Mi chiedi se mi và di venire in Sardegna con te. Davvero non sò. Non perchè tu non mi piaci, inteso come amico, non perchè sono geloso del tuo compagno o perchè timoroso dei nostri confronti. Ti dico non sò perchè davvero non sò. L’apatia è una malattia che scopro appartenermi proprio mentre mi rifugio su wikipedia a cercare un motivo a questo lassismo che non mi avvea mai preso e che invece mente e corpo mi chiedono. Non vado ne avanti ne dietro. Ne fuori ne dentro. Il tempo passa. Rimango chiuso nella mente e mi godo il mio sport, il mio tentato riposo e quei pochi momenti di euforia che ritornano. Per me Luglio e agosto sono passati per lasciar posto a settembre. Già malinconico guardo il mare e rimpiango di non aver vissuto l’estate abbastanza. E solo ora che scrivo mi manca non l’averla vissuta come potevo. MA ti giuro che avevo SONNO. Sai che significa che mi addormermento ogni sera all’ora che i Milanesi cenano e poi non mi riprendo più. Sai che significa aver detto a malapena 5 frasi all’ultima ipotetica cena deii pennelli?
Chi mi è vicino patisce, purtroppo, mentre per me è l’unica scelta possibile. Mi trascino, poi corro, poi mi addormento. Reagire? Ma a cosa? Dolce lassismo che scopro ad agosto. La voglia di non fare nulla. Niente. Lasciarsi cadere nel piacere di leggere, dormire, mangiare, ridere. e poi? Nel frattempo continuo a lavorare, male e a sprazzi.
Sò che lo sai. In qualche estate sei stato anche tu così malinconico, apatico, o cosa. Cosa và in vacanza? cosa no? Come si spegne la mente? Perchè si è molto più felici di restere a dormire piuttosto che andare a festeggiare? E capisco che siamo molto simili ma con tempi diversi. Tu esci e io no. Io esco e tu no. E incontrarsi è difficile, quanto andare in Sardegna, E ppure per me sarebbe più facile la PAtagonia.
Lo aspettavi come il Babbo Natale che si lanciava dal camino, e quel countdown era talmente carico d’aspettativa che lo vivevi per un mese…perché tra un po’ è il tuo compleanno diceva mamma…e quei pochi giorni prima dalla festa con gli amichetti, scandivano minuti inesorabile per la preparazione, e tu aspettavi, aspettavi fino a quando la mattina, svegliato da mamma e papà addirittura insieme, aprivi gli occhi:era arrivato. Quel giorno tutto t’era concesso, come se fossi il re. Ed almeno io mi ci sentivo per davvero tale. La colazione era più bella il giorno del mio compleanno, mamma e papà mi volevano più bene, il giorno del mio compleanno, e non vedevo l’ora di andare a scuola, perché tutti mi avrebbero fatto gli auguri, perché tutti quel giorno mi avrebbero dato quella considerazione che meritavo e, se sbadatamente qualcuno mi ignorasse, io comunque mi sentivo più forte, perché era il giorno del mio compleanno! Poi la sera la festa, da piccola quelle in cui io ero al centro dell’attenzione, e quelle da più grande in cui mi facevo carina per il mio amore di passaggio che vedevo riflesso nello specchio in cui mi abbellivo, sperando di riuscire a fare almeno un lento al gioco della spazzola, ma puntualmente, quel lui un ballo fugace con me lo faceva anche, ma per poi stare tutto il tempo a corteggiare quelle amiche sempre più belle di me… Ed andava via così, il giorno del mio compleanno, con una frase su un diario segreto dal lucchetto puntualmente forzato da mio fratello, bagnata di lacrime per un amore non corrisposto oppure di gioia per averlo trascorso così bello.
-Lo apro un attimo, il diario, e tra una pagina e l’altra trovo scritto “Saddam Hussein è proprio un uomo cattivo”, correva il 1990, e per essere sul mio diario ad 8 anni doveva proprio avermi fatto arrabbiare.
