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PATAGONIA …. dal 23 giugno ad oggi

Posted by oiziruam on dic 9, 2011 in Arte, Cinema, Cultura, Diario, Eventi, Letteratura, Poesia, Senza categoria, Storia, Storie, Territorio, Viaggi

chi ha volgia di leggere, aggiornarsi, dare un seguito, collegatevi in Patagonia al blog qui sotto

http://oiziruams.blogspot.com/

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Siamo rimasti in pochi. Io e Tu.

Posted by oiziruam on nov 6, 2011 in Cultura, Diario, Eventi, Letteratura, Poesia, Politica, Storia, Storie, Territorio, Viaggi

Siamo rimasti in pochi, me ne rendo conto incontrando la mia razza. Siamo rimasti in pochi a pensare e agire per il bene del pianeta, a preferire scomodi piatti da lavare a quelli di plastica che non sono riciclabilie e che biodegradano in centinaia di anni (600 anni per intero). Siamo rimasti in pochi a ricordarci di Haiti, di l’Acquila, della Cina dove vige ancora l’infibulazione (circoncisione… femminile), a tirare avanti con il vecchio PC perchè ogni computer nuovo alimenta la guerra in Congo per il prelievo di Nichel dalle miniere, in pochissimi a ragionare sui dolori del corpo che chiamiamo sintomi ma sono SEGNALI di qualcosa che non và e che non dovremmo ricorrere a medicine che annullano il segnale ma risolvere la causa. siamo in pochissimi a credere nell’improtanza del CONSUMO CRITICO e dei piccoli negozi sotto casa al posto dei grandi magazzini che sottopagano, impongono prezzi dda fame a chi produce e poi fallisocno comunque dopo aver seminato povertà fra la gente e cemento fra le campagne. (A proposito ieri ho vito che il pane di alcuni supermercati presenti a Bisceglie è prodotto in Romania. Che cazzo, non c’è ne stava di buono e fresco qui o la politica del guadagno sfrenato necessitava di grano magari radioattivo di altre zoen meno controllate?).
Siamo rimasti in pochissimi a investire in WWF, Legambiente, Greenpeace, a credere nei verdi, nei blu e in quelli che una piccola cosetta al giorno per il bene degli altri e del futuro del pianeta và fatta anche per la nostra anima.
In pochi a credere che altri tipi di politica siano possibili, quelli non fatti di A e B e di chi fà C per poter saltare da un aparte all’altra a seconda del comodo. Parlo di politica che preveda una squadra dove nessuno, all’interno della squadra giochi contro l’ottenimento del risultato.
Come può tutto il mondo continuare a non accorgersi che le cose vanno a casaccio rispetto a come dovrebbero andare, che l’amore non è fatto di anelli e brillanti ma di abbracci, voci soffuse, mani intrecciate e calma comunque. Che il lavoro è un mezzo per vivere e fare quel che ci rende davvero felice e non per comprare quello che ci fà apparire felici agli occhi degli altri.
Siamo rimasti tu ed io. Gli unici due stronzi che possono cambiare le cose come stanno. Io che scrivo e tu che leggi. Siamo solo NOI 2 con 2 braccia, 2 mani, 2 piedi, 2 gambe, a chiederci che cosa possiamo fare coem se fosse una cosa difficile. Ed invece mi spieghi con quei tuoi cazpelli e docchi che le vie sono infinite, tutte diverse da quella comune. Basta sorridere, essere fleici per quello che abbiamo, anche per le sventure, per i soldi persi in borsa che tanto non ci facevano PIU’, per la bici rubata, per la donna che amiamo a modo nostro e lei a modo suo e crediamo che non funziona per un secondo ed il secondo dopo il contrario, per la vita che è poter vedere, capire, scegliere, …
Siamo rimasti Io e TE e abbiamo scelto di mangiare prodotti localie di stagione, di mandare le banane nel culo di chi le importa semplicemente non consumandole perchè non sono un frutto locale, è trattato chimicamente, farle arrivare qui inquina molto e soprattutto sono prodotte sfruttando la povera gente invec eche retribuendola giustamente. Ancor prima stiamo cambiando tutto rinunciando agli integratori e mangiando più insalata, magari bio, mista a pomodori, mele, carciofi e mais.
Stiamo scegliendo di consumare meno tonno perchè rischia l’estinzione e soprattutto meno carne perchè inquina e causa aumento di CO2 e di cattiveria presente nel nostro sangue, causa nervosismo, dipendenza.
Stiamo facendo km in bici e a piedi da anni invece di fare il giro da mare la domenica con la seconda marcia inserita all’auto pulita mentre non sappiamo che dirci. Stiamo scegliendo di andare al mare anche fuori stagione, perchè il corpo senta e veda cosa è il cambio delle stagioni. Abbiamos celto di non accendere i condizionatori dìestate perchè per millenni l’uomo ha vissuto comunque e senza problemi respiratori, di sinusite o di insonnia. Abbiamo scelto di non consumare gas per riscaldarci d’inverno o al massimo l’abbiamo regolato al minimo e da allora non ci raffreddiamo più, non ci fà male mai la gola, lasciamo la finestra aperta tutto l’anno e la mattina la testa e fresca e serena.
Siamo tu ed io, che neanche ci conosciamo così bene eppure abbiamo scelto di riempire l’acqua dal rubinetto perchè meglio di quella in bottiglia e così abbiamo ripsarmiato almeno 365 bottiglie di acqua l’anno che non verranno rilasciaste sulla superficie terrestre.
Siamo io e tu. Quindi non sentiamoci soli che stiamo diventando già 3 e forse 4 e la canzone dell’HullyGalli questa volta s’inverte e m,agari domani saremo 44 milioni di gatti o addirittura tutti e 7 i miliardi di umani a preoccuparci dell’altro e dle mondo, ed allora non solo NOI ma TUTTI sai che festa che faremo, puliti dentro e fuori come saremo.
….
oiziruaM

