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A Giacinto…

Posted by Lello on mag 23, 2009 in Poesia

Né più mai leccherò le sacre sponde
ove il mio cono fragoletto giacque,
Giacinto mio, che te specchi nell’arredo
del vecchio bar da cui Sospiro nacque

Venere, e fea quelle prelibatezze rotonde
col suo primo Sospiro, nessun palato non piacque
la tua limpida glassa e le tue fronde
l’inclito verso di colui che morse e

cantò Leali, ed il diverso Emilio
per cui bello di fama e di sventura
mangiò la sua penosa caramella Ulisse.

Tu non altro che il cornetto avrai dal figlio,
o cremosa mia pastella ; a noi prescrisse
il gelato e la cremata sepoltura.

Lello

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Ricordando Faber

Posted by Nick on gen 10, 2009 in Arte, Musica, Poesia

L’11 Gennaio 1999, 10 anni fa moriva proprio qui vicino casa mia uno dei più grandi cantautori italiani, Fabrizio De Andre. Come molti altri della mia generazione io l’ho conosciuto dopo la morte. Proprio dopo la morte che molti dei suoi suoi testi sono stati rivalutati e rispolverati da quel velo di polemiche dovuto alle denuncie sincere ed roniche nei confronti di potere e borghesia. Ascoltando e riascoltando le sue canzoni il mio interesse per la sua arte è cresciuto sempre di più, ho studiato i alcuni testi, ho letto libri ed interviste, fatto ricerche, visto tributi e suonato la sua musica.

Faber, soprannome dato dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio,ha raccontato storie umane di emarginati, prostitute, drogati, suicidi, ha raccontato di Cristo in croce con gli occhi di del ladrone Tito, la morte di Tenco e Pasolini (unica canzone composta su commissione), ha raccontato di re, cavalieri e principi, della sua Genova e della Sardegna.

Sono convinto che i suoi versi vivranno sempre, le sue poesie, le sue storie, quelle che riusciva ad intrecciare magistralmente tra voce e musica. Usava con efficacia la parola (italiano e dialetto) per difendere le sue utopie e le sue idee di libertà contro la banalità.

“Amore che vieni, amore che vai” è la canzone scelta da Dori Ghezzi per ricordare suo marito a 10 anni dalla scomparsa. Decine di emittenti radiofoniche e televisive trasmetteranno la canzone contemporaneamente.

Nick

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SiCiNi

Posted by Nick on nov 25, 2008 in Diario, Fotografia, Poesia, Viaggi

Terra che sbircia l’alternarsi delle onde
tra profumi saporiti ed intensi sapori
Orgoglio di se stessi oltre il proprio
dove eloquenti sguardi silenziosi
urlano cio che l’abitudine rende bello perchè dato
Immagino occhi affannosi,  
respiri obliqui verso la libertà
Riconto i passi di una via senza nome

Nick

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Lampi… di genio

Posted by Vins on lug 13, 2008 in Diario, Poesia

Ha continuato a lampeggiare per tutta la sera.
Per tutta la durata dello spettacolo.

A Milano c’è una manifestazione chiamata: “Da vicino nessuno è normale”. Un titolo eloquente e ancor più significativo per chi, come quelli che animano le discussioni di questo blog, si sentono portatori di un messaggio, il proprio che incita al cambiamento, alla stabilità, alla ricerca o all’amore perfetto e lo trasmettono a testa alta, senza vergognarsi.

Cinema, musica e teatro in estate, a Milano, si trasferiscono in posti eccezionali. In tutti i sensi. Posti che sembrano l’emozione più vicina a quella di un mare che non c’è. In questo caso si tratta dei giardini di un ex ospedale psichiatrico fra gli alberi che si muovono al vento di una sera di pioggia e le fiamme dei lumini che si spremono più che possono per suggerire almeno un’idea, vaga, di quella che dovrebbe essere la strada lunga e pietrosa che dall’entrata porta fino al palco. Un’aria da fuori Milano.

Io, Nick e il mio nuovo coinquilino (ai più conosciuto come quello che ci prova con tutte) costeggiamo i padiglioni immergendoci in un silenzio che trasuda anni ‘70 da ogni centimetro di cemento, piastrella e neon.
 
