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Biciliægie: Biciliæ va a Ciliegie

Posted by Gio on mag 22, 2009 in Cultura, Eventi, Territorio

Biciliæ  ti invita alla prima biciclettata al gusto di Ciliegia Biscegliese.

In occasione dell’evento  “Una Ciliegia tira l’altra”, organizzato dal Consorzio per la valorizzazione della ciliegia tipica di Bisceglie:


Domenica 24 Maggio, ore 10:00
in Piazza Margherita (Teatro Garibaldi)

partiamo tutti in bici dal centro della città per arrivare al Mercato della Ciliegia (zona S.Andrea – Via Padre Kolbe) , dove ci sarà la spiegazione del funzionamento dell’asta commerciale e della filiera di controllo qualità del prodotto. L’intervento sarà tenuto dal Direttore tecnico del Consorzio Dott. Agr. Maurizio Simone.

                La mattinata prosegue in un’azienda agricola in zona Zappino dove assisteremo a tutte le fasi della lavorazione e della preparazione dell’Oro Rosso, pronto a giungere sulle tavole di tutto il mondo.

                Infine, chi vuole, può rimanere a pranzo al Casale di Zappino con i partecipanti di “Una Ciliegia tira l’altra”. Il pranzo a catering, a cura di un ristorante locale, prevede una quota di partecipazione di €10. Il menù propone pietanze che provengono dalla terra, e l’olio novello è protagonista indiscusso della preparazione e del condimento: focaccia pugliese, frittura di “nolchi” (tipiche olive nere dolci) condite con pomodorino, fave e cicorie, crostata di ciliegie.

La partecipazione alla biciclettata è a titolo gratuito, escluso eventualmente il pranzo.

L’associazione non si assume alcuna responsabilità per incidenti e danni a persone o cose che dovessero verificarsi nel corso della giornata. La partecipazione costituisce autodenuncia di buone condizioni fisiche.

 

Per info: biciliae@gmail.com

                   www.ciliegiatipica.it

 Biciliæ
Veni, vidi…bici!



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Musa di Nessuno

Posted by Gio on mag 4, 2009 in Diario

Sarebbe bello se qualcuno scrivesse un libro dal titolo “Storia dell’Utopia. Da Gesù al Che”, o qualcosa del genere. E lo dividesse in capitoli, ognuno dei quali rappresenta una declinazione dell’oggetto di studio.
Questo sarebbe il primo volume nella mia piccola esperienza di lettore in cui non saprei da dove iniziare a leggere. E soprattutto non sono sicuro che lo leggerei come faccio religiosamente con tutti i libri, cioè dall’inizio alla fine. Sempre in modo sequenziale, senza sgarrare una pagina. Dalla prima all’ultima, mai indietro, mai avanti.
Andrei con gli occhi lucidi sul capitolo “Politica”, poi su quello “Religione”. Per poi zompare a quello “Arte”, e così via. Non in quest’ordine, ovvio.
Sarebbe bello, poi, avere l’autore accanto, magari uno dallo spessore di Umberto Eco, per chiedergli di chiarirti ogni cavolo di dubbio. Dal più insignificante a quello cardine che tira giù le trecento fette di prosciutto crudo che avevi fino ad allora sugli occhi.

Non so se siamo noi quelli sbagliati, di sicuro non siamo i primi sognatori nella storia dell’uomo. Ma io mi chiedo perché non siamo come quelli che la Domenica si vestono bene per sfilare in centro città, mano nella mano con la propria ragazza, che ti porta di fronte a una gioielleria con gli occhi che le sbrilluccicano più degli anelli esposti. Perché tutto sarebbe più facile; basterebbe farsi i conti in tasca e risponderle, “ok, te lo compro”, oppure “scordatelo”.
Non dovremmo però vivere nell’incognita dell’Utopia.
Non avremmo tutti quegli stimoli che non ti lasciano dormire quieto.
Non soffriremmo quella carenza di respiro che ti ammazza ogni volta che, ad una tua proposta, segue una non-risposta.

Avere il Paradiso in testa e ricevere in cambio la vita nel Limbo alla fine stanca. E non so che forza sia necessaria per sopravvivere, quando hai il viso sempre contro il vento dell’incertezza.
E’ vero; a volte è eccitante vivere così, col carpe diem sempre pronto. Che quando frughi le tasche con le mani per prendere il cellulare, ti ritrovi un pezzo di ‘sto carpe diem, e magari non sai che fartene.
Però ti fiacca tirare a campare così, che mi torna ancora in mente la metafora del sub: vuole sfidare sé stesso nel battere il suo record in apnea. Ma se ogni volta prima di immergersi prende poco fiato, sicuro non dura molto. O se ce la fa le prime volte, alla lunga i suoi polmoni lo mandano a fanculo.
Se vuole battere il record devi permettergli di respirare di più, e vedrai che tempi ti farà sott’acqua!

Questo vuol essere un pensiero in risposta a quello di un amico che condivide i miei stessi dubbi. Probabilmente è uno sfogo, uno di quelli in cui ho bisogno di dire ciò che urla nel mio stomaco. Uno di quelli in cui vien facile lamentarmi e difficile snocciolare tutti i vantaggi che si hanno da una vita al sapore di carpe diem, che manco un ghiacciolo hanno inventato con ‘sto gusto.
 Uno spazio in cui grido contro Umberto Eco e gli dico “vieni tra i mortali se hai coraggio, e spiegaci come si fa a vivere così!”.
Ma tanto già so che, sornione, la sua risposta sarà un ghigno. E il suo cognome.

Gio

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Elegia meridionale

Posted by Gio on nov 17, 2008 in Diario

Ho aspettato molto prima di commentare il post “Un sabato di Vins e oiziruaM”, ma non perché non sapevo cosa scrivere ma perché come spesso accade il lavoro mi travolge quando più vorrei partecipare alla vita del blog. E allora mi sono ritrovato a cominciare un commento e a finire per scrivere un post.

Forse perché ho molte cose da dire e un commento non ha mai l’ossatura di un post. Non ho mai scritto di come mi sento da quando vivo giù; se qualcuno (tipo Agatella? tipo Fra?….le ho messe insieme apposta, tra parentesi) si ricorda i post che ho scritto per raccontare il mio stato d’animo, saprà che non mi sono ancora esposto sull’argomento “vita a Bisceglie”.

Eppure ricorderà gli impietosi scritti sulla vita a Milano; altrimenti clicchi sul link “Gio” sulla barra a sinistra e provi a scorrerne un po’.

Beh, non so perché non l’ho ancora fatto e mi spaventa cominciare ora…perché non ho ancora le idee chiare, non ho preso appunti mentali sufficienti per esprimermi compiutamente. Le emozioni a freddo non possono essere rappresentative, come un vino novello. Vanno invecchiate per essere gustate.

 

Però il post di vins e “oiz” mi ha lasciato i brividi sulla pelle. Ma non per com’è scritto o per i concetti espressi, quanto per le immagini che ho creato leggendolo e che ho sentito come fossero oggi.

Vorrei rispondere alle domande che provocate portandovi con me in auto. Quando, Lunedì scorso, esco dal lavoro quasi arrabbiato con tutte le mail che ho mandato e a cui ho risposto: la mia incazzatura è costretta però ad arrendersi di fronte a un cielo con quei colori, a una terra marrone dove gli ulivi le vigne e i fichi con le foglie giallo scuro si amano in un unico canovaccio. In un cielo vermiglio imbevuto di nuvole celeste sfumato, dove improvvisamente esplodono

una ventina di luci di un bianco squillante. Penso agli ufo ma in realtà sono gli spari della batteria in onore di S.Trifone, sulla strada per Adelfia.

Ma se qualcuno brutalmente mi ponesse la domanda, non saprei rispondere a un “perché sei tornato a vivere al Sud?”; però la scorsa settimana sono stato a Milano e ho risentito il nodo dell’inquietudine alla gola, risalire dallo stomaco. Mentre qui, a Bisceglie, questo groppo si scioglie come d’incanto. Non mi sento oppresso dai palazzi, dal grigio, dal traffico, dalla mancanza di luce.  E a Milano, ogni volta che andavo ad uno spettacolo di pizzica o incontravo meridionali o si parlava dello stato di limbo vivendo in quella città grigia (Lorenza, ti ricordi? Che fine hai fatto?), quel groppo tornava a ostruire i polmoni.