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Siamo una squadra fortissimi, ma non a chiacchere. Percui dobbiamo darci una mossa.

Posted by oiziruam on set 28, 2011 in Diario, Eventi, Letteratura, Poesia, Storia, Storie, Viaggi

che gusto c’è se esci dal campo senza aver corso o con la maglietta asciutta?

che gusto c’è se gli altri fanno tutto il gioco per te?

Il gusto sta nel metterci il meglio, il cuore e l’anima. Sentire i brividi di freddo eppur continuare. Dire ai compagni di squadra “Andiamo a vincere!” piuttosto che rimproverarli. Il gusto è proprio lì, NEL SUPERARSI E SUPERARE. Non mi chiedere aiuto, non posso correre per te. Non mi chiedere la palla se ti nascondi dietro l’avversario. Non mi chiedere. Corri con me. Vieni a prenderti la palla, fatti vedere. Tu hai le tue gambe io le mie, ma siamo una squadra e in una squadra se uno non corre lo sentono tutti e ne pagano tutti. Ma se io metto il cuore per 2 all’inizio salvo il risultato e forse lo farò tutto il campionato, ma sarò anche quello che gioirà di più quando vinceremo e che soffrirà di più quando perderemo. Ma io non voglio gloria doppia. Io voglio il mio e che tu abbia il tuo. GIOCATI QUESTA CAZZO DI PARTITA TUA, IO LA MIA, ANCHE SE SIAMO LA STESSA SQUADRA. Smettila di chiedere a tutti di correre per te. Invece di piangere SUDA, sono sempre liquidi. Le lacrime sono incapaci di risolvere e sono statiche. Il sudore è di chi lotta. E per questo ho scelto di non piangere ma di sudare. Perchè fermo non ci sò stare. Perchè le lacrime mi stanno sulle palle e se piango lo faccio quando proprio non posso correre o non posso far altro. MA le lacrime danno lucidità alla mia mente e dopo ho fretta di tornare in campo. Non chiedere di entrare in campo se non hai voglia di dare tutto te stesso. Si gioca una sola volta ogni partita. L’altra sarà una rivincità, o una bella, ma mai la stessa partita. Percui tanto vale di giocare il massimo oggi. Ma se in campo mi gridi tutto il tempo perdo il gusto di giocare. Non sò più a chi passarla, dove andare, mi viene noia e non mi diverto più. Non mi arrendo ma perdo tempo nel cercare una reazione perchè non mi diverto. L’unico vero stimolo è altro.

