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Inciampi

Posted by Raf on dic 23, 2009 in Diario

Sono le 4,35 ormai .. non e’ pomeriggio, e’ quasi l’alba e sono arzillo come un bambino che per la prima volta deve andare in gita… non dormo e non ho sonno… ma non sono su di giri anzi, sono pieno di pensieri, quasi tutti che volgono al peggio, combatto per trovare la serenita’ che il natale dovrebbe regalare ad ognuno di noi ma soccombo, per oggi niente serenita’ , niente sonno…….oggi solo piccole ferite accumulate nell’arco di un giorno, di un mese, di un anno o di una vita intera che si fanno vive tutte insieme, per la prima volta… e vengono meno le certezze (tante), i miei ideali (pochi), i sorrisi regalati a destra e a manca, la cordialita’ , la serenita’,gli amici, l’allegria… oggi sono spento.. per un giorno vado in ferie , non sono io, non voglio essere io….. ho voglia di sentire quelle piccole ferite, riviverle come per esorcizzarle, pensare che nonostante gli inciampi ho avuto la meglio.. oggi leggevo fra le tante cazzate di Fb che stolto e’ colui che perdona e dimentica, saggio colui che perdona e non dimentica e tutt ad un tratto mi sono sentito saggio…. ma c’e’ poco di cui compiacersi quando non si riesce a prender sonno. Le ferite sono li’, e la cicatrice non mi lascia in pace, e’ viva al passaggio della mia mano che l’accarezza,ha sanato la piccola lesione ma non ha cancellato il ricordo di come me la procurai… quei giorni lontani diventano attuali e si sommano all’ultimo, insignificante taglietto… mi rialzo ancora una volta , come se nulla fosse accaduto, mi guardo intorno , nessuno ha visto perfortuna… se solo non avessi visto anche io, tutto sarebbe stato piu’ semplice.. ma nulla nella vita e’ semplice come appare, quasi mai. Allora riprendo a camminare conscio che saro’ piu’ attento, almeno fino al prossimo inciampo..

Auguri di un sereno natale e un felice anno nuovo a tutti i pennelli….RAF

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5

Vins, Clooney e il grillo parlante

Posted by Vins on dic 18, 2009 in Diario

Quant’è che non scrivo un post? Ufffff.

- Vins – mi dico – non è che i tuoi fan se ne avranno a male? Datti una svegliata. Compiacili. Accontentali.
Puf.. appare il grillo parlante sulla mia spalla e anche lui esordisce con un:
- Vins.
- Eh – gli rispondo
- non ce ne hai di fan!
- Ah.
cazzo, a volte la realtà si confonde con l’immaginazione e non lo sai bene dove finisce una e inizia l’altra.

Cioè tipo, oggi, giusto per fare un esempio, mica lo so cosa è stato vero e cosa no. So che fa talmente tanto freddo che il cervello deve essersi parzialmente congelato e funziona solo quando e come gli pare a lui. Diciamo che per diverse cose è come vivere a memoria, per altre invece, come una continua improvvisazione.

Nonostante alcuni atteggiamenti e tentativi di ordinarmela, questa esistenza mi scappa di mano. Continuamente. Sono anni che, appena messi dieci passi uno di seguito all’altro, all’undicesimo vado fuori pista. Come il Bufalo che “scarta di lato” della canzone di De Gregori. Al contrario della locomotiva scivolo via in disegni strani. In vortici che somigliano ai disordini di Mirò.

Pensavo: ma se quella gran faccia da culo di George Clooney si salva dal pianoforte che precipita dal quarto piano, perchè lui, insomma, è pur sempre il più figo, io, perdente in partenza in questo confronto cosa dovrei aspettarmi? Beh, forse, in effetti io stasera al San Pietro-John Malkovich non ho nemmeno poi così tanta voglia di chiedergli di rimandarmi indietro. Anzi, fanculo al negozio delle macchine del caffè, mi dico:
- Vediamo cosa viene fuori da queste linee strane. Da queste nuvole. Magari è davvero un’opera d’arte.
- Viiiiins..!
- caaazzooooo, griLLo, è quasi mezzanotte, non rompere i coglioni!

Vins. (What else?)

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6

Saltatrice emozionale

Posted by La Lu on dic 8, 2009 in Diario

Sono un corollario di ricordi,
tengo con me anche quelli che dovrei lasciare andare, forse temo che perdendo loro smarrisca anche un po di me.
La stessa cosa che faccio con le foto. Ne ho una marea, di me, della mia famiglia, delle persone importanti della mia vita.
Ne ho buttate via alcune in questi mesi, ogni tanto, come le dosi di una terapia. Gesto termendo per me, lo so, ma dovuto.
Vivo, per quanto è possibile l’istante, anche se mi manca la progettualità ..e intendo per progettualità anche il semplice guardare verso una direzione…ma sto imparando a farlo. In fondo basta poco.
Alzare lo sguardo e spingersi oltre ciò che ci circonda…oltre…oltre, sì diciamo che prima o poi ci riuscirò.
Mi nutro ancora di veri slanci verso gli altri: sono una “saltatrice emozionale” !
Forse perché l’amore, in ogni sua versione, non può occuparsi della propria felicità senza comprendervi la felicità di un altro.
Una mia storia di un po’ di anni fa terminò con questa “accusa” nei miei confronti:
IMPEGNATIVA .. è vero, lo sono.
Impegnarsi fa paura, io non ho paura.
L’impegno non è sacrificio, l’impegno è attenzione, è interesse, è prendersi cura, è gioiosa dedizione.
In queste notti d’autunno mi accorgo, con malinconico stupore, che non vagabondo più tra le stelle.
Anche se il naso è all’insù in quelle nottate in cui ho l’animo del possibile, ma mi limito a guardare, a ricordare, a stracciare qualche momoria e stiparla con forza dentro un luogo ameno, appositamente arduo da raggiungere, stipo lì dentro pensieri e preoccupazioni come si fa con quelle valige dalla vacanze. Mi ci siedo pure sopra e pigio col sedere.
La differenza è che io non devo partire, devo ritornare… e voglio restare.
Matengo i miei ricordi e torno.Sì torno.
Torno per me…per me che riesco a nomianare l’essenza delle cose e non la loro assenza, per me a cui la tristezza tappa la bocca e dallo spiraglio entrano spifferi e suoni lontani…per me a cui fa male tutto perchè niente diventa innocuo, con il tempo.
Torno perchè sono una “saltatrice emozionale” e non potrei essere altro.

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Marrakech Express targato pennellisolari

Posted by Nick on nov 29, 2009 in Diario, Fotografia, Viaggi

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Palombella Rossa

Posted by admin on nov 27, 2009 in Diario

Il tema ricorrente è il freddo: arriva e ci costringe alla clausura o a cose che un mese fa non avremmo mai immaginato di fare..

mi perdo tra esami, viaggi e mille progetti da fare.. mi ritrovo con la musica e un buon tè alle noci.

