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Dalla Russia con Amore

Posted by Vins on ago 18, 2010 in Comici, Diario

Nata come la cena per celebrare il funerale del Blog, quella di ieri in villa da Raf è diventata la serata della rinascita. Troppe cose ancora da dire, troppi Pennelli ancora da prendere in giro. Troppa creatività chiusa in un cassetto.

Non è ancora tempo per darsi per vinti o spacciarsi per morti e se nemmeno un’onda anomala riesce a spazzar via la forza di un amore (quello tra Lello e Julia) tanto meno noi ci faremo surclassare dagli eventi.

Ispirata da Lello e tradotta in narrazione da Raf, ecco la vera storia di un amore: l’incontro in discoteca, il lungo e tumultuoso corteggiamento, il primo bacio, fino ad arrivare alla prima romantica notte d’amore condivisa con l’amico biscegliese in video-conferenza. Una storia d’altri tempi degna del nostro Pennello LELLO.

Vins

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Invito aperto. ci vediamo tutti lì?

Posted by oiziruam on mag 28, 2010 in Diario, Eventi, Poesia, Senza categoria, Territorio, Viaggi

l’iniziativa “appare” carina.

http://viaggi.libero.it/news/viaggiatori-in-festa-firenze-turismo-viaggio-ne2265.phtml

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- Il dolore -

Posted by La Lu on mag 10, 2010 in Diario

Ho atteso. Aspettato.
Non credevo di poter dimenticare ma forse speravo di poter parlare con voi del dolore senza dover tirare ad ogni battuta un respiro. Senza dovermi fermare per riprendere fiato. Ma le cose stanno così e allora ho deciso comunque di scrivere. Forse perchè la scrittura in questo lungo periodo mi ha aiutata più volte ad attenuare il dolore, a delimitarlo in una zona che riesco ancora a vedere.
Il dolore a volte ci coglie impreparati, crediamo di sapere e non sappiamo nulla, ma è un maestro impeccabile, con lui si impara presto, ed ha sempre un piano infallibile che lascia soccombere tutto il resto.
E perfino tu, che eri la mia roccia impervia e millenaria, lo hai trovato nel tuo cammino, durante la mia lontananza, nella solitudine, nella malattia.
Sì lo so bene anche io cosa vuol dire quel bisogno disperato e disperante, quel dolore che assale all’improvviso quando si desidera chi non c’è più, chi c’è sempre stato e sempre ci sarebbe dovuto essere, scoprire che era proprio quella presenza che ci riempiva la vita.
Lo sapevamo, non è stata una scoperta ma la mancanza ” per sempre” ci disarma e ci lascia a terra soli.

Restano i ricordi, i se…i ma… che ci accompagneranno per sempre.
I ricordi sono il mio tormento e la mia gioia.
Nel tormento trovo la pace. Non posso risolvermi, e poiché sono una donna senza soluzione, ho abbandonato perfino l’abitudine di rispondere a me stessa.

Si rimane delusi è vero, si cammina per forza d’inerzia e anche quando si sta fermi ci si stanca, perché c’è sempre un tarlo che corrode, che rende i contorni frastagliati, che scava tunnel profondissimi, che minano la nostra integrità, che scoprono caverne e antri disabitati e sconosciuti dentro di noi.
Eppure ci sono leggi sottintese alle quali tutti ci pieghiamo, nella cui rete tutti finiamo, sono le norme che tentano di regolare le zone più tempestose della nostra interiorità, quei sentimenti per i quali alla fine non esistono codici immutabili, ma che ci sbalzano di qua e di là con movimenti peristaltici ai quali dobbiamo abbandonarci inevitabilmente.

Il dolore ci fa capire che la perfezione è un gioco che non dura, l’universo si muove sempre per conto suo e il caso segue percorsi imperscrutabili.
A me non interessa più allungare uno sguardo vago verso un futuro incerto, ma so che l’unica corrente che mi mantiene in vita è il presente, il mare in bonaccia mi annega e trovo respiro solo sfidando le alte creste delle onde indomite. Rischiando forse perchè il rischio mi fa sentire viva e il “movimento” mi aiuta a capire che ci sono ancora.
Adesso che mi fermo un attimo, io che sono una donna che non conosce pause, rallento il passo e rimango sospesa e mi chiedo cos’è il dolore?
Il dolore può risultare pungente, tirante, bruciante…
Ma il dolore è anche Transitorio, Acuto, Recidivo, Persistente…Cronico.

Il dolore non è un vanto. Il dolore non ha un colore. Il dolore non è gioia. Il dolore non ha forma, modifica le forme. Il dolore non è un ago piantato sulla pelle o il grido di una madre che dà alla luce un figlio.
Il dolore è un vuoto nel quale rimbomba la voce della sopravvivenza.
E’ quel filo che si tende tra noi e la vita fino quasi a spezzarsi. E alcune volte si spezza…
E’ una bestia nera che oscura la luce in un giorno di sole.
Il dolore è sentirsi soli con il proprio dolore.

…un lungo Respiro. Un lungo Respiro ancora.
Esiste un linguaggio personale tra due persone, che si costruisce nel tempo e che fa da cornice, da colonna sonora, da vessillo che le identifica, sono i suoni nei quali ci si riconosce come singoli e come insieme. E ci sono i giorni che si susseguono, i momenti di cui si conosce ogni sfumatura, c’è tutta una memoria non condivisibile con nessun altro, che riguarda unicamente le due persone che l’hanno creata.

Per quella memoria io ci sono ancora.

La Lu.

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uomini soli

Posted by Vins on apr 26, 2010 in Diario

No, non è il titolo di quella famosa canzone. E’ il mio fine settimana.
Mentre in questo venerdì notte piove, io esco. E’ finito il tempo in cui l’acqua raffredda, impaurisce, annerisce la coscienza. Esco, senza presenze attorno per parlare da solo e riconoscermi ancora in qualcosa.

“Il problema non è il genere di pupazzo che si è, il problema è la durata della pila”.

