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Contro il muro

Posted by Fra on set 4, 2009 in Diario

E’ tardi, ma non troppo, è circa mezzanotte. La solita camera d’albergo, la solita stanchezza di una giornata di lavoro. La doccia da quel tocco di relax prima di andare a dormire e lava lo sporco del deposito ferroviario di catanzaro. Accendo il mac e guardo un pezzettino di qualche film di Wong Kar Wai che ho nell’ hardisk, ma sono stanco e spengo subito. Non prendo sonno immediatamente, gli occhi si abituano all’oscurità e filtra un pizzico di luce dalle persiane di questa camera. Mi giro e rigiro nel letto cercando il torpore. Fa caldo. Improvvisamente mi accorgo di una cosa. Il letto ha un lato che poggia al muro. In realtà l’avevo notato appena vi ero entrato nella camera, ma non ci avevo fatto caso più di tanto. Ora invece nel quasi buio quel muro è li. Ad un certo punto accenno un sorriso. Mi sono ricordato di quando ero all’università a Bari. In quasi tutte le case che ho cambiato ho sempre sistemato il letto in modo che un lato fosse poggiato al muro. E non lo facevo solo io. Mi sceglievo con cura la disposizione dei mobili, perché quel muro doveva essere li. Quando, la notte mi coricavo ormai stanco delle fatiche del cazzeggio giornaliero al bar del politecnico, mi poggiavo con una parte del corpo su quel muro. Lo abbracciavo quasi. E poi di estate o cmq quando faceva caldo mi spiaccicavo letteralmente su di esso per cercare quel fresco che mi avrebbe fatto addormentare. E poi di spalle, con una gamba poggiata, con il braccio alto…insomma diverse e curiose posizioni per far si che quel muro toccasse coprisse un parte anche piccola del mio corpo. Il muro è stato un compagno di sonno, era come aver qualcuno affianco. E’ rassicurante è possente, è un muro. Sembrerebbe una pratica molto diffusa tra gli studenti universitari o cmq dei fuori sede sistemare il letto cosi. Ma forse un pò di tutti. Chissà forse perchè in quel periodo della vita si ha bisogno inconsciamente di qualcosa che ci rassicuri quando si torna a casa. Ci rassicuri non in maniera invasiva ma statica…un punto fermo. Il muro. Il muro dei miei, dei vostri letti. La sera era sempre li a darvi un appoggio senza parole senza bisbigli. Non vi chiede impegno non vi chiede spiegazioni il muro . Una spalla su cui scaricare i pensieri di un crescere, di un divenire. Amico silenzioso piccolo scrigno dei nostri segreti. Mi viene in mente una cosa che faceva mio nonno quando mio padre era piccolino. Dormivano nel lettone spalla e spalla in contatto. L’ho fatto anche io con mio nonno. Be il muro è un po cosi. Pensando tutte queste cose mi sono avvicinato al muro del letto della camera d’albergo. Ho spostato il lenzuolo e mi sn poggiato cercando il fresco e cercando di riprovare le vecchie sensazioni. Cazzo non ho trovato una posizione comoda, ne ho provate diverse. Mi sono sentito un po acrobata ….:) Eppure nei tempi dell’uni dormivo con il muro, sempre e bene. Il tempo scorre e si cresce e chissà forse non si ha più bisogno del muro come appoggio come compagno di sonno. Oppure ci si abitua a dormire soli. C’è chi dorme con la fidanzata, con il marito, la moglie, un amica,un amico, un donna di passaggio e sostituisce il contatto con il vecchio muro. Mi sono spaparanzato nel letto avvolgendolo tutto, come faccio sempre a casa mia. E se la non comodità del muro fosse la metafora di un incapacità inconscia di adattarsi facilmente ad un contatto ad una presenza? Mi giro e rigiro, fa caldo riprovo il muro…alla fine un compromesso una gamba poggiata il resto del corpo in diagonale sul letto. Prendo sonno…ma prima del torpore sono contento che vicino al letto ci sia il muro. Notte.

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Il treno

Posted by Fra on mag 9, 2009 in Diario, Fotografia, Viaggi

Ho aperto il mio mac (a cui tra parentesi nn ho ancora dato un nome) …ma non so cosa scrivere…ho un idea, molte idee, ma come accade spesso le hai li ma nn riesci a dargli un forma a plasmarle a renderle un pensiero concreto. Sono in treno, torno dalla trasferta. Il mio lavoro mi porta spesso a stare sui treni. Quando ciò accade la giornata è scandita dal percorso del treno.  Si va al deposito di Firenze, ci si incontra con i macchinisti qualche chiacchiera e si è pronti a partire.  Ma il tra il pronto e il partire alle volte passa mezza giornata o più. Il tutto dipende se ti danno il via o in gergo se ti aprono il segnale! L’attesa nn dispiace, mi faccio un giro per il deposito vedo le varie locomotive. Ce ne è di tutti  i gusti, elettriche, diesel, nuove,vecchie e persino a vapore. Alla fine si parte tra sbuffi di fumo e lo sfrigolio delle ruote contro la rotaia. Si fanno tratte completamente immerse nell’Appennino toscano. Non ci sono passaggeri, sono solo con i macchinisti. Il treno è tutto per me. Lo spettacolo è bellissimo. Alberi, animali, colori, il cielo, le nuvole….tutto scorre come dipinto sui finestrini del treno.  Il treno si trasforma in una piccola pinacoteca dove in mostra c’è la natura con i suoi colori.  Si attraversano paesini, passaggi a livello, ci si ferma in attesa di una coincidenza nel mezzo della natura.  Il dondolio del treno concilia, smuove i pensieri. Si è quasi invogliati a pensare di più sul treno. Premono, scalciano, si divincolano i pensieri.  Alcuni sono belli altri meno….altri per niente ma sono li che si accalcano sospinti dal movimento sui binari. Mi vengono in mente donne, amore, amicizie, sorrisi, posti , cibo, attese, il mare, tutto ciò che frulla nella testa. Ovviamente mi soffermo su quelli grandi , su quelli importanti. E guardando fuori dal finestrino,  li proietto sul vetro e come in un film me li guardo in silenzio.  Lontano solo il chiacchiericcio dei macchinisti.  Con una mano sfioro il vetro temperato come a toccare il mio pensiero.  Un sorriso piacevolmente malinconico mi appare in viso, il pensiero più bello ……! Suona un cicalino….mi alzo, e vado a controllare in cabina se dai  macchinisti tutto proceda bene.  Un’altra sosta, ma i pensieri quelli belli ormai sono li….li vorrei dedicare condividere….per ora li ho solo proiettati, smossi dal dondolio del treno. Eh già!!  l’odiamo quando fa ritardo ma in sostanza ci piace andare in treno…..e il momento per farsi coccolare dai pensieri…..e qui anche i pensieri brutti ….alla fine non sono cosi brutti.! Alla prossima tratta alla prossima corsa.

La Caldaia del 1914 del Romito - Firenze

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