 

Da quando sono sceso, posso essere sicuro di una cosa (sola): ho scoperto dove voglio vivere per sempre. E’ un’affermazione fortissima per tipi irrequieti come noi, ma io lo sento nelle vene. Ho vagabondato dieci anni, tra Italia Spagna e Brasile, prima di scoprirlo. In questo momento non posso affermare di aver raggiunto la serenità, non credo sarà mai facile per me; ma se esiste una classificazione di livelli per raggiungerla, beh credo di essermi arrampicato molto in alto sulla scala da quando sono tornato a vivere qui. – solo per vins: avrei voluto usare l’espressione “quantizzazione di livelli”, ma poi avresti rotto troppo il cazzo -

E sono sicuro, almeno per il momento, che ho fatto “la scelta giusta”; poi potremo incontrarci tra 30 anni e dire “uhm, non so, forse, ma…”, ma ora ho zero dubbi a riguardo. Non è un tentativo di giustificare una scelta probabilmente azzardata: è un sincero urlo di gioia quello che ho dentro. Maurì, forse non l’hai capito: non sei tu che devi convincermi di aver scelto bene. Sono io che voglio farti scoprire quanta ricchezza c’è qui se solo ti fermi un attimo e ascolti il cuore delle persone che vorrebbero averti accanto. Ribadisco: oiz, non è l’Australia ciò di cui abbiamo bisogno, ma di un serio impegno di costruire qualcosa di concreto QUI.

 

Poi. Un attimo, che ho vomitato tutti sti concetti in una volta e voglio ancora scrivere qualcosa che mi sembra importante. Tiro il fiato. Ok.

Da quando sono qui non ho smesso di pensare a creare. Critical Mass, corso di pizzica, associazione di cicloamici (a breve ci saranno novità), guerrilla gardening, eventi in zona in cui organizzo per andarci in gruppo. Sembrano cose banali dette così ma so io con quanto impegno bisogna irrorarle per vederle crescere. E la gioia di scoprire che ora una ventina ora una cinquantina ora un centinaio (!!) di persone ti seguono in queste esperienze è grande. Le persone qui non sono stupide, vanno solo imboccate da qalcuno che ha già assaggiato la minestra e sa che è buona e fa bene.

Secondo me qui non ci sarà mai occasione di “fermo biologico” culturale. Bisogna sforzarsi per cercare ciò che già esiste (usando Il Tacco di Bacco) o addirittura per creare. E creare ti fa crescere come nient’altro. Parola di sperimentatore.

 

Come Baricco, vorrei ora sparare una cazzata che a prima vista potrebbe sembrare tale o un concetto decontestualizzato, ma che poi, se ci pensi bene, non lo è… Tipo quando scrive della prima volta in cui Beethoven presentò al mondo la nona sinfonia e si chiede quale fu la reazione del pubblico; oppure quando descrive il momento in cui un chiodo, a cui è appeso un quadro, decide di staccarsi dalla parete. Scusate il preambolo.

Il concetto-cazzata è: ciò che ci distingue dalle generazioni passate (a partire da quella dei nostri genitori) è che è sparito il concetto di noia. Non ci si può più annoiare oggi se lo vuoi veramente. Non è possibile. Libri, internet, sport, videogiochi, libertà mai sognate prima.

In tutto ciò bisogna solo stare attenti a una cosa: la velocità.

Se riesci a tenere le redini dei tuoi pensieri e, soprattutto, delle tue azioni, non c’è un posto diverso dagli altri. Non c’è Milano o Bisceglie. Non c’è Australia o Trani. Non c’è Brasile o Andria.

Dimostrazione palese è che ci sono persone che passano giornate a leggersi i Pennelli (rido). Riempiendo il tempo leggendo e formulando pensieri su questo blog. Che è solo una goccia nel mare di tutto ciò che noi, lettori/commentatori/poster, possiamo creare.

 

Creare, noia, velocità.

Queste sono le parole a cui penserò stasera.

 

Gio

 

 

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La Sinistra e la sua sconfitta

Posted by Vins on apr 17, 2008 in Politica

Ciao, riportiamo un pezzo, apparso ieri su Liberazione e scritto da Don Tonio Dell’Olio dell’associazine contro le mafie LIBERA. In questo blog non affrontiamo frequentemente temi politici un pò per scelta un pò perchè molto impegnati in indagini personali più astratte. Questa volta, visto che il tema delle elezioni e del nuovo governo ci toccherà tutti da vicino, vorremmo provare a dare voce a qualcuno dei nostri pensieri. Qualora ci fossero segnalazioni di altri punti di vista altrettanto meritevoli di considerazione saremmo contenti di pubblicarli, discuterli o leggerli nei commenti. Partecipazione!

Gio e Vins

 

Per onestà intellettuale penso che sia necessario affermare che la sconfitta che brucia di più non è quella che riguarda una forza politica o una coalizione quanto piuttosto la mancanza di rappresentatività di temi, di proposte, di prospettiva per aree che restano inevitabilmente scoperte, orfane. Nel programma della Sinistra l’Arcobaleno si riscontravano peculiarità e sensibilità trasformate in concreta progettazione che sarebbero a loro volta diventate proposte di legge, interpellanze, progetti. Dai beni comuni all’economia alternativa del mercato equo e solidale, dalla riduzione della spesa militare alla riconversione dell’industria bellica, dalle proposte di contrasto alla criminalità organizzata alla lotta a tutte le forme di precariato, dalla presenza militare italiana all’estero alla politica di sudditanza nei confronti degli Stati Uniti… Si tratta di questioni che molti tra i rappresentanti di movimenti e di società civile ritengono prioritari persino rispetto a molti temi che trovano spazio nei programmi delle altre coalizioni e che hanno occupato i salotti televisivi di questa bizzarra campagna elettorale. Inutilmente ci si eserciterà a trovarne traccia o ombra nel programma del Partito Democratico a cui gli elettori hanno chiesto di interpretare il ruolo di opposizione nei confronti del governo Berlusconi. Ad essere sconfitta pertanto è la rappresentatività di quei temi peculiari nelle istituzioni ma non la loro importanza. Se solo avessimo la possibilità di spiegare alla gente quanto sia vitale per l’Italia e per il mondo impedire la privatizzazione dell’acqua o prendere tutte le misure necessarie a fronte dei cambiamenti climatici, sono convinto che il consenso non mancherebbe, che l’adesione sarebbe più convinta e determinata. Realisticamente oggi siamo fuori tempo limite per riflettere sui discorsi che si sarebbero dovuti fare e che non si è riusciti a proporre, sulle modalità che andavano praticate e che non si possono più esperire. Oggi è piuttosto il tempo di scrutare l’orizzonte sapendo che il mondo della gente sensibile e attenta ai temi di cui dicevamo è molto più ampio dei punti percentuali attribuiti alla Sinistra l’Arcobaleno per Camera e Senato. Per questo l’unica strada percorribile resta quella di reinventare i luoghi della politica per immaginare altre forme di partecipazione e di proposta creativa alla trasformazione del Paese. Da oggi anche le forze politiche della sinistra sono chiamate ad reinterpretarsi come movimento, a impastarsi nel mondo degli attori sociali che in mille modi diversi hanno tentato di richiamare in questi anni l’urgenza di un altro mondo possibile. D’altra parte proprio quello della partecipazione condivisa e diffusa è stato in questi anni un tema cardine per i movimenti. Questo è il tempo della sperimentazione di una democrazia partecipata realmente praticata su vasta scala. Si inaugura un grande laboratorio che include movimenti, organizzazioni, ma anche enti locali e rappresentanze di comunità per un percorso condiviso in cui occorre reinventare forme, strade, percorsi. D’altra parte in molti avevamo condiviso la proposta di un grande cantiere che speravamo più composito e in cui non mancassero anche i rappresentanti delle istituzioni. La sconfitta elettorale impone una rimodulazione del progetto e una reimpostazione del lavoro ma guai a lasciarsi paralizzare da questa amarezza. “Scarpe rotte eppur bisogna andar…” e in questo momento si ha la sensazione di dover procedere addirittura scalzi. Proviamo a trasformare questa condizione sfavorevole in risorsa e a riprendere la strada perché le urgenze dei più poveri non possono attendere. Tonio Dell’Olio LIBERA – associazioni nomi e numeri contro le mafie

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La Sinistra e la sua sconfitta

Posted by Gio on apr 17, 2008 in News

Ciao, riportiamo un pezzo, apparso ieri su Liberazione e scritto da Don Tonio Dell’Olio dell’associazine contro le mafie LIBERA. In questo blog non affrontiamo frequentemente temi politici un pò per scelta un pò perchè molto impegnati in indagini personali più astratte. Questa volta, visto che il tema delle elezioni e del nuovo governo ci toccherà tutti da vicino, vorremmo provare a dare voce a qualcuno dei nostri pensieri. Qualora ci fossero segnalazioni di altri punti di vista altrettanto meritevoli di considerazione saremmo contenti di pubblicarli, discuterli o leggerli nei commenti. Partecipazione!