Nella mia calda stanza Bolognese, tra slide e partite di calcetto creo, inanellando canzone dopo canzone, una bella selezione di tracce. L’ascolto, la riascolto.. mi piace! E visto che tra i miei gelidi compagni invernali ci siete anche voi, vi passo un ascolto.

Spero vi riscaldi..

sono 31 canzoni per selezione. Ogni selezione con copertina e ogni canzone con testo e informazioni.. un bel lavoro insomma!!!

Non sono certo le più belle canzoni del secolo o le mie preferite in assoluto (anche se ce ne sono alcune) ma sono canzoni che mi piaceva ascoltare, così come sono, una dietro l’altra.

Miei cari pennelli.. torno a studiare, programmare, correre..

palombellarossa

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RIFLESSIONE O PROMEMORIA

Posted by La Lu on nov 25, 2009 in Diario

Ho 2 soppracciglia. Quello sinistro è un po’ curvo. Mi da un’espressione particolare. Quando rido lo faccio per intero, quando piango lo faccio a metà. Se guardo qualcuno sembra che abbia lo sguardo strano e se mi guardo allo specchio credo di non essere simmetrica. C’è il sole, ma c’è anche il freddo. Ho tolto la bottiglia d’acqua dal frigor perché si riscaldi un po’. Ho sempre avuto i denti troppo sensibili. Leggo tutte le mail che mi arrivano, e a tutte rispondo. Oggi ne avevo 9. Domani siamo a cena fuori e venerdì siamo a cena a casa mia. 2 mangiate di lusso.
Gli stivali numero 38 non mi fanno più male. Li ho messi con la pioggia, la pelle si è ammorbidita e ora sono comodi. E belli.
Questa notte non ho chiuso occhio.
Dovrei leggere 156 articoli per il congresso. Preparare la presentazione…Non posso stare troppo al pc. Ho solo pochi minuti per non pensare a niente. Una sigaretta. Lasciatemela fumare.
Rileggo queste righe scritte circa un anno fa. Perché proprio oggi? Forse perché mi rivedo in quei momenti e in quegli occhi verdi…

Il momento preciso del giorno esatto in cui tua madre, per la prima volta, ti chiede
sei felice?
ti senti schiacciata ad un muro con una decina di fucili puntati sulle tempie. La prima reazione è quella di pensare al perché te l’abbia fatta proprio quella domanda. Tua madre che sì, si è sempre posta il pensiero della tua felicità, che è sempre stata capace di mettere in primo piano la tua alla sua felicità…ma perché proprio oggi? Perché proprio in quell’istante? Sembro triste? Insoddisfatta? E mentre contempli queste ipotesi ti immagini in mezzo alla gente, con gli occhi degli altri. Come sembrerò alle persone che mi circondano? Le occhiaie delle notti insonni vengono interpretate male? I chili persi vengono tradotti in infelicità? Le risate hanno un ché di isterico anziché di rilassato? E mentre giri il film della tua vita semi sociale pensi a come dovrebbe essere una persona felice, allora. Quale sano aspetto da pubblicità mielosa si confà ad una persona felice? Quali colori indossa per raccontare al mondo quanto bene le va la vita? E nel frattempo dai uno sguardo alla tua figura dall’alto al basso. Capelli: neri. Occhi: verdi. Maglia: nera. Gonna: nera. Calze: nere. E non mettere la scusa della sciarpina che è viola perché mica regge. Decisamente il colore oggi non aiuta. Passiamo all’umore allora: nero. Ma è davvero da queste cose che si distingue una persona felice da una infelice? Cos’altro posso prendere in considerazione per tastare il grado della mia felicità. Se canti, sei felice? O sei solo scemo? O cerchi solo distrazione? Se resti in silenzio per la maggior parte della giornata, sei infelice? O cerchi di concentrarti? O pensi a qualcosa di talmente piacevole che col cavolo che ce lo racconti?
Ci penso su. Lei è ancora lì che aspetta una risposta. Che faccio? Contrattacco aggirando l’ostacolo e chiedendo perché me lo chiedi con l’aria più innocente del mondo? No. Con lei non reggerebbe.
E allora dico la verità. Si. Si, mamma, sono felice. Nonostante i problemi, nonostante i pensieri, nonostante le paure e le preoccupazioni che ho intorno, io sono felice. Anche se oggi vesto di nero, magari non parlo e non sorrido, sono felice. Anche se non mi spiego il perché di questa domanda. Anche se non mi spiego il perché della mia risposta.
A volte basta che qualcuno ti chieda, sei felice, per capire…..e dire sì.

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Questo non è un post sul viaggio in Marocco

Posted by Vins on nov 17, 2009 in Diario

Questo non è un post sul viaggio in Marocco. non è un racconto dei cinque giorni a Marrkech. Arriverà anche quello fra un pò, credo. Ma non è in queste righe che lo troverete.
Questo è uno spazio bianco. Un’intercapedine tra il prima e il dopo.
E’ lo spazio per avere in testa delle immagini fuori dalla lista di quelle fotografate, fuori dalla lista ancora più lunga di quelle impresse negli occhi. Questo è lo spazio per le immagini pensate appena rientrato a casa. Il tempo giusto per dire tre grazie, perchè ogni tanto ci vogliono anche quelli.

Una delle immagini, forte e splendente, appare mentre tocco il letto di camera mia. So che nello stesso istante c’è una ragazza che passa il confine tra Laos e Cambogia (o qualcosa di simile). Quella maledetta fanatica del “prendere e andare” ha gli occhi stracolmi di storie che forse io non vedrò mai. Sono grato a lei per quei passi sulla linea invisibile di paesi così lontani che nemmeno so immaginarmeli. Le sono grato perchè i suoi passi contagiano. Sono passi buoni da tenere a mente. Lo sono stati e lo saranno.

Un’altra immagine riguarda la destra e la sinistra del mio viaggio: Nick e Giò. Uno intento a riguardarsi uno ad uno gli scatti (spettacolari) fatti in viaggio e a disfare la valigia piena ancora dei vestiti di tutti e tre e l’altro intento a sbarcare da un altro volo, l’ennesimo, che l’ha portato in cerca di risposte e di altre domande per il futuro, che di domande nuove non ne ha abbastanza. A loro, quella destra e quella sinistra, sono grato perchè oltre che amici sono anche gambe per me. Lo sono stati e lo saranno.