E quando la pila sta per finire, in qualche modo, da qualche parte, bisogna provare a ricaricarla. Anche quando apparentemente tutte le strade sembrano sbagliate e tutte sembrano in sè conservare comunque qualcosa da salvare. La relatività ormai mi consuma.

Da cose così se ne esce solo rifiutando i compromessi e dicendo: “basta”.
Cammino. Nell’acqua. E dopo un pò la pelle s’abitua e si abituano gli occhi. Raddrizzo la schiena e vado, a testa alta. Ricomincio a ragionare partendo da ciò che di più certo mi è rimasto: i passi.

Ho una domanda grande dentro che si ripropone più forte in questi giorni e mentre sogno di storie d’amore che non ci sono più e provo a realizzare sul serio, stavolta, che un’epoca è finita inizio a immaginare le parole, i gesti e lo stile per uscire fuori da questo momento. Perchè saper finire è qualcosa che non si impara mai.

Per questo non userò tante parole. Non mi sforzerò di averne altre di mie prima del tempo. Che il momento giusto arriverà. Intanto prendo in prestito 11 minuti e 36 secondi di qualcuno che tra le sbarre della propria prigione ha raccontato qualcosa di simile a quello che stanotte, tra la pioggia dolce d’aprile, ho sbiascicato io. >> uomini soli – JacK Folla

Vins

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Il sabato del villaggio

Posted by S. on apr 16, 2010 in Diario, Senza categoria

16/04/2010

Lo aspettavi come il Babbo Natale che si lanciava dal camino, e quel countdown era talmente carico d’aspettativa che lo vivevi per un mese…perché tra un po’ è il tuo compleanno diceva mamma…e quei pochi giorni prima dalla festa con gli amichetti, scandivano minuti inesorabile per la preparazione, e tu aspettavi, aspettavi fino a quando la mattina, svegliato da mamma e papà addirittura insieme, aprivi gli occhi:era arrivato. Quel giorno tutto t’era concesso, come se fossi il re. Ed almeno io mi ci sentivo per davvero tale. La colazione era più bella il giorno del mio compleanno, mamma e papà mi volevano più bene, il giorno del mio compleanno, e non vedevo l’ora di andare a scuola, perché tutti mi avrebbero fatto gli auguri, perché tutti quel giorno mi avrebbero dato quella considerazione che meritavo e, se sbadatamente qualcuno mi ignorasse, io comunque mi sentivo più forte, perché era il giorno del mio compleanno! Poi la sera la festa, da piccola quelle in cui io ero al centro dell’attenzione, e quelle da più grande in cui mi facevo carina per il mio amore di passaggio che vedevo riflesso nello specchio in cui mi abbellivo, sperando di riuscire a fare almeno un lento al gioco della spazzola, ma puntualmente, quel lui un ballo fugace con me lo faceva anche, ma per poi stare tutto il tempo a corteggiare quelle amiche sempre più belle di me… Ed andava via così, il giorno del mio compleanno, con una frase su un diario segreto dal lucchetto puntualmente forzato da mio fratello, bagnata di lacrime per un amore non corrisposto oppure di gioia per averlo trascorso così bello.

-Lo apro un attimo, il diario, e tra una pagina e l’altra trovo scritto “Saddam Hussein è proprio un uomo cattivo”, correva il 1990, e per essere sul mio diario ad 8 anni doveva proprio avermi fatto arrabbiare.

Oggi è il mio sabato del villaggio. Il diario cartaceo non c’è più, e nemmeno l’andare a scuola felice. E quando ho smesso di sentire la vibrazione del mattino del mio compleanno, ho capito che stavo diventando grande, e mi odiavo per non essere più capace di sentire nell’aria il profumo che casa mia aveva solo quel giorno. Ma un anno è sempre un anno di vita, di Vita, di VITA e già basta a meritarsi tutto il mio grazie. Certo nell’anno appena passato non ci son più le rassegne dei miei voti in matematica o della liti della mia comitiva “in mezzo alla villa”, e nemmeno le promesse di essere migliore, non dire bugie e non fare arrabbiare mamma e papà, ma oggi, stanotte,  se scrivessi ancora, forse al mio Caro Diario direi che per la prima volta domattina, schiuderò gli occhi in una casa nuova, che non si sentirà l’odore del ciambellone o dello zabaione, che i regali non mi piaceranno come sempre e che i clienti non mi lasceranno in pace solo perché è il mio compleanno. Ma sarà pur sempre il mio compleanno. E quando anche camminerò per strada con la gente ignara io calcherò  fiera i miei passi, perché anche se loro non lo sanno, io quel giorno starò vivendo dentro la mia domenica del villaggio, ed anche se mamma e papà non ci saranno più a svegliarmi, girerò la testa sul cuscino e incontrerò gli occhi di quell’ amore forse non più fugace, che avrà gettato la spazzola all’aria invitandomi a fare un lunghissimo lento con lui… Si, voglio ballare.

S.

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se sono meglio gli amici di facebook

Posted by Vins on apr 12, 2010 in Diario

Siamo in troppi. Ormai lo penso spesso e sempre di più. Tutte le volte che la gente mi circonda senza invito, tutte la volte che una di queste persone con il diritto di un amico, sale in cattedra e mi dice quello che io dovrei o non dovrei fare, come dovrei e non dovrei essere.
Ecco, in quei momenti, a quel tipo di consigli non richiesti, io tendenzialmente risponderei: “ficcatelo nel culo”.
Ora, facciamo subito una pausa in cui chiedo scusa per l’eccesso dell’espressione appena usata che mi rendo conto essere parecchio volgare. Poi provo a spiegarne il motivo sperando di non essere frainteso. Voglio provocare tutti su un discorso, anche portandolo all’eccesso, per cui pongo una serie di domande a cui vi chiedo di rispondere almeno dentro di voi. Le prime riguardano l’intensità di un rapporto, le altre  la forma.

