Scrivo perché qualche giorno fa ho avuto una discussione interessante con Maurizio e Silvana.
Riassunto: loro si lamentavano del fatto che io avessi pubblicato il post sulla Fabbrica, un post di chiara matrice politica (http://www.pennellisolari.com/2010/02/19/la-fabbrica-di-bisceglie/).
Io ho risposto loro che avevo “chiesto l’autorizzazione” a pubblicarlo a Nick e a Vins, i quali avevano acconsentito.
Quindi la discussione si è imperniata su due punti:
1. perché si è pubblicato un post politicizzato quando non è mai successo?
2. perché ho “chiesto l’autorizzazione” solo a Nick e Vins, quando i pennelli non siamo più solo noi tre (Gio, Vins, Nick)?
Poi, secondo me, il post che ho scritto non è politico nel senso partitico del termine. Ho, invece, scritto di un’esperienza intensissima che sto vivendo in questo periodo, capace di smuovere gli animi di persone che mai avrei immaginato potessero svegliarsi dal letargo antropologico che deprime questa cazzo di città.
2. Se ho “chiesto l’autorizzazione” solo a Nick e Vins è per questo motivo.
Penso che da quando il blog è stato rivoluzionato, allargandolo ai 14 pennelli, il progetto si è andato logorando poco a poco, fino a schiantarsi nel silenzio dell’ultimo periodo.
Che l’interesse verso il blog sarebbbe potuto scemare col tempo è un fatto naturale che colpisce tutti i blog su internet, quindi non mi addolora più di tanto.
Ma c’è un punto che devo sottolineare: da quando il blog è stato allargato, l’unico che si è dato da fare per tentare di ri-animarlo è stato Vins. L’UNICO. E io sono uno tra i primi ignavi.
Alle sue molteplici mail/iniziative, nessuno ha mai risposto proattivamente, cercando di rendere più vivo lo spazio. Non pensate alle pochissime mail che hanno avuto un seguito in stile gossip e alle quali molti di noi hanno partecipato. Pensate, invece, a tutte quelle che sono morte li, in attesa di una risposta concreta.
Quindi, da un anno e poco più a questa parte, il vero detentore del blog l’ho inconsciamente identificato in lui. E penso che chiunque segua queste pagine condivida il mio pensiero.
Ora, essendo la Politica stato sempre un argomento tabù (o quasi) su queste pagine, ho sentito il dovere di chiedere l’autorizzazione a pubblicarlo.
A questo punto, M e S mi hanno chiesto: e perché non l’hai chiesta a TUTTI noi l’autorizzazione?
Risposta mia: perché su queste pagine non ha senso parlare di TUTTI. Non esiste nessuno. Nessuno è stato mai attivo qui. Nessuno tranne Vins.
Si, probabilmente io, Raf, Maurizio e Guspe (non me ne vogliano altri che forse ho dimenticato) abbiamo pubblicato una manciata di post… probabilmente. Ma non è questo il punto: il blog si impernia innanzitutto sui post che , ribadisco, sono stati solo una povera manciata quelli pubblicati da chi ho citato… Ma il blog non è fatto solo di post: è fatto di commenti, di iniziative, di eventi. Nessuno di noi l’ha mai veramente animato in questo senso, soprattutto nell’ultimo periodo. Nessuno tranne Vins.
Bene, ora è chiaro il mio inconscio processo mentale che vede attribuire a Vins il diritto a poter esprimersi sul post.
Nick è stato inserito solo per una “derivazione storica”: tutte le discussioni su post, blog, iniziative, jet café, video pennelli….. etc, sono sempre storicamente passate da noi tre. Quindi ecco che Nick compare in copia.
Anche l’ultimo video dei pennelli 2009 è stato il frutto di innumerevoli mail scambiate tra noi tre.
Perché nessuno si è stracciato le vesti anche per la questione video, arrogandosi il diritto a vedersi coinvolto?
Bene, mi fermo. L’intento di questo post NON è la polemica, ma un pretesto per tentare di fare l’elettro-shock a questo spazio, dato che a quanto pare la pillola del post politico è risultata amara non solo per M&S (che sono stati gli unici ad esprimersi effettivamente!).