L’ultima immagine riguarda una donna. Qui nessuno la conosce. Non la conosco neanch’io. Ne so il profumo come si sa una cosa da sempre, una che impara l’istinto prima dei sensi. A quella donna sono grato perchè se mai ad un uomo è concesso di innamorarsi di qualcosa che non sia lei, com’è stato questa volta per me, lo devo al fatto che ancora, lei, non l’ho incontrata. Le dico grazie per la pazienza perchè per me è ritmo della felecità. Lo è stato e lo sarà.

Vins

cos’altro posso dire… abbassate il volume del mondo quanto basta e cliccate su play.

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Eventi al JetCafè

Posted by Nick on nov 9, 2009 in Arte, Cultura, Diario, Eventi, Musica

Cartellone Jet Cafè

Vi assicuro, non è stato facile. Email, telefonate, chat, contatti, appuntamenti, litigi, locandine… ma ce la stiamo facendo. Abbiamo una lista di altri 5 concerti ‘by pennellisolari’ fino a Gennaio, tutto gratuito. Ovviamente non ci fermeremo qui, altri artisti non vedono l’ora di essere presentati sul palco del JetCafè.

Le esbizioni saranno piuttosto variegate e di buon livello. Si va dal chitarrista di Carboni (Araliya) al vincitore del premio Tenco ‘09 (Brunori Sas) passando per un cantautore Norvegese in tour europeo (Terje Nordgarden) e due giovani gruppi emergenti milanesi (Davide Zilli e Letitia and her flames).

Se siete a Milano non potete mancare.

Nick

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12

mangiando un altro kebab

Posted by Vins on nov 2, 2009 in Diario

Ho aspettato qualche giorno. Per capire se fosse vero quel mio senso di mancata-percezione. Parlo del post qui sotto. E dei relativi commenti. Cioè, leggo, rileggo, ma ne perdo il senso. Non mi arriva la speranza, non il dolore. Non mi arriva l’inverno. Che uno quasi quasi direbbe “buono no?. Meglio se non ti arriva l’inverno”. Non lo so.  Non è poi così buono se non succede per colpa di come sono scritte le cose ma per colpa delle cose in sè. Voglio dire Agatella come sempre scrive da 5 stellette sulla fiducia, gliele metteresti già solo per il titolo. No, qui il problema mi sa che sono io. E le stellette poche o tante che siano non servono a chiarire la questione.

E’ come se aspettassi che qualcosa accendesse l’intuito, aprisse la porta delle idee. Nel frattempo i pensieri si susseguono senza ordine, senza alcuna pressione, in uno strano limbo di serenità che assomiglia più a un imperturbabile andare dove soffia il vento. Stupidaggini e cose serie, filosofia e “anatomia dei culi per strada” si alternano prive di qualsiasi obiettivo. Se una cosa o una persona non mi sta bene la evito e tanti saluti. Se un’altra mi piace me la prendo. Cadono i sogni o le aspirazioni. C’è solo l’attimo. E di nuovo qualcuno dirà:  “buono no?”. No. Non lo è. Boo? non lo so. Forse si invece.

Intanto è circoscritto agli ultimi giorni, all’ultimo paio di settimane magari, però vedo la bellezza e non riesco a entrarci dentro per più di qualche minuto. Io, proprio io che tra ozio e contemplazione vivo di continuo. Non piango nè col caldo, nè col freddo. Nè dentro, nè fuori. Non piango e basta. L’auto-lavata di capo l’ho fatta da un pò. Forse sto solo aspettando che si asciughi. Ecco, l’ho trovato,  forse è questo il problema, sto aspettando senza aspettare davvero e nel frattempo tutto quanto si confonde in un minestrone di debolezza fisica da mancanza di vitamine e risatine senza pretese mangiando un altro kebab in via Borsieri, alla fine di un’altra domenica, alla vigilia di un’altra settimana.

Stamattina con tutta questa pioggia scende dal cielo una specie di acido che lava via lo smalto di cui siamo vestiti. E ce ne abbiamo, tutti quanti. Vedo gli occhi assonnati dei miei colleghi, l’infelicità della gente. Vedo il mio riflesso indurito sul finestrino buio del metrò e niente di tutto questo ha davvero un motivo per essere così com’è. Eppure è.

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9

Lo Shampoo

Posted by Agatella on ott 29, 2009 in Diario, Storie

È ufficiale, è iniziato l’inverno. Lo capisci dal bombardamento mediatico di jingle, voci e canzonette che capti tra uno zapping e un altro, paginoni di quotidiani con facce di sconosciuti che, diventano noti in meno di 24 ore, e la radio e tutte le homepage iniziano raccontare vite e gesta di Tizio, Caio e Sempronio. Allora, ti metti comodo e prepari l’arca perché, adesso, la pioggia di vacue informazioni si sommerà a tutti i pianti e gli isterismi dei vari Amici di Maria, delle storie strappalacrime dei concorrenti del Grande Fratello (perché se non hai un trascorso triste da sputtanare in tv, beh allora sei fuori), dei vecchi amori e gli incontri aspettati dietro a una busta, delle eliminazioni di promesse voci dalla, già colma, discografia italiana e delle corteggiatrici non scelte da buzzurri tronisti in striminzite camicie e petti glabri.

Lacrime inflazionate, pianti sottopagati alla mercé di occhi senza identità, sofferenza passata da far emergere nel momento opportuno. La vittoria del pietismo, la strumentalizzazione del dolore. Attori o meno, qui ci si ritrova, ad emulare atteggiamenti dannosi, dove il più furbo riesce a imbonirti con qualche sua esperienza apparentemente normale, ma romanzata con tutti i crismi eteromediatici, capaci di trascinarti nel vortice della compassione. E a volte, vorresti provarci pure tu. Immagini di sederti davanti a un professore, e improvvisamente, invece, della risposta a quella fottutissima domanda, gli racconti che gran periodo di merda che hai dovuto attraversare. Sei convinto che, almeno un cazzo di 28 glielo riusciresti a strappare. Mettendoci pure qualche lacrima, al 30 ci arrivi sicuro sicuro. Ma poi vedi che, non c’è nessun televoto da casa, allora concentrati e cerca d’alzarti da quella sedia, con almeno un diciotto. Se no, vedi poi come piangi!

Emozioni come il pianto, hanno bisogno di spettatori di un certo livello, non tutti possono capire per chi o per cosa stai lì ad inondare fazzolettini di acqua e sali. Non è una selezione che t’organizzi precedentemente, ma se improvvisamente, avessi questa voglia di emettere tutte quelle sensazioni negative, dovresti pensarci e custodirti, in un modo o in un altro, per vari motivi:

1. Se piangessi con rumorosi singhiozzi, in strada o in un locale pubblico, aspettati qualcuno che venga a dirti “tutto ok?” Allora pensi “No. Ma ti pare che se andasse tutto bene starei qui a disperarmi?” Invece ti limiti a dire di sì, o nell’ipotesi più remota e disperata, saresti in grado di abbracciare chiunque si sia premurato di avvicinarti… e non sempre è consigliabile.

