SNAP SHOT – Amare Civetterie
Ho chiara l’epigrafe di quella che sarà la mia inevitabile dimora:
GuSPE
DA CIVIS MEDIOLANENSIS SUM
A MILANO PATRIA NON EST MIHI
Ho chiara l’epigrafe di quella che sarà la mia inevitabile dimora:
GuSPE
DA CIVIS MEDIOLANENSIS SUM
A MILANO PATRIA NON EST MIHI
I cartelli stradali? Non fatevi fuorviare. Non c’è più Milano.
Al suo posto c’è un anonimo cantiere.
Al centro, resta solo il Duomo, unico edificio ancora intatto.
A quando ne utilizzeranno le fondamenta per un autosilo?
Ci insedieranno un out-let?
Ne asporteranno le guglie per sopraelevarci un grattacielo? Appartamenti signorili e uffici, prenotazioni in loco. La Madonnina, in una bacheca, nella hall. Fac-simile, però, di plastica.
L’oro?
Trafugato.
A quando?
GuSPE
Su con la vita!
Me lo dice il vicino di casa dalla vetta del suo SUV,
me lo dice quella brava persona ch’è il mio primo governante in carica,
ce lo dicono gli esperti di finanza e di centrali (nucleari e non),
te lo dicono i becchini già con gli occhi su quello che sarà il tuo cadavere.
GuSPE
Sono pessimista.
Troppi ottimisti in giro.
GuSPE
È come se il cielo si fosse di colpo abbassato, il grigio compatto incamerato negli occhi, per restarci.
Un vecchio proverbio diceva: «Sotto la neve il pane». Era di buon auspicio, la neve fa da coperta al grano, protegge i semi contro il gelo. E, in effetti, un tempo, la neve compiva il miracolo di tramutarsi in pane in ogni senso. Migliaia di disoccupati accorrevano per conquistarsi i soldi per la michetta corrisposti dal Comune a chi spalava.
Poi – miracolo economico dopo miracolo – i mulini diventarono bianchi di un bianco che più bianchi non si poteva neanche col candeggio. E i mulini sfornarono esotismi: cracker, snack, plum-cake. Suoni comunque commestibili, stando alla Pubblicità che li accompagnava, generosa.
Sostituirono il pane, e – il giorno in cui tornò a nevicare e il Comune tornò a stanziare i soldi – i disoccupati erano sempre migliaia, ma nessuno si presentò a spalare.
Ma adesso, in questo momento, oltre alla neve bianca ci sono gli immigrati neri. Che accorrono in tanti al bando del Comune.
Cracker, snack, plum-cake sono restati, ma spalatori e pane sono ritornati.
Certo, è scomparsa la michetta, e gli spalatori sono neri e il pane è arabo.
Mentre… lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca.
(Che non è il jingle dello spot per un pandoro, ma è Pascoli. Giovanni. Il poeta.)
GuSPE
Si lamentavano: «Troppe macchine in circolazione»..
Ma poi gioirono: «Meno male, l’industria dell’auto si riprende».
GuSPE
Così ero tornato a casa, nel mio quartier generale. Raggiunsi uno specchio e mi guardai la faccia.
Mi sembrava abbastanza conosciuta.
«Sì, sono io» lei, la faccia, mi confermò.
«Mi pareva – dissi -, è che sei invecchiata.»
La risposta fu un lungoooo sospiro.
GuSPE
Il feretro apparve sulla porta della chiesa.
Agghindato. Tripudio di corone e di ghirlande. Nastri e fiori.
Ci fu chi, passando, pensò a un regalo di Natale.
Il più grande, mai visto, in vista sua.
Buon Natale da GuSPE
Il Cavaliere
«Io do una cosa a te, e tu dai una cosa a me» disse il Cavaliere alla Sirena.
E lei: «Io lo so bene quello che tu vuoi, ma non quello che mi dai».
«Ti do l’amore» lui, allora, le rispose.
Fu così che la Sirena finì in una scatola di tonno.
Black & White
In un mondo dove il bianco non finisce di detestare il nero e viceversa, la pacifica convivenza del latte col caffè commuove.
GuSPE
La Miss.
Seduta sulla sponda del letto, si accarezzava le cosce e, scuotendo la testa, disse: «Guarda un po’, quanta grazia di dio sprecata».
L’amica non ebbe il coraggio di ricordarle che erano trascorsi sessant’anni da quando quelle cosce avevano vinto il loro ultimo concorso di bellezza.
GuSPE
Il gentile stelo scosso appena dalla brezza. La corolla, la preziosità di una costellazione di petali minuti.
Il fiore stava sul ciglio, lui lo vide. Si accucciò, allungò la mano, si protese. Proprio lui, negazione di ogni poesia!
Lo ritrovarono i cani. Giorni dopo. Sul fondo del precipizio sottostante.
Nessuno ebbe dubbi: «È un delitto». Dissero che ce lo avevano buttato.
È incredibile come la gente a volte pecchi d’immaginazione.
GuSPE
La salma decollò da New York per la tumulazione del caro estinto, Ragusa Pasquale, nel paese natale, in provincia di Messina.
L’aereo stava volando in pieno Oceano quando si appurò che la bara non era di Ragusa Pasquale, spedito invece a Sidney, in Australia.
A Sidney, Ragusa Pasquale fu ricaricato sul primo volo per l’Europa. L’aereo faceva scalo a Teheran, dove atterrò all’apice di una drammatica querelle tra i governi iraniano e americano.
Dai documenti di accompagnamento, R. Pasquale figurava cittadino degli Stati Uniti. Le autorità iraniane ne trattennero la salma, in ostaggio.
Sbloccata la situazione, R. Pasquale fu consegnato a una speciale commissione, e traslato a Bagdad. La bara finì con quelle di alcuni caduti militari americani, dirette negli States.
R. Pasquale si ritrovò al punto di partenza, a New York.
La cassa avvolta nella gloriosa bandiera a stelle e strisce. La prospettiva di essere sepolto – salutato da salve di cannone, con gli onori militari – ad Arlington, il famoso cimitero degli eroi di guerra.
Fu un oscuro scritturale, zelante caporale.
Spulciò, controllò. Accertò che R. Pasquale era estraneo a qualsivoglia episodio di eroismo.
La cassa fu precipitosamente spogliata da ogni bandiera.
Disadorna, anonima, fu infilata su un cargo.
Daccapo diretta per l’Europa.
La traversata si stava svolgendo regolare quando – Europa praticamente in vista – si scatenarono pericolose turbolenze. Il cargo ripiegò su Rejkiawik.
Da Rejkiawik, in Islanda…
Bè, Ragusa Pasquale, da vivo, era stato pilota d’aereo.
Volare, evidentemente, era il suo karma.
GuSPE
Copyright © 2010 pennellisolari All rights reserved. Theme by Laptop Geek.