Ma quand’è che veramente state bene con gli altri, quando riuscite a essere voi stessi e a sentire il sè degli altri o quando semplicemente nessuno vi dice nè più nè meno di un “ciao come stai?”, “ci prendiamo un caffè?”, “quanto mi farei la bionda in terza fila”?

Il numero di persone presenti ad una serata tra amici e le buone maniere di ciascuno sono la cosa più importante? Cosa cercate: degli amici o una platea? Cosa volete, persone sincere o persone corrette?

Mi verrebbe da dire: “queste e altre risposte le troverete nella puntata di Vojager di mercoledì prossimo”… ma il fatto è che poi questo mio tentativo filosofico si trasformerebbe nella solita caciara tarallucci e vino.
La verità è che m’incazzo pensando a quanto poco senso critico bisogna avere per accettare e adattarsi a tutte le differenze degli altri e a tornare a casa soddisfatti della propria serata e della propria vita. E non venitemi a parlare di carità cristiana, della capacità di star bene con tutti, dell’apertura verso il prossimo perché sono un’altra cosa, perchè un conto è rispettare tutti, imparare e apprezzare le differenze, un altro è non rendersi conto che  ci siano persone che nella propria vita contino più di altre, gente con cui è più gratificante stare insieme perchè seguono la tua ricerca di intensità e accettano la tua forma a volte troppo diretta e con le stesse ti ripagano. Ecco, quelli, e solo quelli, io, li chiamo amici.

E a questo punto tutti i pensieri rimanenti in questo post sono dedicati agli altri, tutti quelli che un giorno, mettiamo una domenica sera, passando davanti alla mia vita si sono fermati, l’hanno guardata e arrampicatisi sull’albero facile del loro silenzio di spettatore hanno detto tra la folla: “vins: sbagli a essere così”. A loro, incapaci di capire la ricchezza di un pensiero espresso senza fronzoli ma sempre con apertura al dialogo perchè dire qualcosa in modo diretto è troppo spesso scambiato per dirla in modo aggressivo. A loro che va sempre bene finchè le luci in sala solo spente e possono giudicare ma che poi si cagano sotto quando gli si chiede di fare anche loro una parte, di raggiungere e aggiungere un valore, uno qualsiasi che non sia matematico (e che loro chiamano, sapersi adattare alle proposte degli altri).

Per tutti quegli iper-sensibili alle parole che Vins dice quando parla con il cuore in mano perchè forse sono iper-sensibili alla verità e invece che sconvolgersi e scandalizzarsi per quella stanno li a rompermi il cazzo sul come gliel’abbia detta …. per loro poggio qui questi pensieri duri, forse nuovamente offensivi, ma figli della scelta di vivere per come sono e con poca gente attorno piuttosto che per come dovrei essere ed in mezzo ad una folla di amici. Li poggio qui con delicatezza, perché anche i pensieri duri se cadono dall’alto possono spaccarsi in mille pezzi, perchè anche chi ha scelto come vuole vivere, quando trova davanti chi lo incolpa di far soffrire qualcuno può sentirsi male e lo eviterebbe volentieri.

E allora, cari miei, decidete voi da che parte stare, se volete Vins, o solo un amico di facebook di quelli da “Mi piace”, “ti ha mandato un regalo”, “ti ha invitato a partecipare a…”, perchè se è l’amico facebook che volete allora ci vediamo online altrimenti stringete i denti e acchiappatevi la verità di me (che non è necessariamente la verità della vita, ovvio), quella scomoda e detta male ma sempre con questo schifo d’anima in mano. E appena prima di dirmi “Vins, hai sbagliato ad essere te” pensate che sono si, abbastanza giovane per cambiare, migliorare ed apprezzare i vostri consigli, ma anche che ormai sono troppo vecchio perchè possiate insegnarmi quello che voglio e che mi fa star bene quando sto con gli altri.

Alla fine di questo post spero che chi ancora se lo chieda smetta di interrogarsi sul perché spesso mi piace stare per i fatti miei, la risposta è perchè quelle volte non riuscirei a essere come sono e non ho voglia di non piacervi, di provare a discolparmi, di impoverirmi del mio modo di essere per fingere che quello degli altri mi arricchisca sempre e comunque.

Vins

E una canzone che forse non c’entra ma che volevo condividere perchè mi riporta a un senso di autenticità che a volte mi sembra così difficile da trovare, e da condividere.

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Lo sfondo giallo

Posted by S. on mar 31, 2010 in Diario

Ero crollata sul divano per 5 minuti, dopo una discussione estenuante con la mia generatrice, dopo una giornata di lavoro dagli orari non più definibili dal normale ciclo veglia sonno, in momento di profonda raccolta personale come il guerriero a contare armi e ferite dopo la battaglia. E dopo tutto, mio padre.  Mio padre che mi sussurra di non trascurare gli affetti, perché in men che non si dica, per dedicarmi ad altro mi sarò persa tutto il resto…e potrebbe poi essere tardi. E mio padre non mi ha mai parlato. Si, mio padre non mi ha mai parlato di se. Non un consiglio, non un abbraccio, al più un disappunto, anzi sempre un disappunto. E poi oggi, dopo quasi ventotto anni di mia vita, una pillola di un pensiero che io mai ho conosciuto, un pensiero che per suo acuto riserbo o semplicemente vergogna, dopo quasi sessantaquattro anni di sua vita ho visto zampillare per la prima volta e sgorgare in una timida carezza che io non ho saputo prendere perché mai abituata a riceverla. Voleva dirmi di non trascurare gli affetti, lui, che da buon integro uomo degli anni 40 e mai deve chiedere, invece lo stava facendo. Mi destabilizza come la pioggia che resto a guardare col setto nasale spiaccicato sul vetro nei giorni che scandiscono una primavera che non arriva.  Non ho ben chiaro che faccio, dove voglio arrivare e neanche tanto bene dove vivo. Il lavoro per obiettivi è un retaggio di che si è inventato sta balla per non farti vedere tutto insieme quel che ci sarebbe da fare. Ma puoi mica inventartelo da sola quel che ci sarebbe da fare? Bhe si se l’azienda fosse tua. Ma non lo è, e chi dovrebbe capire con te che stai facendo, ti ammonisce e basta. E tu cerchi il tuo momento di tregua per mettere i pensieri in ordine sul divano di una casa che non ti appartiene più, con tuo padre che si lascia andare per la prima volta mentre tua mamma è di là con le lacrime agli occhi, e tu che ti domandi da che parte sarebbe il caso di cominciare a mettere ordine. Così lo fai nella tua nuova casa, quella che per anni è appartenuta alla libertà di farci entrare qualunque cosa tutto, e nella quale cerchi con delicatezza di ritagliarti spazi di te, provando a non ledere pezzi di vita. Ma non ci riesci tanto bene neanche lì, perché quella vita non è stata tua e come tale troverai inutilerie da voler “mettere apposto” . Ma quelle inutilerie il posto non ce l’hanno, se non quello mantenuto quando appoggiate lì per caso e marcato orgogliosamente dai segni di uno straccio che a far polvere non ci è passato mai. E allora ti siedi nel bel mezzo della stanza, con lo sfondo giallo di un muro che ti riempie gli occhi e sorridi. Proprio come quando nelle cene di natale, dopo aver impilato 32 carte da scopa nel castello magico, arriva il primo cuginetto piccolo che col ditino di 3 cm te le fa cadere tutte insieme ridendo compiaciuto. Che fai? Piangi? No, a quel punto ridi con lui. Tutto da rifare. Fortuna solo, che al centro del mio sfondo giallo ci sia il blu.