Tanto so che, a parte i possibili 30 commenti che seguiranno, il fuoco di paglia tornerà a scaldare la coperta di Vins.
Saluti.
Gio
P.S.: Altro spunto interessante della discussione con M&S, che mi piacerebbe approfondire: il rapporto tra Poesia e Politica, i due tag di questo post.
Dopo quasi due anni di vita, Biciliæ diventa un’associazione vera e propria.
Il gruppo di promozione della mobilità sostenibile e della bicicletta come status symbol di una città che vuole definirsi moderna, si è dotata di una struttura portante.
E’ dello scorso 22 Gennaio, infatti, l’adesione del gruppo alla FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta (www.fiab-onlus.it).
Divenendo sezione locale del gruppo di cicloamatori Ruotalibera Bari, Biciliæ è divenuta a tutti gli effetti la presenza della federazione sul territorio biscegliese (www.ruotaliberabari.it/Biciliae).
Il passo compiuto è importante perché segna una svolta riguardante la gestione delle attività e che impatta sulla condivisione delle decisioni e della mission all’interno dell’associazione.
Infatti, l’affiliazione a Biciliæ significherà per chi ne farà parte condividerne i principi, partecipare alle scelte del gruppo, aumentarne le potenzialità grazie al fondamentale strumento delle sinergie che verranno a crearsi.
Dal nucleo iniziale di alcuni amanti della bicicletta e dell’Ambiente, sognatori di un futuro più lento, gli eventi di Biciliæ in questi due anni hanno visto il numero dei partecipanti fluttuare come una fisarmonica in piena attività.
Dalle consistenti partecipazioni estive, si passa allo “zoccolo duro” dei partecipanti durante le uscite invernali.
Ed è proprio sugli aficionados che si vuole puntare per far crescere il gruppo.
Come? Chiedendo la partecipazione attiva alla pianificazione degli eventi, decidendo insieme le tappe da visitare, condividendo l’impegno dell’acquisto degli alberi che piantiamo ad ogni uscita, proponendo di volta in volta tematiche e luoghi nuovi da mettere sotto la lente d’ingrandimento.
Vari sono i cantieri aperti da Biciliæ che hanno bisogno di energie per essere sviluppati, dalla petizione per salvare le ville storiche Di Pierro e Bruni, alla costituzione di un’interfaccia costante con l’Amministrazione per tutte le tematiche riguardanti la mobilità sostenibile, alla partecipazione a gare e bandi regionali, alla creazione di eventi mediatici riguardanti la mobilità sostenibile.
Queste sono le linee principali che l’associazione vorrebbe seguire e potenziare con lo scopo di radicarsi ulteriormente sul territorio, perché crediamo che la bici possa diventare uno strumento di vita quotidiana per il cittadino biscegliese.
Perché non possiamo sempre e solo limitarci a guardare agli esempi di Bolzano, Ferrara, Modena, Amsterdam … dove tutta la città si muove in bicicletta.
Pensiamo, Attiviamoci, Partecipiamo!
Per informazioni e iscrizioni all’associazione, scrivete a biciliae@gmail.com
E’ da un po’ di tempo che un gruppo di persone e associazioni, di giovani biscegliesi, si incontra per discutere del patrimonio storico della nostra città.
Non solo di quel patrimonio circoscritto dal pentagono di mura del borgo antico, ma anche di quello fuori dalle stesse. Il cosiddetto spazio extra-moenia.
Attraverso gli incontri di Biciliæ, si è andati in bici alla scoperta di luoghi dimenticati della nostra città: frantoi ipogei, ville, atri, corti e cortili, solo per citarne alcuni.
Sono tutti luoghi che sono stati calpestati nel tempo dalla prepotenza (o inciviltà) dei nostri amati costruttori, dalla non-curanza dei cittadini, dalla totale assenza delle varie amministrazioni.
Luoghi in cui la storia della nostra città è stata impastata dalle mani sapienti di contadini e pescatori, di commercianti e artigiani, di borghesi e signori; che con le loro attività e le loro stesse esistenze hanno reso vive le mura di questi fabbricati.
