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Come un quadro di Dalì

Posted by Nick on set 1, 2008 in Diario, Viaggi

Il vento tiene in tensione fili d’erba in un parco, è una brezza che
attraversa la città; porta l’eco di qualche isolato rumore risonante
tra le mura fatiscenti a dissolversi in riva al mare dove l’acqua
cristallina abbraccia la bianca sabbia delle spiagge ricca di occhi
ammalianti. Cinque ragazzi sullo stesso prato seduti tra un albero
secolare e la voglia di raccontarsi la vita. Alle spalle il richiamo di
danze popolari che avanzano con l’impressione di voler scuotere
l’antica terra per farne uscire tradizioni autenticamente meticce.

E’ una delle immagini ricca di elementi che ho impresse di queste vacanze,
un quadro di Dalì, un ricordo distorto dalla voracità del tempo
d’estate, un pomeriggio trascorso in un parco di Cagliari ballando
scalzi musica tradizonale.

Quest’anno ho scoperto la Sardegna, non tanto quella delle coste notoriamente incantevoli, ma quella delle tradizioni di una isolaneità orgogliosa, ricca di cultura e tradizioni (…anche culinarie).

Nick

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In attesa… di Barcellona

Posted by Nick on lug 21, 2008 in Diario, Viaggi

Domenica pomeriggio e la mia valigia rossa è li tra la borsa del computer e quella della macchina fotografica. Sul Malpensa Express cerco un posto tra i pinguini venuti a refrigerarsi in questo clima polare che solo le aree condizionate milanesi riescono a ricreare. Barcellona…18.45 – Barcellona…. Barcellona…eccolo! Check-in 1, gate A. Impallidisco quando devo trovare il capo della coda per per il controllo al metal-detector. GMG 2008 ed almeno 300 ragazzi in partenza per incontrare il papa a Sidney, cazzo…proprio quando devo partire io! Mentre continuo le mie osservazioni antropologiche decido di farmi tranquillizare dalle note di Ludovico Einaudi. [Mi incuriosice sempre osservare le persone ed i loro atteggiamenti cosi diversi, soprattutto in luoghi come aeroporti e stazioni dove si incontrano "fenomeni" di ogni tipo (per es. vedi foto)]. Trovato il capo della coda percorro circa 100 metri di serpentina prima di superare il valico che mi porta verso la zona “sicura” dell’aeroporto. Attendo l’imbarco leggendo Fahrenheit 451 mentre fulmini e pioggia intimoriscono la sala, voli in ritado ed attendiamo… attesa di 2 ore… fin quando ci viene urlato “il volo è stato cancellato!”. Le imprecazioni in italiano si mixano magistralmente con quelle in spagnolo mentre attendiamo dettagli ed io penso alle pochissime possibilità che ci sono che il 13 Luglio in Italia un volo venga cancellato per maltempo! Ancora attesa per il cambio di biglietto per l’indomani e per sapere che trascorreremo la notte in un albergo li vicino. Dopo 6 ore dal mio arrivo a Malpensa riesco ad uscire dall’aeroporto non per andare in Spagna, ma per andare in un hotel “quatro estellas” come dicono nel pullman vedendo le stelle dell’hotel. Domanda: cosa si fa quando 80 persone arrivano contemporaneamente in albergo alle 11.30 di notte per fare il check-in? Si attende in fila…ancora attesa, paziente attesa. La mattina seguente la sfortunata carovana riparte per l’aeroporto; è incredibile come poche ore di disagio condiviso abbiano unito le persone, sembra di conoscersi da tempo. Giunti in aeroporto ci imbattiamo in una corsa fantozziana verso il check-in…altra coda…controllo metal-detector…in coda…attesa per l’imbarco e poi finalmente Barcellona! Quasi non ci credo e penso che ci avrei impiegato meno in autostop (ma forse avrei trovato coda in autostrada).

