PATAGONIA …. dal 23 giugno ad oggi
chi ha volgia di leggere, aggiornarsi, dare un seguito, collegatevi in Patagonia al blog qui sotto
http://oiziruams.blogspot.com/
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Siamo rimasti in pochi, me ne rendo conto incontrando la mia razza. Siamo rimasti in pochi a pensare e agire per il bene del pianeta, a preferire scomodi piatti da lavare a quelli di plastica che non sono riciclabilie e che biodegradano in centinaia di anni (600 anni per intero). Siamo rimasti in pochi a ricordarci di Haiti, di l’Acquila, della Cina dove vige ancora l’infibulazione (circoncisione… femminile), a tirare avanti con il vecchio PC perchè ogni computer nuovo alimenta la guerra in Congo per il prelievo di Nichel dalle miniere, in pochissimi a ragionare sui dolori del corpo che chiamiamo sintomi ma sono SEGNALI di qualcosa che non và e che non dovremmo ricorrere a medicine che annullano il segnale ma risolvere la causa. siamo in pochissimi a credere nell’improtanza del CONSUMO CRITICO e dei piccoli negozi sotto casa al posto dei grandi magazzini che sottopagano, impongono prezzi dda fame a chi produce e poi fallisocno comunque dopo aver seminato povertà fra la gente e cemento fra le campagne. (A proposito ieri ho vito che il pane di alcuni supermercati presenti a Bisceglie è prodotto in Romania. Che cazzo, non c’è ne stava di buono e fresco qui o la politica del guadagno sfrenato necessitava di grano magari radioattivo di altre zoen meno controllate?).
Siamo rimasti in pochissimi a investire in WWF, Legambiente, Greenpeace, a credere nei verdi, nei blu e in quelli che una piccola cosetta al giorno per il bene degli altri e del futuro del pianeta và fatta anche per la nostra anima.
In pochi a credere che altri tipi di politica siano possibili, quelli non fatti di A e B e di chi fà C per poter saltare da un aparte all’altra a seconda del comodo. Parlo di politica che preveda una squadra dove nessuno, all’interno della squadra giochi contro l’ottenimento del risultato.
Come può tutto il mondo continuare a non accorgersi che le cose vanno a casaccio rispetto a come dovrebbero andare, che l’amore non è fatto di anelli e brillanti ma di abbracci, voci soffuse, mani intrecciate e calma comunque. Che il lavoro è un mezzo per vivere e fare quel che ci rende davvero felice e non per comprare quello che ci fà apparire felici agli occhi degli altri.
Siamo rimasti tu ed io. Gli unici due stronzi che possono cambiare le cose come stanno. Io che scrivo e tu che leggi. Siamo solo NOI 2 con 2 braccia, 2 mani, 2 piedi, 2 gambe, a chiederci che cosa possiamo fare coem se fosse una cosa difficile. Ed invece mi spieghi con quei tuoi cazpelli e docchi che le vie sono infinite, tutte diverse da quella comune. Basta sorridere, essere fleici per quello che abbiamo, anche per le sventure, per i soldi persi in borsa che tanto non ci facevano PIU’, per la bici rubata, per la donna che amiamo a modo nostro e lei a modo suo e crediamo che non funziona per un secondo ed il secondo dopo il contrario, per la vita che è poter vedere, capire, scegliere, …
Siamo rimasti Io e TE e abbiamo scelto di mangiare prodotti localie di stagione, di mandare le banane nel culo di chi le importa semplicemente non consumandole perchè non sono un frutto locale, è trattato chimicamente, farle arrivare qui inquina molto e soprattutto sono prodotte sfruttando la povera gente invec eche retribuendola giustamente. Ancor prima stiamo cambiando tutto rinunciando agli integratori e mangiando più insalata, magari bio, mista a pomodori, mele, carciofi e mais.
Stiamo scegliendo di consumare meno tonno perchè rischia l’estinzione e soprattutto meno carne perchè inquina e causa aumento di CO2 e di cattiveria presente nel nostro sangue, causa nervosismo, dipendenza.