Ai nostri giorni, però, nessuno dei giovani è in grado addirittura di riconoscere questi luoghi; guardare i cortili che, per esempio, sopravvivono a stento alle spalle dell’Orto Botanico provoca solo disgusto per il cosiddetto “degrado”.
L’idea comune è che certi posti andrebbero abbattuti ed edificato sopra un bel palazzo moderno da almeno cinque piani.
Non ci si sofferma a pensare quanto potesse essere più “umana” la vita vissuta in posti in cui la condivisione degli spazi era nel DNA degli abitanti. O a pensare quanta storia quelle mura trasudino, e quindi a rispettarle non foss’altro che per l’anzianità delle stesse. Quasi fossero persone.
E se questo è il pensiero dei giovani, quello dei concittadini più maturi d’età non è da meno. Forse hanno vissuto quei luoghi, e dagli stessi sono scappati per emigrare in cerca di fortuna o per andare a vivere in un più comodo appartamento moderno, pensando quindi che non siano luoghi da tutelare.
A parte pochissimi studiosi della nostra città, dal dott. Gallo al dott. Fontana al compianto prof. Di Molfetta, la coscienza cittadina nei confronti di questi luoghi sembra essere sparita.
Qualora ci fossero dei giovani interessati a salvaguardare questa presenza fisica della storia cittadina, i loro sforzi sarebbero impiegati innanzitutto nell’inventariare tutti i luoghi ormai dimenticati.
E proprio in questo scenario che il gruppo di associazioni suddetto si muove da qualche mese.
La coscienza, si sa, è una amalgama che fatica a coaugulare, e che comunque abbisogna di tempo.
Ma attraverso discorsi, biciclettate, confronti, la coscienza del gruppo comincia a prendere corpo.
E la coscienza di questo gruppo, si intuirà, si sviluppa nel senso di un recupero di quei luoghi storici.
Ecco quindi che è stata partorita la prima iniziativa concreta del gruppo: una petizione il cui scopo è quello di ottenere innanzitutto il vincolo della Soprintendenza per i Beni Culturali della regione a due ville storiche della nostra città, Villa Bruni e Villa Di Pierro.
La prima è un “esempio di tipica costruzione padronale di XVIII sec., già depredata di alcuni elementi decorativi di particolare valore” e che “sarà abbattuta per fare spazio ad un nuovo tratto di strada”; mentre Villa Di Pierro è uno dei pochi esempi di ville in stile Liberty della nostra città e che sta per essere uccisa da
palazzi a sei piani che andranno a circondarla, facendola letteralmente sparire tra colate di cemento.
Le foglie gialle e rosse di un tardo autunno hanno ricoperto Bologna.
Con la stessa rapidità sono volati i giorni e le settimane ed in un solo battito di ciglia scopri che l’ora solare è tornata, che l’armadio ha fatto spazio a maglioni e sciarpe.
Si direbbe in gergo che mi son lasciato prendere dagli eventi. Non voglia essere questa una captatio benevolentiae, ma è andata così.
Stasera mi sono ‘’fermato’’ un attimo e ho ritrovato delle poesie tra le mie mani. Voglia essere questo post un semplice modo di condividere con voi questo volontario inciampo in sprazzi d’arte. E poesia, appunto.
Anni fa partivo a fine agosto per andare a studiare al nord, in una città umida e afosa. Sentivo l’aria mancarmi, l’amore mancarmi e nutrivo un dolore devastante che non era malinconia, ma io che io non riuscivo a sfogare neanche con le lacrime. Era lancinante ma partiva dal vuoto psicologico che avevo intorno nel trasferirmi solo, lì dove andavo. Il solo ricordo mi fa star male. Ora che io rimango e qualcuno và via, vivo solo una parte di quel male, ma il ricordo basta.
Una sensazione amara in pancia che appesantisce stamattina svegliandomi. Il cielo è grigio e tira vento. Le spiagge sono vuote e le strade pure. Ieri sera era estate, stamattina è malinconia. Per me non cambia nulla. Non devo riprendere a lavorare dopo le ferie non avendo mai smesso e non devo andar via dalla città che amo per motivi di lavoro. La mia donna non deve partire e non devo cambiare nulla alla vita che amo condurre. Anzi fra breve partirò per un viaggio. Ma mi sento vedovo. Vedovo di emozioni che sembrano appartenere solo a determinati periodi dell’anno, anzi ad agosto, e soprattutto a determinate persone che sanno farmi felice solo perché sono a Bisceglie con me.