Nick

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duntiempoperdido

Posted by Antonio on mag 16, 2008 in Viaggi

Non ho visto nessuno andare in contro a un calcio in faccia.
Eppure con lo stesso timore misto a paura e sentimento forte di chi va in contro a un calcio in faccia ho preso l’ennesimo volo ryan.
Tutto in una settimana. La nostalgia di un intero anno, l’attesa di due anni per un ritorno, la tua vita che inesorabilmente e fortunatamente ancora oggi, e credo per sempre, porterà con se i segni di quell’esperienza. Una sola parola: Granada.
Granada come sinonimo di strade piccole e profumate, sinonimo di piazzette da lasciarti senza fiato, sinonimo di sorprendenti miradores, sinonimo di intrecci di culture differenti, sinonimo di genti dai mille colori, sinonimo di feste e discoteche al lunedì, sinonimo di botellones, sinonimo di amori e passioni, sinonimo di tutto quello che si può pensare e diventa realtà… sinonimo della sensazione che la tua vita è nelle tue sole mani…sinonimo di erasmus. E chi lo conosce lo sa.
Il cineasta dei miei sogni in questi due anni di astinenza granadina ha organizzato per me non so neanche più quanti ritorni…. Tanto da aver ‘’caricato’’ quel check-in da orio al serio con almeno altri 20 kg in più…. chili invisibili e incontenibili per qualsiasi tipo di valigia o bagaglio a mano. Solo il cuore ha saputo portarli con se.
E poi ti accorgi in un solo momento che non sei mai andato via, che un pezzo di te è ancora la.. e non sottoforma di melanconica nostalgia bensì come vita, vita pura, quella che incontri x le strade che già conosci, quella che puoi sentire, quella che, in qualsiasi momento, troverai ad ogni ritorno.
Continui a ripeterti che sei a Granada, ad ogni passo, ad ogni cosa che vedi e che già sapevi di incontrare, continui a ripeterti che non sei davanti al pc con delle foto…continui a ripeterti tutto questo fino a quando la città non ti riconosce e ti riassorbe..ed allora non puoi fare altro che lasciarti andare. Lasciarsi a Granada.
Penso che il senso di un anno erasmus sia anche questo: saper consegnare un pezzo del proprio cuore ad una città e poterlo ritrovare ogni volta che si vuole..senza essere mai capaci di ‘’strapparlo’’ e riprenderselo… perché le storie che hai intrecciato con la città non lo permetterebbero mai.
Dedicato a chi ha vissuto un’esperienza del genere.

mil-maquinas1

antonio

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Finesettimana toscano

Posted by Nick on mar 14, 2008 in Diario, Viaggi

Vigilia burrascosa non solo metereologicamente, l’atteso finesettimana è messo in discussione da 4 rinunce dell’ultimo minuto. Ma i Pennellisolari non si lasciano scoraggiare da cosi poco e le teorie stocastiche di Gio non ci danno colpe. Si parte dopo uno spuntino allo strudel ed una tisana non bevuta, con un programma ben studiato nella tasca, tecnologia satellitare per farci strada, ma tanta voglia di perderala per ritrovare panorami di una bellezza incontaminata. L’arrivo a San Gimignano è un passaggio in un’altra dimensione, in un’altra epoca. E’ la nostra base per due giorni tra un borgo ed un altro percorrendo morbide colline da perderci il fiato. Certaldo, Volterra, Monteriggioni, San Gimignano. Siamo come fiumi che trovano la tranquillità nel proprio mare. Viviamo un finesettimana tra le meraviglie del Chianti e la piacevole compagnia dei nostri amici e dei personaggi autictoni (saluti al cappellano ed alla ragazza della pizzeria di Volterra). Adesso è ancora più difficile vivere a Milano.

Nick

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3 Cartoline da Bratislava

Posted by Nick on feb 19, 2008 in Diario, Viaggi

Milano-Bratislava A/R, prezzo 0.6 Euro tasse incluse (grazie Save), occasione da non perdere. I Pennellisolari non la perdono. Arrivati in terra Slovacca ci si accorge subito che la città offre soprattutto freddo e poca accoglienza. Non solo qui non hanno ancora inventato l’istituto alberghiero, ma nei ristoranti bisogna sedersi e basta, senza neanche salutare, con il rischio di aspettare ore.
Sarà la clientela, i divani in pelle, i dolci in vetrina o i muri colorati. “Caffè&CO” ci da un piacevole riparo dal gelo. Fonte d’ispirazione per discorsi più o meno profondi tra arte, donne e libertà. Forse è l’unica cosa che vorremmo portarci in Itlia…eeeeeemmmmmm…no anche qualche bella ragazza.
I Pennellisolari sono alla ricerca di un Caffè&Co a Milano, oppure lo metteranno in piedi. Gio ha gia promesso i finanziamenti, la fanta-organizzazione è gia partita. Sognare non costa niente, neanche i 345 ‘Svinski’ del nostro conto.

Nick

Che devo dire? Non ci capisco più un cacchio.
E’ un mese che ero in vacanza e credevo di chiudere in bellezza sto periodo sabbatico.
Invece Bratislava mi ha abbastanza deluso.
Vedi il freddo che mi ha anestetizzato l’ipofisi, lo scarsissimo senso di ospitalità degli indigeni slow-vacchi, o la città dall’architettura affascinante quanto il caffé slavato (giusto per essere coerenti) che ci hanno rifilato in un bar pseudo-spagnolo.
Menomale che gli altri due Pennelli sono stati grandiosi, soprattutto nell’intavolare discorsi filosofici. Vedi alla voce felicità, arte, amore-sofferenza.
Però alla fine se ne sono andati 130 eurini e il mio alter ego genovese è stato ripagato.
Nota di merito al grande Save, l’organizzatore di tour pan-europei.