Stiamo facendo km in bici e a piedi da anni invece di fare il giro da mare la domenica con la seconda marcia inserita all’auto pulita mentre non sappiamo che dirci. Stiamo scegliendo di andare al mare anche fuori stagione, perchè il corpo senta e veda cosa è il cambio delle stagioni. Abbiamos celto di non accendere i condizionatori dìestate perchè per millenni l’uomo ha vissuto comunque e senza problemi respiratori, di sinusite o di insonnia. Abbiamo scelto di non consumare gas per riscaldarci d’inverno o al massimo l’abbiamo regolato al minimo e da allora non ci raffreddiamo più, non ci fà male mai la gola, lasciamo la finestra aperta tutto l’anno e la mattina la testa e fresca e serena.
Siamo tu ed io, che neanche ci conosciamo così bene eppure abbiamo scelto di riempire l’acqua dal rubinetto perchè meglio di quella in bottiglia e così abbiamo ripsarmiato almeno 365 bottiglie di acqua l’anno che non verranno rilasciaste sulla superficie terrestre.
Siamo io e tu. Quindi non sentiamoci soli che stiamo diventando già 3 e forse 4 e la canzone dell’HullyGalli questa volta s’inverte e m,agari domani saremo 44 milioni di gatti o addirittura tutti e 7 i miliardi di umani a preoccuparci dell’altro e dle mondo, ed allora non solo NOI ma TUTTI sai che festa che faremo, puliti dentro e fuori come saremo.
….
oiziruaM
che gusto c’è se esci dal campo senza aver corso o con la maglietta asciutta?
che gusto c’è se gli altri fanno tutto il gioco per te?
Il gusto sta nel metterci il meglio, il cuore e l’anima. Sentire i brividi di freddo eppur continuare. Dire ai compagni di squadra “Andiamo a vincere!” piuttosto che rimproverarli. Il gusto è proprio lì, NEL SUPERARSI E SUPERARE. Non mi chiedere aiuto, non posso correre per te. Non mi chiedere la palla se ti nascondi dietro l’avversario. Non mi chiedere. Corri con me. Vieni a prenderti la palla, fatti vedere. Tu hai le tue gambe io le mie, ma siamo una squadra e in una squadra se uno non corre lo sentono tutti e ne pagano tutti. Ma se io metto il cuore per 2 all’inizio salvo il risultato e forse lo farò tutto il campionato, ma sarò anche quello che gioirà di più quando vinceremo e che soffrirà di più quando perderemo. Ma io non voglio gloria doppia. Io voglio il mio e che tu abbia il tuo. GIOCATI QUESTA CAZZO DI PARTITA TUA, IO LA MIA, ANCHE SE SIAMO LA STESSA SQUADRA. Smettila di chiedere a tutti di correre per te. Invece di piangere SUDA, sono sempre liquidi. Le lacrime sono incapaci di risolvere e sono statiche. Il sudore è di chi lotta. E per questo ho scelto di non piangere ma di sudare. Perchè fermo non ci sò stare. Perchè le lacrime mi stanno sulle palle e se piango lo faccio quando proprio non posso correre o non posso far altro. MA le lacrime danno lucidità alla mia mente e dopo ho fretta di tornare in campo. Non chiedere di entrare in campo se non hai voglia di dare tutto te stesso. Si gioca una sola volta ogni partita. L’altra sarà una rivincità, o una bella, ma mai la stessa partita. Percui tanto vale di giocare il massimo oggi. Ma se in campo mi gridi tutto il tempo perdo il gusto di giocare. Non sò più a chi passarla, dove andare, mi viene noia e non mi diverto più. Non mi arrendo ma perdo tempo nel cercare una reazione perchè non mi diverto. L’unico vero stimolo è altro.
Gioca la tua partita, con la tua squadra, con i tuoi compagni bravi o cattivi che siano, ma invece di arrabbiarti gioca con loro. Vedrai che vincerete, ma se pur non sarà così almeno vi sarete divertiti invece che esservi rimporverati. Gioca. E smettila di avercela col mondo se la palla non arriva da te. Forse non la stai cercando o chiamando correttamente o abbastanza.
Gioca e corri e anche senza palla sarà comunque divertente. Siamo una squadra, non lo dimenticare, anche qaundo non sei al top, anche quando sei fuori dal campo.
Io non sono un campione. Non sò se mai lo sarò. Non ho le fibre muscolari. Non ho più l’età per diventarlo. Ma ho vita da vivere e cuore che batte, e questo mi basta a farmi felice, a lanciare le gambe avanti per poi rincorrerle. Ho tutto quello che mi serve per fare quel che posso fare e anche quello che neanche immaginavo avrei mai potuto. E posso solo se sò che dopo ho qualcuno a cui raccontarlo, con cui condividere, con cui andarmi a bere la birra e confrontare la giornata.