Gio e Vins

 

Per onestà intellettuale penso che sia necessario affermare che la sconfitta che brucia di più non è quella che riguarda una forza politica o una coalizione quanto piuttosto la mancanza di rappresentatività di temi, di proposte, di prospettiva per aree che restano inevitabilmente scoperte, orfane.
Nel programma della Sinistra l’Arcobaleno si riscontravano peculiarità e sensibilità trasformate in concreta progettazione che sarebbero a loro volta diventate proposte di legge, interpellanze, progetti. Dai beni comuni all’economia alternativa del mercato equo e solidale, dalla riduzione della spesa militare alla riconversione dell’industria bellica, dalle proposte di contrasto alla criminalità organizzata alla lotta a tutte le forme di precariato, dalla presenza militare italiana all’estero alla politica di sudditanza nei confronti degli Stati Uniti…
 
Si tratta di questioni che molti tra i rappresentanti di movimenti e di società civile ritengono prioritari persino rispetto a molti temi che trovano spazio nei programmi delle altre coalizioni e che hanno occupato i salotti televisivi di questa bizzarra campagna elettorale. Inutilmente ci si eserciterà a trovarne traccia o ombra nel programma del Partito Democratico a cui gli elettori hanno chiesto di interpretare il ruolo di opposizione nei confronti del governo Berlusconi.
Ad essere sconfitta pertanto è la rappresentatività di quei temi peculiari nelle istituzioni ma non la loro importanza. Se solo avessimo la possibilità di spiegare alla gente quanto sia vitale per l’Italia e per il mondo impedire la privatizzazione dell’acqua o prendere tutte le misure necessarie a fronte dei cambiamenti climatici, sono convinto che il consenso non mancherebbe, che l’adesione sarebbe più convinta e determinata.
 
Realisticamente oggi siamo fuori tempo limite per riflettere sui discorsi che si sarebbero dovuti fare e che non si è riusciti a proporre, sulle modalità che andavano praticate e che non si possono più esperire. Oggi è piuttosto il tempo di scrutare l’orizzonte sapendo che il mondo della gente sensibile e attenta ai temi di cui dicevamo è molto più ampio dei punti percentuali attribuiti alla Sinistra l’Arcobaleno per Camera e Senato.
Per questo l’unica strada percorribile resta quella di reinventare i luoghi della politica per immaginare altre forme di partecipazione e di proposta creativa alla trasformazione del Paese. Da oggi anche le forze politiche della sinistra sono chiamate ad reinterpretarsi come movimento, a impastarsi nel mondo degli attori sociali che in mille modi diversi hanno tentato di richiamare in questi anni l’urgenza di un altro mondo possibile. D’altra parte proprio quello della partecipazione condivisa e diffusa è stato in questi anni un tema cardine per i movimenti.
 
Questo è il tempo della sperimentazione di una democrazia partecipata realmente praticata su vasta scala. Si inaugura un grande laboratorio che include movimenti, organizzazioni, ma anche enti locali e rappresentanze di comunità per un percorso condiviso in cui occorre reinventare forme, strade, percorsi. D’altra parte in molti avevamo condiviso la proposta di un grande cantiere che speravamo più composito e in cui non mancassero anche i rappresentanti delle istituzioni.
La sconfitta elettorale impone una rimodulazione del progetto e una reimpostazione del lavoro ma guai a lasciarsi paralizzare da questa amarezza. “Scarpe rotte eppur bisogna andar…” e in questo momento si ha la sensazione di dover procedere addirittura scalzi. Proviamo a trasformare questa condizione sfavorevole in risorsa e a riprendere la strada perché le urgenze dei più poveri non possono attendere.

Tonio Dell’Olio
LIBERA
– associazioni nomi e numeri contro le mafie

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La mia felicità

Posted by Gio on apr 16, 2008 in Diario

E’una canzone di Battisti, s’intitola “La tua felicità”, e me l’ha donata quel caleidoscopio culturale di Agatella.
Me la auto dedico e incollo il testo quasi profetico di questa poesia.

Gio
LA TUA FELICITÀ

Tu non credevi che esistesse però la cercavi
Nutrivi molti dubbi è vero però ci provavi
Giravi il mondo per trovarla qua e là
La tua felicità
E traversavi mari e monti in ogni situazione
E tutto quello che vedevi era una lezione

Adesso fai girare il nastro eccola qua
La tua felicità
Chiamala
Risponderà chiamandola per nome a tua felicità
Senza timore chiamala per nome
Non soffocare ciò che è naturale in te
Canta insieme a me

Il piatto della conoscenza sarà sempre pieno
Il seme sparso intorno a te
Darà per frutto il sereno
Ogni viaggio nuovo porterai
Il sorriso migliore che hai
Chiamala
Risponderà chiamandola per nome
la tua felicità
Basta cercarla arriva chissà come
Sia benedetto mille volte chi ti dà
Un po’ di felicità
Chiamala
Ecco che arriva quando tendi al bene
La tua felicità

 

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NOSTRA culpa

Posted by Gio on apr 14, 2008 in Eventi

Un balsamo per le anime affrante.

Buona fortuna, Paese amato.

Gio

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Rivelazione: all’ombra di una Quercia

Posted by Gio on apr 8, 2008 in Diario, Eventi

(…continua dal post precedente)

Gio: Coff, Coff, allora..ci sono.
Bene, un po’ di nervosismo non lo nascondo…sospiro…ragà, incipriatemi bene che sennò si vede il pallore del viso.

Giovani, Mondo, ho da comunicare qualcosa che mi sconvolgerà e che avrà un impatto su tutti voi, a chi più forte a chi più debole.
A fine Aprile, dopo nove anni di latitanza, Bisceglie si ritroverà tra le sue braccia un figlio che l’ama tanto.

Ebbene sì, tra quindici giorni ritornerò a vivere tra ulivi, mare, profumo di legna bruciata e i miei familiari. Dopo averlo tanto desiderato, la mia terra d’origine mi dà la possibilità di tornare a respirarla. Non so bene cosa m’attende e chi vorrà condividere con me questa nuova avventura, vivendomi accanto ogni giorno; so solo che il mio è un amore incondizionato e a lungo termine.

Uff, l’ho detto…quando partiamo? Nick, andiamo in macchina?

V: Gio, guarda che sta volta parti da solo…

N: …in tre…no..

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Dialogo enigmatico

Posted by Gio on apr 7, 2008 in Diario, Eventi

Gio: No, Vins, non rompere….non posso dirlo qui, su un blog. Non è giusto!

Vins: E dai Gio! Ma ti rendi conto dell’esperimento sociologico che sta alla base?

Nick: Si, Gio, daiii! Rivela l’arcano a tutti sul web.

G: Nick, Vins, volevo vedere se eravate voi al mio posto, se l’aveste provato l’esperimento sociologico….Sia chiaro Vins, non tirare in ballo Weber come al solito, che non me ne frega niente!

V: Meh, Gio…chissà che curva gaussiana riusciremmo a costruire sta volta!

N: Si, ma non chiedetemi come al solito di ricavarne la mega-formula matematica.

G: Vins, non ho capito mo a che gioco giochiamo: cioè tu fai lo pseudo-scientifico e io ti chiedo di evitarlo?!

V: allora fallo per la Libertà. Il web per me è uno degli strumenti più liberi che l’uomo potesse inventare e usare per esprimersi.

N: E dai, Gio, non rompere….e se ti offriamo un pranzo gratis a base di linguine e Batti-batti?

G: Ma perché, quando mai ho esitato a parlare? Datemi un attimo per prepararmi e sono pronto…….

(continua…)

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L’attesa

Posted by Gio on mar 24, 2008 in Diario

Non so come spiegarlo; più volte ho pensato a come esprimere il concetto, per dare uno slogan alla mia vita, visto che vanno così di moda in questi tempi di ‘campagna litorale’.
E allora, come in un manifesto di un’associazione che ti chiede di partecipare al suo progetto di impegno sociale, si vede il viso di una ragazza mezza incazzata e mezza implorante, e la didascalia che recita: Milano aiuta la mente ma trascura il cuore.