S.

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AUSTRALIA

Posted by Raf on mar 27, 2010 in Diario

Il primo passo risale al 02/04/2008, giorno in cui una moneta da 1 euro cade nel nuovo salvadanaio in terracotta comprato unicamente allo scopo di metter via qualche risparmio da destinare ai viaggi… solo pezzi da 0,50 – 1,00 – 2,00 euro.. che dopo quasi due anni si tramutano in 4350,00 (alla faccia di qualche spicciolo).. …e allora bisogna scegliere solo la meta e senza esitazione, dopo una riunione familiare terminata con voto unanime (due su due), la decisione è presa …………

Il secondo passo avviene il 21/01/2010 ed e’ quello che porta in Australia (Bari – Roma – Hong Kong – Sydney) dopo solo 20 ore di viaggio (scali esclusi).. siamo dall’altra parte del mondo e mentre in Italia si dorme, qui si va a mare, mentre in Italia si lavora, qui si dovrebbe dormire .. ma io resto sveglio per l’intero viaggio, 23 giorni; e’ troppa la voglia di scoperta di un continente che tutti mi avevano descritto fantastico; voglio smentirli , dire che sono le solite persone che inventano chissa’ quali storie pur di non dire che si sono annoiati e il loro viaggio e’ stato una delusione o almeno non in linea con le aspettative … il costo (non sono bastati i 4350,00) e la distanza (20000 km), giustificano racconti di posti magnifici o possono creare facili illusioni … io, come San Tommaso “se non vedo non credo”… e come San Tommaso ho visto il miracolo ..chiamato Australia…

Con Anna al mio fianco a ricordarmi che l’autodistruzione e’ da evitare in un viaggio di piacere e la foto di Vins nel portafogli a ricordarmi l’esatto contrario, ho macinato km e km a piedi, in auto, in aereo , rispettivamente decine, centinaia, migliaia ed ho visto tutto quello che c’era da vedere nel tempo a mia disposizione….. citta’ come Sydney dove sono stato 4 giorni ma dove una decina di giorni non sarebbero bastati per scoprirne tutte le bellezze… il caldo asfissiante del deserto con i suoi 45 gradi e le immancabili mosche appiccicose; le grandi rocce (Ayers rock e monti olgas) a spezzare la noia piatta del deserto…. le lunghe strade percorse in auto senza incontrare un anima viva;.. Kangaroo island con le sue spiagge kilometriche e isolate, la sua natura incontaminata e i panorami cosi’ belli da pensare che siano stati studiati a tavolino e successivamente ricreati artificialmente, la sua colonia di leoni marini, i cormorani che puntuali arrivano alle 17 al molo per ricevere la loro dose di pesce, i pinguini che indisturbati allevano i loro piccoli sulle spiagge, i canguri che ti attraversano la strada mettendo a rischio la loro vita e la tua auto, e poi come in un arca tante altre visioni di animali piu’ o meno conosciuti che fanno da cornice al tuo passaggio (istrici, dingo, emu’ , pappagalli, corvi, falchi, aquile, volpi, diavoli della Tasmania…..); la great ocean road con spiagge e rocce levigate dalla furia del vento e del mare; Melbourne e il suo clima imprevedibile, i magnifici royal botanic garden e i suoi ristorantini dove poter gustare dell’ottima carne di canguro…(paese che vai – mangiare che trovi) ed infine le Whitsunday island, posto magnifico dove rilassarsi e godersi le visioni subacque regalate dalla piu’ grande barriera corallina del mondo…

Un viaggio vissuto tutto d un fiato, senza sosta, con le gambe piene di acido lattico, gli occhi stanchi e la macchina fotografica sempre pronta a cercare di immortalare in fotogrammi tutte le bellezze, tutte le stranezze che l’australia ci regalava di giorno in giorno.. 1500 foto e qualche filmato non sono bastati a farlo,.. e’ stato veramente impossibile fotografare tutto… ma ho tutto bene impresso nella mia mente…. non voglio raccontarvi le emozioni vissute o la sorpresa determinata dalla visione di determinati scenari… sono cose che non vanno raccontate ma vissute in prima persona….
a tutti quelli che al mio ritorno mi hanno chiesto ” TI SEI DIVERITO ?” O “TI SEI RIPOSATO ?”.. ho risposto che purtroppo non ho avuto il tempo di fare ne’ l’una ne’ l’altra cosa….ho visto tanto e ho solo il rammarico di non poter aver visto tutto… forse per questo motivo ho comprato un nuovo salvadanaio …

