di otto chilometri di strada sterrata, bianca accecante, sotto il solleone, per arrivare al primo baracchino. Dove il caffè, colato da una specie di vecchia locomotiva in miniatura, ti veniva servito in bicchierino di plastica, completo di mosconi. Veraci. Di una volta.
Quando ancora non c’erano gli spray, ma il nastro moschicida che pendeva dal soffitto.
Quando i mosconi avevano ancora la pancia iridata, gli occhietti avidi e furbi, e ronzavano, forte e chiaro.
*
EVVIVA, VIVA LA VACANZA!
*
Arrivò il D-Day.
Tavolata sotto la stentata pergola.
Piatti e manicaretti in successione.
Quindici, trenta, sessanta convitati. Una folla. Parenti e amici, vicini e lontani, nazionali e americani, fors’anche dall’Australia.
Parata di generazioni, passate e presenti, a partire dal Millenovecentoventi.
C’è il vegliardo, gli occhi velati dalla cataratta ma iniettati di cocenti nostalgie: «Oh sì! Allora sì si stava bene, bei tempi! (sospiro). C’era LUI a dirigere le cose. C’era LUI, e poi tenevamo le Colonie».
(A scanso di equivoci, LUI era Benito Mussolini, non Silvio Berlusconi.)
*
Accadde allora. Al colmo. Già giravano amari e limoncelli (fatti in casa).
Fu allora che saltò fuori la fottuta stramaledetta faccenda della mano.
La mano, sì, la mano.
La famosa MANO.
[Ci fosse qualcuno che (incredibile!) ancora ne ignorasse il tormentone... Come nel Giro dell'Oca, dovuta penitenza: torni alla casella di partenza, Help! (1).]
(Resoconto del Ferragosto 2009 – continua)
GuSPE
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Posted by GuSPE on set 11, 2009 in
Storie
Riassunto della puntata precedente: GuSPE e Dalia, al fine di non ripetere l’orrida esperienza delle loro vacanze 2008, al mare con i genitori di lei, progettano previdentemente le loro prossime ferie estive.
2008 AUTUNNO INOLTRATO…
Ripiegammo su qualcosa presumibilmente a portata di bilancio.
«Low cost», fu Dalia a profferire la magica parola.
Così trascorremmo novembre e buona parte di dicembre indecisi tra San Francisco e Reykjavik (Con fugace sogno mirato al Madagascar, ma subito rientrato.)
Tirammo somme, altri totali.
Pietoso velo calato. Bis.
Arrivò Natale, e San Francisco e Reykjavik erano state sostituite nel frattempo da un giro in auto nell’Europa dell’Est, «dove la vita costa meno, anche la benzina».
Cecoslovacchia, Polonia, Lituania, Estonia, Lettonia, e lunga spensierata tappa a Berlino, sulla via del ritorno.
Motivazione per la Cecoslovacchia e il resto: «la scoperta dei tesori di quelle antiche civiltà», parole di Dalia.
Quanto a Berlino, «per la sua travolgente e avveniristica modernità nonché varietà di intrattenimenti fuori di testa alternativi», parole mie, stavolta.
Nuove somme, altri totali.
Pietoso velo calato. Ter.
Si era ormai a Pasqua…
«Senti – dico a Dalia -, cosa ne dici di un giro dei rifugi, sacco in spalla?».
*
La risposta di Dalia fu un silenzio ininterrotto. Durato da Pasqua ad agosto.
Quando.
Per farla breve.
Anche quest’agosto l’abbiamo trascorso da mammà.
(La mamma di Dalia. Infatti la mia detesta Dalia. La considera poco di più di una escort).
(Resoconto del Ferragosto 2009 – continua)
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Posted by GuSPE on set 7, 2009 in
Storie
Il settembre dell’anno scorso, io e Dalia, già pensavamo alle vacanze di quest’anno.
Mica per altro.
Avevamo appena finito di passare l’agosto con i genitori di Dalia nella loro casa al mare. E, non bastassero i genitori, c’erano anche torme di parenti che arrivavano e ripartivano, a frotte, a rotazione. (La Stazione Centrale di Milano. O Roma Termini. Come preferite.)
Quel settembre ormai lontano ci dicemmo all’unisono, io e Dalia: «Mai più un’altra simile vacanza, che Dio ce ne scampi e liberi! Meglio un sano colpo di pistola».