2. Se piangessi col freddo, la tua faccia assumerebbe le sembianze delle Grotte di Castellana, stalattiti a iosa e un viso on the rocks. Dovresti fermare qualcuno per infilarti dentro il suo giaccone… e t’assicuro che, non sempre è consigliabile.

3. Se piangessi col caldo, il sole ti farebbe evaporare così velocemente i rivoli di lacrime che, ti attraversavano le guance, ottenendo due aloni biancastri lungo la faccia, da farti assomigliare a qualche personaggio manga. E prima che il tuo volto, diventi imperturbabile, per effetto pelleseccaeabucciad’arancia, dovresti fermare qualcuno per chiedergli una salviettina imbevuta che, di solito, tengono sempre le vecchine pettegole… e per ovvie ragioni, non sempre è consigliabile.

Ma se non ti curi affatto di questi tre punti, beh allora cerca di piangere di gioia, come farà un ragazzo appena vedrà suo nipote Mattia, come quel mio amico che non piangeva mai (non so se per una posizione ideologica o proprio perche non gli venisse), lo stesso che, qualche sera fa, un po’ trattenuto, mi confessò di aver pianto poche volte e che, nel mezzo delle emozioni c’ero pure io (io piansi appena varcata la porta), come quel tizio che adesso sta ascoltando Misread dal vivo, come quando salutai quell’altro, alla stazione, dopo tre giorni di sole, vento e di jazz, come quella cara amica che, ha rumorosamente riso con le lacrime, nel silenzio di un teatro meneghino.  Lacrime lasciate dentro qualche libro, nei capoversi delle poesie, tra i pentagrammi di alcune canzoni, tra i bordi di una fotografia, sui cuscini di un’estate che è andata, dentro le pellicole di quel film in bianco e nero e di quell’altro pieno di girasoli, tra i capelli della sua donna e Hospital Beds in sottofondo, tra i binari di treni in partenza, nei messaggi da rileggere in notti insonni e lacrime che svegliano le madri… e bambini che, come racconta Pessoa, non dicono “Ho voglia di piangere”, come direbbe un adulto, ma “Ho voglia di lacrime”.

E nel tormento, negli amori persi, nei dolori incontenibili, nelle paure disarmanti, è i quei momenti a volte così lunghi, così accidiosi, così stremanti, che occorrerebbe farsi una bella auto-lavata di capo e dire vado avanti, oppure scegliere una via alternativa e più semplice, provare a cambiare…  shampoo.

e quasi quasi, inizio anche io… 

                            

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Per 10 minuti di stronzate

Posted by Vins on ott 25, 2009 in Diario

I giorni del teatro. Arrivano e capisci che è iniziato l’inverno. Se non basta Nick ricorda pure che domani cambia l’ora così il prossimo lunedì alle 4 del pomeriggio qui a Milano sarà notte. Lo sentiamo arrivare quest’inverno. Ma oggi, in questo sabato, in questa giornata che ancora sembra essere colorata di primavera un pensiero del genere non ci spaventa. Lo so che non ci spaventa. Lo vedo nei fondi di questo tè offerto da La Lu e Leo.

Negli ultimi giorni nel blog ho letto scontri accesi, ideologie difese fino allo strenuo delle forze. Fino a stremare gli altri ma forse e soprattutto se stessi e la propria identità. Alle volte per difendere un’idea da chi non è d’accordo ci convinciamo che sia giusta ben oltre quanto l’idea stessa meriti. E quando succede capisci che forse stai esagerando, che qualsiasi cosa per cui saresti disposto a urlare in faccia al tuo migliore amico non vale abbastanza, non quanto la sua voce che ti chiama al telefono, una sera infrasettimanale, ti chiede: “come stai?” e poi incomincia con una spataffiata di stronzate senza alcuna pretesa se non quella di stare bene. Almeno per dieci minuti, senza ragioni per nessuno. Solo stare bene, senza richieste, senza impegni nei confronti dell’altro.

Qualcuno pensa che qui, in questo blog si parli e basta, si sogni ad occhi aperti. E basta. Che tante parole siano scritte bene ma lette male nella vita di tutti i giorni. Si è così. Lo è. Per me almeno lo è spesso. E sono pronto al giudizio di chi si firma con un nome e anche di quello di chi un nome non ha voglia di averlo. Non pretendo e non chiedo a nessuno di cambiare i propri sogni, nè voglio spiegare quali siano i modi migliori per inseguirli. Nemmeno se debbano davvero inseguirli o limitarsi a sognare. So solo che le parole di ognuna delle persone che scrive qui dentro sono una specie di tesoro e so che tutte quelle parole mi fanno stare meglio di come starei senza.

Per cui siate noiosi, estrosi, ermetici e come cavolo vi pare. Siate voi. Ma siate, come una telefonata alle 8 di sera. Per 10 minuti di stronzate.

Vins

E una canzone che credo non ci sia momento migliore per condividere.

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Erica Mou in Concerto

Posted by Nick on ott 22, 2009 in Arte, Cultura, Diario, Fotografia, Musica

Al Jet Cafè i fan sono in fibrillazione soprattutto per l’attesa introduzione al concerto made by Vins&Nick. Obiettivo: trovare un coinquilino per Vins ed una ragazza per entrambi… Per fortuna Erica imbraccia subito la chitarra ed i silenzi assorti si alternano ad applausi scroscianti. I Pennellisolari (milanesi) hanno iniziato la nuova stagione ricca di eventi. Sarete presto aggiornati.

Vi racconto la serata come fose mi risce meglio:

Nick

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amore e dintorni

Posted by Raf on ott 14, 2009 in Diario, Storie

Che casino parlare di amore quando tutti sono deviati dalla convinzione che amore sia sinonimo di sesso… ogni qual volta mi confronto con persone alle quali spiego il mio concetto di amore non mi credono e pensano che quello che dico non corrisponde a quello che penso realmente ….. allora, eminentissimi colleghi di questo blog, chiedo il vostro parere in merito alla seguente questione :