Oggi è il mio sabato del villaggio. Il diario cartaceo non c’è più, e nemmeno l’andare a scuola felice. E quando ho smesso di sentire la vibrazione del mattino del mio compleanno, ho capito che stavo diventando grande, e mi odiavo per non essere più capace di sentire nell’aria il profumo che casa mia aveva solo quel giorno. Ma un anno è sempre un anno di vita, di Vita, di VITA e già basta a meritarsi tutto il mio grazie. Certo nell’anno appena passato non ci son più le rassegne dei miei voti in matematica o della liti della mia comitiva “in mezzo alla villa”, e nemmeno le promesse di essere migliore, non dire bugie e non fare arrabbiare mamma e papà, ma oggi, stanotte, se scrivessi ancora, forse al mio Caro Diario direi che per la prima volta domattina, schiuderò gli occhi in una casa nuova, che non si sentirà l’odore del ciambellone o dello zabaione, che i regali non mi piaceranno come sempre e che i clienti non mi lasceranno in pace solo perché è il mio compleanno. Ma sarà pur sempre il mio compleanno. E quando anche camminerò per strada con la gente ignara io calcherò fiera i miei passi, perché anche se loro non lo sanno, io quel giorno starò vivendo dentro la mia domenica del villaggio, ed anche se mamma e papà non ci saranno più a svegliarmi, girerò la testa sul cuscino e incontrerò gli occhi di quell’ amore forse non più fugace, che avrà gettato la spazzola all’aria invitandomi a fare un lunghissimo lento con lui… Si, voglio ballare.
Qualcuno era scettico forse perchè il gruppo era meno blasonato di altri artisti in cartellone. Invece ci hanno emozionato, e non poco. Un’atmosfera che traspare tra qusti miei scatti solo vagamente. Lumini e sonorità da BluNote di periferia.
Vi riporto riporto le info di un workshop organizzato dagli amici di Algomas. Se foste interessati, fatemi sapere.
Nick
Il corso, condotto da Nicola Marfisi e Meri Valenti, propone un iter che parte dalle radici storiche del medium fotografico viaggiando attraverso le rivoluzioni tecniche e stilistiche che lo hanno portato fino ai nostri giorni.
Il workshop fornirà forti basi per muoversi nel mondo dell’immagine. Le prime 5 lezioni comporranno il livello base, al quale seguiranno 6 lezioni per il livello intermedio. Durante il corso si parlerà sia di fotografia analogica che di quella digitale, senza porle, peraltro, in contrapposizione. I concetti e le tecniche spiegate sono applicabili ad entrambe i campi, la tecnica sarà spiegata in maniera chiara ed essenziale ma in relazione ad una visione creativa della fotografia. Durante il workshop verranno effettuate uscite fotografiche con i docenti.
Le prime 5 lezioni comporranno il livello base, al quale seguiranno 6 lezioni per il livello intermedio.
Costi:
LIVELLO BASE 100 euro – LIVELLO INTERMEDIO 120 euro
Prima lezione gratis Lunedì 16 Novembre alle 21 presso l’Associazione culturale “La scheggia” via Dolomiti 11 a Milano
Avevo promesso che sarei stato breve ma soprattutto che l’avrei scritto e allora eccomi:
1- CHI PREDICA ABBIA L’ACCORTEZZA DI VEDERE COME RAZZOLA PRIMA DI SCRIVER MALE DELL’ALTRO.
2- CHI è CAUSA DEL SUO MAL, PIANGA SE STESSO.
Ora posso anche venir meno alla promessa di esser breve per cercare di non venir meno al principio di esser chiaro.
Chi ha orecchie per intendere intenda, ma soprattutto se la vita non è fatta di post, email e parole ed è fatta di gesti, azioni, condivisione e quant’altro, allora è in strada che chiedo di venire a dimostrare questo cambiamento che sul BLOG ABBIAMO GRIDATO UN Pò TUTTI A GRAN VOCE.
In Africa si respira la non volontà di reagire ad una povertà che sembra congenita e chi ne subisce i morsi della fame sembra piangersi addosso. Non c’è lavoro, non c’è da mangiare, non c’è da bere, non ci sono strutture e non ci sono tante altre cose. Mi sembra di vivere il Sud con tutti i suoi limiti e mancanze.