Non c’è sosta in questa città, gli enzimi cerebrali devono essere allenati a metabolizzare in fretta le avventure metropolitane.
La scorsa settimana, io e il mio degno compare Nick abbiamo battuto i record di eventi concentrati della storia dei Pennelli; in quattro giorni siamo riusciti ad assistere a ciò che farebbe la gioia di un membro dell’intellighenzia di provincia nell’arco di un anno.
Cirque du Soleil, Enrico Rava e Baustelle; così, a raffica, tutto in apnea.
E quale sommozzatore vorrebbe respirare quando, in snorking, vede passare davanti a sé tre razze diverse di pesci esotici mai visti prima? Ha la bombola quasi al limite, ma si ossigena pensando che non passeranno tre pesci così di nuovo nella sua vita. E pensa anche ai suoi amici, quando racconterà dei colori di quegli esseri spinati, che neanche Mirò riusciva ad estorcere alla sua tavolozza. Non gli importa che siano uno dietro l’altro, in fila indiana; ingoia lo stupore e passa in rassegna ogni singola emozione che quegli esseri gli danno.

Così Cirque du Soleil è stato perfetto nella regia; ottimi artisti tra ballerini, acrobati, cantanti e musicisti, ma ciò che ha strabiliato me e il Rosso sono stati gli effetti audio e video. Mentre tutti andavano via dal palazzetto a fine spettacolo, noi due siamo rimasti a studiare e ipotizzare lo schema di funzionamento dei proiettori con rispettive ventole.
Enrico Rava io l’ho visto a occhi chiusi, sognando una lei che abbraccio all’ombra di un castello ottagonale. La scenografia era affidata alla Primavera ed ero felice in quelle istantanee bucoliche.
E poi loro; un sabato sera senza programmi, una telefonata per caso e due biglietti che spuntano senza preavviso. I Baustelle si impongono sul palco del RollingStone, saturandolo con watt di note acide e nervose. Nick mi dice che non ha mai visto così tante ragazze meravigliose; io gli rispondo che tutti i concerti della band ne sono pieni. A tipo che mo vogliamo farci tutte le tappe del tour nazionale.

Ma il Muscolo Cardiaco è in una cronica inerzia letale. Assopito, rivendica un suo spazio vitale per esprimersi.
E’ incazzato col cugino Cerebrale, che non ne vuol sapere di dargli adenza, di assecondarlo. Non spera nel primato ma almeno in una leale concorrenza.
E invece no; il tessuto metropolitano non lo considera un elemento attivo. Ne intralcerebbe le abitudini, ne decelererebbe i processi. E’ forse questa la ragione del colore grigio-metastasi della città?

Milano vortica sulle sinapsi e narcotizza la valvola mitrale; è egoista, non capisce che gli esseri che la popolano non possono offrirle perennemente carburante razionale, della Mente; hanno bisogno di emozioni calde, del Cuore. Evolvono, crescono, maturano, si divertono con gli stimoli freddo-razionali…ma non Vivono.

E intanto, attendo

PS: A volte uno stato dell’anima può essere comunicato con un ‘immagine e una canzone, senza aggiungere altro. Dedico la versione acustica di Boa dei Duvet a quelli che provano malinconia per l’improvvisa morte dell’Inverno.

Gio

 

 

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A colloquio con una Dea

Posted by Gio on feb 8, 2008 in Diario

Mi sveglio a metà mattina, bocca impastata.
Ho mille fogli da stampare per il lavoro, ma dico a mia madre di non prepararmi la colazione perché vado nel mio bar preferito.
Cappuccino, sfoglia alla crema e amarena. Sciolgo il mastice che incolla i miei denti; poi sono in auto che corro di fronte a un mare gravido di un colore smeraldo intenso. I gabbiani sembrano impurità desolate sulla superficie di un enorme topazio.
Bisognerebbe sempre diffidare di un giorno iniziato con la pioggia mattutina che batte sull’auto e fuori un mare increspato d’inverno.
Oggi ho deciso di rivederla; di rincontrare una persona che ha condiviso con me l’indefinibile in un attimo; che ha conosciuto il mio odore e io il suo. Che mi ha colorato l’esistenza di serenità.
E che, per l’ingiustizia della vita, ne è diventata un fantasma che mi turba ogni volta che sono solo.
 
Non so quante volte capita nella vita di un uomo di mettere da parte l’orgoglio, prendere il cuore in una mano e con l’altra il coraggio, e tentare di parlarle.
Magari quella per cui senti i baratri all’impulso cardiaco quando la vedi; o quella che fa crollare tutta la tua eloquenza, rendendoti il cervello simile ad un macaco del Laos. O quella intimamente legata al tuo passato e della quale la memoria ha solo dolci ricordi.
In definitiva, quella che ormai è diventata un’ossessione.
Ho già vissuto questi momenti in cui ho affrontato il deserto asfissiante delle mie incertezze. Ma devo chiamarla.
Sembra che il tasto verde sul cellulare sia diventato improvvisamente un tabù, un mostro di cui si è sottovalutata la potenza disarmante in passato. Ma devo chiamarla.
Penso alle parole di stima che poi il mio amico mi dirà. Devo galvanizzarmi in qualche modo. Cos’ho da perdere? Un altro contratto a tempo indeterminato col silenzio. E allora fanculo, pigia sto tasto verde, Gio!
Oh, e che vi devo dire…l’ho pigiato! Una volta che senti squillare dall’altra parte, pensi: “vabbè, il danno ormai è fatto. Tirarsi indietro significherebbe una figura ancora più squallida”. E’ l’unica trappola logica che può fregarti in quei momenti.
 
Riesco a strapparle un caffé, ma sono troppo agitato e bevo litri di acqua. Spalle al muro, io contro la verità. I momenti sono infiniti e magici; posso rivedere i suoi capelli e lo sguardo non più complice.
Non riuscirò a ottenere una riconciliazione.
Troppo emozionanti quei venti minuti, anche se alla fine ho una bocca che sa di Montenegro, tanto è amara. Ciò che mi sfianca non è il fatto di non poter esserle più amico. Piuttosto è come se ho consumato l’ultima lacrima al funerale di un pezzo del mio passato.
Però almeno il coraggio l’ho avuto.
 
Gio

 