Non sono un campione, ma mi godo quel che ho dando tutto, e anche s enon mi basta mi prometto che domani darò di più. Cerco di farlo, e se non basterà, continuerò.
Vado a prepararmi che l’arbitro non riposa mai.
oiziruaM
Sono tutte cavolate,
le paure, le ore di lavoro, le liti, le discussioni, i “malesangue”, le volte che cerchiamo ostinatamente di avere ragione, la destra e la sinistra, il non avere tempo, il domani, gli investimenti, …
Alla fine cerchiamo momenti che dovremmo avere gratis ed in quantità, ma che non riusciamo più a donarci.
Finito appena di discutere su una Patagonia da fare con gli amici, e magari, in compagnia della mia donna. Finito neanche di trovare una soluzione ad una data che mi ritrovo di fronte al film “Il postino” che mi commuove fino a farmi uscire le lacrime dagli occhi.
Stiamo perdendo tempo e questo significa disprezzare la vita.
Il mio plauso và proprio a Vins, coraggioso quanto non avrei mai immaginato, di dare quel cambio che ci raccontiamo da sempre. Io col mio posto semisicuro che mi dà il giusto per vivere con il pane in bocca e un futuro che sempre preoccupa, continuo a discutere di cose banali e non essenziali con la gente che mi circonda, dall’amore ai clienti.
Pensare che tutto finisce, all’improvviso portando con se sogni e speranze, prima ancora che si possa aver realizzato un centesimo di tutto quel sognare, mi fà fermare ancora e dire: “Cavolo, sono proprio cavolate!” La cucina, la lavatrice nuova, il solaio, l’automobile, i saldi, gli armadi stracolmi di roba che mi viene il vomito, cose da fare che non basta mai per farci felici, … e quel che mi rimane sono solo i momenti d’amore, di risa, quelli con gli amici veri, i tramonti, qualche libro letto in momenti speciali, le decisioni più strane, il coraggio di vivere un amore, le scelte più dure, le ironie dei pennelli, la canoa e le onde, il divano arancione sormontato da un onda dipinta anni fà, la porta di casa, il gozzo che spero di comprare per riempirlo di piante e portarlo in pesnione dal mare, le camminate serali da mare a inizio settembre, il mare d’inverno, la pelle profumata affianco a me nel letto, il calore della vita che incontro, …
L’orologio continua a girare nello stesso cerchio da anni. Neanche tolgo più la polvere per non perdere tempo. Immagino Noi sotto la cordigliera della Ande, l’abbraccio di chi amo in quel momento mentre respiriamo. Vins fà la sua poesia estemporanea. Giò si becca la dedica in consiglio comunale, perchè ovviamente non ci sarà (spero di sbaglairmi). Sono tutte cavolate, ma affetti, amori, sogni, vanno vissuti per riviverli poi ricolmi di lacrime per il tempo andato.
Non ci basterà mai, ma questo cammino di gruppo, Noi lo faremo in coppia, mi sembra qualcosa che dobbiamo regalarci con le persone che amiamo per rispetto alla vita. Ad agosto clicchiamo, Vediamo di organizzarci per una data buona per tutti. e per qualche giorno, al diavolo il lavoro.
oiziruaM
Sono giorni che scrivo e cancello e riscrivo … e … non sò rispondere alla domanda che mi faccio sul futuro.
Probabilmente dovrei recuperare qualcosa.
Provo a scrivere futuri che domani non mi andranno già più bene.
Una crisi diversa questa, causata dalla staticità che non sò vivere, anzi che vivo male. Tutto imputridisce e mi rendo conto che sono fermo. FERMO!
In tutto questo mi illumina il solito viaggio, ancora tropa poca avventura ma basterà. Voglio di più. E’ tutto qui. Voglio di più e non mi basta mai e voglio fare un mare di cazzate ancora. Facciamo che non invecchiamo e già siamoa cavallo, che per il futuro continuaimao a peggiorare. Oh, che bello: A PEGGIORARE, perchè il serio mi rompo prorpio il cazzo a farlo anche fuori dal lavoro. Ecco, facciamo che rimaniamo delle emerite teste di cazzo. E poi magari domani divento un politico pure io e queste frasi me le sbattono in prima pagina sulla Repubblica. Però se ricordo Baricco, lui il termine “schifezza” lo spiegava proprio bene e spiegava anche il senso della vita e tutte quelle cose che poi sono vere e tutti fanno finta di essere bravi, perfetti e immacolati e poi si toccano come nel film American Beaty. Facciamo che non diventiamo vecchi e pieni di maschere e che non me ne affibi neanche tu. Si può essere nuovi, sempre più nuovi per il futuro. Facciamo così. A te che sei nato quasi vecchio, facciamo che ringiovaniamo e facciamo sempre più cazzate. Facciamo che andiamo sempre più in bici e in skate anche se stai per diventare papà. Facciamo che anche se vado di fretta mi nascondi la macchina nel portone di casa. FAcciamo che tu e io, ogni volta che ci incotnriamo, ritorniamo bambini e non uomini seri.