Però la verà mancanza, il vero limite è che non c’è volontà, volontà di uscire dalle proprie condizioni sporcandosi le mani, senza muovere il culo e sempre sperando che lo Stato, una nazione più ricca, una Società commerciale, venga a salvarci dandoci il lavoro o le condizioni a cui auspicavamo.
Siamo stati abituati, come Sud, che sia dell’Italia o che sia del Mondo, ad aspettare che qualcuno ci venga a salvare. La cosa più forte che siamo riusciti a fare nell’ultimo secolo è stata emigrare, al nord o all’estero per salvare le nostre vite. Abbiamo usato e sperperato male i finanziamenti ricevuti senza preoccuparci del futuro e della nostra terra e siamo rimasti indietro. Speriamo ancora che lo Stato o ora la Comunità Europea ci venga a salvare dalla crisi ma continuiamo a non fare niente, a non creare niente, a prendercela con i politici e credendo di sapere tutto continuiamo a laurearci mentre quello di cui abbiam bisogno è di umiltà.
I miei coetanei, del sud, rifiutano 45 euro netti al giorno di una giornata in campagna, più contributi, più la possibilità di avere un lavoro pomeridiano, piuttosto vanno a lavorare in un grande magazzino a 800€ al mese ma in campagna no. Troppo dequalificante. Piuttosto rimangono a carico dei genitori, girano in cerca di raccomandazioni, aiuto, altro.
Allo stesso modo ma con condizioni più disastrose ho visto l’Africa. MA rimane che ogni giorno vivo male questo Sud che amo vedendo famiglie di immigrati crescere e vivere, aziende chiudere perchè nessuno sottostà a lavori umili MA DIGNITOSI, perché ERAVAMO UNA SOCIETà DI LAVORATORI ed invece siamo diventati una Società di chi lavori veri non ne vuole più fare.
Alcuni conoscenti mi fermano per strada e vendendomi nelle Associazioni o vicino alle Amministrazioni o a progetti comunali, e allo stesso tempo intriso nel mio settore lavorativo, mi riescono solo a dire: “Ma quanto vuoi guadagnare?”, o “Beato te, tu stai bene!” oppure “Tu oramai sei lanciato nel tuo settore e cosa ti preoccupa!” e tante altre cavolate.
LA verità è la stessa che distingue una persona di buon umore da una normale. Quella con il buon umore ha comunque i problemi, ma cerca di risolverseli dandosi da fare senza lamentarsi e questo non significa che problemi non ne abbia.
Per questo, invece di lamentarsi, bisognerebbe darsi da fare, creare, recuperare lavori utili, dimenarsi di riunioni dove si parla di problematiche locali, di come risolverli, delle possibilità che lo Stato e la Comunità Europea, la Regione e quant’altro ci danno per COSTRUIRE IL NOSTRO FUTURO E QUELLO DI CHI CI SEGUIRA’.
Come diceva Gio “Ci soffro delle scelte fatte”, ci soffro delle serate passate a sentire e a studiare cosa la Comunità Europea attraverso la Regione ci sta mettendo a disposizione, perché vorrei andarmene al pub come i miei coetanei, andare alla Biciliae, stare più con le persone che si sentono miei amici, ed invece, probabilmente preferisco di più dedicarmi a qualcosa di edificante per me, per il nostro futuro e perché tanti soldi non vadano sprecati nelle solite tasche. Però io, alle riunioni sui fondi euoropei, di tutti quei giovani che criticano, dicono di adoperarsi, si credono paladini di un mondo migliore,… NE HO VISTI POCHISSIMI, PER NON DIRE NESSUNO.
NON è TUTTO E SEMBRERA’ ANCHE TROPPO CRITICO, MA DI QUESTO CI SOFFRO, PROPRIO perché AMO LA TERRA DOVE VIVO E CHI LA VIVE CON ME INVECE DI AMARLA DAVVERO SI LIMITA A DIRLO E REGALARLE I FIORI PER ANDARE AVANTI OGGI, SENZA PENSARE CHE NEL FUTURO SERVIRANNO INFRASTRUTTURE, PROGETTI, PROGRAMMI, CULTURA, …
Ma forse parlo già da vecchio mentre bestemmio i miei coetanei che si perdono dietro stupide lamentele senza venirsi a costruire il futuro.