Eravamo animati da spirito di rivalsa e saggia previdenza.
«Mai più! D’ora in avanti noi due SOLI» ci giurammo.
Io e Dalia, abbracciati, avvinghiati, occhi negli occhi.
Traboccanti passione. Bollenti umori. Desideri irrefrenabili.
(Occhi a luci rosse.)
*
Passammo il seguente settembre a progettare. Per tempo. Consci che i giorni scorrono più veloci che se il vento li portasse.
E puntammo a una meta lontana, e suggestivamente esotica: le isole Figi.
(FIJI, per la precisione. «330 magiche isole soleggiate! Paradiso tropicale dell’Oceano Pacifico che ha mantenuto le proprie tradizioni con grande amore e saggezza, in una mescolanza di affascinanti ed antiche culture… bla-bla, bla-bla, bla-bla…» vedere Internet per credere).
L’idea ci esaltava.
Mi divertivo a manipolare la parola (Fig..) giocando ai doppi sensi, mentre Dalia scoteva la testa e mi sorrideva, l’aria comprensiva. «Sempre il solito». Non lo diceva ma lo portava scritto dentro gli occhi.
Scherzavamo, eravamo felici, sognavamo.
Fino al momento in cui (era quasi novembre come testimoniavano le foglie ammassate ai bordi delle strade) Dalia disse: «Vogliamo provare a far due conti?».
Annuii. «Certo» dissi. «Idea saggia».
E traducemmo i sogni in cifre.
Totò diceva che «la somma fa il totale». Ebbene, il totale che ci ritrovammo… Io e Dalia avremmo dovuto trasformarci in Bonnie e Clyde.
Svaligiare banche, mica una.
Sulle isole Figi (FIJI) calò un pietoso velo.
(Resoconto del Ferragosto 2009 – continua)
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Posted by GuSPE on ago 7, 2009 in
Storie
Ahi-ahi!
Dalia sembra proprio infuriata con «Pennellisolari».
Pare quasi…
Sì, pare quasi che «Pennellisolari» sia una donna con la quale – lei, Dalia – mi abbia sorpreso a condividere scintille e roventi tu-per-tu.
Morale: ho capitolato.
Nel tentativo (disperata speranza) di lenire la tensione: «OK» ho detto a Dalia. «Vuol dire che basta con “Pennelli solari”… Chiudo. Ti va bene?».
Dalia mi ha risposto con una scrollata di spalle.
Morale numero Due, conseguenza della prima: vi lascio, compagni di una breve effimera stagione.
Vi lascio augurandovi un’estate traviata da vergognarvene a settembre.
GuSPE
PS: Si sa mai che Dalia smolli e ci si risenta con l’autunno… Nel segno di quella mano di cui, sebbene sparita, resta l’ombra.
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Posted by GuSPE on ago 4, 2009 in
Storie
Dalia: «Oggi ho scoperto un certo sito, Pennellisolari…».
Lunga calcolata pausa.
Dalia: «Ma che razza di roba è? È un blog? E se è un blog… a cosa mira?».
Oddio, penso. Rispondo: «Mah… È così, non so…».
«Eppure dovresti saperlo… Ho visto anche i tuoi post».
Seconda lunga calcolata pausa.
Sorriso di commiserazione.
I denti le brillano candidi, scintillano. Delizioso contrasto con la pelle scura. Abbronzata, fresca di mare. L’aria di profumare ancora d’onde, mirto e vento, «Dalia, sei bella, un sole!».
«Lascia perdere», lei mi allontana.
*
Quando Dalia attacca è implacabile: bulldozer spietato, che crudele avanza e niente può fermare a demolire mura, focolari, altari.
Dalia continua: «Questo Pennellisolari cos’è? Un circolo di chiacchieranti perditempo? Un exploit goliardico? Mi auguro soltanto, e per loro, che non pretendano di avere pure ambizioni letterarie… Non ne sarei meravigliata».
«E perché no?» oso interrompere.
«Non dico che Pennellisolari sia di imo livello…».
«Imo?».
«Tranquillizzati, esiste l’aggettivo imo, esiste! Non è un mio delirio semantico di mezza estate…».
«Comunque, affari loro» Dalia conclude. «Sono i tuoi post, piuttosto… Cosa speravi? Di avere la soluzione della faccenda della mano? Non ti sembra di esagerare? Sempre che tu la mano l’abbia vista veramente perché mi sa tanto che sia una tua cazzosa paranoia…».