Dicono che ci siano spazi adeguati ad alcuni momenti della nostra esistenza. Quelli in cui ognuno di noi sente di essere esattamente al posto dove dovrebbe. Io il mio l’ho trovato venerdì scorso, esatto e preciso come il sole nel disegno di un bambino. Lì, sotto quel palco dopo aver asciugato la sedia bagnata dal temporale di qualche ora prima. Attore, pianoforte e sassofono: “storie per sentirsi vivi e camminare a testa alta”. Didascalia dello spettacolo: “La poesia è leggera, occupa poco spazio, si può piegare, infilare in tasca e recitare sulla strada. La poesia unisce i viaggiatori, alleggerisce il cammino, illumina la notte e riscalda il vento freddo dell’alba”.

OK, adesso alzi la mano chi di voi, con queste premesse, non sarebbe salito sulla Toyota Corolla di Nick per sfidare i tuoni e qualunque temporale in agguato con un’idea più forte di tutti i calcoli metereologici del caso. Ovvero che a crederci così tanto nelle cose alla fine anche dio (o qualunque cosa sia) deciderà di aspettare un momento prima di lasciar venire giù il finimondo.

Perchè magari pure a lui verrà voglia di sentire, chessò, una poesia di Kafavis:

… E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te:
non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un via vai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti
fino a farne una stucchevole estranea.
La settimana scorsa, prima di questo spettacolo ho provato a spiegare a due persone perchè non scrivo più così tanto sul blog ma ancora le parole esatte non le avevo trovate. Forse perchè erano lì, in quel posto, attorno ad un ciottolo posato su una sedia di plastica bianca, ad aspettare che passassi a prenderle e metterle in tasca. Leggere, a rinfrescare l’aria con una pelle d’oca che era da un pò che aspettavo. Stavolta, dopo tanta pioggia a cadere, dio, ha soffiato sulle nuvole ghiacciandole, aspettando fino alla fine, fino all’ultimo verso, fino all’ultimo fruscio degli alberi attorno. E così dopo un giorno, ieri sera, ha grandinato. E, cazzo, se lo so che non è stato solo un caso.

Vins

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L’Isola delle Sparizioni (come in LOST)

Posted by Nick on mag 24, 2008 in Arte, Cultura, Diario, Eventi, Letteratura, Poesia

Storie, versi, strani pensieri. Strade impossibili e veri misteri. Una serata che è come un piccolo tesoro nell’Isola (il quartiere) avvolta nella pioggia calda di maggio. Le pareti becco d’oca sono quelle d’un circolo Arci a misura di Pennellisolari, quelli che leggono sono Gaia, Luigi, Fernando e Marco, quelli che fanno i cazzoni al banco del bar, al microfono e che distribuiscono i preservativi sono Vins e Nick. Il resto…. beh, il resto sono amici di cui andiamo fieri e belle ragazze di cui aspettiamo il numero di telefono per essere appagati da tutto sto elargire di cultura letteraria.

Ecco quant’è stato Sparizioni secondo il racconto video e fotografico.. tutto quello che non trovate qui dovete immaginarvelo… perchè è sparito allo scoccare della mezzanotte.

Intanto, per gli amanti dell’ultima pagina delle antologie, ecco la bibliografia della serata:
L’amore in bocca di Marco Rossari (il lettore con la barba)
Altrotempo di Fernando Coratelli (bis … bis.. e tutte le direzioni)
Ieri di Agota Kristof
Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj di Nicola Lagioia
Agnes Browne mamma di O’Carroll
Non avevo capito niente di Diego De Silva
Soffocare di Chuck Palahniuk
Salto mortale di Luigi Malerba.

Alla prossima (e ci sarà.. ne potete stare certi)
Pennellisolari

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Le Sparizioni. Chi l’ha Reading?

Posted by Nick on mag 20, 2008 in Diario, Eventi, Letteratura, Poesia

Pensavate che dopo il successo della festa vi avremmo abbandonato per appagamento?
Pensavate che la pioggia padana avesse annacquato la nostra creativita?

Se fosse così, vi sbagliavate!!!

Siete tutti invitatti al nuovo evento dei Pennellisolari:

APERITIVO + READING ‘LE SPARIZIONI’

Giovedì 22 maggio ore 20:30

Circolo Arci Metissage – via Borsieri 2 (entrata da via de Castilla) – Quartiere Isola – Milano.

Aperitivo
a seguire Le Sparizioni…chi l’ha reading??