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Chega de Coimbra

Posted by Gio on feb 1, 2008 in Diario, Viaggi

In questo momento sono seduto con due autoctoni, un semi-ubriaco di colore e un sedicente artista, che pero’ sembra non mentire. L’artista, attore di teatro e pittore, ha convinto l’altro a lasciarmi in pace da quando ho confessato che devo completare il mio post. Mi manca descrivere le serate a Coimbra.
La prima di queste la trascorro nel bar sotto casa mia in compagnia di un amica di Gonzalo, Maria Joao, e due suoi amici. Sono tutti giornalisti e la serata la passiamo discutendo delle differenze tra i giornali portoghesi e quelli italiani.
Snocciolando i nomi delle varie testate nostrane, che gia’ conoscono, l’argomento verte con naturalezza sulla politica.
Gli parlo dell’attuale crisi di governo e del mediocre moderato equilibrista che l’ha provocata, della totale mancanza di egemonia che impesta la maggioranza; della certezza di un’alternanza in caso di elezioni anticipate.
Avendo vissuto in Italia per un anno in Erasmus, conoscono bene il nome di chi potrebbe succedere all’attuale presidente. Si parla quindi dell’eccezionalita’ del nostro paese, che ha in seno un conflitto d’interessi tipicamente endemico di stati come il Burkina Fasu e il Malawi.
Ma questo e’ un altro blog, qui non si parla di politica.
La seconda sera incontro Susana, un’altra amica di Gonzi, che lavora come giornalista. A Coimbra pare che esistano solo architetti e giornalisti…
Andiamo a cena a casa di suoi amici, un po’ distante dal centro.
Quando comincio a parlare senza essermi ancora presentato tutti i portoghesi mi chiedono se sono brasiliano, per l’accento.
Nascondo bene l’orgoglio che ne consegue ma rispondo fiero di essere un italiano meridionale.
La serata scorre piacevolmente come il vino Porto che scorre tra un piatto di pesce con sugo di pomodoro e cipolle, molto speziato, e patate bollite.
La padrona della casa si chiama Ana, ha 29 anni, psicologa, e assomiglia a una mia ex. Ma porca puttanaaaa, ti pareva che non dovevo pensare a lei?
E’ gentilissima e sorride a tutti; figura esile e capelli legati da fermagli.
Sapendo che sono in vacanza, mi invita a pranzare con lei il giorno dopo. Andiamo difatti in una tasca, cio’ che noi chiameremmo trattoria caratteristica (avete presente O’ Cerriggh a Bisceglie o L’albero fiorito a Milano?).
Mi consiglia di prendere un tipico piatto portoghese ma dal gusto molto particolare, mi avverte.Per me e’ un invito a nozze!
Devo dire che mi son stupito nel vedermi servire una zuppa di trippa, fagioli e carote identica a quella che cucina mia nonna.
Ridiamo della coincidenza e lei mi dice che questo tipo di locande stanno scomparendo perche’ l’Unione Europea impone regole d’igiene molto restrittive. Mi parla quindi di una lenta dissolvenza delle tradizioni identitarie del suo paese.
E di lavoro, cosa fai – le chiedo; risposta: psicologa e assistente sociale in una specie di favela giusto fuori Lisbona……ma porca puttanaaaaaaaaaaaaaa, ma mi vuole proprio devastare questa!
Beh, menomale che il mio sistema immunitario mi protegge da un probabile cedimento.
A sera mi chiede se voglio cenare in casa con suoi amici, e li le stesse domande: sei brasileiro? Ah, Italia…Italia dove, Napoli? Ah, ma allora sei di Milano? E com’e’ Milano? Io sono stata a Firenze, Venezia e Roma…
Persone di una generazione piu’ grande di me, classe ‘72, con le quali gusto olive, formaggio di capra salatissimo, patatine, un’ottima zuppa di pesce.
Il tutto irrorato da eccellenti vini locali.
La maconha gira e io insieme.
Mi accompagnano a casa mezzo sfatto.
L’indomani saro’ a Lisbona

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Respiro lusitano

Posted by Gio on feb 1, 2008 in Diario, Viaggi

Le giornate vissute a Coimbra sono state emozionalmente sinusoidali. A stati di completa solitudine si sono alternate serate trascorse con persone sconosciute e adorevoli.
Da quando mi sveglio, cioe’ verso mezzogiorno, al pomeriggio inoltrato io e la mia ombra ci siamo fatti un’ottima compagnia. Ma non ci siamo sentiti soli. Passando come un ubriaco da un bar all’altro, l’esplorazione mentale era amplificata da bicchieri di birra. Le locande, poi, sono situate strategicamente in cima alle innumerevoli scalinate, quasi come vene del corpo umano.
Allora ti puoi godere i tanti universitari riconoscibili da cartelline sotto braccio che sbuffano dalla fatica per la salita, le coppie di fidanzatini a scambiarsi amorevoli effusioni (bastardi!), le studentesse che cercano una stanza da fittare aiutate da un padre un po’ troppo protettivo. Altri contemplano interdetti libri di economia, sociologia, diritto.
Da perfetto ingegnere sogghigno meschinamente nel vedere pagine senza l’ombra di una formula. Poveri, penso, credono di studiare cose difficili e non sanno neanche cos’e’ un’equazione differenziale. Pero’ la loro ricerca intellettuale me li fa sentire solidali. Alcune poesie di Vinicius de Moraes colorano questi miei pensieri interiori.

Come quando ti vengono quelle intuizioni mentre sei nel dormiveglia, quelle che ti svegli immediatamente e pensi perche’ non ti era venuta prima (e in realta’, poi, si rivela una cagata), cosi’ mi folgora un pensiero apparentemente non voluto: a Milano mi manca la Lentezza.

La lentezza che mi fa respirare il mondo e non trangugiarlo;
quella che mi mostra dove sta andando la mia vita, opposta ai mille eventi che me la riempiono
senza lasciarla sedimentare in me.

Quella lentezza che mi indica un gatto nero che mi guarda fisso con gli occhi verdi da un gradino, quasi fosse il suo trono.
Quella che sincronizza i pensieri al respiro, amplificandolo,
tanto che se non mi aggrappassi ad un peso, mi condurrebbero alla divergenza (e qualcuno qui potrebbe dimostrarlo anche matematicamente).

Quella che mi farebbe riacquistare la facolta’ mnemonica, che adesso mi manca.

Non so se mi sono espresso chiaramente, ma quando mi trovo senza lavoro, mostre, cinema, pub, aperitivi, sento tornare il respiro che la mia fisiologia metropolitana aveva rimosso dalle sue funzioni.
Non sto incolpando la mia vita, anche perche’ sono io che la scelgo, con tutti i condizionali del caso. Ma non credo di avere il coraggio di mollare tutto e ricominciare a respirare per sempre. A meno di non leggere un ennesimo articolo esplosivo in una di quelle riviste ecologiche che compriamo solo io e Maurizio in Italia.
E lasciarmi deflagrare il cervello.

[continua...]

Gio

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Porto Giallo

Posted by Gio on gen 28, 2008 in Diario, Viaggi

[...continua]

Sono in un bar.
In una delle tante birre gustate con la faccia contro il sole mi fisso a guardare una finestra aperta all’ultimo piano del palazzo di fronte a me. All’interno c’e’ una seconda finestra aperta che sta sulla parete di fronte a quella piu vicina a me.
Filtra una luce pomeridiana molto brillante dalla seconda finestra e mi viene istintivamente l’associazione di quest’immagine con un quadro del Sanzio che si trova nella pinacoteca di Brera: Sposalizio della Vergine.
E’ un quadro in cui, alle spalle degli sposi in primo piano, c’e’ un tempio con due porte aperte, una di fronte all’altra, e da quella piu’ lontana si vede lo spazio indefinito dello sfondo.
La prospettiva rappresenta l’intento dell’autore nel giocare col concetto di infinito, collocando il tempietto come limite tra finito e infinito, perforato dalla luce che proviene dalla finestra. Un elemento simbolico associabile alla siepe Leopardesca.
Ecco, guardando allora le due finestre, mi pervade un sentimento di tranquillita’. Contemplo l’indefinibile ristorandomi con succo di luppolo gelato.

E’ sera. Ho il montgomery a scaldarmi il corpo.
Sono seduto ad un tavolo di uno dei bar che costellano il centro.
Ho appena comprato sei bottiglie di birra visto che, per la terza sera di seguito, sono stato invitato a cena a casa di persone mai conosciute prima.
Perche’ ho scelto proprio questo tavolo? Non lo so. Magari perche’ di fronte e’ seduto un angelo? Puo’ essere….
Una di quelle ragazze che sputtanerebbe in due secondi il solido asse Bisceglie-Milano-Grottaglie dei PennelliSolari.Compreso il 2% del Pennnello Nero.
Maglione rosso con maniche larghe, sciarpa avvolgente quasi arancione…puo’ sembrare di manifattura ma lo dubito. Con l’occhio malandrino, cerco di scrutare la gonna. So che e’ di cotone con una fantasia verde per mattonelle in ceramica.
Se non avesse sotto le calze doppie nere e gli scaldamuscoli in lana verde scura, starebbe crepando dal freddo. Quasi mi sgama mentre cerco di carpire informazioni sulle scarpe.
Ovviamente sono tipo ballerina, dorate, zero suola. Si, Mirko, come quelle ortopediche.
I capelli, ricci e biondi, sono legati da un fermaglio invisibile che genera un vigoroso cespuglio di boccoli; e tenuti compatti, dalla fronte al cespuglio, dalla immancabile fascia di cotone a fantasia tropicale che mi provoca quel vuoto che senti quando sei in fase di salita su un’altalena. Giusto per completare, mi spiazza con due occhi verde-azzurro, dal taglio felino.
Cazzo, e’ devastante.
Ah, dimenticavo, parla francese, immagino lo sia,e in grembo ha un cucciolo di cane che dorme.
Nick, roba che avremmo tentato di indovinare quale tipo di foglia di te’ preferisce bere al pomeriggio.
Sorseggia della birra con un’altra ragazza che, per quanto possa impegnarsi, non riesce a farmi percepire la sua presenza. Bastardo, lo so…
Oh, comunque non m’ha degnato di uno sguardo. Vado a casa, almeno cerco di contrattare col mio orgoglio per non farlo incazzare del tutto

[continua...]