È un monologo quello di Dalia. Un fiume in piena: «A leggere i tuoi post sembrerebbe che tu sia l’agnus Dei, la mia vittima sacrificale. E io la tigre carnefice tritacazzi…».
Ahi-ahi, ci risiamo! penso. Torniamo nel clima dei migliori, anzi peggiori, bar di Caracas.
Mentre Dalia: «Per non parlare della violazione di ogni mia privacy. Vedi la citazione del foruncolo in posizione inconfessabile! Cosa credi? Di risultare spiritoso? Tu e il tuo merdoso ego, che pur di esibirsi e fare colpo…».
Oddio, oddio, oddio!
Orrore.
Orrore.
Orrore.
Guarda un po’ quella mano che casino ha creato.
GuSPE
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Posted by GuSPE on lug 31, 2009 in
Storie
RICOMPARSA DI DALIA.
CRONACA, MINUTO PER MINUTO.
Avvertenza
Declino ogni responsabilità circa l’intelligenza dei dialoghi a seguire. Rispondo, in compenso, della loro assoluta veridicità. Con questo, non è che voglia insinuare che Dalia sia una squinternata scema. Tutt’altro. Anzi, c’è da essere certi che anche un Leonardo da Vinci o un Einstein trovandosi nella stessa situazione avrebbe parlato nello stesso modo o, comunque, variato di poco le parole.
Perché probabilmente è la vita a essere fuori di testa (e a renderci fuori di testa). Ed è il quotidiano a essere banale.
Chi pensa di esserne esente scagli la prima pietra. O meglio, il primo post. (Previa, però, opportuna riflessione accompagnata da sano esame di coscienza.)
GuSPE ringrazia, in ogni caso, per la comprensione.
Ingresso di Dalia in casa
«Sono nera.»
«Sì, sei splendida… Abbronzata… Sei un cioccolatino delizioso.»
«No, sono nera incaz-z-z-z-zata».
«Tua madre, scommetto…».
«Ti prego, non incominciare con mia madre, povera crista».
«Mica ho detto niente».
«Lo sento il tuo veleno, non ti credere. Aspetti solo di blaterare sul conto di mia madre, i miei e tutti quanti».
«Mah… Mmmbohhh!».
Attimo dopo
«Sono restata con euro 122 e centesimi 30 per l’esattezza, e tu?»
«Io con euro 200 circa, a meccanico pagato.»
«E dovremmo arrivare a fine mese?»
«Dont worry! Dipende da noi, in fin dei conti.»
«Cazzo… Che, cazzo, dici?»
«Dont worry! Possiamo sempre spararci a metà mese.»
«Ssseee! E con che pistola? Non abbiamo i soldi neanche per comprarne una ad acqua».
Attimo dopo
«Hai mica trovato il mio reggiseno? quello nuovo, bello che ho comperato prima di partire?».
«Piuttosto… C’era un paio di mutandine che penzolavano in cucina. Stringeva il cuore a vederle… Lì, sul frigorifero, così… Abbandonate, tristemente solitarie. Sai, la bandiera a mezz’asta quando è a lutto?».
«Merda! Quel reggiseno m’era costato un occhio della testa!»
«Ma dài! Si tratta pur sempre di un contenitore. L’importante è il contenuto e quello, grazie al cielo, non ti manca!».
Voleva essere una battuta lusinghiera.
Ometto il commento di Dalia.
[Stasera il linguaggio di Dalia è perfettamente omologato con i migliori (nel senso di peggiori) bar di Caracas.]
Attimo dopo
Dalia lamenta un foruncolo in posizione inconfessabile.
Attimo dopo
«Colpa della cucina di mia madre. Ho messo su tre chili in pochi giorni. Proprio lei che tutto quello faccio o dico non va bene. Non fa che criticare, ha un carattere impossibile. Ed è anche bugiarda. Abbiamo litigato dal primo momento in cui sono arrivata…».
Stavolta è lei a dirlo, Dalia, non io.
Attimo dopo
La prospettiva sinistra del lavoro, domattina, estirpa dal petto di Dalia un sospiro accorato…. Disperato.
Attimo dopo
Aggiorno Dalia con le notizie apprese dalla vecchina. Concludo: «Qui, ci manca solo il traffico di organi umani».
«OK, ma via di qui mi dici dove andiamo? Sai bene gli affitti che ci chiedevano in giro. I soldi, dove li prendiamo?».