Quella che hai vissuto e quella che non ancora. Quella per i sorrisi regalati anche a chi non ne voleva, quelli che si stampavano negli occhi ed insinuavano nell’anima con la prepotenza dell’onda che ti investe per bagnarti. Un applauso non lungo la tua vita ma intenso quanto gli attimi che di essa ti prendevi e stringevi in petto. Sembrava quasi la insegnassi, la vita, quella stessa che stretta nei tuoi pugni ti sei preso e portato via. Presuntuoso e prepotente. Hai fatto l’inchino e senza aspettare che il tuo applauso per la vita si concludesse hai tirato la corda e chiuso il sipario, cosicché piccoli e grandi si ricordassero il sorriso e il vanto col quale ti prendevi quell’ ovazione, piuttosto che l’attimo in cui quello scemasse e tu ti saresti ritratto dal palco in sordina.
Fai buon viaggio ragazzo, e grazie, per esser stato compagno del nostro.
Nuova comparsa sul nostro blog; nonostante il caldo di ques’epoca abbia intorpidito le menti e le dita dei visitatori usuali, Antonella è qui a proporre benzina fresca per i nostri motori.
Scrivere è un’esigenza,una necessità, è voglia di confrontarsi, di svuotare i pensieri che occupano la massa celebrale su carta bianca o quel che si voglia. Scrivere è mettersi a nudo, così come viene, senza troppe perversioni. Scrivere è raccontare,inventare, sognare ad occhi aperti.
Scrivere può diventare anche un’utopia realizzabile. È questo l’intento di un blog nato solo qualche giorno fa: L’agora dei blogger (http://agoradeiblogger.blogspot.com/).
Una piazza telematica dove ognuno è libero di esprimere riflessioni, pensieri, paturnie mentali e chi più ne ha ne metta. È un’idea che nasce da un giovane fotografo siciliano, già autore di un blog abbastanza conosciuto (http://marcocrupifoto.blogspot.com/) che vuole sfruttare l’opportunità offerta da Blogspot di poter gestire un blog con 100 scrittori.
Al momento il blog è in cerca di scrittori, giornalisti, fotografi e tutti coloro che hanno qualcosa da dire o mostrare che sia frutto di una riflessione personale, una notizia di cronaca,una recensione su un’opera d’arte. Non ci sono paletti se non quelli imposti dalla logica del rispetto delle idee altrui.
Ad oggi, oltre a me- Antonella-, partecipano altri 13 blogger :NERO_CATRAME Nausicaa Marco Crupi Michela manuel hampjurt Ilaria Lorenzo ashasysley Sydney Vicidomini AnDrE Kekko. Chiunque fosse interessato può rivolgersi a Marco Crupi, ovvero il ragazzo che gestisce direttamente il blog oppure farsi una passeggiata virtuale su : http://agoradeiblogger.blogspot.com/
Cominciai il mio viaggio ridendo, ridendo dalla piccola stella del cielo della spensieratezza dei giovani anni di una vita di sorrisi e pianti di amori e canti di luci e gioie di sbagli e noie.
Han cercato di non vedere spesso le pupille di una verdiccia iride della bianca sclera di un occhio stanco di tutte quelle tediose incombenze di chi riempiva la mia vita di quella indistricabile complicatezza di un animo troppo grigio per non ingrigire anche il mio sorriso.
Fino a quando poi mi son ritrovata seduta, seduta sul piedistallo dell’insoddisfazione di uno spirito intorpidito dal troppo male delle incomprensioni giustificate da mille sempre inutili parole dalle quali scappavoin mondi di sogni e fantasia ed in cui il mio serbato sorriso con timidezza metteva la sua punta dell’alluce del piede silenzioso sulla soglia della crosta della terra di una valle costruita perché lui corresse felice.
E fu lì, correndo, che il mio cuore mi chiese di portarlo ancora a volare con in faccia il sole del campo di un grano di oro e di argento del vento che facesse della primavera il suo tempo.