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Orgoglioso

Posted by Vins on mar 22, 2010 in Diario

Io e Giò la parola “orgoglio”, parlando tra noi, l’abbiamo spesso usata con uno scopo differente da quello per cui la uso qui. Insomma, per lo più, la tiriamo in mezzo per identificare la testa dura che ci caratterizza. Quella che ci fa portare avanti certe questioni per principio più che per senso pratico.
Stavolta, al di là dei meriti soggettivi che ciascuno può giudicare liberamente, credo che la parola orgoglio si possa usarla, parlando di lui, in un’altra accezione. Una decisamente positiva. Così è questo l’uso che ne faccio oggi.  Distante centinaia di km sia geograficamente che dal punto di vista della visione di questo tipo di impegno mi resta comunque in testa l’immagine chiara di una persona che sta provando a “fare” qualcosa in cui crede. Non mi interessano tanto i discorsi di “fare per sè” o “fare per gli altri”, non mi interessano le sfumature che saranno oggetto di dibattito in altre sedi e in altri momenti. Oggi, in questo secondo giorno di primavera, lasciatemi un pò di orgoglio verso quel cazzo di cappotto “old school” (come direbbero i miei colleghi modaioli) che svetta davanti ad un politico di professione con l’aria di uno che dice: “secondo me è così”.  Averceli i coglioni tutti per farlo, per pensare, per dire, per mostrarsi con una faccia diversa da quelle che hai davanti. Orgoglioso!

Vins

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Papà Vins

Posted by oiziruam on mar 19, 2010 in Diario, Fumetto, News, Poesia, Storie

(mi scuso per aver direttamente pubblicato ma si sà che i figli sono dispettosi e i Papà sono buoni e perdonano)

È la festa del Papà,
quello che è l’eroe di ogni figlio. Quello che ci dà la vita. Quello che emuleremo per il resto dei nostri giorni salvo … eccezioni. Oggi è la festa del Papà. La figura più autoritaria e importante (insieme alla Mamma) nella vita di ognuno fino a che non si passa dall’altra parte e si comincia a capire l’importanza delle frasi pesanti, dei rimproveri, delle notti insonni in attesa dei nostri ritiri (ritenendoci ancora figli), dei “Te l’avevo detto”, dei “Ti voglio bene” non detti e degli abbracci fugaci.
Oggi è la giornata dedicata ai veri eroi della nostra e di tutte le epoche. La giornata di quegli uomini che portano avanti le nazioni e le società per dare un futuro ai figli seppur vorrebbero cambiare lavoro, mandare a fanculo il capo, cambiare l’auto ma c’è l’università del figlio da pagare, … eroi che nessun fumetto potrà mai spiegare perché eclatante è la loro serenità nel fare la cosa più difficile e responsabile che ci sia (professori di scuola esclusi).
Oggi è anche la festa di Vins, Papà di questo Blog, che mi porta fuori da questo periodo prelettorale in cui tutti hanno la soluzione e nessuno la attua eppure un po’ tutti quelli che si candidano hanno avuto il tempo di fare, se avessero voluto, qualcosa di buono.
E poi, caro Vins, tu sei il Papà della riflessione guardando il soffitto e questa cosa merita un disegnino da appendere proprio lì.

oiziruaM

da sinistra a destra Nick, Lelliosky, Raf, Ppà Vins, oiziruaM, S., Giò e l’invisibile Domenick

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“e smetto di cercare di tenermela stretta”

Posted by Vins on mar 16, 2010 in Diario

Chiamo una persona. Primo squillo, secondo, terzo. Forse sta dormendo.

Sono le 23,30 di un lunedì quasi anonimo, visto da fuori. Quasi, se non fosse per un sole di primavera, per due chiacchiere scambiate sul balcone dell’ufficio stamattina sentendo per la prima volta dell’anno un tepore aderire perfettamente a quella che è la temperatura che sento dentro. Così oggi per me è il primo giorno di primavera ed è difficile che ci sia altro degno di nota, non c’è mai altro degno di nota nel primo giorno di primavera.

Lavoro fino a tardi. Tante scadenze. Non mi toccano granché. C’è poco da fare, oggi è quel giorno dell’anno in cui la testa sceglie di starsene tranquilla anche quando le ragioni per non esserlo sono mille, anche quando rientri in ufficio dopo la pausa pranzo e sai che ne uscirai quando il sole sarà andato via da un pezzo. E’ una strana sensazione di pacata invulnerabilità. Succeda quel che volete, io sono qui – dici – avvolto in 4 strati di tranquillità tiepida, serena e appagante. E’ chiaro, non durerà. Questo però è il giorno diverso dagli altri. Diverso da quelli del resto dell’anno.

“Mattino, primavera, speranza sono uniti in musica dalla stessa intenzione melodica”.

E’ una frase di Pessoa tratta da Il Libro dell’Inquietudine. E persino sfogliando delle pagine così oggi non riesco a non trovare una specie di pace.

Sono le 00,16, squilla il telefono. Non stava dormendo. Per sentirmi stava aspettando finisse il mio primo giorno di primavera, credo. Una questione di tempi.

Vins

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quello che le donne non dicono

Posted by Vins on mar 8, 2010 in Diario

A tutte le donne … per questa giornata così tanto sentita da alcune e così poco da altre.
A quelle che stasera avranno finalmente un motivo per lasciare a casa i propri mariti panzoni e andare a vedere uno spettacolo di spogliarello maschile
Alle quote rosa,
A quelle che sognano di fare il presidente del consiglio o la velina… tanto sempre spettacolo è…
A quelle che lavorano più degli uomini e a quelle che invece di competere con gli uomini da loro si fanno mantenere,

ma anche e soprattutto …

A lei, che dalle 9.00 di stamattina fino alle 18.00 di stasera farà starnuti a ripetizione perchè in ufficio, cazzo, nessuno l’ha ancora capito, dopo anni, che è allergica al polline e continua a farle trovare puntualmente un mazzo di mimose sulla scrivania. ma come fa a dirglielo? è l’unico gesto carino che hanno la decenza di rivolgerle.