Gio

Increspature a perdita d’occhio, neve e fumo delle alpi a specchiarsi al sole. Ho visto, dall’alto. Un mare di nuvole basse stendere tappeti al tramonto. Briciole restanti del giorno arrossare il Danubio. Anche questo ho visto prima che l’aereo atterrasse. Io, a bocca aperta, come gli altri due nei sedili davanti al mio proprio come quando andiamo in giro in macchina: Giò che guida e Nick a studiare la strada. E’ vero, è come avere una famiglia, pure a 10 mila metri di quota, un posto sicuro da portarti in volo, stile bagaglio a mano, in un paese dove un caffè lo paghi con duecentomila banconote di carta. C’era un freddo cane, ma solo li, di fuori. Un’architettura da cinecittà, ma solo fuori. Che strano che di quel freddo e di quei palazzi appena tornato ricordi solo un’aria leggera e una poltrona in pelle. E il mio bagaglio a mano.

Vins

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Check-in-Bratislava

Posted by Nick on feb 18, 2008 in Diario, Storie, Viaggi
La Pennellisolari Picture’s peresenta:
Check-in-Bratislava
a seguito della realizzazione di questo corto uno degli attori è stato perquisito dalle guardie aeroportuali perchè considerato “sospestnanka” (sospetto). E’ seguito un rimpatrio forzato.

Pennellisolari

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Chega de Coimbra

Posted by Gio on feb 1, 2008 in Diario, Viaggi

In questo momento sono seduto con due autoctoni, un semi-ubriaco di colore e un sedicente artista, che pero’ sembra non mentire. L’artista, attore di teatro e pittore, ha convinto l’altro a lasciarmi in pace da quando ho confessato che devo completare il mio post. Mi manca descrivere le serate a Coimbra.
La prima di queste la trascorro nel bar sotto casa mia in compagnia di un amica di Gonzalo, Maria Joao, e due suoi amici. Sono tutti giornalisti e la serata la passiamo discutendo delle differenze tra i giornali portoghesi e quelli italiani.
Snocciolando i nomi delle varie testate nostrane, che gia’ conoscono, l’argomento verte con naturalezza sulla politica.
Gli parlo dell’attuale crisi di governo e del mediocre moderato equilibrista che l’ha provocata, della totale mancanza di egemonia che impesta la maggioranza; della certezza di un’alternanza in caso di elezioni anticipate.
Avendo vissuto in Italia per un anno in Erasmus, conoscono bene il nome di chi potrebbe succedere all’attuale presidente. Si parla quindi dell’eccezionalita’ del nostro paese, che ha in seno un conflitto d’interessi tipicamente endemico di stati come il Burkina Fasu e il Malawi.
Ma questo e’ un altro blog, qui non si parla di politica.
La seconda sera incontro Susana, un’altra amica di Gonzi, che lavora come giornalista. A Coimbra pare che esistano solo architetti e giornalisti…
Andiamo a cena a casa di suoi amici, un po’ distante dal centro.
Quando comincio a parlare senza essermi ancora presentato tutti i portoghesi mi chiedono se sono brasiliano, per l’accento.
Nascondo bene l’orgoglio che ne consegue ma rispondo fiero di essere un italiano meridionale.
La serata scorre piacevolmente come il vino Porto che scorre tra un piatto di pesce con sugo di pomodoro e cipolle, molto speziato, e patate bollite.
La padrona della casa si chiama Ana, ha 29 anni, psicologa, e assomiglia a una mia ex. Ma porca puttanaaaa, ti pareva che non dovevo pensare a lei?
E’ gentilissima e sorride a tutti; figura esile e capelli legati da fermagli.
Sapendo che sono in vacanza, mi invita a pranzare con lei il giorno dopo. Andiamo difatti in una tasca, cio’ che noi chiameremmo trattoria caratteristica (avete presente O’ Cerriggh a Bisceglie o L’albero fiorito a Milano?).
Mi consiglia di prendere un tipico piatto portoghese ma dal gusto molto particolare, mi avverte.Per me e’ un invito a nozze!
Devo dire che mi son stupito nel vedermi servire una zuppa di trippa, fagioli e carote identica a quella che cucina mia nonna.
Ridiamo della coincidenza e lei mi dice che questo tipo di locande stanno scomparendo perche’ l’Unione Europea impone regole d’igiene molto restrittive. Mi parla quindi di una lenta dissolvenza delle tradizioni identitarie del suo paese.
E di lavoro, cosa fai – le chiedo; risposta: psicologa e assistente sociale in una specie di favela giusto fuori Lisbona……ma porca puttanaaaaaaaaaaaaaa, ma mi vuole proprio devastare questa!
Beh, menomale che il mio sistema immunitario mi protegge da un probabile cedimento.
A sera mi chiede se voglio cenare in casa con suoi amici, e li le stesse domande: sei brasileiro? Ah, Italia…Italia dove, Napoli? Ah, ma allora sei di Milano? E com’e’ Milano? Io sono stata a Firenze, Venezia e Roma…
Persone di una generazione piu’ grande di me, classe ‘72, con le quali gusto olive, formaggio di capra salatissimo, patatine, un’ottima zuppa di pesce.
Il tutto irrorato da eccellenti vini locali.
La maconha gira e io insieme.
Mi accompagnano a casa mezzo sfatto.
L’indomani saro’ a Lisbona