E così che oggi, di nuovo ridendo, ho sciolto il silenzio dei passi posati sui gradini della scala dell’aereo che plana la spuma della cresta dell’onda della vita… quella nuova…di te
Al volgere dellennesimo giorno speso tra riunioni e viaggi stancanti nel web mi chiedo: ma per chi cazzo sto vivendo? Ma sì, qualcuno vedrà una vena leggermente polemica nella mia domanda, non è così.E più per curiosità che lo chiedo.
Periodo facilmente paragonabile al grigio di Milano questo, ma essendomi stancato scherzo, ovviamente di usare questa città per descrivere scenari pessimisti, ritiro il paragone e provo a dipanare il concetto.
E da un po che ho creato il deserto intorno a me, tutto intorno a me (concedetemeloauspico unassunzione). Voglio dire che ho annullato gran parte dei contatti, molti dei quali virtuali, che avevo prima dellestate; ho decimato le mail che invio, cv a parte, le telefonate, le uscite con bevute, le mostre, gli agriturismi.
Non soè subentrato uno schermo auto-protettivo inconscio che mi toglie le energie per vivere così attivamente come prima. Ormai mi concedo solo alle letture, eccellenti e non, in metro e a film solitari serali. Linsostenibile leggerezza dellessere, Le bucoliche, Patrizia Laquidara, Cristina Donà, Corto Maltese, un documentario su Allende, le zanzare e li mortacci loroecco le compagnie che frequento in questo periodo.
Preso da una strana sete culturale, al mattino mi sveglio e, con la centrale nucleare che ho in bocca, chiedo a Daniele il significato di parole come: companatico, mendace, bucolico, argonauta. Non credo di essere nel punto più acuto di una fase depressiva; è più per curiosità che lo chiedo.
Lui, con somma indifferenza, ci mette quei due micro-secondi a rispondermi correttamente, senza proferir parola per protestare.
Un po mi incazzo che mi risponde senza sbagliare, un po mi piace che esiste ancora qualcuno che possa rispondere alle domande che non mi fanno vivere in pace. E difficile che dopo i professori delle superiori, delluniversità, lallenatore di tennis e qualche amico molto più grande di te riesci a trovare uno che risolve i tuoi dubbi esistenziali.
- Cavolo, non riesco mai a dirigere il post nella direzione pensata -
Ricetta per creare un gustoso deserto ritonificante:
sbattere e lasciare mantecare una dozzina di amici in una polvere di mostre&concerti;
aggiungere una storia fugace e lasciarne una nel congelatore;
frullare una venere magistrale e farla lievitare in un grasso impasto;
spruzzare il tutto con polvere di ozio altrui
Adoro le ricette che mia mamma studiava e che mi permettevano di intingere il medio e lindice insieme in una crema color crema; e spiaccicare una bustina di PanDegliAngeli sul mio naso. Così amo studiare la mia vita dallesterno, riconoscerne le pieghe quotidiane che ne formano limpasto e sputtanarla in questa vetrina, quasi a desiderarne una svolta catartica.
Poi penso che tra venti minuti ho la metro.
Ho il tempo di spellarmi le braccia, grattando gli ultimi residui epidermici dellestate. Quasi a voler tirar via la superficie logora di uno strano periodo della mia vita.
Keith Jarret in cuffia e le immagini fuori dal treno scorrono allunisono con le note del suo pianoforte.
Aspetto di pescare carte migliori al prossimo turno.
Sono le undici di Giovedì sera quando prendo il treno Milano – Ancona; arrivo alle 3:33 e riparto alle 5 per Loreto. Ad attendermi ci sarà una stazione deserta e avvolta ancora dalle tenebre.
Al primo capolino del sole, un gallo solitario comincia a strillare al di là dei binari annunciando il giorno.
La stanchezza che sento e quella che prevedo mi obbliga a stendermi su una rigidissima panchina di legno nella sala dattesa. Mi sveglierò solo alle 8, ristorato dal seppur parco riposo.
