Contro il muro
E’ tardi, ma non troppo, è circa mezzanotte. La solita camera d’albergo, la solita stanchezza di una giornata di lavoro. La doccia da quel tocco di relax prima di andare a dormire e lava lo sporco del deposito ferroviario di catanzaro. Accendo il mac e guardo un pezzettino di qualche film di Wong Kar Wai che ho nell’ hardisk, ma sono stanco e spengo subito. Non prendo sonno immediatamente, gli occhi si abituano all’oscurità e filtra un pizzico di luce dalle persiane di questa camera. Mi giro e rigiro nel letto cercando il torpore. Fa caldo. Improvvisamente mi accorgo di una cosa. Il letto ha un lato che poggia al muro. In realtà l’avevo notato appena vi ero entrato nella camera, ma non ci avevo fatto caso più di tanto. Ora invece nel quasi buio quel muro è li. Ad un certo punto accenno un sorriso. Mi sono ricordato di quando ero all’università a Bari. In quasi tutte le case che ho cambiato ho sempre sistemato il letto in modo che un lato fosse poggiato al muro. E non lo facevo solo io. Mi sceglievo con cura la disposizione dei mobili, perché quel muro doveva essere li. Quando, la notte mi coricavo ormai stanco delle fatiche del cazzeggio giornaliero al bar del politecnico, mi poggiavo con una parte del corpo su quel muro. Lo abbracciavo quasi. E poi di estate o cmq quando faceva caldo mi spiaccicavo letteralmente su di esso per cercare quel fresco che mi avrebbe fatto addormentare. E poi di spalle, con una gamba poggiata, con il braccio alto…insomma diverse e curiose posizioni per far si che quel muro toccasse coprisse un parte anche piccola del mio corpo. Il muro è stato un compagno di sonno, era come aver qualcuno affianco. E’ rassicurante è possente, è un muro. Sembrerebbe una pratica molto diffusa tra gli studenti universitari o cmq dei fuori sede sistemare il letto cosi. Ma forse un pò di tutti. Chissà forse perchè in quel periodo della vita si ha bisogno inconsciamente di qualcosa che ci rassicuri quando si torna a casa. Ci rassicuri non in maniera invasiva ma statica…un punto fermo. Il muro. Il muro dei miei, dei vostri letti. La sera era sempre li a darvi un appoggio senza parole senza bisbigli. Non vi chiede impegno non vi chiede spiegazioni il muro . Una spalla su cui scaricare i pensieri di un crescere, di un divenire. Amico silenzioso piccolo scrigno dei nostri segreti. Mi viene in mente una cosa che faceva mio nonno quando mio padre era piccolino. Dormivano nel lettone spalla e spalla in contatto. L’ho fatto anche io con mio nonno. Be il muro è un po cosi. Pensando tutte queste cose mi sono avvicinato al muro del letto della camera d’albergo. Ho spostato il lenzuolo e mi sn poggiato cercando il fresco e cercando di riprovare le vecchie sensazioni. Cazzo non ho trovato una posizione comoda, ne ho provate diverse. Mi sono sentito un po acrobata ….:) Eppure nei tempi dell’uni dormivo con il muro, sempre e bene. Il tempo scorre e si cresce e chissà forse non si ha più bisogno del muro come appoggio come compagno di sonno. Oppure ci si abitua a dormire soli. C’è chi dorme con la fidanzata, con il marito, la moglie, un amica,un amico, un donna di passaggio e sostituisce il contatto con il vecchio muro. Mi sono spaparanzato nel letto avvolgendolo tutto, come faccio sempre a casa mia. E se la non comodità del muro fosse la metafora di un incapacità inconscia di adattarsi facilmente ad un contatto ad una presenza? Mi giro e rigiro, fa caldo riprovo il muro…alla fine un compromesso una gamba poggiata il resto del corpo in diagonale sul letto. Prendo sonno…ma prima del torpore sono contento che vicino al letto ci sia il muro. Notte.