Ammetto: «E già».
«È alla mano che pensi?».
«Perché no?».
«Pensi alla mano che dici di aver visto o è per le tue di mani che ti stai preoccupando!».
«Mi preoccupo delle mie, delle tue… di tutte le mani del Pianeta, Repubblica di San Marino compresa».
Mezzanotte e tre
La nostra ricongiunzione avrebbe dovuto essere salutata da nuvole di cuoricini ardenti, a sciami, in libera uscita…
Resta un cumulo di cadaveri di ditteri (zanzare) spiaccicati sulla pelle intrisa di sgradevoli sudori.
E amari umori.
GuSPE
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Posted by GuSPE on lug 23, 2009 in
Storie
Dalia se ne sta sempre con i suoi al mare.
Da un lato (lo riconosco) ne sento la mancanza.
Nel contempo, però, altrettanto onestamente devo ammettere che l’idea di girare per la casa libero e giocondo non mi dispiace.
Comunque, l’atmosfera era la migliore per andare in visita dalla vecchina. E, giuste le previsioni, la streghina ha dimostrato di sapere tutto e di più. Di tutti. Scale A e B, sotterranei e soffitte compresi.
Mi viene da supporre che ne sappia di più anche della Questura. Sicuramente, anzi. Infatti il quadro che ne è uscito è tale da giustificare ben altro che il ritrovamento di una semplice mano. (Si dissolve definitivamente ogni mio residuo dubbio: no, non sono vittima di una banale suggestione!).
Spiccano tra gli onorevoli miei coinquilini, scale A e B:
un imbalsamatore con la predilezione per le specie protette severamente bandite da ogni commercio (vuoi vedere che la mano era di un simpatico e intelligente povero orango?);
un modellatore di sculture di Santi e Madonne preferibilmente false da spacciare per autentiche antiche;
un commerciante con la propensione a trattare (e ricettare) ori e preziosi e oggetti di dubbia provenienza;
un omicida, accusato di avere fatto a pezzi la propria compagna, ma prosciolto non essendo le prove giudicate sufficienti;
un titolare di pizzeria, il cui esercizio servirebbe di copertura alla sua reale attività di rappresentante di una cosca.
Continuassi, rischierei di annoiare.
Mi accontento di concludere: ho scoperto di vivere in UN COVO.
Sfido chiunque ad accertare chi può essere il più sospetto nella faccenda della mano.
PS: stranamente, la vecchina non ha saputo darmi indicazioni sull’appartamento di fronte, qui sul mio piano. E quando le ho detto che è in affitto ad una non meglio identificata WAP International con sede a Londra, la vecchina mi ha guardato attonita.
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Posted by GuSPE on lug 15, 2009 in
Storie
Metto da parte orgoglio e ire, rompo la greve cappa di silenzio.
«Sai – dico a Dalia -, qui sopra abita una vecchina dolce, deliziosa…»
Bla-bla-bla, aggiorno Dalia.
«Anche tu fai le tue conquiste a quanto pare» lei, beffarda.
Sempre senza guardarmi.
Sempre badando di tenersi a debita distanza.
Sempre l’aria staccata dell’essere supremo costretto ad avere a che fare con una cacca. (Cioè, io.)
Rifletto che sono ore se non giorni che non sentivo la voce di Dalia. Riascoltarla… Non mi dispiace. Me lo ammetto.
«Dalla vecchina ci andrei anche stasera» dico. «Sono impaziente… Chissà le cose che sa… Sono sicuro che esce l’indizio per sbrogliare la storia della mano.»
«Ci vieni anche tu, naturalmente» dico.
«A fare il terzo incomodo?» Dalia non concede tregua.
«Perché non dici, a questo punto, “A fare l’amore in tre”?» e mentre lo dico non so se incazzarmi o accontentarmi dell’aborto di battuta.
«Non mi meraviglierebbe da uno come te» Dalia, implacabile.
«Oddio! Oddio! Oddio!» esplodo.
«A proposito…» e Dalia fa una pausa. Riprende: «Ho qui il conto del meccanico, fanno ottocento euro e passa».
Altra pausa, riprende: «Li abbiamo?».
Terza pausa, riprende: «Comunque, ho deciso di raggiungere i miei al mare».
Non arrivo a superare la sorpresa, Dalia conclude: «Ti lascio il conto».
Rifletto: epilogo perfetto.