Gioca la tua partita, con la tua squadra, con i tuoi compagni bravi o cattivi che siano, ma invece di arrabbiarti gioca con loro. Vedrai che vincerete, ma se pur non sarà così almeno vi sarete divertiti invece che esservi rimporverati. Gioca. E smettila di avercela col mondo se la palla non arriva da te. Forse non la stai cercando o chiamando correttamente o abbastanza.

Gioca e corri e anche senza palla sarà comunque divertente. Siamo una squadra, non lo dimenticare, anche qaundo non sei al top, anche quando sei fuori dal campo.

Io non sono un campione. Non sò se mai lo sarò. Non ho le fibre muscolari. Non ho più l’età per diventarlo. Ma ho vita da vivere e cuore che batte, e questo mi basta a farmi felice, a lanciare le gambe avanti per poi rincorrerle. Ho tutto quello che mi serve per fare quel che posso fare e anche quello che neanche immaginavo avrei mai potuto. E posso solo se sò che dopo ho qualcuno a cui raccontarlo, con cui condividere, con cui andarmi a bere la birra e confrontare la giornata.

Non sono un campione, ma mi godo quel che ho dando tutto, e anche s enon mi basta mi prometto che domani darò di più. Cerco di farlo, e se non basterà, continuerò.

Vado a prepararmi che l’arbitro non riposa mai.
oiziruaM

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L’AMICO è …

Posted by oiziruam on lug 16, 2011 in Diario, Fotografia, Poesia, Storia, Storie

Convinto, a causa della data del compleanno dell’amico più datato che ho, che l’Estate cominciasse tra il 14 e il 15 luglio, per dare il via al mese più bello dell’anno, ancora oggi, a oltre 30 anni guardo a questa data con aspettativa e gioia. Il 15 luglio è arrivato senza clamori. alcool e baccani di un tempo ma con il vento fresco del amre che porta via i superati 40 gradi di questi giorni.
Rifletto con chi amo al mio fianco, sdraiti a testa in su a guardare il cielo stellato, che saremmo diversi con i nostri amici più storici qui a vivere. Avremmo il tempo, almeno qualche volta più di berci una birra, TORNARE BAMBINI, guardare i tramonti, sognare cambiamenti e gustare a sorsi il presente. Saremmo credo migliori. Mi cade una lacrima di nostalgia per il tempo che non riusciamo a condividere per distanze ed impegni.
L’amico è … e non ci sono cazzi.

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SONO TUTTE CAVOLATE

Posted by oiziruam on lug 4, 2011 in Arte, Cinema, Cultura, Diario, Eventi, Fotografia, Letteratura, Musica, Poesia, Storie, Viaggi

Sono tutte cavolate,
le paure, le ore di lavoro, le liti, le discussioni, i “malesangue”, le volte che cerchiamo ostinatamente di avere ragione, la destra e la sinistra, il non avere tempo, il domani, gli investimenti, …
Alla fine cerchiamo momenti che dovremmo avere gratis ed in quantità, ma che non riusciamo più a donarci.
Finito appena di discutere su una Patagonia da fare con gli amici, e magari, in compagnia della mia donna. Finito neanche di trovare una soluzione ad una data che mi ritrovo di fronte al film “Il postino” che mi commuove fino a farmi uscire le lacrime dagli occhi.
Stiamo perdendo tempo e questo significa disprezzare la vita.
Il mio plauso và proprio a Vins, coraggioso quanto non avrei mai immaginato, di dare quel cambio che ci raccontiamo da sempre. Io col mio posto semisicuro che mi dà il giusto per vivere con il pane in bocca e un futuro che sempre preoccupa, continuo a discutere di cose banali e non essenziali con la gente che mi circonda, dall’amore ai clienti.
Pensare che tutto finisce, all’improvviso portando con se sogni e speranze, prima ancora che si possa aver realizzato un centesimo di tutto quel sognare, mi fà fermare ancora e dire: “Cavolo, sono proprio cavolate!” La cucina, la lavatrice nuova, il solaio, l’automobile, i saldi, gli armadi stracolmi di roba che mi viene il vomito, cose da fare che non basta mai per farci felici, … e quel che mi rimane sono solo i momenti d’amore, di risa, quelli con gli amici veri, i tramonti, qualche libro letto in momenti speciali, le decisioni più strane, il coraggio di vivere un amore, le scelte più dure, le ironie dei pennelli, la canoa e le onde, il divano arancione sormontato da un onda dipinta anni fà, la porta di casa, il gozzo che spero di comprare per riempirlo di piante e portarlo in pesnione dal mare, le camminate serali da mare a inizio settembre, il mare d’inverno, la pelle profumata affianco a me nel letto, il calore della vita che incontro, …
L’orologio continua a girare nello stesso cerchio da anni. Neanche tolgo più la polvere per non perdere tempo. Immagino Noi sotto la cordigliera della Ande, l’abbraccio di chi amo in quel momento mentre respiriamo. Vins fà la sua poesia estemporanea. Giò si becca la dedica in consiglio comunale, perchè ovviamente non ci sarà (spero di sbaglairmi). Sono tutte cavolate, ma affetti, amori, sogni, vanno vissuti per riviverli poi ricolmi di lacrime per il tempo andato.
Non ci basterà mai, ma questo cammino di gruppo, Noi lo faremo in coppia, mi sembra qualcosa che dobbiamo regalarci con le persone che amiamo per rispetto alla vita. Ad agosto clicchiamo, Vediamo di organizzarci per una data buona per tutti. e per qualche giorno, al diavolo il lavoro.
oiziruaM