Cornetto e cappuccino nel bar della stazione e sono pronto a partire su un bus che mi porta nella piana di Montorso; mi siedo tra la sterpaglia pungente e terra bruciata. Di fronte a me cè il palco imponente dell Agorà dei Giovani 2007 e, allorizzonte, una fascia compatta di mare color smeraldo che sembra volersi staccare dalla somiglianza cromatica del mare. La luce di un timido mattino di fine estate mi dà il benvenuto a questa nuova avventura.
Metto una sigaretta spenta in bocca e comincio a leggere il mio giornale fresco dedicola.
Ho una manciata di minuti per sapere della scomparsa di un giornalista molto impegnato nel sociale, quando mi arriva la telefonata di Nico che mi avvisa dellarrivo del gruppo: una ventina di ragazzi, quasi tutti armati di uno strumento musicale diverso.
Lensemble creato dal poliedrico ed inesauribile Nico, è stato voluto dagli organizzatori della manifestazione per rappresentare la regione Puglia.
Con i fiati, le percussioni e gli archi ci saremmo esibiti il giorno dopo durante la festa dellAgorà di fronte a circa 300 mila persone.
Passiamo tutta la giornata di Venerdì a provare il nostro brano, una composizione divisa in due parti; nella prima, due ballerini si cimentano in una sorta di danza delle spade baroccheggiante, piroettando su una musica che richiama le atmosfere rom. Nella seconda, io e Rossella, laltra ballerina, diamo forma alla musica che sembra avere radici nelle tradizioni pugliesi, quasi una pizzica.
Sia la struttura musicale che quella coreutica sono quindi divise in due parti, una rom e una tradizional-popolare pugliese, che stanno a identificare le due culture che si fondono in una virtuosa dialettica nella terra dItalia storicamente aperta allOriente; la Puglia, appunto.
Rossella è molto agitata anche se sono ancora le prove; io invece sguazzo tranquillamente tra i miei errori di ballo. Nel frattempo, conosciamo i cantanti del gruppo folk campano dei Damadakà.
Sento i brividi mentre eseguono il loro pezzo, Madonna delle Grazie: piffero, tre tamburi e una chitarra battente servono a farmi sciogliere tutta la tensione accumulata. Uno dei quattro poi, interviene suonando una enorme conchiglianon chiedo di più!
Finite le prove, raggiungiamo la caserma dellaeronautica che ci ospiterà per la notte; una pizza e una birra, poi, serviranno a ridarci le energie perse durante il giorno.
Scatto una foto al mare di notte illuminato da una luna stranasolo che gli ombrelloni che profumano di staggione finita mi sospirano troppa malinconia.
due settimane di ferie passano veramente in fretta.
Soprattutto se, non fosse stato per un imprevisto, avrei dovuto averne tre di settimane dossigeno.
E vabbe, vai a capirle ste brioches
La descrizione (distorta) delle nostre vacanze lavete ottenuta grazie alle sempiterne parole del buon vecchio Vins, ma che dire del rientro a Milano? Date (plurale di dai), non mi chiedete una spatafiata di insulti a questa incantevole città, sennò risulterei banale e Vins mi bloccherebbe laccesso al blog.
Diciamo che non è stato facilissimo lasciare lu sule, lu mare e lu ientu per essere poi accolti da pioggia, freddo e smog. Mollate le valigie in camera, tac! mi si tappa la narice destra; il giorno dopo sarei incappato, invece, nel raffreddore.
Che bello poter contare sulle certezze meneghine!
Però, dopo cinque giorni di pioggia e internet, STUM STRAP TROMP!! I Pennelli Solari inaugurano energicamente il nuovo anno solare (e non cera aggettivo più azzeccato).
Zaino, infradito e macchina fotografica e i nostri eroi si ritrovano catapultati in una delle più affascinanti città romagnole: Ferrara. Ma attenzione, sta volta i gagliardi sono deficienti, nel senso che mancano di un atomo fondamentale per completare la Radiosa Molecola.Vins, che col suo innato egoismo, ha deciso di rimanere ancora qualche giorno in quel di Bisceglie.patetico!
E vabbé, Pazienza, avrebbe risposto Andrea: il BuskersFestival era pronto ad accoglierci comunque.