No, stasera non è sera per andare da una vecchina di buone e antiche, e graziose maniere.
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Posted by GuSPE on lug 9, 2009 in
Storie
«Ah, lei dev’essere quel giovanotto che sta al primo piano» mi sorride la vecchina, in ascensore. «Sa, non ci vedo e senza occhiali…».
È una creaturina esile, con una vocina esile altrettanto. A sentirla senza vedere la bocca da cui esce, si direbbe che a parlarmi è una bambina.
Ho incontrato la vecchina all’ingresso della scala. Oberata dal peso dei sacchetti della spesa. Si trascinava faticosamente. Mi sono offerto di aiutarla.
«Lei e quella bella giovane signora… È sua moglie, vero?» si informa la vecchina. Curiosa come si conviene a una “cummare” di villaggio, d’altri tempi.
«Oh sì, è mia moglie» rapido rispondo. Mento per non deluderla.
Ai tempi lontani della vecchina so bene ch’era inconcepibile che due si mettessero insieme. Così, senza passare dalla chiesa. Neanche bastava dal Municipio. Sarebbe stata comunque cosa blasfema. Fonte di chiacchiere. E scandalo.
La vecchina rassicurata mi sorride: «Vi vedo sempre dalla finestra quando la sera tornate dal lavoro. Perché anche la signora lavora, vero? Che lavoro fa?».
Penso che dovrei essere io a porre domande, penso infatti alla mano, all’appartamento chiuso e misterioso, ai rumori indecifrabili, penso a… a… a…
«Fate proprio una bella coppia, si vede che siete innamorati… A vedervi mi si riempie il cuore. Il mio Giovanni è morto che fanno tanti anni e mi sono restati i due figli… Ma una è in Germania, sposata, e l’altro, il maschio, sta in Australia…».
Alla vecchina non sembra vero di avere l’occasione di parlare. Mentre io sono fermo a quel “Si vede che siete innamorati” e penso a Dalia. Che imperterrita non smette di girare per la casa, ostile e muta. Gli occhi traboccanti disprezzo (e odio, diciamola pure la terribile parola!).
«Perché non viene a trovarmi? Le preparo un buon caffè… Io lo so fare come si deve, sa? Io lo faccio ancora con la napoletana, mica con tutte quelle macchinette…» la voce acuta e graziosa da bambina della vecchia mi riscuote.
Mi torna alla mente il caso della mano, e di colpo mi prende l’allegria.
Immagino tutte le cose viste e spiate e che può dirmi una “cummare” che passa il tempo alla finestra.
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Posted by GuSPE on lug 5, 2009 in
Storie
Dalia non è andata all’appuntamento col ragazzo per la pizza. (Il ragazzo “tanto gentile e carino”!).
Arrivata l’ora, invece di agghindarsi, ha continuato a trafficare col computer. Sciatta e scarmigliata. E adesso ciabatta avanti e indietro per la casa. Muta. Furiosa. Come si può dedurre dai suoi gesti. Brevi. A scatti.
Ricorda certe tigri in gabbia che aspettano solo l’occasione per sbranare.
Evita il mio sguardo e di guardarmi. Si comporta come manco esistessi. Ma è “un ignorarmi esibito”. Come il suo silenzio. Che aspetta (c’è da giurarlo) di tramutarsi in urlo. In dieci, cento discorsi, il più innocuo e tenero dei quali (c’è da giurarlo) è: SEI UN GRANDE STRONZO.
Al diavolo la mano.
E anche Dalia.
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Posted by GuSPE on giu 30, 2009 in
Storie
Dico a Dalia: «Chissà cosa non succede in questo palazzo e noi manco lo immaginiamo. Viviamo come CIECHI AL BUIO!».
«Essssì!».
«Ho deciso! D’ora in avanti, dobbiamo socializzare. Sorridere, sorridere, a tutti».
«Così ti prendono per lo scemo del villaggio».
«Fregatene. Quando incontri qualcuno sulle scale o in ascensore invece di storcere la testa da slogarti il collo per non guardarlo… Tu poi hai anche il vantaggio di essere una donna!».
«Cos’intendi? Che dovrei baciare il primo sconosciuto lingua in bocca?».
«E piantala! Dico soltanto che un saluto, scambiare due parole, è anche il minimo del minimo convivere civile. O no?»
«E tu credi che, in questo modo, se qualcuno sa qualcosa viene a dirtelo?».