A tutte loro una canzone che parla di donne… e ne svela intimamente la bellezza… si insomma più o meno…

Vins

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13

la parola “VINS” (o di Vins)

Posted by Vins on feb 26, 2010 in Diario

Il webmaster nonchè fondatore di “questo cazzo di blog” (cit.) ha dichiarato in una nota sintetica diffusa in mattinata:

“ringrazio anzitutto Giò essenzialmente per una cosa, per aver citato ottomilionisettemilacinquecento volte (centinaio più, centinaio meno) il mio nome nel suo post precedente. Storicamente una cosa così non era mai successa nè, presumo, mai ricapiterà. Dunque mi godo il momento di fama e vado a verificare se, viste tutte le occorrenze del mio nome, questo blog da domani venga fuori al primo posto in google quando si scrive la parola “VINS”.

Ok, smarcata la parte seria del mio intervento procedo a commentare i contenuti dell’intervento del mio amico fraterno. Ci tengo a fare un chiarimento. Qui, per quanto mi riguarda, nessuno chiede autorizzazzioni a nessuno per scirvere un post. Cazzo! (intercalare che simboleggia decisione) per me l’opinione degli altri è una cosa sacra, non faccio il censore o il sommo sacerdote che ha la verità in mano (anche se spesso credo di avercela, perchè sono supponente di natura).

Io, piuttosto, ho sempre e solo chiesto a tutti voi – amici e compagni di blog – di inserire i vostri post in bozze in modo che poi ne distribuissi la pubblicazione nei giorni migliori evitando sovrapposizioni. Era solo una questione pratica di fruizione e mai di contenuto in sè.  Non ho mai (o quasi) letto un post prima che andasse online a dimostrazione che se in disaccordo con quanto espresso preferisco dirlo dopo, nei commenti e non prima dicendo “non lo pubblico”. Per cui quando Giò, dimostrando uno scrupolo e un rispetto anche più elevato di quello che gli richiedo, mi ha chiesto se poteva pubblicare il suo post su tematiche politiche l’unica cosa che gli ho SUGGERITO era di inserire qualche riga sua personale in modo che non risultasse un mero copia e incolla di un comunicato stampa ma che fosse una notizia comunicata in maniera da esprimere un punto di vista.

Qualcuno dirà: ma è un punto di vista “schierato” rispetto a un concetto già schierato di per sè. Certo ma è proprio questo che vorrei sempre, che emerga la personalità di ognuno il più possibile, altrimenti questo blog non serve a niente. Personalmente potrei andare a leggere le notizie sul corriere.it o su fonti più attendibili no? Qui dentro non voglio essere neutrale, non voglio che lo siate voi, non è un tavolo professionale per cui abbiamo l’obbligo di lasciare a casa le nostre opinioni e concentrarci sull’obbiettivo del profitto. Qui si può essere in disaccordo. Questa è la vita, CAZZO, non è un corso di bon ton nè di SVIZZEROLOGIA. Volete dire il contrario di quello che dice qualcuno: Ditelo. Volete dirgli che è un cretino: Diteglielo. Volete dirgli che non deve politicizzare il blog: ditegli anche questo ma fatelo qui dentro, arricchirete della vostra amata democrazia questo posto anzichè soltanto una chiacchierata esterna tra 3 persone e in più conferireste al blog quello che davvero sarebbe bello diventasse un punto di incontro con personalità diverse e sfaccettate piuttosto che la creazione a immagine e somiglianza di Vins (che peraltro ha un blog suo e la sua identità la esprime già in quello).

Infine, e chiudo la solfa, sul concetto che su questo blog non parliamo di politica la mia visione è molto poco mediata e mediabile, nel senso che per me in ogni cosa che scriviamo stiamo parlando di politica, semplicemente non parliamo di partiti o personaggi politici, ma sticazzi… credete sia questa soltanto la politica? Ecco se pensate sia questa allora spiegatelo alla gente che mi dice che sono di sinistra senza aver mai letto nulla scritto da me che parli di vendola o del pd o di rifondazione o di marx ma solo post “esistenziali”…. almeno la smettono di rompermi i coglioni (che poi nessuno abbia ancora capito un cazzo di me perchè io non sono di sinistra ma anarchico… questo è un altro discorso. Ma il mio intervento è già troppo lungo così.)

Vins (e meno male che la nota era sintetica)

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15

Urgenza

Posted by Vins on feb 16, 2010 in Diario

Penso alle luci che si riaccendono. Ai titoli di coda scappati via fino all’ultimo.

Rilassato eppure con la sensazione di aver puntato mani e piedi sulla sedia. Come a non volermi muovere, perchè di muovermi di fatto non ne ho voglia. Fa una specie di pulizia. Il cinema intendo.
Duecento persone, quattrocento… mille… eppure quando il film inizia in quello stanzone buio ci sei solo tu e per due ore, portaputtana, nessuno chiede, nulla succede eppure succede tutto: ridi, accelera il cuore, piangi come un tempo piangeva qualcuno che hai scordato, i sogni vanno, desideri qualunque cosa. Ti basta, sei al sicuro, per quelle due ore. E’ così ogni volta.

Io sto per conto mio, quasi sempre. Come se quelle luci non si riaccendessero alla fine del film. Tante volte sto per conto mio anche quando sto con gli altri e qualcuno se ne accorge, credo, molto più di quello che da a vedere. Non ho mai capito se sono circondato da amici educati o amici rassegnati al mio essere così. O forse se ne fregano e basta.

Insomma, non sono l’amico migliore che si possa desiderare di avere. Lo so. Se qualcuno lo pensa ha sopravvalutato il mio altruismo. Se qualcuno lo spera, perde tempo. Se qualcuno crede che stia facendo la vittima si sta facendo fregare dall’esca.
So di provarci a essere amico di qualcuno e che nei vostri giorni più difficili, quando la merda sembra non darvi respiro ho solo la pazienza per fare una cosa. Portarvi in alto, su una scogliera, davanti ad un alba e, arrogandomi il diritto di averla dipinta io, quell’alba, dirvi: “ecco, vedi questa davanti è la bellezza, li sotto invece tutto finisce. Adesso se hai i coglioni scegli”. Io, da amico, so solo sfidarvi. Anche quando di forza per accettare la sfida non ne avete.