‘Rimasi a fissare la parete di fronte con i fogli in mano, forse cercavo un
codice, una chiave interpretativa. Era già pomeriggio, non avevo neppure
pranzato: Giulia continuava a non dare segni di vita… Riprovai senza convinzione al suo cellulare, rispondeva sempre la voce preregistrata. Provai a pregare.’
(per i curiosi: altrotempo.fernandocoratelli.com/)

PERFORMANCE ORALE con letture da Malerba, Kristof, Lagioia, De Silva,
Palahniuk, Cortazar, O’Carroll…e dei due autori emergenti Fernando Coratelli e Marco Rossari. LA LETTERATURA COME NON L’AVETE MAI ASCOLTATA!!

a cura di MacchiaUmana e Pennellisolari.

Ingresso con tessera Arci

Se non avete la tessera Arci portete acquistarla a 12 Euro (aperitivo e consumazione inclusi nel prezzo).

Nick e Vins

 

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Senza Porta

Posted by Vins on mag 2, 2008 in Diario, Poesia

Nella giostra dei saliscendi di queste settimane mi sono fatto domande. Fiumi, anzi valanghe di domande, da rimanerne sotto il cumulo fitto, senz’aria. O forse la domanda era una sola grande quanto un’intera montagna che viene giù. Ed è questa la sensazione che ho adesso.

E’ interessante come chidersi delle cose a cui non puoi o non vuoi provare a rispondere produca il tipico effetto del vulcano tappato. La tensione si concentra, tutta in un punto piccolissimo e poi, un giorno, senza star lì ad avvertire nessuno – BBBOOMM – esplode con l’irruenza di una supernova spazzando via e polverizzando alla velocità di migliaia di chilometri al secondo qualunque cosa attorno. Gli amici, il lavoro … per un pò non resta niente di più grande di un granello senza peso. Ci sei solo tu, che bruci, al centro di un silenzio apocalittico. E’ uguale a un cazzotto nello stomaco, assordante e senza respiro. Hai un pensiero fisso che ormai riempie tutti gli angoli liberi.

Avrei voluto alzare gli occhi al cielo ieri per prendere un pò di fiato e speranza. Spesso è così che si fa per uscire da una giornata sbagliata. Chessò, il sole sulla faccia, il rumore delle onde sulla spiaggia, a volte bastano queste cose per sentire la vita scorrere al meglio possibile, anche quando fa male, ma scorre. Il fatto è che sulla mia testa, ieri, c’era solo una pioggia di detriti senza volto a ricordarmi un’esplosione durata un attimo, il tempo breve di una frase mai costretta ma nemmeno mai contraddetta: “e allora basta”. Poi un sonno improvviso durato dieci minuti e dal quale risvegliarsi nell’incubo di due profumi che si allontanano.

C’è stato solo un momento del giorno in cui mi sono sentito libero da quella che forse diventerà da ora in poi un’altra serie di malinconie già sentite a metà tra la felicità per quello che sei e la devastazione più assoluta per quello che non sei riuscito a essere. E’ stato sul campo sintetico del solito calcetto, completo azzurro, lenti a contatto, urla al vento e corsa con il cuore in gola. Dio mio quanto ho corso ieri da una parte all’altra del campo. A un certo punto mi sono detto, e sono serio: “chissà com’è che ancora non sia schiattato per terra”. Ieri per 50 minuti correre è stato l’unico pensiero: dannato, furibondo e in preda a un panico da deserto già visto. E’ stato meglio di qualunque sbronza o discorso di rito. E poi abbiamo pure vinto. Almeno la partita. Almeno quella.

Oggi c’è il sole ma ancora non cerco nessun finto ottimismo. Non va tutto bene. Affatto. Mi manca il respiro. E anche se stavolta non ho sbattuto nessuna porta andando via non è che mi possa sentire sereno. E’ che non l’ho fatto solo perchè porte da sbattere, nella stanza delle verità, non ne ho trovate.

Come al solito ormai, una canzone e una poesia riempiono il tempo attorno, anche se la cornice è di nuovo vuota. E vorrei che non lo fosse.
Conversazione con una pietra
Wislawa Szymborska
(qualche verso)

Busso alla porta della pietra.
- Sono io, fammi entrare.
Dicono che in te ci siano grandi sale vuote,
mai viste, belle invano,
sorde, senza l’eco di alcun passo.
Ammetti che tu stessa ne sai poco.

- Sale grandi e vuote – dice la pietra
- Ma in esse non c’è spazio.
Belle, può darsi, ma al di là del gusto
dei tuoi poveri sensi.
Puoi conoscermi, però mai fino in fondo.
Con tutta la superficie mi rivolgo a te,
ma tutto il mio interno è girato altrove.