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Respiro lusitano

Posted by Gio on feb 1, 2008 in Diario, Viaggi

Le giornate vissute a Coimbra sono state emozionalmente sinusoidali. A stati di completa solitudine si sono alternate serate trascorse con persone sconosciute e adorevoli.
Da quando mi sveglio, cioe’ verso mezzogiorno, al pomeriggio inoltrato io e la mia ombra ci siamo fatti un’ottima compagnia. Ma non ci siamo sentiti soli. Passando come un ubriaco da un bar all’altro, l’esplorazione mentale era amplificata da bicchieri di birra. Le locande, poi, sono situate strategicamente in cima alle innumerevoli scalinate, quasi come vene del corpo umano.
Allora ti puoi godere i tanti universitari riconoscibili da cartelline sotto braccio che sbuffano dalla fatica per la salita, le coppie di fidanzatini a scambiarsi amorevoli effusioni (bastardi!), le studentesse che cercano una stanza da fittare aiutate da un padre un po’ troppo protettivo. Altri contemplano interdetti libri di economia, sociologia, diritto.
Da perfetto ingegnere sogghigno meschinamente nel vedere pagine senza l’ombra di una formula. Poveri, penso, credono di studiare cose difficili e non sanno neanche cos’e’ un’equazione differenziale. Pero’ la loro ricerca intellettuale me li fa sentire solidali. Alcune poesie di Vinicius de Moraes colorano questi miei pensieri interiori.

Come quando ti vengono quelle intuizioni mentre sei nel dormiveglia, quelle che ti svegli immediatamente e pensi perche’ non ti era venuta prima (e in realta’, poi, si rivela una cagata), cosi’ mi folgora un pensiero apparentemente non voluto: a Milano mi manca la Lentezza.

La lentezza che mi fa respirare il mondo e non trangugiarlo;
quella che mi mostra dove sta andando la mia vita, opposta ai mille eventi che me la riempiono
senza lasciarla sedimentare in me.

Quella lentezza che mi indica un gatto nero che mi guarda fisso con gli occhi verdi da un gradino, quasi fosse il suo trono.
Quella che sincronizza i pensieri al respiro, amplificandolo,
tanto che se non mi aggrappassi ad un peso, mi condurrebbero alla divergenza (e qualcuno qui potrebbe dimostrarlo anche matematicamente).

Quella che mi farebbe riacquistare la facolta’ mnemonica, che adesso mi manca.

Non so se mi sono espresso chiaramente, ma quando mi trovo senza lavoro, mostre, cinema, pub, aperitivi, sento tornare il respiro che la mia fisiologia metropolitana aveva rimosso dalle sue funzioni.
Non sto incolpando la mia vita, anche perche’ sono io che la scelgo, con tutti i condizionali del caso. Ma non credo di avere il coraggio di mollare tutto e ricominciare a respirare per sempre. A meno di non leggere un ennesimo articolo esplosivo in una di quelle riviste ecologiche che compriamo solo io e Maurizio in Italia.
E lasciarmi deflagrare il cervello.

[continua...]

Gio

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Porto Giallo

Posted by Gio on gen 28, 2008 in Diario, Viaggi

[...continua]

Sono in un bar.
In una delle tante birre gustate con la faccia contro il sole mi fisso a guardare una finestra aperta all’ultimo piano del palazzo di fronte a me. All’interno c’e’ una seconda finestra aperta che sta sulla parete di fronte a quella piu vicina a me.
Filtra una luce pomeridiana molto brillante dalla seconda finestra e mi viene istintivamente l’associazione di quest’immagine con un quadro del Sanzio che si trova nella pinacoteca di Brera: Sposalizio della Vergine.
E’ un quadro in cui, alle spalle degli sposi in primo piano, c’e’ un tempio con due porte aperte, una di fronte all’altra, e da quella piu’ lontana si vede lo spazio indefinito dello sfondo.
La prospettiva rappresenta l’intento dell’autore nel giocare col concetto di infinito, collocando il tempietto come limite tra finito e infinito, perforato dalla luce che proviene dalla finestra. Un elemento simbolico associabile alla siepe Leopardesca.
Ecco, guardando allora le due finestre, mi pervade un sentimento di tranquillita’. Contemplo l’indefinibile ristorandomi con succo di luppolo gelato.