Facciamo? x il futuro!
Questa è una delle tante, famose, lettere che Van Gogh scrisse a suo fratello Theo. Da sempre quando leggo le parole di questo artista assurdo e geniale tendo a sentire una sorta di corrispondenza che certamente viene amplificata dall’omonimia. In un’altra lettera mai spedita Vincent, quell’altro scrisse: “per il mio lavoro io rischio la vita e ho compromesso a metà la mia ragione … ”. Certo io sono molto lontano dal fare entrambe le cose, benchè dalle cazzate che dico a volte un pò anch’io sento che la ragione non sempre mi accompagni a dovere. Ad ogni modo, ritrovarsi in certe riflessioni è un piacere per l’anima e una botta di fiducia per l’orgoglio credere, per la durata di poche righe di avere gli stessi occhi di uno che gli ha saputi usare così.
Al di là di quelli che saranno i vostri pensieri (condivisi o meno, spero la prima) mi auguro che queste righe possano essere motivo, per qualcuno o per molti, di riflessione sul concetto dell’ozio, della solitudine e sul valore di un certo tipo di condivisione, sulla qualità del tutto, sul peso di ogni cosa.
A presto
Vins
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“C’è fannullone e fannullone. C’è chi è fannullone per prigrizia o per mollezza di carattere, per la bassezza della sua natura, e tu puoi prendermi per uno di quelli. Poi c’è l’altro tipo di fannullone, il fannullone per forza, che è roso intimamente da un grande desiderio di azione, che non fa nulla perché è nell’impossibilità di fare qualcosa, perché gli manca ciò che gli è necessario per produrre, perché è come in una prigione, chiuso in qualche cosa, perché la fatalità delle cirscostanze lo ha ridotto a tal punto; non sempre uno sa quello che potrebbe fare, ma lo sente d’istinto: eppure sono buono a qualcosa, sento in me una ragione d’essere! So che potrei essere un uomo completamente diverso! A cosa potrei essere utile, a cosa potrei servire? C’è qualcosa in me, che è dunque? Questo è un tipo tutto diverso di fannullone, se vuoi puoi considerarmi tale. Un uccello chiuso in gabbia in primavera sa perfettamente che c’è qualcosa per cui egli è adatto, sa benissimo che c’è qualcosa da fare, ma che non può fare: che cosa è? Non se lo ricorda bene, ha delle idee vaghe e dice a se stesso: “gli altri fanno il nido e i loro piccoli e allevano la covata”, e batte la testa contro le sbarre della gabbia. E la gabbia rimane chiusa e lui è pazzo di dolore. “Ecco un fannullone” dice un altro uccello che passa di là, “quello è come uno che vive di rendita”. Intanto il prigioniero continua a vivere e non muore, nulla traspare di quello che prova, sta bene e il raggio di sole riesce a rallegrarlo. Ma arriva il tempo della migrazione. Accessi di malinconia – ma i ragazzi che lo curano nella sua gabbia si dicono che ha tutto ciò che può desiderare – ma lui sta a guardare fuori il cielo turgido carico di tempesta, e sente in sé la rivolta contro la propria fatalità. “Io sono in gabbia, sono in prigione, e non mi manca dunque niente imbecilli? Ho tutto ciò che mi serve! Ah, di grazia, la libertà, essere un uccello come tutti gli altri!”. Quel tipo di fannullone è come quell’uccello fannullone. E gli uomini si trovano spesso nell’impossibilità di fare qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, orribile, spaventosamente orribile… Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede “Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l’eternità?”. Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte. Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita”.