Stasera tutti sono a un concerto che pare essere irrinunciabile. Io invece, adesso, sono in questa camera. Per me così irrinunciabile non lo era. Ho una specie di urgenza. Una grande, da valere la tv spenta e poca musica alternata al silenzio sullo sfondo.
Sulla scogliera, là in alto, stasera mi ci sono portato da solo, dimenticandomi che a quest’ora non c’è nessuna alba di cui vantarmi. Poco da scegliere.

Eppure nel momento stesso in cui mi rendo conto che non ci sono sorprese, che la bellezza è finita e forse sono il peggior amico persino per me stesso una ragazza, dal nulla, mi scrive qualcosa. Una cosa semplice, tipo: “ciao”. Era di un’estate di sette anni
fa, l’ultimo ricordo. Lei dice di avermi pensato, qualche volta. Mi racconta, dice di aver vissuto. Sono certo l’abbia fatto. Dice di amare De Andrè. Le rispondo che sto sorridendo. Lei non capisce cosa esattamente intenda. Non l’ha vista ma c’è: l’alba.

La sensazione di quella pulizia. Da cinema.

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Calmaorchestra live@JetCafè

Posted by Nick on feb 14, 2010 in Diario, Eventi, Fotografia, Musica

“Ogni tanto capita che dei musicisti rotolino a ritmo di blues tutti nella stessa cantina.

A quel punto succede che qualcuno da il quattro e ci si trova a correre per le valli del folk, i bordelli del jazz e le galere del blues.

A noi capitava talmente spesso che ad un certo punto pensavamo fosse diventata una malattia, allora abbiamo chiesto ad un medico;
ha detto che non era niente di grave,
ha detto che eravamo solo una calmaorchestra.”

Nick

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13

Brunori Sas live @ JetCafè

Posted by Nick on gen 28, 2010 in Arte, Diario, Fotografia, Musica, Storie

Denominazione sociale: Brunori Sas di Dario Brunori & co.

Oggetto sociale: ginocciha sbucciate, palloni bucati e ragazzi di provincia, il mare d’inverno e le cotte d’agosto, pugili e fiorellini stracciati.

La musica di Brunori Sas è semplice e diretta,  con un’orecchiabilità da voler prendere la chitarra e srimpellare giri da spiaggia. Dario si racconta tra rabbia e malinconia attraverso sonorità retrò che viaggiano tra ricordi d’infanzia e problemi della vita di tutti i giorni.

Dopo aver vinto il premio Ciampi 2009 come miglior esordio dell’anno “l’azienda di suoni e parole a conduzione familiare” ha fatto tappa anche al JetCafè, serata indimenticabile!

Nick

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7

Limbo

Posted by Vins on gen 25, 2010 in Diario

E’ tutto un limbo. Limbo strano però. Tutto si muove e resta fermo. Tutto cambia senza mai cambiare veramente. E in questo limbo, da qualche settimana, ci è finito pure questo blog.
Post di qualcuno, commenti, sparuti, di qualcun altro. Mi chiedo se sia il freddo. Si, forse effettivamente è il freddo. Dev’essere quello. Non posso credere che ognuno si sia scelto il silenzio come salvezza per questa stagione.
Sono successe cose che hanno stravolto la vita di qualcuno, altre che invece la vita di qualche amico l’hanno cambiata piano piano fino a renderla poco riconoscibile a noi che gli siamo attorno e forse anche a sè stesso.

Sono successe cose che qui dentro, tra questi milioni di righe scritte di getto o pensate a lungo, nessuno troverà mai perchè è vero che non tutto può essere scritto e che non tutto vuole essere scritto. E così, in questo silenzio che insiste ci stiamo muovendo lo stesso, in punta di piedi, con calzini spessi per non sentire il pavimento freddo, parlando ognuno con il confessore che si è scelto, ognuno attento a guardarsi dietro per essere certo di non essersi perso la propria ombra.

E’ quando inizi a desiderare che scoppi improvvisa la primavera che forse il sangue ritorna a girare nelle vene, la mano a formicolare, gli occhi a scrivere. E via dal limbo. E io spero che da quella parte, qualcuno di voi abbia già iniziato a farlo. Ne verremo fuori, nel bene e nel male.

Vins

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Pennellisolari 2009

Posted by Nick on gen 18, 2010 in Arte, Diario, Eventi, Fotografia, Storie, Viaggi
Oramai è diventata una tradizione, un mio piccolo lavoro a base di foto,  un calendario da rivedere carico di ricordi ed emozioni che raccontano sprazzi di Pennellisolari durante tutto il 2009. Non voglio aggiungere altro se non: buona visione.
Nick

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Mi piacerebbe

Posted by oiziruam on gen 14, 2010 in Diario, Storie, Viaggi

Mi piacerebbe che fossimo più felici di ciò che abbiamo. Mi piacerebbe che fossimo più consapevoli del dove siamo stati e cosa siamo stati. Mi piacerebbe che i pennellisolari fossero molti di più e che nuove idee arrivino a sconvolgere i nostri monotoni piani di uomini che rischiano sempre meno col passare degli anni. Mi piacerebbe che il futuro fosse molto ma molto più meraviglioso di quello che riusciamo ad augurarci con quei penosi messaggini in serie che rivedremo oramai a Pasqua. Mi piacerebbe che Milano fosse un quartiere di Bisceglie per poterci andare più spesso a passare i sabato sera e che NYC e Londra fossero più vicine e accessibili. Mi piacerebbe che ognuno di Noi avesse più tempo libero per viverci, piuttosto che per scriverci e che la lontananza anche fisica non arrivi mai a separarci.