E’ sera. Ho il montgomery a scaldarmi il corpo.
Sono seduto ad un tavolo di uno dei bar che costellano il centro.
Ho appena comprato sei bottiglie di birra visto che, per la terza sera di seguito, sono stato invitato a cena a casa di persone mai conosciute prima.
Perche’ ho scelto proprio questo tavolo? Non lo so. Magari perche’ di fronte e’ seduto un angelo? Puo’ essere….
Una di quelle ragazze che sputtanerebbe in due secondi il solido asse Bisceglie-Milano-Grottaglie dei PennelliSolari.Compreso il 2% del Pennnello Nero.
Maglione rosso con maniche larghe, sciarpa avvolgente quasi arancione…puo’ sembrare di manifattura ma lo dubito. Con l’occhio malandrino, cerco di scrutare la gonna. So che e’ di cotone con una fantasia verde per mattonelle in ceramica.
Se non avesse sotto le calze doppie nere e gli scaldamuscoli in lana verde scura, starebbe crepando dal freddo. Quasi mi sgama mentre cerco di carpire informazioni sulle scarpe.
Ovviamente sono tipo ballerina, dorate, zero suola. Si, Mirko, come quelle ortopediche.
I capelli, ricci e biondi, sono legati da un fermaglio invisibile che genera un vigoroso cespuglio di boccoli; e tenuti compatti, dalla fronte al cespuglio, dalla immancabile fascia di cotone a fantasia tropicale che mi provoca quel vuoto che senti quando sei in fase di salita su un’altalena. Giusto per completare, mi spiazza con due occhi verde-azzurro, dal taglio felino.
Cazzo, e’ devastante.
Ah, dimenticavo, parla francese, immagino lo sia,e in grembo ha un cucciolo di cane che dorme.
Nick, roba che avremmo tentato di indovinare quale tipo di foglia di te’ preferisce bere al pomeriggio.
Sorseggia della birra con un’altra ragazza che, per quanto possa impegnarsi, non riesce a farmi percepire la sua presenza. Bastardo, lo so…
Oh, comunque non m’ha degnato di uno sguardo. Vado a casa, almeno cerco di contrattare col mio orgoglio per non farlo incazzare del tutto

[continua...]

Gio

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Portogando

Posted by Gio on gen 26, 2008 in Diario, Viaggi

Strano, rispetto alle altre persone, non sento il bisogno di scrivere un diario privato, che solo io posso o potro’ consultare. Preferisco al massimo scrivere una lettera, almeno so che qualcuno leggera’ le mie emozioni.
Da un po’ di tempo ho la possibilita’ di scrivere sul blog; spesso lo sento come un dovere e non mi riesce di scrivere liberamente. Altre volte, come questa, e’ un’opportunita’.
Per non perdere pezzi importanti della mia vita, perche’ so che se poi faro’ un back up (maledetto inglese!) di tutti i post scritti, un giorno mi rileggero’ con piacere, con stupore.

Ieri mattina atterro in un aeroporto del Portogallo, a Porto.
Ovvio che la ridondanza portuale e’ voluta ma riflette la realta’.
La notte scorsa ho dormito, o finto di, nell’aeroporto di Bergamo per non rischiare di perdere l’aereo quindi sono piu’ rincoglionito del solito.
L’aeroporto di Porto (mi diverto) e’ modernissimo e l’architettura e’ avveniristica. Netta e avvolgente. Tanto che, dopo mezz’ora, sono su un treno per Coimbra.
A sud rispetto a Porto, Coimbra e’ la citta’ di Gonçalo, uno dei tanti miei maestri di vita. Vado la’ perche’, a sua detta, e’ una citta’ molto bella da vivere, almeno durante la settimana.
Arrivo in stazione e subito contatto Tiago, un amico mai conosciuto di Gonzi, che vive a Lisbona. Senza averlo mai visto (!!) gli telefono e lui mi indica una locanda della citta’ dove mi daranno le chiavi di un suo appartamento. Cioe’, questo Tiago mai visto, mi da’ le chiavi e io mi funghizzo nel suo bilocale nel centro storico di Coimbra.
Lo so che puo’ sembrare falso, ma e’ cosi’. Fantastico.
Lo stabile si abbarbica sulla salita di un’arteria della citta’ antica. Le due camere sono piene di registratori, giradischi, pianola, ventilatori, libri, vinili, CD e un unico termosifone mobile di quell’appartamento sempre freddo.