Parlo con una mia amica alla quale confesso che non amo solo mia moglie perche’ non penso che l’amore sia un sentimento dato in esclusiva (del tipo “amo mia moglie e non posso amare nessun altro/a”).. ecco che qui si insinua l’equivoco .. se ami un’altra persona vuol dire che hai qualche problema all’interno della tua relazione coniugale, mi dice…. Mi sento quasi un traditore dopo aver ascoltato la sua sentenza di condanna….. e invece chiarisco che l’amare altre persone non esclude il fatto che si ami la propria moglie; aggiungo che se fossi nato in un paese diverso dall’Italia (paesi che accettano la poligamia) tutto sarebbe considerato normale, sempre che si stia parlando solo di donne…….ma io parlo di un concetto allargato del tipo condivisione di situazioni che ti portano ad amare i tuoi amici di sempre , situazioni particolari con i tuoi familiari che ti spingono a dire “vi amo” perche’ e’ proprio quello che pensi di provare in quel momento….. non e’ un vi voglio bene .. e’ un qualcosa in piu’ che se pero’ vien detto da un uomo ad una donna o viceversa e’ inteso……….” allora qual e’ il prossimo passo..?? si va a letto..?? “…..per me non funziona cosi’, l’esprimere il proprio amore per una persona prescinde dal suo sesso e dal suo aspetto fisico, va oltre la facciata e si attesta su un piano piu’ alto o perlomeno diverso; ma mi accorgo che per nessun altro le cose vanno in questa direzione…………..e allora sbaglio termine o il valore che si da’ alla parola amore non e’ ancora chiaro a tutti…???
La parola amore ha una sola interpretazione con molteplici sfumature o molteplici interpretazioni ??
Rimango in attesa di risposte che facciano chiarezza sulla questione e nell’attesa mi limitero’ a dirvi, senza ulteriori equivoci, che ..VI VOGLIO BENE….

saluti Raf

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Puzza di merda

Posted by Vins on ott 10, 2009 in Diario

Stamattina mi sono svegliato, e fin qui tutto regolare dal momento che ai vivi capita più o meno spesso. Poi mi sono alzato dal letto, e già questo ha comportato, di suo, uno sforzo molto meno naturale del primo, nonostate fosse venerdì. Pantofole ai piedi vado in bagno, mi lavo, mi pettino, mi vesto… esco. Al terzo passo a terra fuori dal portone del mio palazzo sento un’incredibile e prepotente puzza di merda.
Si, di merda. Non letame, cacca, fogna. No: MERDA.
Ho pensato: “cazzz… iniziamo bene!”. Ma poi: “coraggio Vins, è venerdì, manca poco e poi domani il concerto di Erica, gli amici, le risate e l’imprevedibile che è sempre in agguato”.

Ma gli incoraggiamenti a volte non servono. Arrivo in ufficio e qualcuno ritiene doveroso interrompere la normale, ma imbrigliata, frenesia del mio lavoro sbattendomi in faccia quanto possa essere schifoso l’essere umano, se ci si mette. Quel qualcuno ci si è messo. Proprio non si rassegna all’idea che senza anima finirà per condannarsi a vivere i suoi giorni in un mare di droghe ed echi di profumi persi. Non si rassegna e deve passare sul cadavere di qualcun altro che invece un’anima ce l’ha, che crede in un paio di stupidi valori sui quali ha scommesso troppe lacrime e troppo dolore per dire: ok, non serve amare il mondo, adesso cambio strada.

E la puzza di merda torna nella mia testa e penso che tutto adesso è chiaro. “Ecco cos’era”. Tiro un sospiro, lo faccio sempre quando la vita risponde alle domande.
“E così sia”. Dico. Lascio andare la gente povera che non vuol’essere altro. Ha il diritto di non esserlo. Lontano da me però. Loro, puntini di maggioranze scandalose e vacue. Loro che corrono a prendere una metropolitana anche quando non vanno di fretta, che sono in aeroporto con la borsa porta pc e mai con lo zaino in spalla e gli occhi che brillano.

Loro, quello stile da gente che sa stare al mondo, non mi avrà. E così oggi scanso la sporcizia con la quale provano a imbrattare le pareti di camera mia e, se proprio il bianco non è più di moda, lo sceglierò io il colore buono.
Una tinta piena che in questo venerdì pomeriggio è fatta di una storia letta (male) davanti a quindici amici tutti li ad aspettare che dica la mia, alla mia maniera. Letta con di fianco uno dei miei soci (la band), uno di quelli che come me crede ancora nelle cose pulite, nei sogni da bambino, nei per sempre. Uno della minoranza.

Oggi avrei voluto raccontare di un ROSSO Intenso e non della puzza di merda sentita al terzo passo fuori di casa. Ma senza puzza di merda forse non avrei scelto il colore nuovo. Tra un pò tiro fuori i rulli.

Vins

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43

A moi

Posted by Gio on ott 6, 2009 in Diario

Succede che siamo troppo innamorati delle emozioni, non possiamo farne a meno.
Una vita fatta di media, qualunque essa sia, ci distruggerebbe.
Preferiamo avere le ferite al vento, in modo da sentirle pulsare, piuttosto che nasconderle per non ammettere di aver sbagliato. Solo per sentirci vivi.
Come enormi discariche, siamo poesie a cielo aperto.

Ma cosa succede se il mondo si comporta nel peggiore dei modi, urlandoti contro il suo silenzio?
Reciti come un mantra l’ultimo aforisma di uno scrittore appena letto; e pensi che sia quello l’algoritmo esatto per risolvere il tuo rebus.
Ma tanto sai già che bastano pochi giorni a rendere inutile quella regola che hai provato ad applicare. E sei lì che lecchi l’amaro gusto che ha il fascino quando abbandona un vestito nuovo.

Penso agli ideali che mi riempiono la testa e a quanta fatica faccio per metterli in pratica.
Penso a quant’è diventato difficile comunicare anche con gli amici, o che si spacciano per tali.
Non riesci più neanche a vederli, se non per caso. Sono spariti o non ci sono mai stati.
Vuoi confidarti, ma c’è solo il cuscino sul letto ad assorbire la tua saliva agrodolce.
Mi chiedo sempre se sbaglio e in cosa. E come potrei migliorare. L’unica consolazione è che l’estate è finita e io odio l’estate.

Leggevo qualche articolo fa che uno dei modi per essere felici è quello di essere pessimisti. Subito dopo, in questo decalogo, c’era il consiglio ad essere propositivi.
Allora, sbaglio oppure neanche in uno stesso articolo i giornalisti non sono più coerenti?
E io che vivo di espedienti e articoli di giornale, che devo fare?

Dai, la finisco di scrivere: perché scrivo solo quando sono arrabbiato e per reagire. Come quando si facevano dei giochi stupidi sul marciapiede, tentando di calpestare alcune mattonelle piuttosto che altre. Senza alcun metodo, solo per scaramanzia.

Dedicato a tutti coloro che hanno capito.

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Conversazione in un Bar (con dedica)

Posted by Vins on set 30, 2009 in Diario

Non è una questione di desideri o, meglio, sogni. Nemmeno di paure, o peggio, incubi. No. Forse sono anche quelli. Anche. Ma più che altro questo è un discorso sul come sei fatto. Sul come SONO fatto. Molto più complesso di un paio di sentimenti buttati li a giustificare tutto, sempre.