Gio

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Portogando

Posted by Gio on gen 26, 2008 in Diario, Viaggi

Strano, rispetto alle altre persone, non sento il bisogno di scrivere un diario privato, che solo io posso o potro’ consultare. Preferisco al massimo scrivere una lettera, almeno so che qualcuno leggera’ le mie emozioni.
Da un po’ di tempo ho la possibilita’ di scrivere sul blog; spesso lo sento come un dovere e non mi riesce di scrivere liberamente. Altre volte, come questa, e’ un’opportunita’.
Per non perdere pezzi importanti della mia vita, perche’ so che se poi faro’ un back up (maledetto inglese!) di tutti i post scritti, un giorno mi rileggero’ con piacere, con stupore.

Ieri mattina atterro in un aeroporto del Portogallo, a Porto.
Ovvio che la ridondanza portuale e’ voluta ma riflette la realta’.
La notte scorsa ho dormito, o finto di, nell’aeroporto di Bergamo per non rischiare di perdere l’aereo quindi sono piu’ rincoglionito del solito.
L’aeroporto di Porto (mi diverto) e’ modernissimo e l’architettura e’ avveniristica. Netta e avvolgente. Tanto che, dopo mezz’ora, sono su un treno per Coimbra.
A sud rispetto a Porto, Coimbra e’ la citta’ di Gonçalo, uno dei tanti miei maestri di vita. Vado la’ perche’, a sua detta, e’ una citta’ molto bella da vivere, almeno durante la settimana.
Arrivo in stazione e subito contatto Tiago, un amico mai conosciuto di Gonzi, che vive a Lisbona. Senza averlo mai visto (!!) gli telefono e lui mi indica una locanda della citta’ dove mi daranno le chiavi di un suo appartamento. Cioe’, questo Tiago mai visto, mi da’ le chiavi e io mi funghizzo nel suo bilocale nel centro storico di Coimbra.
Lo so che puo’ sembrare falso, ma e’ cosi’. Fantastico.
Lo stabile si abbarbica sulla salita di un’arteria della citta’ antica. Le due camere sono piene di registratori, giradischi, pianola, ventilatori, libri, vinili, CD e un unico termosifone mobile di quell’appartamento sempre freddo.

Le giornate a Coimbra scorrono lente.
Spesso sono in qualche bar, stravaccato su una sedia di alluminio, che mi gusto un fino, un bicchiere di media bionda da 0,2 cl che qui costa un euro.
La citta’ e’ fondamentalmente divisa in due parti: la alta si sviluppa su una collina ed e’ l’area storica della citta’; la baixa, invece, e’ quella piu’ nuova, dove si concentrano i negozi e il mercato.
L’occhio europeo e’ abituato a questa dicotomia tra parte storica, indicata spesso come centro, e parte nuova. Ma, come del resto in Brasile, in Portogallo il centro storico non e’ rivalutato e vive aspettando i finanziamenti pubblici per essere restaurato.
Qui la gente preferisce prender casa nella zona nuova, dove gli edifici sono di concezione e realizzazione moderna.
Per fortuna, il fratello di Goncalo, Vasco, e’ un architetto e sa cosa vuol dire rivalutazione del centro. Oltre ad avere la libreria “XM” che vende libri, riviste e mobili che richiamano i concetti dell’architettura figo-comunista che costa un terremoto, ha un intero palazzo a venti metri dalla libreria, in pieno centro storico.
L’ha comprato per una miseria e per restaurare la facciata esterna di color rosa antico ha ricevuto i finanziamenti del comune.
La casa si stratifica su tre piani, con pareti bianchissime e infissi e porte ancora in legno. Per alimentare ulteriormente la mia invidia, mi invita a usare la scala a chiocciola per salire e scendere.

[continua...]

 Gio

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Al Ferrari

Posted by Gio on gen 22, 2008 in Diario

G: “Vins, muoviti, svegliati”
V: “Hmmmmmmmm”
G:”Mouvt’, dà!”
V: “Hmmmmmmmm, scass u cazz”
G: “Dai, sbrigati in 5 minuti che andiamo a fare colazione al bar”.

Solita sveglia alle 12 di un sabato invernale per due lavoratori milanesi (intendo il domicilio!).
Aspetto il mio unico punto fermo nella vita che, come ogni rito sacro, si ripete quotidianamente: Vins è in bagno che si fona i capelli e si spara un po’ di gel per comunicare al mondo che esistono.
Io non ne ho bisogno, ho un microfono vivente in testa pronto ad espellere qualsiasi forma di sostanza idrica che si permette di avvicinarsi.
Al bar, con due sole dita agili, il Vins conquista due bustine di zucchero necessariamente di canna;
“Cacao?”, “Si, grazie”, e il cappuccino si macchia di marrone intenso.
Assicurato un buon carico calorico al nostro corpo, dobbiamo provvedere ad assicurare al nostro frigo un carico minimo per sfiorare la decenza e non farlo assomigliare ad un fresco Sahara.
Ma non è un sabato come tutti gli altri.

Nel supermercato mi ricordo di dover prendere una cornice dal Brico e lascio Vins a comprare peperoni e pane. All’uscita del super trovo un uomo disteso a terra; non sembra messo bene e chiedo alle due donne accanto cos’è successo e se hanno già chiamato l’ambulanza. Una delle due mi dice che è inciampato nell’enorme panettone in cemento, senza accorgersi della presenza.
Comincio a sentire un dolore lancinante alla milza, tipico di quando provo pena.
Mi avvicino molto all’anziano che in quel momento sta biascicando parole incomprensibili; ha dei polsi enormi, le tasche dei pantaloni e i polsini della camicia sono consunti, barba bianca incolta. Provo a chiedere se sta male ma non comprendo le sue parole; allora interviene un altro uomo nell’intento di ascoltarlo…mi fa male quando gli apostrofa, sogghignando, “no, non è ancora arrivata la tua ora”, forse in risposta a un sussurro che non ho sentito.
Cinque minuti e arriva l’ambulanza.

A dieci metri di distanza, uno degli infermieri riconosce il volto dell’uomo e comincia a imprecare e gesticolare; mi addolora vederlo scendere inveendo contro l’uomo inerme ai miei piedi.
“Ferrari, ancora tu! Ragazzi è il Ferrari”, rivolgendosi agli altri due infermieri.
Praticamente l’uomo disteso è un abituee del vino economico e ogni tanto crolla dal troppo uso, allarmando la solita ambulanza. Peraltro, uno dei tre riferisce che l’uomo viene da Quartoggiaro, un quartiere dei più degradati della città.
“E’ il Ferrari, ragazzi…Ferrari, allora?! Sei fuori zona oggi, eh! Bevuto come al solito?”
Gli avrei volentieri spaccato l’arcata superiore dei denti a quell’infermiere, nello stesso istante in cui recitava probabilmente una parte già provata.
Gli dà due buffetti sulla guancia come per risvegliarlo dal torpore alcolico; a quel punto reagisco chiedendo spiegazioni sul metodo all’altro infermiere. Mi risponde che è pratica comune per il rinsavimento degli ubriachi.

Io, invece, penso al “Ferrari” che vive a Quartoggiaro, senza un parente, senza attenzioni, in un quartiere dal quale scappare fisicamente o attaccandosi a una bottiglia; e non riesco a capire come si possa trattare un uomo in quella maniera, pur sapendo che è recidivo.
La sagoma dell’uomo viene accolta bruscamente su una barella, trascinato con imprecazioni e borbottii sull’esiguo lettino dai tre; e dopo due minuti rimane solo un capannello di gente che commenta l’accaduto.
A chi vuoi che rimanga quell’essere a lacerare lo stomaco dalla compassione?Al massimo pensano che non sia bene “ubriacarsi in pieno giorno e in una zona affollata”.
Che tanto poi Milano provvede subito a offrirti negozi pieni di puttanate pronte a rimpiazzare l’ombra di un dolore.
E io, per fortuna, devo ancora comprare una cornice.
Fanculo.