Forse la più grande festa degli artisti di strada dItalia, di sicuro una parata di fenomeni da non perdere.
Musicisti, giocolieri, comici, mangiatori di fuoco e di bambini, era uno spettacolo dietro laltro; dai suonatori di sfregatoio, usato dalle lavandaie di un tempo per i panni, al pianista di piano mobile che, con una ballerina rotante sulla coda del piano, se ne andava in giro per le strade grazie alle ruote motorizzate del pianoforte.
Sembrava la versione reale di Alice nel paese delle Meraviglie e limponente castello ubicato nel centro della città faceva da suggello al celebre racconto del Carroll.
Le molteplici evoluzioni di un impavido equilibrista ci hanno poi indotto uno stimolo di fame atroce, tanto che abbiamo dovuto a malincuore fermarci per assaggiare dei ravioli alla zucca con ragù di carne. Mentre scrivo ho la bava solo al ricordo
La giornata va avanti e ci ritroviamo nella piazza della cattedrale per lo spettacolo di un musicista argentino che suona rispettivamente: una dozzina di campanellini, ognuno con un suono diverso; una sega (!) stimolata dallarchetto del violino e una chitarra la cui cassa armonica era una scatola per vernice.
Troppi drogati, chiosa il ristoratore nella cui bacheca dei vini troneggia una bottiglia proveniente da Predappio con la faccia del Dux impressa sulletichetta.
Noi, da perfetti drogati, ci siamo divertiti alla faccia di tutti i Cuori Neri.
Per contorno, una città stupenda a fare da cornice a unestenuante fine settimana.
Sempre negativo melanconico quando mi esprimo ma non riesco a traspirare gioia; non adesso che questultima non è tra gli enzimi che il mio corpo usa per assimilare la vita.
Lo sarà, forse, quando avrò raggiunto nuovamente un equilibrio.
Certo che vivere in questo stato durante la staggione non è un mio desiderio, ma posso combattere questapatia dal di fuori? Non credo.
Mi lascio vivere, nelle ore in cui lunica mia attività è vagare senza alcuna meta tra i siti internet che mi ritrovo tra i Preferiti.
Yahoo mi vuole come Gold User dellanno: avrò controllato la sua mail quelle GigaVolte per Day che son riuscito a far sbiadire i colori della pagina daccesso.
E un ozio dilaniante che si auto alimenta e che governa le leggi dei miei giorni.
Mi toglie ispirazione e mi lascia senza aneliti di vita.
Allora comincio a praticare nuovamente lo sport preferito di questa generazione di precari: mandare cv a tutte le aziende possibili.
Ormai non ci credo più come una volta o, perlomeno, non ci spero.
Ci voleva un raffreddore estivo a deliziarmi: sulla spiaggia, seduto a tre metri dal mare, sento i brividi tipici dellinfluenza..evvai, pensobella sfiga di merda!
Rinuncio a nottate marine, il mio corpo non le reggerebbe.
Torno a casa dopo il lavoro; accendo la tv aspettando gli altri che arrivino per la cena.
Soffoco così qualunque possibilità di pensiero e, inebetito, mi guardo un tiggì
Tutto mi sembra negativo e impassibile.
Come quando hai (ho!) il raffreddore e mangi di tutto, percependo solo unombra di sapore. La pesca e luva sembra abbiano lo stesso gusto, quel velo zuccherino che ti solletica il palato.
Vivo così questi momenti di vita, come in uno stato di raffreddore acuto; i giorni li trangugio senza sentirne il vero saporesolo una parvenza.
La sensazione poi scompare e ti ritrovi di fronte allo schermo, pc o tv che sia.
Lascio a una festa di inizio estate il compito di farmi rivivere.
Costruiamo questi momenti di liberi pensieri tra noi
senza nessun dovere o responsabilità reciproche
pronti a liberarci solo perché difesi da uno schermo illuminato.
Ispirato dalla Prospettiva Nevski, cerco in te un’intimità lenitiva
al mio animo combattuto da due fuochi opposti.