E’ un sistema molto più variabile, questo, più di tante cose o persone che restano ferme a fissare il VUOTO. Ecco, ad esempio, tu,  ragazza dietro al bancone,  dimmi, il vuoto l’hai mai sopportato? Non guardarmi così, rispondimi. Lo faccio io per te: No. E ti capisco sai. Io sono pure peggio di te con tutte ste idee che riempiono la testa ogni secondo e non mi lasciano solo. Idee di viaggio, di rivoluzione. Idee tristi di tramonti e di addii. Idee che iniziano bene e finiscono male, che cominciano stupide e finiscono con colpi di genio a ciel sereno. Siamo sempre dai due lati del bancone io e te. Tu che versi centellinando e io che bevo con la stessa tua precisione.  E le Idee. Ne siamo innamorati noi, delle idee. Amanti di una sera o tormento di una vita.

Ma nonostante questo il vuoto ogni tanto si affaccia. Per brevi attimi, per pochi giorni, ma s’affaccia. E non lo sopportiamo. Non gli abbiamo mai dato tempo di avere il sopravvento. Forse perchè sappiamo che il vuoto si appropria del cuore in maniera subdola. Arriva e piano piano, ti toglie la passione e poi si espande fino a raggiungere le piccole voglie e infine i banali doveri di sopravvivenza. E non accettiamo che possa accaderci.
Il vuoto è una grande malattia che ancora nessuno ha ufficializzato. Non è depressione. Non sempre. Il vuoto è vuoto. Non è il non far niente disteso su un prato. Non è guardare la tv senza pensieri critici verso il cesso che ci rifila. No, il vuoto è VUOTO e basta, è lontano da qualsiasi forma di serenità. E’ vicino solo allo spegnersi del proprio essere, dell’essere fatti nel proprio modo. In un qualque proprio modo.

Poggiato a questo bancone del bar, parlo del vuoto, faccio monologhi sulle idee. E mi versi da bere l’ennesimo bicchiere. Straparlo ma, senza fissarti troppo per non farti perdere l’equilibrio, una cosa so di potertela promettere. Una cosa sola: che il nostro violino da poveri continuerà a suonare. Il tuo che fai la silenziosa, il mio che parlo troppo e  pure quello di una certa nostra amica che torna dall’altra parte del mondo con 300 foto nella reflex, 300 passi avanti, e 300 sorrisi da raccontare, uno a uno.

Più o meno citando alla lettera una canzone faccio a voi una dedica speciale:
A voi che di notte sapete morire e allo stesso modo di notte avete voglia di leggere. Vedrete amici perdere l’anima sotto i vostri occhi e con gli stessi occhi li vedrete tornanare indietro a testa alta.  Voi, che siete proprio così, sempre all’incrocio dei venti. Che non capite le persone facili. Voi con le vostre corone di stelle e spine e con un cuore che non basta agli occhi.

Per voi prego una cosa sola: “che vi sia dolce anche la pioggia nelle scarpe. Anche la solitudine”.
Lo prego per voi perchè possiate essere sempre li, dietro un bancone che non separa, a ricordarmi come SONO io quando il vuoto s’affaccia. E s’affaccia. E chiamatemi egoista se è il caso.

Vins

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“Rumori” della sera

Posted by La Lu on set 17, 2009 in Diario

Il marciapiede, la strada ed io.
Tenterò di descrivere questa sensazione.
Questo feeling urbano, fatto di marciapiedi che scorrono sotto le suole e di ombre che strisciano lungo i muri imbrattati, fatto di semafori che lampeggiano in gialli flash e di lembi di un cielo scuro illuminati flebilmente da una manciata di stelle e da un pezzo di luna. Fatto di asfalto nero e lampioni che sfidano la notte, di pupille dai contorni sfumati che si restringono nell’istante in cui due fari passano e destano i miei occhi ormai assuefatti alla penombra.

Scivolo a passi rapidi sul cemento, come un’ombra figlia di questa città che ti allontana da tutto senza farti raggiungere mai nulla, in sincronia perfetta col suo respiro bisbigliato e con le sue parole che fendono l’aria come saette senza corpo scagliate da un’arciere senza volto.

I miei pensieri rimbalzano veloci da un angolo all’altro della strada semideserta, sedotti dai sussurri ovattati che vanno e vengono offrendosi accattivanti ai miei sensi eccitati e recettivi. Un alternarsi sincopato di suoni senza corpo che si scompongono e ricompongono nella mia testa come in un frullatore emozionale: il chiacchiericcio pastoso di una compagnia che incrocia il mio cammino, il fruscìo del motore di un’automobile e lo scalpiccìo delle ruote gommate sul pavè, il crepitìo elettrico e acuto di un tram che frena in lontananza, il mormorìo di un alito di vento che scompiglia le foglie di un pioppo, la cantilena continua della tangenziale all’orizzonte che se la ascolto ad occhi chiusi potrei anche scambiarla per il mare…

Ecco che ad un tratto mi giunge all’orecchio lo schioccare morbido di un bacio. Sì, non c’è dubbio, è proprio un bacio, spensierato e gentile. Un bacio che fluttua leggero nella brezza della sera e mi sfiora il viso come la lama fredda di un coltello. Ecco, per un attimo ho una sfasatura, una marcata discronìa rispetto al battere del tempo intorno, e giusto per quell’attimo mi coglie un disagio sottile, che striscia giù lungo la colonna vertebrale e si dilegua in un brivido.
Sono già sfilata oltre.
Di nuovo a passi rapidi sul cemento, di nuovo un’ombra che scivola in incognito nei rumori della sera.

il bacio

Un film e una canzone che io adoro….. stasera mi piacerebbe essere dentro questo film…e dentro questa melodia…per voi..

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Vedovo di vita.

Posted by oiziruam on set 16, 2009 in Diario, Poesia, Storie, Territorio

Anni fa partivo a fine agosto per andare a studiare al nord, in una città umida e afosa. Sentivo l’aria mancarmi, l’amore mancarmi e nutrivo un dolore devastante che non era malinconia, ma io che io non riuscivo a sfogare neanche con le lacrime. Era lancinante ma partiva dal vuoto psicologico che avevo intorno nel trasferirmi solo, lì dove andavo. Il solo ricordo mi fa star male. Ora che io rimango e qualcuno và via, vivo solo una parte di quel male, ma il ricordo basta.