«Proviamoci. Si sa che una parola tira l’altra…».
«Un attimo! Il fatto che io sia una donna…. Spiegalo un po’».
«Semplice. Le donne tra loro parlano… Sono più portate…».
«Vabbè, OK, mettiamola così».
*
Dalia: «Ho scoperto che proprio sopra di noi abita un ragazzo, vive da solo, e è carino e gentile… Pensa, mi ha anche invitato per una pizza».
«Però».
«Già, subito, domani sera, bel successo!».
«E tu?»
«Ho accettato, neanche dirlo, è naturale. Non era questo il piano?».
«Non proprio esattamente» dico.
Silenzio.
«Ma tu gli hai detto che vivi con me, che ci sono anch’io, che anch’io esisto?» dico.
«Perché mai?».
«Come, perché mai? Lo chiedi pure?».
«Allora tu non hai fiducia in me. Viviamo insieme da una vita eppure io per te continuo a restare una perfetta sconosciuta. Una che si fa subito scopare, così… Basta una pizza!».
«Gesù! Ma è chiaro. Dico: alla tua bella età… O sei o ci fai…».
«Sei… Sei cosa? Adesso offendi pure».
…………………………………………………………………………………Già mi rodeva la sgradevole impressione che questa faccenda della mano stesse comportando effetti collaterali destabilizzanti.
Quell’impressione, adesso, è convinzione.
GuSPE
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Posted by GuSPE on giu 25, 2009 in
Storie
Daccapo.
Rumori dall’appartamento qui di fianco.
Indiscutibilmente riconducibili a un orgasmo.
Non saprei se maschile o femminile.
Particolare che accresce il mistero di fondo: cosa succede in quell’appartamento? Disabitato all’apparenza? Intestato a una non meglio identificata WAP International, sede a Londra?
Dalia mi contesta d’essere il solito erotomane: «Tu hai in testa sempre e solo quello».
Secondo lei l’orgasmo è una mia suggestione. Originata da un complesso edipico di cui sarei vittima.
Bla, bla, bla… Mi sommerge.
La sua trattazione pretende d’essere scientifica. E non evita dettagli scabrosi.
Passa a parlare del mio presumibile e remoto rapporto con il seno materno, e io per quanto mi consideri persona di mondo, non posso non provare imbarazzo.
L’accuso di consultare troppi blog di un certo tipo. «Il povero Freud ridotto in pillole… Da farlo rivoltare nella tomba!».
Dalia sterza, conclude che i rumori provenivano dai piani superiori. «Queste case hanno le pareti di carta velina. Uno spacca le noci a piano terra e quelli al decimo piano chiamano la polizia pensando a un regolamento di conti a base di colpi di pistola».
Secondo Dalia l’ansimare era di una lavatrice o altro elettrodomestico in azione nel palazzo.
«Nel cuore della notte? A quell’ora?» rido acido. «C’è gente che non dorme per amore del pulito che più bianco non si può?».
«Perché no? Quando stavo da sola senza te tra i piedi, lo sai le volte che ho pulito? Proprio come dici tu: nel cuore della notte!»
Dalia ha una logica banalizzante che trovo squisitamente tutta femminile.
Glielo dico.
Segue feroce discussione. Oggetto: plus e minus maschili e femminili.
Incomincio ad avere la sgradevole impressione che questa faccenda della mano comporti effetti collaterali destabilizzanti.
GuSPE
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Posted by GuSPE on giu 19, 2009 in
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«Ottima idea, ottima» ho detto a Dalia.
Ha infatti telefonato all’amministratore del palazzo per sapere a chi è intestato l’appartamento sul piano, qui di fronte.
L’amministratore dapprima ha abbozzato per via della privacy. Ma Dalia ha fatto la voce di violino (sua specialità) e l’amministratore si è smollato.
L’appartamento è intestato a una società dal nome oscuro (WAP International) con sede a Londra.
L’amministratore manda le spese condominiali a Londra e quelli, puntualmente, pagano.
M’è venuto da commentare: «Una volta sapevi almeno chi avevi per vicino. Adesso con la globalizzazione hai dei fantasmi che potrebbero essere marziani».
«Certo, la faccenda puzza» ha detto Dalia.
«Eccome. Più che da Carabinieri, sta diventando una faccenda da Guardia di Finanza.»