Vincent (quell’altro, Van Gogh)
C’è bisogno di bellezza. C’è così dannatamente fame di bellezza che non ci si stancherebbe mai di riceverne. Non c’è congestione. C’è solo perfetta aderenza tra ossigeno per i polmoni e per la testa. Non ci siamo rassegnati mai a questa necessità. Uso il plurale perchè so che nessuno l’ha fatto. Siamo caduti spesso nei ritmi delle cose perdendo i nostri. Ne abbiamo concesse di vittorie agli altri, agli eventi, ai raffreddori invernali come pure ai No delle persone che abbiamo amato.
Ma siamo qui. Come sempre, siamo ancora qui a raccontarlo. A raccontare di noi.
Continuiamo a esserlo perchè non abbiamo granchè scelta. Non è questione di coraggio questo rinunciare alla massiccia dose di cinismo che prima o poi, così dicono, entrerà a far parte di noi. E’ questione di essere fatti così. Di essere sognatori malgrado tutto. A volte persino malgrado noi stessi.
Stasera, in una stanza silenziosa, mentre in Tv vanno la Champions League, un programma sull’andamento del mercato immobiliare e davvero poco altro, chiamo a raccolta le immagini che si stanno incastrando l’una all’altra in questa anticamera d’inverno. L’album nuovo di Ivano Fossati (Musica Moderna) e le note di un nuovo gruppo, i Calexico, scoperto grazie al solito: “ascoltali, questi ti piaceranno”. Parla con me che va in onda 5 giorni a settimana anzichè uno solo. Il libro di Carofiglio, Ad occhi chiusi che mi fa ridere e piangere. Il ricordo di un gran film visto tre giorni fa: Lezione 21, e l’attesa per il week-end della festa dei teatri in cui di palcoscenici ne faremo scorpacciata.
Chiamo a raccolta certezze, insicurezze, l’immagine di camere che si colorano di tinte nuove a coprire il bianco perso. Penso a Nick che so che c’è, che sta sveglio, sempre all’erta per non cedere a nessun ozio da appagamento. E questo mi fa sentire al sicuro. Penso a Giò, che di tanto in tanto torna ad affacciarsi a Milano e ci ritira dentro la sua spirale di puttanate e di pensieri filosofici come sempre vivendo da fiume in piena. E questo mi fa capire che non è ancora il tempo per i ricordi. Penso a Maurizio che tra un pò ci dirà che partirà ancora per cercarsi, trovarsi e perdersi. E questo mi fa sentire che abbiamo ancora tanta strada d’avanti.
Stasera sono qui, da solo, con il mio thè fumante di fianco al pc, innamorato delle coincidenze, degli incontri inaspettati, dei miei amici e soprattutto di una ragazza che ha la mia stessa testa dura.
Stasera il silenzio parla e parla bene e gli occhi non hanno bisogno di buonanotte per credere alla prossima “goccia di splendore”.
Vins
Ai fratelli simone, diavolo e acqua santa, fermento e pazienza, sole e luna, panna e cioccolato… sale e pepe… ecc. eccc.
E per una volta, più di tutti a Gio, casomai si ritrovasse nelle ultime righe di questa mia incursione della sera prima di uscire dall’ufficio. Non so ancora con chi sono più d’accordo nel dibattito eterno ribadito nei commenti al post precedente. In tutto questo disorso però inizia a farsi sempre più chiaro un pensiero che in qualche modo si accomoderà nelle teste di tutti trovando il suo posto.
Scrisse un giorno Thomas S. Eliot: “il fine di tutto il nostro esplorare sarà di giungere al punto da cui siamo partiti e di conoscere quel luogo per la prima volta”.
Saluti
Vins
Storie, versi, strani pensieri. Strade impossibili e veri misteri. Una serata che è come un piccolo tesoro nell’Isola (il quartiere) avvolta nella pioggia calda di maggio. Le pareti becco d’oca sono quelle d’un circolo Arci a misura di Pennellisolari, quelli che leggono sono Gaia, Luigi, Fernando e Marco, quelli che fanno i cazzoni al banco del bar, al microfono e che distribuiscono i preservativi sono Vins e Nick. Il resto…. beh, il resto sono amici di cui andiamo fieri e belle ragazze di cui aspettiamo il numero di telefono per essere appagati da tutto sto elargire di cultura letteraria.
Ecco quant’è stato Sparizioni secondo il racconto video e fotografico.. tutto quello che non trovate qui dovete immaginarvelo… perchè è sparito allo scoccare della mezzanotte.