Una sensazione amara in pancia che appesantisce stamattina svegliandomi. Il cielo è grigio e tira vento. Le spiagge sono vuote e le strade pure. Ieri sera era estate, stamattina è malinconia. Per me non cambia nulla. Non devo riprendere a lavorare dopo le ferie non avendo mai smesso e non devo andar via dalla città che amo per motivi di lavoro. La mia donna non deve partire e non devo cambiare nulla alla vita che amo condurre. Anzi fra breve partirò per un viaggio. Ma mi sento vedovo. Vedovo di emozioni che sembrano appartenere solo a determinati periodi dell’anno, anzi ad agosto, e soprattutto a determinate persone che sanno farmi felice solo perché sono a Bisceglie con me.
Aspetto 11 mesi questo mese, il rimanermene in spiaggia con gli amici d’infanzia e di paesi lontani. Il sole che scotta, la birra ghiacciata e i preparativi per le lunghe nottate. Aspetto troppo e troppo in fretta passa.
I miei migliori amici si dividono fra questo paese e il mondo e il tempo con loro è sempre il migliore che posso regalare alla mia vita.
Alcune mie ex sono state addirittura gelose di come gli adorassi, gli aspettassi, gli dessi prevalenza, e di come gli occhi mi si illuminassero in loro presenza, e capisco che non deve essere facile per una donna sapere che nella vita del suo uomo gli amici hanno un importanza pari all’aria e all’acqua pulita.
Per la prima volta una donna a capirlo e a vedermi godere di questo, ma vedovo stamattina mi sento lo stesso.
Il più storico e legato degli amici parte. Portando via un agosto che ha riportato le pelli del viso a rilassarsi al sale come quando sfrecciavamo sulle “lambrette”, come quando la vita era 15 ore tempo libero e 9 ore tra sonno e impegni. È come riacquisire la capacità di essere leggeri, di ridere di poco, di godere della sola vicinanza, … e di non saperlo spiegare questo legame fatto di anni di discorsi, cazzate, emozioni, marachelle e sguardi parlanti. Lontani ma sempre vicini.
Ripenso alla frase: “Più invecchierai più avrai bisogni delle persone conosciute da giovane!” e mi piace allora invecchiare pensando a loro e a quando torneranno a vivere qui.
C’è sempre troppo poco tempo e alla fine di 12 mesi l’anno mi rimangono poco meno che una decina-quindicina di splendidi ricordi ogni anno.
Non ho parole per scrivere di loro, ma il sole, nascondendosi, ha dato il giusto clima col vento a come mi sento dentro, seppur l’estate, sul calendario, non sia ancora finita.
Da Milano a Mosca, a Lussemburgo, a Roma, a via Imbriani e la piazzetta. Non smetterò mai di viverli attraverso le emozioni che mi regalano, anche solo per una battuta via sms. E davvero rifletto sulla voglia di rimanere qui, di fronte al mare, ad aspettarli tornare insieme a quelli cari che vivono vicino. Questo per dirgli che mi mancheranno loro e tutti i piccoli particolari che regala la loro presenza.
Verrà l’estate….

Dedicato anche a quelli amici persi per strada, perché hanno dato prevalenza ad altro, ignari di cosa stessero perdendosi. Mi spiace perché abbiamo perso entrambi la possibilità di moltiplicare le nostre emozioni.

oiziruaM

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Contro il muro

Posted by Fra on set 4, 2009 in Diario

E’ tardi, ma non troppo, è circa mezzanotte. La solita camera d’albergo, la solita stanchezza di una giornata di lavoro. La doccia da quel tocco di relax prima di andare a dormire e lava lo sporco del deposito ferroviario di catanzaro. Accendo il mac e guardo un pezzettino di qualche film di Wong Kar Wai che ho nell’ hardisk, ma sono stanco e spengo subito. Non prendo sonno immediatamente, gli occhi si abituano all’oscurità e filtra un pizzico di luce dalle persiane di questa camera. Mi giro e rigiro nel letto cercando il torpore. Fa caldo. Improvvisamente mi accorgo di una cosa. Il letto ha un lato che poggia al muro. In realtà l’avevo notato appena vi ero entrato nella camera, ma non ci avevo fatto caso più di tanto. Ora invece nel quasi buio quel muro è li. Ad un certo punto accenno un sorriso. Mi sono ricordato di quando ero all’università a Bari. In quasi tutte le case che ho cambiato ho sempre sistemato il letto in modo che un lato fosse poggiato al muro. E non lo facevo solo io. Mi sceglievo con cura la disposizione dei mobili, perché quel muro doveva essere li. Quando, la notte mi coricavo ormai stanco delle fatiche del cazzeggio giornaliero al bar del politecnico, mi poggiavo con una parte del corpo su quel muro. Lo abbracciavo quasi. E poi di estate o cmq quando faceva caldo mi spiaccicavo letteralmente su di esso per cercare quel fresco che mi avrebbe fatto addormentare. E poi di spalle, con una gamba poggiata, con il braccio alto…insomma diverse e curiose posizioni per far si che quel muro toccasse coprisse un parte anche piccola del mio corpo. Il muro è stato un compagno di sonno, era come aver qualcuno affianco. E’ rassicurante è possente, è un muro. Sembrerebbe una pratica molto diffusa tra gli studenti universitari o cmq dei fuori sede sistemare il letto cosi. Ma forse un pò di tutti. Chissà forse perchè in quel periodo della vita si ha bisogno inconsciamente di qualcosa che ci rassicuri quando si torna a casa. Ci rassicuri non in maniera invasiva ma statica…un punto fermo. Il muro. Il muro dei miei, dei vostri letti. La sera era sempre li a darvi un appoggio senza parole senza bisbigli. Non vi chiede impegno non vi chiede spiegazioni il muro . Una spalla su cui scaricare i pensieri di un crescere, di un divenire. Amico silenzioso piccolo scrigno dei nostri segreti. Mi viene in mente una cosa che faceva mio nonno quando mio padre era piccolino. Dormivano nel lettone spalla e spalla in contatto. L’ho fatto anche io con mio nonno. Be il muro è un po cosi. Pensando tutte queste cose mi sono avvicinato al muro del letto della camera d’albergo. Ho spostato il lenzuolo e mi sn poggiato cercando il fresco e cercando di riprovare le vecchie sensazioni. Cazzo non ho trovato una posizione comoda, ne ho provate diverse. Mi sono sentito un po acrobata ….:) Eppure nei tempi dell’uni dormivo con il muro, sempre e bene. Il tempo scorre e si cresce e chissà forse non si ha più bisogno del muro come appoggio come compagno di sonno. Oppure ci si abitua a dormire soli. C’è chi dorme con la fidanzata, con il marito, la moglie, un amica,un amico, un donna di passaggio e sostituisce il contatto con il vecchio muro. Mi sono spaparanzato nel letto avvolgendolo tutto, come faccio sempre a casa mia. E se la non comodità del muro fosse la metafora di un incapacità inconscia di adattarsi facilmente ad un contatto ad una presenza? Mi giro e rigiro, fa caldo riprovo il muro…alla fine un compromesso una gamba poggiata il resto del corpo in diagonale sul letto. Prendo sonno…ma prima del torpore sono contento che vicino al letto ci sia il muro. Notte.