Aspetto 11 mesi questo mese, il rimanermene in spiaggia con gli amici d’infanzia e di paesi lontani. Il sole che scotta, la birra ghiacciata e i preparativi per le lunghe nottate. Aspetto troppo e troppo in fretta passa.
I miei migliori amici si dividono fra questo paese e il mondo e il tempo con loro è sempre il migliore che posso regalare alla mia vita.
Alcune mie ex sono state addirittura gelose di come gli adorassi, gli aspettassi, gli dessi prevalenza, e di come gli occhi mi si illuminassero in loro presenza, e capisco che non deve essere facile per una donna sapere che nella vita del suo uomo gli amici hanno un importanza pari all’aria e all’acqua pulita.
Per la prima volta una donna a capirlo e a vedermi godere di questo, ma vedovo stamattina mi sento lo stesso.
Il più storico e legato degli amici parte. Portando via un agosto che ha riportato le pelli del viso a rilassarsi al sale come quando sfrecciavamo sulle “lambrette”, come quando la vita era 15 ore tempo libero e 9 ore tra sonno e impegni. È come riacquisire la capacità di essere leggeri, di ridere di poco, di godere della sola vicinanza, … e di non saperlo spiegare questo legame fatto di anni di discorsi, cazzate, emozioni, marachelle e sguardi parlanti. Lontani ma sempre vicini.
Ripenso alla frase: “Più invecchierai più avrai bisogni delle persone conosciute da giovane!” e mi piace allora invecchiare pensando a loro e a quando torneranno a vivere qui.
C’è sempre troppo poco tempo e alla fine di 12 mesi l’anno mi rimangono poco meno che una decina-quindicina di splendidi ricordi ogni anno.
Non ho parole per scrivere di loro, ma il sole, nascondendosi, ha dato il giusto clima col vento a come mi sento dentro, seppur l’estate, sul calendario, non sia ancora finita.
Da Milano a Mosca, a Lussemburgo, a Roma, a via Imbriani e la piazzetta. Non smetterò mai di viverli attraverso le emozioni che mi regalano, anche solo per una battuta via sms. E davvero rifletto sulla voglia di rimanere qui, di fronte al mare, ad aspettarli tornare insieme a quelli cari che vivono vicino. Questo per dirgli che mi mancheranno loro e tutti i piccoli particolari che regala la loro presenza.
Verrà l’estate….
Dedicato anche a quelli amici persi per strada, perché hanno dato prevalenza ad altro, ignari di cosa stessero perdendosi. Mi spiace perché abbiamo perso entrambi la possibilità di moltiplicare le nostre emozioni.
Posted by Antonio on set 8, 2009 in Musica, Poesia
Inciampando su di uno splendido sprazzo di poesia in un treno regionale, ho colto l’occasione per sottoporvi il testo di una canzone di De Andrè.
Quanto darei per far giungere queste parole alle orecchie e ai cuori di quella gente che con troppa semplicità crede di parlare e offrire soluzioni al tema dell’immigrazione.
Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento
porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane
per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso
qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finché un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace
i figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via
e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere
ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare
e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio
Cvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kasta
Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
vasu ti baro nebo
avi ker
kon ovla so mutavia
kon ovla
perché l’aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà
ovla kon ascovi
me gava palan ladi
me gava
palan bura ot croiuti
sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali
Penso a ripenso a come esordire nel nuovo Blog. Probabilmente ero così affezzionato al vecchio che il nuovo non mi fà trovare l’atmosfera rilassata di casa. MA oramai siamo multimediali, telematici, indaffarati e tecnologici e per le piccole cose della vita difficilmente ci avanza tempo. Così il mio unico modo per segnalare al mondo che ci sono è il PC. e il Blog o al max il cell che mi regala 800€ di bolletta. Stiamo cercando una soluzione al tutto! Mi scrivono 2 amici pennelli. Soluzioneee???? quale soluzione. Io ho il mio Tutto ma mi mancano i contatti fisici, gli abbracci, il tempo libero, Luca e Lello, Gio e Vins, e un sacco di altre cose tra cui la mia canoa che non ho più il tempo di onorare. La soluzione è l’amore! Ma se non fosse per le letture strappate in questi mesi anche su questo Blog non mi sarei neanche accorto di esser stato vivo. La mia donna giornalmente mi riporta alla realtà dei sogni. Se non avessi lei sarei, suggerirebbe Vins, l’Albano abbandonato del 2009. Ma io la evito con il lavoro. E la realtà non sò più cosa sia. Guarderò il mare con l’affanno di questi mesi fino a che il respiro torni calmo per potermi tuffare sott’acqua e sentire il silenzio, dove invano griderò che in quell’attimo, proprio in quello, con gli occhi della mia donna di fronte sott’acqua, mi sento vivo.
E chissà cosa pensavate come esordio. Chi mi affianca mi ripete: Se la vita si inaridisce, anche i tuoi sogni perdono di colore!
Allora i ciotoli scomodi e scomparsi delle spiaggie che amo mi faranno compagnia come questo nuovo blog, più comodo ma meno caratteristico di quello di un tempo. Si avanza, in tutti i sensi. Nelle soluzioni e nei nuovi problemi. Si avanza. Verso il futuro dicono. Io vi aspetto con piedi e gambe nell’acqua giù alla Batteria. Casa. Un pò come questo amico Blog che è mio rifugio telematico.
Né più mai leccherò le sacre sponde
ove il mio cono fragoletto giacque,
Giacinto mio, che te specchi nell’arredo
del vecchio bar da cui Sospiro nacque
Venere, e fea quelle prelibatezze rotonde
col suo primo Sospiro, nessun palato non piacque
la tua limpida glassa e le tue fronde
l’inclito verso di colui che morse e
cantò Leali, ed il diverso Emilio
per cui bello di fama e di sventura
mangiò la sua penosa caramella Ulisse.
Tu non altro che il cornetto avrai dal figlio,
o cremosa mia pastella ; a noi prescrisse
il gelato e la cremata sepoltura.
L’11 Gennaio 1999, 10 anni fa moriva proprio qui vicino casa mia uno dei più grandi cantautori italiani, Fabrizio De Andre. Come molti altri della mia generazione io l’ho conosciuto dopo la morte. Proprio dopo la morte che molti dei suoi suoi testi sono stati rivalutati e rispolverati da quel velo di polemiche dovuto alle denuncie sincere ed roniche nei confronti di potere e borghesia. Ascoltando e riascoltando le sue canzoni il mio interesse per la sua arte è cresciuto sempre di più, ho studiato i alcuni testi, ho letto libri ed interviste, fatto ricerche, visto tributi e suonato la sua musica.
Faber, soprannome dato dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio,ha raccontato storie umane di emarginati, prostitute, drogati, suicidi, ha raccontato di Cristo in croce con gli occhi di del ladrone Tito, la morte di Tenco e Pasolini (unica canzone composta su commissione), ha raccontato di re, cavalieri e principi, della sua Genova e della Sardegna.
Sono convinto che i suoi versi vivranno sempre, le sue poesie, le sue storie, quelle che riusciva ad intrecciare magistralmente tra voce e musica. Usava con efficacia la parola (italiano e dialetto) per difendere le sue utopie e le sue idee di libertà contro la banalità.
“Amore che vieni, amore che vai” è la canzone scelta da Dori Ghezzi per ricordare suo marito a 10 anni dalla scomparsa. Decine di emittenti radiofoniche e televisive trasmetteranno la canzone contemporaneamente.
Terra che sbircia l’alternarsi delle onde tra profumi saporiti ed intensi sapori Orgoglio di se stessi oltre il proprio dove eloquenti sguardi silenziosi urlano cio che l’abitudine rende bello perchè dato Immagino occhi affannosi, respiri obliqui verso la libertà Riconto i passi di una via senza nome