«Guardia di Finanza?» a Dalia brillano gli occhi. «Io ho un lontano parente che ci lavora». Pausa. «Peccato. Fra tutti, è il parente che conosco meno bene. Però adesso chiamo zia Assunta e mi faccio dare il telefono».
Erano circa le 21.
Alle due di notte, Dalia ancora stava al telefono. Chiudeva con l’ultima di una serie ininterrotta di chiamate. A zia Assunta, a zio Salvatore, al cugino Pasquale, alla cognata Rosaria…..
Ho contato non meno di una mezza dozzina di Nicola (in versioni varie: Nico, Nick, Niki, ecc.), due Salvatori, un Pasquale, un Antonino, una Rosaria, una Giuseppa detta Pina… E adesso, ore due di notte (ribadisco l’ora) muoio dal sonno. Chiedo (prima di stramazzare): «’Sto telefono del cugino finanziere l’hai almeno avuto?».
«No» Dalia mi sorride, candida. «Sono riuscita soltanto a scoprire che il cugino finanziere l’hanno trasferito da poco a un posto di frontiera su nel Veneto».
Pausa. Aggiunge: «Però… È stata una bella occasione per salutare tutti i miei parenti».
Dalia è fatta così, che ci volete fare?
Resta la domanda: cosa ci fa una WAP International in un posto da pantegane come questo?
GuSPE
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Posted by GuSPE on giu 13, 2009 in
Storie
Dice il vecchio assioma: se la montagna non va a Maometto, vada Maometto alla montagna. E pare proprio che gli indizi non debba essere io a cercarli, ma siano loro a venirmi incontro. (Fosse così! Che en plein!)
Beh, già ho detto che c’è un altro appartamento sul mio piano, Scala B. Così adesso mi manca solo di precisare che quest’appartamento si trova di fronte al mio, sul lato opposto. Appena su dal tronco montante della scala, a sinistra.
Ecco, da quando abito lì al palazzo, sebbene non da molto, quell’appartamento mi risulta privo di occupanti. Mai vista persona uscire o entrare. Né ho mai sentito cenni di vita trapelare. Non c’è neanche l’ombra di una targa o nome sulla porta.
Non so naturalmente chi ne sia il proprietario, ma si dà il caso che proprio l’altra notte, abbia percepito dei rumori.
Attraverso la parete comune interna.
Ho udito dei fruscii.
Una specie di strisciare di cui non saprei definire origine o natura.
Un oggetto ripetutamente smosso? Un mobile?
Lo strascicare di una persona al buio?
Di gambe impacciate?
E perché, in tale caso?
Chiaro che ho connesso alla misteriosa mano intravista.
E peccato che durante il giorno non ci sia, giocoforza dovendo lavorare.
Probabilmente avrei già scoperto delle cose.
Ma pazienza!
Non mi resta che contare sulla notte.
E sul caso amico.
GuSPE
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Posted by GuSPE on giu 9, 2009 in
Storie
Il fatto è che fare luce qui dentro nel casino di palazzo dove abito, è peggio che sperare di trovare il classico ago nel pagliaio.
Innanzitutto, il palazzo ha un ingresso principale. Ma subito si aprono due altri ingressi, uno subito a destra, l’altro subito a sinistra. Denominati rispettivamente «scala A» e «scala B».
Per ciascuna scala ci sono, tra inquilini e proprietari, non so quante persone e cosiddetti nuclei famigliari. E oltretutto non c’è neanche l’ombra di un portiere che possa cantartela dietro congrua mancia.
Per la pulizia viene della gente a ore, e anche per la posta a ritirarla e incasellarla. Ma è gente che è l’equivalente di marziani. O simili. Piovuti da chissà quale pianeta o continente. Che degli abitanti del palazzo non sa sicuramente niente, né gliene frega di saperne.
Restano i nomi scritti sulle plafoniere dei citofoni.
Dove il casino regna ancora più sovrano.
A parte quelli che ci tengono all’anonimato e al posto dei loro nomi hanno messo delle sigle o specie di nickname (tipo: B.R. – X2 – Gelsomino – Rav 84….), gli altri che il nome l’hanno scritto… Il più delle volte si tratta di una micro-etichetta illeggibile, sbiadita, malamente appiccicata e che ne copre un’altra, la quale a sua volta ne copre un’altra ancora.
A dimostrare la furiosa mobilità che caratterizza la fauna di cui mi trovo a fare parte.