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Lettera (2)

Posted by Vins on set 2, 2009 in Diario

(la prima, scritta circa un anno e mezzo fa sul vecchio blog, l’avevo dedicata a Maurizio. Questa non ha un solo destinatario. So che più di uno forse, oggi, saprà di esserlo)
_______________________________________________________

In un celebre romanzo per spiegare a dei navigatori la rotta da seguire un uomo disse: “tutto quello che avete da fare è tenervi il vento alle spalle”. Alle spalle, hai capito!?

Ma ricorda pure che in certe rotte il vento fa un viaggio strano. Gira in tondo. E così se ti fai spingere senza controllo torni al punto di partenza. Più sporco e sudato di prima. Hai vissuto nel frattempo, è vero, magari anche momenti che ricorderai per anni o per tutta la vita. Ma intanto eccoti li, seduto davanti al mare sempre nello stesso punto dell’anno prima, su un molo, a tre metri da terra. Da una parte la città che ormai sai vedere solo da lontano e dall’altra il mare notturno che è troppo scuro per tentarne l’avventura.

Intanto hai bruciato un altro anno. E gli anni, lo sappiamo bene entrambi, saranno pure tanti ma non sono infiniti.

Già, ecco, ora mi dirai che ho iniziato di nuovo a fare discorsi da vecchio. Beh, in effetti è così, me ne rendo conto, ma cosa posso farci, la questione è che anche se non vorremmo mai ammetterlo ci stiamo cagando sotto pensando che forse arriverà prima il momento in cui smetteremo le armi che quello in cui, lottando come in questi anni, riusciremo a essere finalmente felici. Verrà il tempo in cui – non dico che ci arrenderemo a braccia stanche, perchè no, questo a noi proprio non succederà – ma in cui la passione che adesso ci brucia dentro diventerà solo una storia da raccontare. Una bella storia, si. Ma nient’altro che una manciata di parole d’aria e saliva. E anche per chi come noi, con le parole ci va a nozze, una storia come questa proprio non può bastare.

Mi chiedo se capire com’è che finisce un amore o com’è che neppure inizia ci aiuterà a capire anche come essere felici. Non lo so. E partire? Andrasene ancora una volta da dove siamo lo farà? Ci migliorerà la vita? Non so neppure questo. Ragionare da una parte, partire dall’altra. Abbiamo Filosofia e Poesia a volontà eppure nessuna traccia di risposte buone. Forse il “non lo so” durerà ancora a lungo. Di certo durerà.

Eppure continuiamo a scassarci la testa e il culo per cercare di capire com’è che fa la canzone “Vorrei” di Guccini a passare la mano a “Quattro stracci” proprio come se, anzichè la nostra vita, sotto gli occhi scorresse sempre lo stesso CD, inesorabile. Un bel cd, l’abbiamo detto un sacco di volte, ma anche maledettamente prevedibile nell’alternare gioia e dolore. Se adesso scrivo questa lettera è perchè siamo alla traccia numero due, ancora una volta e mi sono un pò rotto di leggere il titolo sul display: dolore. Insomma chi l’ascolterebbe una storia prevedibile? Ma soprattutto chi cazzo la vorrebbe mai una vita prevedibile. Noi no. Non così. Non può essere questo il prezzo da pagare ogni volta che proviamo e per un pò riusciamo a essere felici.

Sono tutti qui sotto i nostri piedi i pensieri a cui nessuno vorrebbe essere inchiodato e in coda a quelli una rabbia e una delusione che inizia a montare come ogni anno di questi tempi. Solo che quest’anno sembra più forte di quello prima perchè il cd si consuma sempre di più e ci chiediamo quanto ancora girerà. Ci chiederemo come si finirà.

E a questo punto, maledizione, un paio di risposte ai “non lo so” ci tocca proprio di provare a darle prima di impazzire.

Forse l’amore finisce quando inizi a pensare di essere migliore della persona con cui stai, o quando inizi a pensare che lei sia migliore di te e guardarla fa da eco al tuo senso di fallimento. In entrambi i casi non c’è tanto da fare, troppo da salvare. Si molla il tavolo e si va via. E anche se fa male, dio solo sa quanto lo faccia, è giusto che sia così. Forse l’amore non inizia neppure e li devi solo sperare di non essere carnefice di nessuno e che nessuno diventi il tuo. Sperare è l’unico verbo, e tu c’entri poco in quel verbo, se la vede la fortuna.

E poi.

Forse una partenza non è mai stata una soluzione ma resta comunque l’unico vero istante in cui riusciamo a vivere senza pensare nè al giorno prima, nè a quello dopo e a essere perfetti. A essere leggeri. In quell’istante c’è il vero distillato di poesia che siamo in grado di vivere abbastanza spesso da tenersi a galla.

Per oggi basta risposte. E’ andata com’è andata. Oggi. A noi.
Rintoccherà la mezzanotte anche stanotte. Dormirai? Dormirò? No, sarà insonne quest’ora marcia ma ne usciremo.
Questa volta non attenderemo pietre alla finestra di qualcuno che venga a dirci “andiamo via” anche se i sogni, si sa,  fanno un pò il cazzo che vogliono.

Questa volta, sono certo, che una voce si alzerà da sola, un pò per volta, e dirà con un tono deciso, ma senza urlare:
basta chiacchiere,
basta seghe mentali,
basta soluzioni usa e getta ad ogni fine di giro di giostra.
Basta!!!
Signori incolpateci delle nostre imperfezioni, comprateci e poi gettate via quel pò di talento che abbiamo se vi fa comodo ma  non fatelo, non fatelo mai, ”non raccontate a noi cos’è la libertà”. Perchè con quella negli occhi ci sdraiamo sul letto stanotte e con quella negli occhi ci alzeremo anche domani mattina. Con quella che si farà largo anche fra le lacrime continueremo a ripetere al cielo il nostro desiderio.

Vins

 

una poesia:

George Gray (tratto da (Antologia di Spoon River – Edgar Lee Masters)

Ho osservato tante volte
il marmo che mi hanno scolpito
una nave alla fonda con la vela ammainata.

In realtà non rappresenta il mio approdo ma la mia vita.

Perché l’amore mi fu offerto ma fuggii le sue lusinghe;
il dolore bussò alla mia porta ma ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, ma paventai i rischi.

Eppure bramavo sempre di dare un senso alla vita.

Ora so che bisogna alzare le vele
e farsi portare dai venti della sorte
ovunque spingano la nave.

Dare un senso alla vita può sfociare in follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vago desiderio:
è una nave che desidera ardentemente il mare ma ha paura.

e poi… Quattro Stracci

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