Le giornate a Coimbra scorrono lente.
Spesso sono in qualche bar, stravaccato su una sedia di alluminio, che mi gusto un fino, un bicchiere di media bionda da 0,2 cl che qui costa un euro.
La citta’ e’ fondamentalmente divisa in due parti: la alta si sviluppa su una collina ed e’ l’area storica della citta’; la baixa, invece, e’ quella piu’ nuova, dove si concentrano i negozi e il mercato.
L’occhio europeo e’ abituato a questa dicotomia tra parte storica, indicata spesso come centro, e parte nuova. Ma, come del resto in Brasile, in Portogallo il centro storico non e’ rivalutato e vive aspettando i finanziamenti pubblici per essere restaurato.
Qui la gente preferisce prender casa nella zona nuova, dove gli edifici sono di concezione e realizzazione moderna.
Per fortuna, il fratello di Goncalo, Vasco, e’ un architetto e sa cosa vuol dire rivalutazione del centro. Oltre ad avere la libreria “XM” che vende libri, riviste e mobili che richiamano i concetti dell’architettura figo-comunista che costa un terremoto, ha un intero palazzo a venti metri dalla libreria, in pieno centro storico.
L’ha comprato per una miseria e per restaurare la facciata esterna di color rosa antico ha ricevuto i finanziamenti del comune.
La casa si stratifica su tre piani, con pareti bianchissime e infissi e porte ancora in legno. Per alimentare ulteriormente la mia invidia, mi invita a usare la scala a chiocciola per salire e scendere.

[continua...]

 Gio

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Panchina tra gli aranci

Posted by Nick on dic 3, 2007 in Fotografia, Viaggi

PANCHINA TRA GLI ARANCI. Siviglia – Orto degli aranci, non ho potuto fare a meno di fotografare questa panchina, quattro anziani che si riposano nel fondo del chiostro della cattedrale di Siviglia di fronte a decine di alberi di aracio. Potrebbero essere benissimo 4 anziani del sud Italia: Spagnoli e meridionali hanno molte cose in comune, ma le persone di una certa età sembrano le stesse…tradizioni ed atteggiamenti comuni, dal forte legame con la chiesa a quello per la famiglia. Non so voi, ma io sono sempre stato incuriosito dalle espressioni della gente anziana, poter scorgere tra le loro rughe ed i loro sguardi storie di generazioni e tradizioni ormai lontane dalla nostra. Bello fotografarli, i vecchi, come i bambini, generalmente non si ibarazzano davanti ad un obiettivo.
Nick

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Un po’ di Sud

Posted by Nick on set 20, 2007 in Diario, Viaggi

Le ruote della valigia saltellano sul fondo sconnesso della via verso la sazione. Questa volta il solito zaino lascia il posto alla borsa con il compiuter, viaggio di lavoro preceduto da un finesettimana da turista. Basta poco per capire che non sono più alla stazione di Milano: sole, sguardi curiosi di pallide ragazze americane ed il tassinaro che, a differenza del sattista milanese, è un vulcano di parole ed espressioni popolari. Ne approfitto per incontrare qualche amico e GPZ mi racconta del suo ultimo viaggio in India documentato da foto bellissime. Campo dei fiori, Colosseo, Fori Imeriali, Piazza Navona, Trastevere,….anche una via nascosta può essere una piacevole sorpresa regalandoti uno scorcio incantevole. Roma è unica, mi corteggia e mi fa innamorare ogni volta che ci ritorno.

Lunedi lascio Roma per andare verso sud: training un collega che fa l’ispettore (non di polizia!). Incontriamo diverse realtà aziendali, circondate da paesaggi variegati. In pochi chilometri si passa dalla spazzatura casertana alla meraviglia della Costiera Amalfitana alla tranquillità delle colline ciociare. Chilometri macinati con la vera sorpresa positiva di questi giorni, il mio collega! Ore ed ore di chiacchierate con un 65enne di raffinata cultura ad ampio spettro.

n.

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Storie di un matrimonio belaga

Posted by Nick on set 11, 2007 in Diario, Viaggi

Venerdi pomeriggio, quando tutte le energie residue di una settimana di lavoro le usi solamente per guardare l’orologio, ancora una volta sono zaino in spalla per il solo bagaglio a mano di un viaggio RyanAir direzione: matrimonio di Bart.

Bart: ha fatto l’erasmus ben sette anni fa in Italia facendo parte della ‘famiglia’ studentato di Via Pannilani a Como. In pochi mesi si sono creati legami di amicizia tra studenti italiani e stranieri tanto da perdurare nel tempo.

Arrivati a Bruxelles, alla carovana Italiana (io, Saverio, Carlo, Rosaria) si aggrega il mitico “poliziero” spagnolo Miguel. Anche se tardi, è d’obbligo andare alla ricerca una tipica birra belga ed altrettanto tipiche, ma poco salutari, patate fritte in cono di carta.

Secondo giorno, partenza per Aalst per il matrimonio in tre tempi:

- Primo Tempo, al comune: pochi minuti di attesa ed ecco arrivare un pullman anni ‘60 con su gli sposi, i genitori ed i testimoni tutti eleganti e con atteggiamenti formali. In coda a coppie equidistanziate si dirigono verso la sala del comune dove la sindachessa in un ‘comprensibilissumo’ nederlandese formalizza legalmente la coppia Bart-Katleen. Auguri ed applausi contenutissimi.