Busso alla porta della pietra
- Sono io, fammi entrare.
Non cerco in te un rifugio per l’eternità.
Non sono infelice.
Non sono senza casa.

Il mio mondo è degno di ritorno.
Entrerò e uscirò a mani vuote.
E come prova d’esserci davvero stata
porterò solo parole,
a cui nessuno presterà fede.

Busso alla porta della pietra.
- Sono io, fammi entrare.
Non posso attendere duemila secoli
per entrare sotto il tuo tetto.

Busso alla porta della pietra.
- Sono io, fammi entrare.

- Non ho porta – dice la pietra.
Le porte del sogno
Sergio Cammarriere

Vins
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Domenica piacentina

Posted by Nick on ott 22, 2007 in Arte, Musica, Poesia

Domenica mattina, le borse trascinano i segni della nottata di pizzica e gli occhi faticano a credere che Milano possa offrire un cielo cosi azzurro. Biglietti in tasca per teatri aperti della prossima settimana, e via in direzione Piacenza!! La Twingo, orfana di Vins, possiende un TomTom. Dico: “Gio, sta volta no, non possiamo perderci…”, neanche a dirlo, “La Pattona” di Ponte Dall’Olio è assente persino sui database della NASA… Ma non ci perdiamo d’animo, tra paesaggi di campagna, cascine, Battisti come SoundTrack e mulattiere da percorrere in prima, siamo costretti a citofonare alle case dei pontedallogliesi (o come cacchio si chiamano loro) per ritrovare la strada giusta, ma niente da fare, “La Pattona” si trasforma in imprecazioni di facile assonanza…. Gli amici di Mirella sono cosi disperati da voler chiedere a Gio indicazioni su come raggiungere l’agriturismo…Mirella:”Quello non lo sa, è un mio amico!” (il tutto con accento molfettese). Di amici Mirella è riuscita a portarne 18, di provenienza diversa; non pensavo che conoscesse cosi tanta gente famosa: Fiorello, la Cacciatori, una presentatrice del Tg2, Bobo Vieri, Alex Britti, uno professionista in racconti di barzellette sulle cozze tarantine… Alla fine dei primi piatti le due ungheresi iniziano a comunicare con noi, ma solo a suon di brindisi ungheresi ormai tramutati in “Jegermaister!”.

Seconda parte della giornata nel borgo medievale di Grazano Visconti.

Bella gionata, gente simpatica, e tanti nuovi accessi al nuovo blog, brava Mirella. Adesso anche tu ci devi una cena…

Sono gradite le foto della gionata da inserire su: http://picasaweb.google.com/pennellisolari

Nick

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Barrio’s café

Posted by Gio on set 13, 2007 in Poesia

Rumore, parole, fame

 

Immagini dinchiostro si affacciano alla mente

 

Affollano lo spazio come metafore di un poeta ispirato

 

Scivolano, confuse in un arcaico moto inerziale

 

Immobili, costruiscono improbabili ipotesi

Senza produrre disegni finiti

 

Come un arcobaleno frutto di un fotomontaggio

Così fingo di non abbandonarmi allidea eterna


E tra le passioni taciute, le vite sperate e le emozioni deluse

Mi dipingo con acqua marina la speranza preclusa

 

Fiacca, spirale, fine

 

Gio

 

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I nostri Hotel

Posted by Vins on mag 31, 2007 in Diario, Poesia

Pensavo a come condividiamo certe cose noi. Noi tre, i nostri amici, le persone che incontriamo per strada. Quante sono state in quet’ultimo anno? Booo. Girano attorno a noi, ci mollano, le molliamo noi, le ribecchiamo ai concerti, nei locali, in metropolitana. Ad alcuni ci sentiamo vicini, come se capissero quello che diciamo, come se vivessero le nostre stesse emizioni. Vicini e lontani contemporaneamente perchè qui è così. In questa vita. Assieme e da soli, senza continuità.

Ho letto una poesia di Guillaume Apollinaire che mi pare suoni bene. Fatevici un giro anche voi.

Vins

Hotels

La camera è sola
Ognuno per sé
Presenza nuova
Si paga a mese

Il padrone dubita
Pagheranno
Giro per strada
Come una trottola

Il rumore delle carrozze
Il mio brutto vicino
Che fuma un acre
Tabacco inglese

O La Vallière
Che zoppica e ride
Delle mie preghiere
Tavolo da notte

E tutti insieme
In questo hotel
Sappiamo la lingua
Come a Babele

Serriamo le porte
A doppia mandata
Ognuno porta
Il suo solo amore

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