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Cosa cerchiamo…

Posted by Vins on giu 25, 2011 in Diario

Ho iniziato a rispondere al post qui sotto di Maurizio ma proprio non mi ci stava tutto in 3 righe.
Tutto è iniziato uno settimana fa. Ero su un treno per Verona. Appuntamento con un cliente. Il solito, ennesimo, appuntamento.
Il mio lavoro mi piace, non fraintendetemi, mi dà un lusso che non tutti hanno: quello di esprimere me stesso. Ma non sempre basta. Ho bisogno di aggiungere, anche. Di inventare dei pezzi nuovi, ogni tanto. Per me, per me e nessun’altro.
Nella carrozza si muore di caldo (aria condizionata rotta, ma va?!). Mi alzo e vado a mettermi vicino a un finestrino aperto. Uno di quelli minuscoli dell’Eurostar, non so se avete presente. Uno dei pochi che non è sigillato ermeticamente.
Così provo a prendere in faccia quella sottile scia di vento che riesce a passare e sorrido per la conquista.
In quel momento mi squilla il telefono e penso: ecco, grane! Invece è Maurizio. Certo questo non significa che mi sbagliassi, con certa gente le grane si mascherano da feste a sorpresa.
Rispondo pensando che sta per annunciarmi il suo matrimonio. Un’altra volta. Non è così. Scherziamo. Ridiamo. Perchè con certa gente se prima non scambi battute da ritardato non puoi proprio iniziare a parlare del senso della vita.
Senza accorgerci finiamo sulla solita immortale questione, la solita idea che ci assilla da qualche anno: LA PATAGONIA.
A sto giro ci andiamo? A sto giro ci andiamo!
Più passa il tempo, più i birilli cadono, il pianerottolo si impolvera, restiamo in pochi ancora a pensare che si può pensare in grande (e non necessariamente “da grande”).
Si può fare. Appare sempre più evidente. Ognuno per la sua ragione, se ce ne ha. Nessuno per la stessa identica, nessuno convinto se non lo sarà da solo. Parleremo dei perchè solo dopo aver messo il culo su un aereo transoceanico. Solo dopo e li rimarranno i nostri motivi. In aria.
Se questo è, se tutto è vero, ad Agosto compriamo i biglietti.

Non so chi l’abbia visto, il film qui sotto. Non è certo uno di quelli che ti segnano per sempre ma serve a uno scopo preciso questa citazione. A chiedervi di guardare almeno gli ultimi 4 minuti e domandarvi chi vorreste essere.