G

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Miracolo in arrivo…

Posted by Gio on gen 10, 2008 in Diario, Eventi

Ricevo una mail dal mio professore di tesi brasiliano, mi dice che a Luglio avrà una “ragazza/ragazzo”.
Ovviamente, essendo già sposato con una bellissima donna, si riferisce al risultato imminente di un atto d’amore.
Sono molto legato a Celso, così si chiama il prof, anche se ormai ci sentiamo poco. Perché se non ci fosse stato lui, non mi sarei laureato. Perché la prima volta che mi ha visto mi ha detto in un coraggioso italo-brasiliano: “ciao sgeovani, come stai?” e dopo cinque minuti mi ha invitato ad andare con lui a provare il parapendio.
Dopo tutte le raccomandazioni e le lacrime trattenute di mia madre, che mandava un figlio oltre-oceano, non dev’essere stato simpatico sentirsi dire dopo due giorni che ero partito: “mamma, il professore mi porta a fare parapendio”.
Credo che in quel momento abbia avvertito un imprevisto calo glicemico tale da cominciare a parlare in dialetto lappone.

Non ho mai raccontato intimamente la mia esperienza in Brasile a nessuno, tranne a un paio di lettere ormai perse nel passato.
Celso però è stato il mio Virgilio, quello che mi ha insegnato a non preoccuparmi troppo quando incombevano le difficoltà del progetto; mi ha mostrato come interpretare la gente brasiliana, così diversa da noi ma così semplice da intendere.
Mi ha fatto conoscere il pao com queijo e café, che è la tipica merenda dei brasiliani; ovvero un panino al formaggio accompagnato dal tipico caffè lungo che si beve in tutto il mondo tranne che in Italia. Lo so che può sembrare schifoso, ma vi assicuro che l’abbinamento è ottimo.
E mi ha fatto scoprire che di fronte ad una spiaggia incantevole il brasiliano-tipo non gusta una macedonia di frutti inimmaginabili, bensì preferisce trangugiare un bel pesciazzo fritto accompagnato da polenta pure quella fritta (!!!) e un bicchiere sempre pieno di Brahma,una delle birre brasiliane.
L’attività preferita dal popolo giallo-verde durante i fine settimana, invece, è il churrasco che può durare anche tutta una giornata. Ci si riunisce in una villa al mattino tardi, si imbandisce insieme la tavola e si comincia a bere birra. Alla quarta bottiglia a testa si comincia a vedere il primo pezzo di carne, fenomenale, accompagnata da farofa e vinagrete (farina e insalata di cipolla, pomodoro e spezie).
Spesso non mi trovavo a mio agio con queste mangiate quotidiane, nel senso di durata; preferivo qualcosa di più veloce; ma i brasiliani adorano stare lì tutto il giorno a conversare, non far nulla e ubriacarsi. Luculliani i churrascos carnevaleschi, dove ho rischiato di assumere la forma sferica permanente per la quantità di cibo deglutita.
Anche al rito sabbatico dei churrasco sono stato iniziato dal Celso-vate.
Per ringraziarlo dell’aiuto mai lesinato, spesso organizzavo serate a base di lasagna; una decina di persone che ogni volta scoprivano cosa vuol dire mangiare una lasagna fatta da un italiano e non quelle al pollo (è tutto vero, nda) che ti propinano lì, spacciandole per leccornie.

Ho rischiato molto in questi giorni di tornare a trovare Celso, ma una mail di risposta (non sua) mai ricevuta e un’auto nuova da comprare sono deterrenti insuperabili alla partenza.
Avrei voluto riabbracciare un po’ di occhi lasciati lì, pronti a sorridermi di nuovo, ma sembra non essere ancora arrivato il momento
Mi accontento di un viaggio, da solo, in Portogallo. La lingua è la stessa, i profumi diversi.
Auguri Celso, auguri Claudia!

Qualche foto brasiliana: http://www.flickr.com/photos/13517435@N07/

 

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48 motivi per cui è bello essere ingegneri

Posted by Gio on dic 13, 2007 in Comici, Storie

Quello che segue è un post straordinario, nell’accezione di “non standard”, rispetto a quelli che di solito leggete su queste pagine.

I motivi sono vari:

- mancanza (personale) di tempo per pensare e quindi scrivere

- voglia di dare una sterzata, seppur puntuale, dissacrante al blog

- aggiornare sta pagina per gli aficionados

Attendo riscontri dai vari attivi del blog, che invito peraltro a mandarci un pezzo di propria mano da pubblicare (vedi Lorenza, Agatella, Vadro, Domenico…). Spero di strappare qualche risata anche se a denti stretti a un paio di voi comuni mortali, visto che gli ingegneri in ascolto staranno già ridendo (non avendo capito un cazzo della premessa).

InGio

48 MOTIVI X CUI E’ BELLO ESSERE INGEGNERI:

1) Siccome sono un ingegnere rompo le scatole.

2) Siccome sono un ingegnere ho la flessibilità mentale di una parete di granito.

3) Siccome sono un ingegnere io ho ragione e tu hai torto.

4) Siccome sono un ingegnere le cose si possono fare in una maniera sola. La mia. E la sola giusta perchè io sono ingegnere. E se tu sei un altro ingegnere e la faresti in un altro modo vuol dire che… già cosa vuol dire?? ma non importa perchè… siccome sono un ingegnere non ho mai dubbi, non mi faccio mai domande, nemmeno quelle tecniche, perchè io, siccome sono un ingegnere, non ho più bisogno di studiare nulla.

5) Siccome sono un ingegnere tutto quello che non e ingegneria e una cazzata.

6) Siccome sono un ingegnere io sono il migliore.

7) Siccome sono un ingegnere tu devi fare le cose che ti dico io, quando lo dico io e soprattutto come lo dico io. Come, tu sei il capo… Ohhh!? Ma non importa, perchè tu non sei un ingegnere. Cosa vuol dire “licenziato”? Io sono laureato, anzi iscritto all’albo. La licenza media l’ho presa tanti anni fa, anni di faticoso studio prima di diventare, finalmente, ingegnere, cosa che Lei non è. Cosa vuol dire “fuori dai coglioni????” Fuori di quanto? E in quanto tempo? E quanti sono i coglioni? Di che dimensione? Di che colore?…

8) Siccome sono un ingegnere la precisione è tutto.

9) Siccome sono un ingegnere la fantasia… la fantache?? è un aranciata?

10) Siccome sono un ingegnere, anche l’amore e solo un fatto tecnico. Anzi, spostati di 7.12 cm più a destra… Cosa dici, cara, mi lasci?? Ma è impossibile! Lasciare un ingegnere???

11) Siccome sono un ingegnere non ho più letto un libro in vita mia. Una volta che uno e ingegnere, cosa deve sapere di più??

12) Siccome sono un ingegnere il tubo della lavatrice lo riparo io.

13) Siccome sono un ingegnere oggi sono troppo occupato per riparare il tubo della lavatrice.

14) Siccome sono un ingegnere se la lavatrice dopo che la ho riparata io non funziona ancora, vuol dire che l’hanno progettata male. Sicuramente non era un ingegnere.

15) Siccome sono un ingegnere sono il migliore.

16) Siccome sono un ingegnere, chiunque non lo sia e un idiota.

17) Siccome sono un ingegnere, l’unica cosa che importa è “quanto costa?”

18) Siccome sono un ingegnere non mi chiedo mai perchè… anche perchè se me lo fossi chiesto, non sarei un ingegnere.

19) Siccome sono un ingegnere non sono UN PIRLA.

20) Siccome sono un ingegnere l’uomo giusto per te sono io, quindi molla quel tipo della Bocconi.

21) Siccome sono un ingegnere l’ultima parola spetta a me.

22) Siccome sono un ingegnere si guarda in TV quello che dico io, tutto il resto sono scemenze.

23) Siccome sono un ingegnere non mi serve la calcolatrice.

24) Siccome sono un ingegnere ho diritto a essere servito per primo.

25) Siccome sono un ingegnere la posizione di questa notte la decido io, mettiti a pigreco mezzi in coordinate polari.

26) Siccome sono un ingegnere non ho vita sociale – e posso dimostrarlo matematicamente.

27) Conosco perfettamente il calcolo vettoriale, ma non ricordo come fare una divisione a mano.

28) Siccome sono un ingegnere ridacchio ogni volta che sento parlare di Forza Centrifuga.

29) Siccome sono un ingegnere conosco ogni singola funzione della calcolatrice grafica.

30) Siccome sono un ingegnere quando mi guardo allo specchio, vedo un laureando in Ingegneria.

31) Siccome sono un ingegnere se fuori è bello e ci sono 30 gradi, sto in casa a lavorare sul computer.

32) Siccome sono un ingegnere fischietto di frequente il motivetto di Mac Gyver.

33) Siccome sono un ingegnere studio per gli esami anche il sabato sera.