- Secondo Tempo, in Chiesa: il solito pullman arriva in paesino a pochi chilometri da Aalst, parcheggia all’ingresso di una chiesetta tra le campagne di granoturco con gli sposi che entrano stranamente insieme per la celebrazione cattolica. E’ ovvio che noi siamo completamente assentidurante le parole fiamminghe del parroco. Gli unici momneti che ci svegliano sono quelli dei canti delle due bravissime coriste che intonano pezzi non propriamente liturgici. Finita la messa, lancio del riso,mentre noi accenniamo gli unici applausi ed accenni a cori che sono bloccati dal silenzio e dagli sguardi straniti nei nostri confronti…. Capiamo subito che all’uscita della chiesa bisogna rimanere composti!

- Terzo Tempo, al ristorante: aperitivo in giardino con noi che ci piazziamo tatticamente tra il cuoco che arrostisce e la zona di uscita dei camerieri dalla cucina con vassoi in mano. Le nostre tattiche d’assalto al cibo sono supportate dallo zio di Bart che si dimostra altrettanto navigato in tali faccende. I primi bicchieri facilitano la socializzazione dei simpatici parenti di Bart e Katleen. I buffoni della serata ovviamente siamo noi, tanto che lo zio di Katleen ci prende per fenomeni da baraccone facendoci più foto di quelle fatte agli sposi. Al tavolo siamo noi 5 + Romina (altra ex dello studentato di Via Pannilani) ed il suo ragazzo (Matt Damon) che fortunatamente parlano itliano e ci traducono un po di scherzi e battute che vengono fatte durante la cena. L’ottima cena raggiunge il suo apice con i dolci (che delizia!), ma anche con lo sventolio dei tovaglioli a suon di musica tradizionale (tipica dei matrimoni) in cui l’ormai ubriaco padre di Bart ne è capofila, che spettacolo! Nel dopo cena si prosegue con le danze fino quasi all’alba, sono le 5 quando ci ritiriamo all’albergo dello zio di Bart.

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Mare profumo di mare

Posted by Nick on lug 22, 2007 in Diario, Viaggi

La sveglia fa eco nel silenzio di un sabato mattina d’estate insistendo nel lampeggiare 05:50. Le mie palpebre sono paragonabili a saracinesche arrugginite di un bar anni ‘60, a fatica mi sveglio, mi cambio, zaino in spalla e giu per le scale.

Per strada guardo il silenzio della città e la luce tiepida sull’architettura. Mi son sempre piaciute le mattine all’alba, quando tutto inizia a prendere colore. Mi piace camminare per strada, poche macchine, alzare lo sguardo e seguire la linea delle facciate. Le finestre sono quasi tutte aperte, ci sono i presupposti per un’altra giornata torrida d’estate.Tram, stazione e poi sul treno per ulteriori 2 ore di sonno. Mi sveglio quando dal finestrino si scorge il MARE, non vedevo il suo azzurro da diversi mesi. Camogli ci attende!

Abbiamo trascorso una bella giornata, tra schizzi, scherzi, carte, focacce, granite, un emergumeno che pianta gli ombrelloni, pallavvolo (non piu di 15 palleggi…), pietre roventi, creme solari, canticchiare “mare profumo di mare…” (ma c’è chi dice che il profumo lo si sente dentro….[Gio e Vins non sono ammessi vomiti!]).

Tornaiamo da “milanesi” contenti ed illusi di esserci rigenerati dalla città rovente, io ne avevo bisogno…