Vins

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SOGNARE PER REALIZZARE! … Patagon Patagon

Posted by oiziruam on giu 23, 2011 in Arte, Comici, Diario, Eventi, News, Poesia, Senza categoria, Storie, Viaggi

Il libro che sto leggendo si chiama “Realizzare la Vita” di Emreson, uno die più grandi filosofi dell’800 non passati alla stroia dei Grandi, diciamo un Serie B che ha giocato talvolta in Serie A facendo grandi numeri e poi sparito.
Trovato perchè una volta a un corso avevano proiettato un Frase: “Attenti a ciò che sognate, perchè si realizzerà!” (Emerson). Allora visto che il pianerottolo ha bisogno di essere pultio dalla cacca dei Piccioni e io non riesco proprio a starmene fermo mentre scacazzano, e considerato che la campagna delle ciliegie è finita e posso tornare a vivere, allora iniziamo a organizzarci.
Partenza per Santiago del Cile, discesa in PAtagonia muniti solo di uno zaino (backpaker) più piccolo possibile. Arrivo in Argentina, Perito Moreno con caduta ghiacci. Divisione delle vite momentaneo collegate però via sito “pennelisolari.com”.
- Gruppo DDL, rientra.
- Gruppo RAF, rientra per riappacificarsi con la moglie.
- Gruppo OizM, si imbarca su una spacca ghiacci per trascorrere 3-4 notti in Igloo nel Antartico, spostandosi con cane slitta, e di lì volo in Sud Africa-Namibia dove verrà poi raggiunto per rientrare dopo settimane in Europa e riprneder ela solita vita senza che nulla sia cambiato tranne il di dentro.
- Gruppo Vs, permanenza di mesi in Argentina alla ricerca dell’amore della propria vita che invece sarà tornato in Italia a far pace con l’amore pubblicamente riconosciuto.
Dunque, cosniderato che solo sulla PAtagonia non si discute, costruite qui il vostor viaggio da sogno partendo dal perito Moreno e date le adesioni.
Partenza prevista FINE NOVEMBRE!!!
AFFRETTATEVI!!!!!!
oiziruaM

PS: Gruppo Giò, sit in in antartica per la salvaguardia dell’orso bianco albino (orso nero) perchè anche lui partecipante a Bicilieae quando il circo è in città! Arrivo ovviamente in bicicletta al polo sud.
Scherzi a parte IO FAREI LA DISCESA DI ALCUNE CENTINAIA DI KM IN BICICLETTA!

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Smettere di correre? Allora pedaliamo insieme!

Posted by oiziruam on gen 19, 2011 in Cultura, Diario, Eventi, Poesia, Storie, Territorio, Viaggi

CAro Gio,
non ho avuto il tempo di smettere di correre, ma in compenso ho rallentato.

Invece di andare in aereo a Verona ho scelto di andarci in treno in coppia e da li sempre in treno a pisa. Nel frettempo ho letto, pensato, fatto giri brevi in città che amo piuttosto che fare check-in e controlli e ho continuato a programmare il mio futuro da down-shifter.

Ho camminato anche molto e alla fine sono rimasto uguale.

Al di là dei nostri discorsi sento da qualche mese la voglia di fare un esperienza estera come volontario in una ONG. Non sò se ne avrò il coraggio, ma potrebbe essere l’unico modo per rallentare.

Poi penso spesso a cambiare la Doctor Farmer in una società di progetti ecosostenibili ovvero ostello, tour operator and free-teaching, oltre che collocamento per turisti (trova lavoro ai viaggiatori).

Dovrei mettere un pò di soldi da parte per farlo. Almeno questo è quello che mi ripeto da un pò.

Non ho fatto economia nel 2009 e nel 2010 e se nel 2011 mi dovessi fidanzare seriamente, beh allora dovrò anche affrontare qualche spesa come l’anello, le rose, le spine, l’abbonamento al cinema e un bel tandem.

Da qui potrei sfruttare l’idea del tandem per fare una vacanza insieme ecosotenibile. PArtiamo da Bisceglie in bici e andiamo fin dove arriviamo. A quel punto prendiamo il treno e torniamo. Io e te.

La ho in fissa questa cosa. Filmiamo tutto. Nessuna prenotazione, pochissimi soldi. Uno zainetto per uno e al massimo i sacchi a pelo.

Sarebbe bello andare nei paesi dell’est, oppure fino al ponte della manica e nel kent, o salire a nord, scendere e scendre dall’altro lato dell’adriatico fino in grecia.