A dimostrare l’eventualità per un assassino di colpire e poi svanire impunemente.
A dimostrare la possibilità di mimetizzarsi facilmente per qualsiasi criminale. Quanto a me, io occupo uno dei due appartamenti al primo piano della scala B. Il che significa che sopra di me ci sono altri dieci o dodici piani di individui ignoti.
Io sfido chiunque, fosse un Camilleri con il suo geniale grande commissario dottore Montalbano, a trovare anche un solo minimo indizio che porti all’autore del delitto della mano persa.
Dalia dice: «È normale brancolare al buio alla vigilia di ogni indagine».
Dalia parla ormai col linguaggio degli organi inquirenti quando vengono interpellati dalla televisione.
Le ho risposto in stile, lo stesso tono per non essere da meno: «Tranquilla. Le indagini procederanno in ogni direzione».
(Quale?)
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Posted by GuSPE on giu 6, 2009 in
Storie
Delusione.
Sono riuscito ad assodare che al cadavere della donna ritrovata mancavano alcune parti, è vero. Ma l’anatomopatologo (scusate lo schifo di parola, io però non c’entro, non sono stato io a inventarla) ha stabilito che le asportazioni sono opera di ratti e che, comunque, riguardano essenzialmente le dita dei piedi e visceri vari.
Le mani quindi sembrerebbero tutt’e due presenti.
SIGH!
Per un attimo ci avevo sperato.
Reset.
Si riparte dallo zero più assoluto.
GuSPE
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Posted by GuSPE on giu 2, 2009 in
Storie
Sto seguendo la cronaca nera – TV, Internet, giornali, radio. Proprio io che queste cose le ho sempre ignorate, e disdegnavo.
Le giudicavo roba buona per palati morbosi e stomaci di iena. E invece adesso, eccomi qua, io, a frugare nella spazzatura della vita, tra notizie di cadaveri. Ritrovati. Con o senza nome. Non importa.
Sto scoprendo come sia facile morire ammazzati. Finire abbandonati in un campo o dentro un’auto o strangolati nel proprio letto o chissà dove.
Il colmo: sono al punto di fare il tifo e smaniare per il ritrovamento di un corpo senza mani.
Incredibile.
Aspetto solo quel momento.
Per sentirmi poi autorizzato a correre dai Carabinieri a «fornire elementi utili». E poter gridare finalmente ufficialmente (a cominciare dalla cara Dalia) che avevo ragione: avevo visto giusto quella notte.
Volete mettere la soddisfazione di aver ragione? In un mondo che aspetta solo che tu apra bocca per dirti che no, hai torto, zitto, sbagli?
A proposito, la radio sta dicendo che hanno trovato il corpo di una donna proprio qui fuori, in periferia. Pare sia stata fatta a pezzi, devo assolutamente sapere. Appurare.
Vibro, e spero.
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Posted by GuSPE on mag 26, 2009 in
Storie
«Vuoi vedere che forse avevi ragione? Era una mano, sì, può essere» Dalia ammette.
Oh, le dico, era ora.
Ma Dalia aggiunge: «Era una mano e pure bianca. Certo. Perché era la mano di marmo o gesso di una statua o roba simile. O magari era un soprammobile. Qualcuno l’aveva persa… La gente ormai non fa che traslocare…».
Dalia passa a raccontarmi di un artista super pagato, grande nome. Tempo fa ha fabbricato bambini di pezza da sembrare veri. Li ha poi appesi ai rami di una pianta in una piazza di Milano e i bambini penzolavano come autentici impiccati.Io le rispondo con un altro caso. Anche questo accaduto a Milano. In via Biondi, al Sempione. Solo che si trattava di una donna scrupolosamente fatta a pezzi. Stipati dentro un sacco nero della spazzatura. Scoperti per una pura coincidenza. Il sacco stava sul marciapiede confuso a tanti altri. Ancora pochi istanti, e la donna chi l’avrebbe più trovata? Portata via finemente tritata dalle pale del camion della Nettezza Urbana?
«L’hanno poi scoperto l’assassino?» chiede Dalia, vivamente interessata.
«Mai, da quanto mi risulta».
Dalia stavolta arriva a miti patti: «OK, OK… Se sei così convinto di avere visto una mano vera, muoviti allora, denuncia, indaga… Fai qualcosa».
«Cosa?» le domando.
Cosa? mi domando.
Cosa? vi domando.
GuSPE
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