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Come Corto Maltese

Posted by Vins on giu 11, 2007 in Arte, Diario, Viaggi

Corto Maltese. Un’altra domenica di viaggio e mostra. Chiostro di Voltorre. Maria Cicerchia mi ha chiesto se è un paese. Risposta ufficiale dopo due giorni a pensarci: no, non proprio. E’ uno sputo con un bar, un chiostro e delle indicazioni che ti mandano contro dei muretti in cemento. Boooh, stranezze segnaletiche del nord. Carino, però ma a viverci ci andate voi. Io sono a posto così.
Tutto inizia: soliti ritardi, colazione con il profumo di calamari fritti e Tom Tom di Daniela che da ieri sarà sempre nei nostri fuoriporta (il Tom Tom, non Daniela).
Tutto continua: Cesare tira, Mirella insegue… a stento. Giò odia l’aria condizionata e Ezia invece la vuole. Un giorno li ammazzo visto che avanti a fare il dj sul cruscotto comandi ci sono io.
Tutto mangia: eccoci arrivati all’agriturismo che è nel guinnes dei primati per il numero di donne incinata presenti in sala. Fa caldo ma per fortuna c’è un bel risotto ai funghi ad aprire lo stillicidio di portate che si susseguono a mezz’ora l’una dall’altra. E’ Estate e questi hanno un menù invernale. Hanno problemi al database delle cucine? Aiuto, deliro. Sarà il vino FERMO.
Tutto Mostra: il mondo dei fumetti, il ritorno. Un tuffo in una delle poche cose che mi sembravano degne di note negli anni dell’adolescenza e ben oltre, un disegno e una nuvoletta ad evitare qualsiasi suono molesto. Gran mondo quello di Hugo Pratt.
Tutto a casa: sulla strada del ritorno si fanno spazio, senza stento, quelle 2500 cazzate al minuto che io e Giò spariamo a raffica giusto per ribadire il concetto: siamo coglioni anche dopo una giornata a fare cabaret, camminare, mangiare e stare al sole.
Tutto in archivio: cosa c’è adesso, a si, altre gite, altre feste, altri inviti, altri quintali di appuntamenti che mi verrebbe di piazzarmi sul letto e dire: “ragazzi passo”. Ma poi finisce che non passo mai. Forse cerco il motivo buono. E vai di Negramaro, vai col rock.

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Cassetti

Posted by Nick on mag 21, 2007 in Diario, Storie, Viaggi
I primi cassetti si sono aperti salendo sul treno che attraversa il lungo ponte che porta da Copenaghen in Svezia, poi alla stazione, alle vie del centro, con le migliaia di bici, poi agli odori, ai colori, ogni scorcio un cassetto che si apre, poi un altro ed un altro ancora…
Non tornavo a Lund da 4 anni, da quando ho concluso i dieci mesi più belli della mia vita ed i cassetti dei ricordi si sono aperti di continuo, anche quelli di cui avevo dimenticato l’esistenaza. L’emozione più forte l’ho provata ritornando nello studentato in cui vivevo, tutto è rimasto invariato, stesse situazioni, ma con persone diverse. Nello stesso corridoio ci sono ancora studenti provenienti da tutto il mondo, ancora il mix di culture ed energie formidabili, ho parlato con alcuni di loro ed ho capito che la magia dell’ “EF corridor” si ripete ancora, anche per loro sarà un’esperienza incredibile.
Vorrei raccontarvi molte cose su Lund ed i miei dieci mesi li, ma certe emozioni non possono essere descritte facilmente, possono solo essere vissute.
Nick
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metafisica d’un sabato a Padova

Posted by Vins on mag 6, 2007 in Arte, Diario, Viaggi

Quando è finalmente sbucato dalla porta d’uscita io e Nick gli abbiamo fatto l’applauso. Ormai è un rito. Tutti fuori dalla mostra ad aspettare che Giò finisca di contemplare i dipinti con l’accuratezza di uno che ne capisce. Non lo sapremo mai se e cosa pensa davanti a quei quadri ma sappiamo che ci sono tradizioni che non si può evitare di ripetere. Questa è una. Altro giro altra mostra, siamo finiti da de Chirico questa volta, a Padova. Pioggia o no siamo andati decisi per la nostra strada e finiti, dopo la mostra, in un’osteria di Km zero (cosa vuol dire chiedetelo a Giò) dove il grande Gigi dei “Max Max and Community” ha tenuto banco per un paio d’ore con pezzi di cabaret tratti dal repertorio classico locale. Ci siamo spaccati dal ridere come per dire: i mille volti dell’arte, sottotitolo – quelli che … se non piace la mostra di certo piacciono le stra-puttanate attorno.

Un saluto ai cugini di Nick e scusateci ancora se Ezia ha offeso le mamme dei vostri ragazzi… lei è così, tutta genio e sregolatezza.
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Zaino in spalle

Posted by Nick on apr 25, 2007 in Diario, Viaggi
Sveglia, colazione e zaino in spalle….ne ho trascorse tante di mattinate iniziate cosi, sempre con le stessa emozione, quell’emozione frizzante di ragazzino che deve fare la gita scolastica o deve partire per una muova avventura. Sabato mattina si è ripetuta la stessa magia, la stessa adrenalina che ti fa aprire gli ochhi prima della sveglia, stessa voglia di novità, stessa voglia di catturare immagini da trattenere tra i ricordi.
Questa volta il mio treno mi ha portato a Londra. Mi immaginavo una città grigia, invece ho trovato una città bellissima, piena di artisti e ricca di una storia che ha toccato ogni angolo di continente, lo si percepisce anche dalla moltitudine di sguardi e colori della gente. Devo ringraziare Marcolino per avermi fatto vedere anche la Londra dei londinesi, quella dei mercatini, quella delle strade strette in pave, case basse e lampioni neri da film giallo con accanto un negozio in legno ed un vecchio cartello ciondolante con su scritto: “Bread Shop”.

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