34) Siccome sono un ingegnere sa derivare il flusso dell’acqua della vasca da bagno e integrare il volume richiesto dagli ingredienti del pollo arrosto.

35) Siccome sono un ingegnere penso matematicamente.

36) Siccome sono un ingegnere ho calcolato che la Serie A del campionato diverge per A sufficientemente grande.

37) Siccome sono un ingegnere se posso cerco di non fissare troppo gli oggetti, perché temo di interferire con le loro funzioni d’onda.

38) Siccome sono un ingegnere ha un micio con il nome di uno scienziato.

39) Siccome sono un ingegnere rido alle barzellette sui matematici.

40) Siccome sono un ingegnere sono ricercato dalla Protezione Animali perché ho tentato l’esperimento di Schroedinger sul proprio gatto.

41) Siccome sono un ingegnere traduco direttamente l’italiano in formato binario.

42) Siccome sono un ingegnere non riesco proprio a ricordarmi cosa ci sia dietro la porta del Centro di Calcolo marcata EXIT.

43) Siccome sono un ingegnere cerco di muovermi il meno possibile per non contribuire alla morte entropica dell’Universo.

44) Siccome sono un ingegnere considero qualsiasi altro corso non scientifico troppo facile.

45) Siccome sono un ingegnere quando il professore chiede la consegna del progetto, dichiaro di essere riuscito a calcolarne il momento vibrazionale in modo così esatto, che, secondo il principio di Heisenberg, esso potrebbe trovarsi in qualsiasi punto dell’universo.

46) Siccome sono un ingegnere assumo come ipotesi di lavoro che un cavallo possa approssimarsi ad una sfera per semplificare i conti.

47) Siccome sono un ingegnere rido ad almeno cinque punti di questa lista.

48) Siccome sono un ingegnere faccio una stampa di questo file, e me lo attacco in casa.

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Di Amicis

Posted by Gio on nov 16, 2007 in Diario

Ho troppi appunti presi durante la mia latitanza, non posso non riportarli tutti in un post, penso.
La paura di una ritorsione pesante da parte del Pennello Giallo è grande, quindi decido svogliatamente di mettere giù qualche riga…poca ispirazione, molte note da assemblare.
Gli Incognito in sottofondo con Talkin Loud, e la tromba mi fa deconcentrare con i suoi acidi Re7; meglio spegnere.
Pronto a partire per Siviglia in uno di quei fine settimana arrivo-foto-riparto, non sono sicuro neanche da che parte cominciare a raccontare; mi aiuto allora con una domanda tratta da una canzone che sembra superare Anthony Hopkins in Elephant Man per quanto è triste: “Che cos’è? C’è nell’aria qualcosa di freddo che inverno non è…”
Come puoi rispondere tranquillamente ad una domanda così tremenda e affascinante?

Cosa c’è, Giovanni? Quale sentimento o preoccupazione non ti lasciano tranquillo?
Sono in un autobus che mi porta in una cascina nella campagna milanese, e l’autunno si annuncia con gocce di pioggia sui finestrini.
Mi affascina l’anonimato, tutte queste facce mai viste prima che, inermi, condividono questa corsa; provo empatia verso queste anime piovose, è più forte di me.
L’insegnante d’inglese di un tecnico professionale, con le rughe provocate dal disinteresse dei suoi alunni; il muratore col cappellino fucsia imbrattato di calce che legge City; il conducente meridionale che borbotta contro gli arabi che di sicuro non avranno il biglietto.

Cos’è che ti soffoca? Che ti fa sentire pesante?
Forse è la nostalgia di un’anima mai conosciuta, a tormentarmi.
E’ come un cuscino troppo pesante che ho dimenticato sul petto, prima di addormentarmi. E che non mi lascia riposare; ne sento il peso, ma non posso spostarlo perché non sono cosciente…dormo…
E’ come se, volendo scoprire l’amore del mondo attraverso la donna, io la violentassi credendo di amarla.
Credo di raggiungere la felicità solo dopo aver sperimentato tutto; ma non è così, lo so. L’ho già provato.
Pur sapendo che soffrirò, ci riprovo.
E’ come quando, con una ferita viva nella carne, provo un malvagio piacere nel dilatarla lievemente.

Come potrei vivere veramente? Sentirmi straripatamente vivo, di nuovo?
Ormai, i miei unici diletti rimangono la lettura spasmodica e il cinema.
L’unico istante della giornata che vale la pena di vivere è quello dell’ispirazione; allora la materializzo sforzandomi di darne una forma sulla carta.
Ma dov’è allora la condivisione?
Mi arricchisco solo verticalmente, mi manca la condivisione! Quella che ti fa crescere orizzontalmente, quella che ti fa viaggiare in compagnia, quella che ti riscalda il cuore e abbandona l’affascinante freddo che produce una mente alimentata.
Quella che non ci sei più solo tu nel mondo.
Sono contento di pensare, di ragionare, di discernere, di argomentare.
Ma tutto questo è freddo, è mente.
Voglio più cuore.

I walk the city late at night
Does everyone here do the same?
I want to be the things I see
Give every face and place my name

Gio

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Ghibli tout court

Posted by Gio on ott 11, 2007 in Senza categoria

Al volgere dellennesimo giorno speso tra riunioni e viaggi stancanti nel web mi chiedo: ma per chi cazzo sto vivendo? Ma sì, qualcuno vedrà una vena leggermente polemica nella mia domanda, non è così.E più per curiosità che lo chiedo.

Periodo facilmente paragonabile al grigio di Milano questo, ma essendomi stancato scherzo, ovviamente di usare questa città per descrivere scenari pessimisti, ritiro il paragone e provo a dipanare il concetto.

E da un po che ho creato il deserto intorno a me, tutto intorno a me (concedetemeloauspico unassunzione). Voglio dire che ho annullato gran parte dei contatti, molti dei quali virtuali, che avevo prima dellestate; ho decimato le mail che invio, cv a parte, le telefonate, le uscite con bevute, le mostre, gli agriturismi.

Non soè subentrato uno schermo auto-protettivo inconscio che mi toglie le energie per vivere così attivamente come prima. Ormai mi concedo solo alle letture, eccellenti e non, in metro e a film solitari serali. Linsostenibile leggerezza dellessere, Le bucoliche, Patrizia Laquidara, Cristina Donà, Corto Maltese, un documentario su Allende, le zanzare e li mortacci loroecco le compagnie che frequento in questo periodo.

Preso da una strana sete culturale, al mattino mi sveglio e, con la centrale nucleare che ho in bocca, chiedo a Daniele il significato di parole come: companatico, mendace, bucolico, argonauta. Non credo di essere nel punto più acuto di una fase depressiva; è più per curiosità che lo chiedo.

Lui, con somma indifferenza, ci mette quei due micro-secondi a rispondermi correttamente, senza proferir parola per protestare.

Un po mi incazzo che mi risponde senza sbagliare, un po mi piace che esiste ancora qualcuno che possa rispondere alle domande che non mi fanno vivere in pace. E difficile che dopo i professori delle superiori, delluniversità, lallenatore di tennis e qualche amico molto più grande di te riesci a trovare uno che risolve i tuoi dubbi esistenziali.

 

- Cavolo, non riesco mai a dirigere il post nella direzione pensata -

Ricetta per creare un gustoso deserto ritonificante:

  • sbattere e lasciare mantecare una dozzina di amici in una polvere di mostre&concerti;
  • aggiungere una storia fugace e lasciarne una nel congelatore;
  • frullare una venere magistrale e farla lievitare in un grasso impasto; 
  • spruzzare il tutto con polvere di ozio altrui

Adoro le ricette che mia mamma studiava e che mi permettevano di intingere il medio e lindice insieme in una crema color crema; e spiaccicare una bustina di PanDegliAngeli sul mio naso. Così amo studiare la mia vita dallesterno, riconoscerne le pieghe quotidiane che ne formano limpasto e sputtanarla in questa vetrina, quasi a desiderarne una svolta catartica.

Poi penso che tra venti minuti ho la metro.

Ho il tempo di spellarmi le braccia, grattando gli ultimi residui epidermici dellestate. Quasi a voler tirar via la superficie logora di uno strano periodo della mia vita.

Keith Jarret in cuffia e le immagini fuori dal treno scorrono allunisono con le note del suo pianoforte.

Aspetto di pescare carte migliori al prossimo turno.

 

Gio

 

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