Intanto, per gli amanti dell’ultima pagina delle antologie, ecco la bibliografia della serata:
L’amore in bocca di Marco Rossari (il lettore con la barba)
Altrotempo di Fernando Coratelli (bis … bis.. e tutte le direzioni)
Ieri di Agota Kristof
Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj di Nicola Lagioia
Agnes Browne mamma di O’Carroll
Non avevo capito niente di Diego De Silva
Soffocare di Chuck Palahniuk
Salto mortale di Luigi Malerba.
Alla prossima (e ci sarà.. ne potete stare certi)
Pennellisolari
Pensavate che dopo il successo della festa vi avremmo abbandonato per appagamento?
Pensavate che la pioggia padana avesse annacquato la nostra creativita?
Se fosse così, vi sbagliavate!!!
Siete tutti invitatti al nuovo evento dei Pennellisolari:
APERITIVO + READING ‘LE SPARIZIONI’
Giovedì 22 maggio ore 20:30
Circolo Arci Metissage – via Borsieri 2 (entrata da via de Castilla) – Quartiere Isola – Milano.
Aperitivo
a seguire Le Sparizioni…chi l’ha reading??
‘Rimasi a fissare la parete di fronte con i fogli in mano, forse cercavo un
codice, una chiave interpretativa. Era già pomeriggio, non avevo neppure
pranzato: Giulia continuava a non dare segni di vita… Riprovai senza convinzione al suo cellulare, rispondeva sempre la voce preregistrata. Provai a pregare.’ (per i curiosi: altrotempo.fernandocoratelli.com/)
PERFORMANCE ORALE con letture da Malerba, Kristof, Lagioia, De Silva,
Palahniuk, Cortazar, O’Carroll…e dei due autori emergenti Fernando Coratelli e Marco Rossari. LA LETTERATURA COME NON L’AVETE MAI ASCOLTATA!!
a cura di MacchiaUmana e Pennellisolari.
Ingresso con tessera Arci
Se non avete la tessera Arci portete acquistarla a 12 Euro (aperitivo e consumazione inclusi nel prezzo).
Nick e Vins
A me gli avvocati, diciamo così, per categoria, non piacciono.
Ecco, dopo aver perso una manciata di lettori, come si dice dalle mie parti: chi mi ama mi segua.
Questa qui dovrebbe essere la recensione di un libro, dico dovrebbe perché a me la parola recensione fa pensare a qualcosa di istituzionale, di preciso e ben scandito.
Un compito in classe insomma.
Ed io non sono capace di re-cen-si-re un libro.
Forse un integrale o una trasformata di Fourier si, ma un libro proprio no. No.
E’ incredibile (lo diceva Proust da sempre…ma tu i postulati sensati non li capisci se non li ‘’tocchi’’ con mano) come un libro ci possa spalancare scenari e punti di vista su noi stessi. Leggiamo qualcosa di storicamente, geograficamente, sessualmente e qualsiasi altro venga in mente lontano da noi, eppure quel qualcosa ha l’effetto di accendere una lampada alogena su di noi. E ci riconosciamo.
La cosa sconvolgente (per me, s’intende) è che tutto ciò possa capitare attraverso la storia di un avvocato, di un viveur della modernità: ovvero un ‘’colgado’’ (x dirla alla spagnola, eh), un figlio della precarietà nel senso più largo e profondo che vi possa venire in mente.
Precarietà familiare (separato cioè), affettiva (vedi prima), lavorativa (la concorrenza è tanta, troppa), sociale (vedi prima).
Una persona normale, in fondo, diremmo oggi.
Ecco allora l’idea del contropiede, ed è lo stesso Vincenzo (l’avvocato di prima, s’intende) a suggerirla: tirar fuori un briciolo di personalità e dirla, anche se lo sai che è una stronzata grandissima, la stronzata (appunto) che hai appena pensato. Sconvolgere il normale corso delle cose.
Come un lancio di 40-50 metri che il libero (che bello questo nome…peccato non esisti più) fa dal limite della propria area di rigore mentre è assediata, ed allora, il numero dieci della sua squadra stoppa e mette giù quel pallone e corre verso la porta avversaria. NONCENEFREGANIENTE se finalizza o no l’azione, lui corre, deve correre il nostro numero dieci, verso qualcosa, una opportunità, una possibilità.
Ah, quasi dimenticavo che non mi piacciono i post troppo lunghi sui blog.
(almeno il titolo ve lo dico: Non avevo capito niente, diego de silva)

antonio
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