Ma sono fiamme fredde quelle che lambiscono il mio cuore
e sono stanco di inibirlo con la logica
All’inerzia cardiaca fa eco la mia eterna indecisione
Non c’è soluzione esplicita al dilemma, solo sopravvivenza.
Tra un impiego inventato e un desiderio di fuga,
mi trascino al declino del sole
Riuscirà a salvarmi un treno?
Sarà il solito palliativo, rumoroso e scomodo
Amica mia, come vedi sono ancora proiettato su me stesso
E a nulla varrà l’amore incondizionato
se non ho ancora il coraggio di accoglierlo
Esplicito la mia voglia di vivere
e nascondo la mia fragilità
Fa tutto parte di sto gioco che mi sfianca
e mi fa sperare in un ritorno
Arriviamo molto in anticipo grazie allefficienza organizzativa di Nick; arriviamo che stanno smontando il palco del concerto del giorno prima grazie all’efficienza organizzativa di Nick. Grazie all’efficienza organizzativa di Nick, ho trangugiato la pizza riscaldata di mia nonna sulla 91, le cui ondulazioni producevano strani fenomeni di risonanza al mio pancreas, per arrivare in tempo allappuntamento con Nick.
L’approccio al palco è quello di stravaccarci sulla terra mista a erba con lobiettivo di sporcarci il prima possibile pantaloni e maglietta. Lo sporco, presso le popolazioni Maori pre-colonizzazione, serviva a esorcizzare la puntura delle zanzare, ma le belve autoctone milanesi non sono conservatrici: loro se ne fregano delle tradizioni, Maori o Azteche che siano, e quindi si fiondano sulle nostre braccia senza tanti indugi.
Solo un Autan alla pesca amaranto E/O mela riesce a tenerle quiete; le loro narici sono come quelle delle persone che abitano a Milano: o la sostanza è artificiale oppure non viene neanche presa in considerazione dai sensori olfattivi.
Dopo quelle due o tre ore che aspettavamo linizio del concerto, chi ti sbuca dalle retrovie? Come al solito una persona che conosco ma di cui non ricordo il nome.
Ormai i miei amici non si stupiscono più di questo, anzi mi rompono quando non saluto nessuno in una manifestazione E/O concerto. Manco io comincio a stupirmi più, e questo non va bene. Però mi piace essere sempre quello che costruisce interazioni tra gruppi e persone prima sconosciute.
Va bene, Daniele Silvestri è sul palco; Daniele, sei grande! si sente urlare.
Dopo un paio di gomitate sullarcata dentale superiore del soggetto, linvettiva prettamente femminile sembra fermarsi di colpo.
Ringrazio che non cè nessuno a fermare il momento con i superlativi e mi sintonizzo sullo spettacolo che comincia.
E bello scoprire che quel fenomeno di cantautore, così bravo a descriverti come un tessuto attraverso la trama delle sue parole, è alto come Mammolo e ha due grandorsali ridicoli.
Nonostante ciò è abile a raffigurare tra le strofe quegli svincoli che ti ritrovi nella vita, di fronte ai quali devi prendere al più presto una decisione perché la strada è viscosa e frenare vuol dire schiantarsi contro il guard rail delle inibizioni.
Il volto di Daniele seduto al pianoforte si proietta sulla gran cassa della batteria e limmagine vibra ogni volta che il percussionista la colpisce col pedale. Limmagine si imprime distorta nella mia mente, che subito la rielabora facendomi credere che quel viso non è altro che la moltitudine delle mie esitazioni che vibrano sulla superficie della mia coscienza, percossa da un alito di Mela Verde.
Laereo appena decollato da Linate sbuca dalle fronde dellalbero che giace a destra del palco. Io e il mio Alter Ego ci voltiamo sincronizzati ad osservarlo; non ce ne frega un cazzo che tutti sono li con i cellulari a scattar foto della banda che suonanoi abbiamo bisogno di fuggire anche quando siamo felici e non chiedeteci perché, visto che ancora non lo sappiamo.
Comunque non ve lo diremmo.
Occhi da Orientale e il mio mobile intercetta il suo numero.
Non può iniettare del veleno qualche Sole prima e sperare nella mia immunità.