Probabilmente i sogni e le idee di questa notte sono fantasie che non appartengono a questo mondo. Pensieri e progetti a cui mi voglio aggrappare prima di tornare, dopo un mese, al mio mondo italiano. Quest’anno devo avere più tempo per me e lavorare meglio cioè meno. Devo fare più sport, non farmi rapire dalla frenesia del alvoro e dai difetti della nostra società e bla bla bla.

Intanto la mia prima mezzanotte italiana sta scoccando, solo in una casa che Mia solamente non è più, con il solito sballottamento e vuoto interiore di chi torna da viaggi lunghi e lontani che non sanno di vacanza ma di vite vissute lontano da quel LI’ dove sono abituato a immaginarmi per sempre (Bisceglie). Ma il sempre è minacciato, in me, da sempre. L’Australia, l’America, ogni dove per trovarmi sperduto nel mondo e rifugiarmi poi nelle lenzuola di casa e sentirmi non più protetto come un tempo. Indifeso dal mondo contrariamente a quando da bambino sotto le lenzuola o meglio in quelle in cui dormivano Papà e Mamma, sentivo che nulla potesse succedermi di brutto.

Oggi un solo rifugio mi porta quella serenità, una casa affettiva e non fisica che ha un nome preciso. Ma fuori …

Fuori echeggiano i nostri dubbi, quesiti, paure, e allo stesso tempo entusiasmi, voglia di cambiare, di ricrearsi in un posto dove per ennesima volta non le nostre famiglie e le nostre storie e tradizioni, ma le nostre scelte ci definiscano come nuove entità. E di qui a chiederci se centrano i soldi, i guadagni, i figli, la casa, il matrimonio, se questi viaggi alla fine non facciano solo che turbare i nostri equilibri.

Provo a scrivere queste poche righe non sapendo neanche perchè lo stia facendo pur di scrivere un post in un blog che è una di quelle cose che ovunque io sia mi ricollega all’Italia. Provo a scirvere questo post, consapevole che bello non è perchè non può spiegare tutta questa confusione di un ennesimo ritorno a casa, parzialmente vuota, di fronte a un futuro tutto da colorare e da riempire con le scelte che faremo.

Prendo i colori, questa volta pastelli e non pennelli, per questo anno che comincia e che vorrei fosse colorato ma non dalle tinte brusche. Stasera ho bisogno di pastelli per attenuare le domande sulle scelte che faremo. La vita succederà. Mi piacerebbe. Magari un giorno, che quel disegno a pastello fosse tutto vero seppur non sappia ancora cosa. Come.

E la cosa più strana è che ho paura ad entrare da solo sotto le coperte e che forse la vera paura si chiama ricominciare.

oiziruaM

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32 Dicembre

Posted by Vins on gen 2, 2010 in Diario

Così, con un paio di puntine al posto giusto, questo 31 dicembre stende in cielo un tappeto azzurro di quelli che proprio finirai per ricordarli per tutta la vita. Colpisce la tela con due pennellate di bianco, diciamo pre-impressionista, così che l’aria sopra i campi arati e i vigneti dia l’idea di un respiro mosso, della fine di un’apnea. Poi, per concludere in bellezza, ci mette al centro un sole assurdo, uno di quelli che vista la giornata sembrerebbe conseguenza logica ma visto il calendario quasi spaventa .

Finisce così quest’anno. Con una promessa dal cielo.

E che sia reale o figlia di una fantasia io la promessa me la prendo. E pure il caldo sul viso che resta una specie di carezza, una cura a qualunque male.
Va via l’anno in cui lascerò la fine di un’altra storia d’amore. Una storia che non dimenticherò ma con un epilogo da pessimo romanzo rosa. Mi lascio dietro l’anno di due amicizie nuove e importanti, di una ritrovata e di altre che fanno più intensi i sorrisi, quelle invece me le porto dietro perchè ispirano parole d’argento.
C’è stata un’isola nelle baleari e un cammino d’agosto verso una terra che si chiama “noi”, mi porterò insieme anche quei passi di sfida all’insolazione, al dolore, alla stanchezza e a tutti quelli che non hanno capito di che pasta siamo fatti. “Dall, Raf, dall”.
In archivio ci finisce pure un altro incredibile viaggio, quello in Marocco quando il trio ha toccato un’altra volta il cielo, un cielo più alto dei 9.000 metri di quota in cui viaggiava l’aereo, quando il Marrakech Express della mia infanzia ha smesso di essere solo un film diventando vita, parole e occhi pieni.
Si chiude l’anno dei concerti al Jet Cafè, delle cene a casa di Nick, dei bomboloni e pizza alle due di notte a Cologno Monzese. Si chiude un anno di lontananza marcata con Giò, distanza che si è sbriciolata nella stretta di un abbraccio, come sempre.

Due ore fa sdraiato su una panchina della stazione di Barletta, culo fresco sulla pietra e viso caldo al sole, ho espresso un desiderio che ora, all’altezza di Pescara, mi torna in mente. Ho sperato che il treno non arrivasse mai più. Non per voglia di restare, non per paura di tornare.
Solo per tirare più a lungo possibile avanti questo attimo lungo di emozioni che è stato l’anno appena trascorso.

Forse non c’è da essere euforico per un amore che finisce, per una strada assolata, per amicizie perse, per altre che sono più lontano di quanto vorrei e altre ancora contorte e difficili, per i baci rubati nelle notti invernali.
Forse non c’è nemmeno da essere poi tanto felice di aver risalito le solite tre scalette del treno e di questo rumore di ferro che scivola via su altro ferro e mi porta verso una vita che potrebbe essere tanto migliore di com’è.
Di certo, sicuro e intoccabile c’è che alla fine di quest’anno so che malgrado debba stringere gli occhi in una smorfia che sembra un sorriso dolorante il sole riesco ancora a guardarlo dritto in faccia. Servono a questo le lacrime credo: a non restare ciechi di fronte a tanta luce, a tanto viaggiare.

Ragazzi, il cielo ha promesso. I sogni non bastano mai.

Vins

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