Un’esperienza di quelle da ragazzi che credono nella rivoluzione ecologica.

In questo ho bisogno di te. Posso anche pedalare per te quando sarai stanco ma ho bisogno di te.

Potremmo arrivare anche a Campostela. Il tandem lo offro io. Spesa mia. Se posso permettermi la cucina, potrò permettermi il tandem con gli amici. Se tu non ci sei ti sostituisco subito con Tiziano, con il quale vorrei fare invece qualcosa in canoa o a vela.

Prepara il culo e dimmio quando puoi. Considera che potremmo anche decidere di partire dall’egitto e farci l’attraversata del nord-africa, ma forse, come prima esperienza, dovremmo omologarci.

Inizia a cercare un Tandem serio.

Oppure programmiamo l’ultimo eventi pennellisolari.

Io e tu sfidiamo in bici Raf e Vins. Arriviamo a Santiago del Cile e con 2 tandem scendiamo a sud la patagonia.

Meglio che mi fermo qui.

Ma qualcosa con la bici che ci sconvolga tutti dobbiamo farla.

Io sono già sconvolto. Penso a sta cosa della bici da anni, ma da mesi mi tortura. Mi cheido dove, quando, se solo o con chi, Stasera ti scrivo perchè vorrei condividere. CondiVIVErla. ecco mi piace. CONdiVIVErla.

Fino a luglio sarà un bel casino ma dobbiamo ricominciare a fare qualcosa di serio!

Ma sai quando partiremo che scacazza nel salutare il cartello bisceglie?

oiziruaM

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Le ultime volte

Posted by Vins on nov 22, 2010 in Diario

Non so nemmeno più quand’è stata l’ultima volta che ho scritto su questo blog. E fosse solo quello.
Ormai, anche senza volerlo, rifiuto di ricordare tante delle “ultime volte” in cui il piacere di un gesto abituale ha riempito minuti, ore e settimane. Ha vestito le mie parole senza banalità. Ormai sono abbastanza bravo in questo esercizio di oblio. Tanto che mi sembra incredibile addirittura di aver mai vissuto una tranquilla vita fatta di quotidianità.

A spiegarla facile direi che serve per non star male. Ma non c’è mai una cosa che io riesca a spiegare in modo semplice.
Voglio dire, sennò m’addormento presto e non c’è gusto.
Adesso, quando scrivo, ogni riga è decente solo se porta dentro di sè una rivoluzione altrimenti addio parole, altrimenti noia. Sonno. Oddio, di nuovo il sonno. L’inverno, il letargo di Vins.
Schifo un sacco di cose, quelle degli altri. E schifo un sacco di parole, le mie.

Eppure una fiamma resta sempre accesa, minima, come quella della vecchia caldaia di casa mia. Ma c’è.
Spesso, quando incontro qualcuno che non vedo da tanto, quello mi chiede di raccontargli cos’è successo negli utlimi mesi. Ogni volta, anche con quei pochi capaci d’ascoltarmi davvero mi sento costretto a fare il vago. Non per colpa loro. Solo perchè sento che quella fiamma è accesa ancora al minimo. Nonostante tutto non vale la pena raccontare.
Il lavoro, le donne, le notti in giro. Ha tutto il sapore di una rima che inizia e finisce troppo presto. Qualche volta perfetta, ma sempre chiusa.

Metto il culo su un aereo, ogni tanto, comunque troppo poco spesso. E a proposito di questo, vorrei mettere il culo sul mondo dicendo “adesso faccio a modo mio perchè un modo mio l’ho trovato”. E invece no, non l’ho ancora fatto. Continuo a sperimentare, a piangere, a divertirmi ma ad oggi il modo mio resta vago, riempito di pezzi con una forma diversa da quella che serve pur di dare la sensazione d’essere sazi. Ma io sazio, cazzo, continuo a non sentirmici mai.
E la rabbia monta. Senza amore monta anche di più.
E’ così che ogni tanto inizio a ripensare che serve una rottura, l’urlo che ad alta voce spazza via l’ansia di non aver ancora lasciato un segno. Mi ripeto che il segno non lo lascerò dentro un’abitudine, rimanendo come mi sono contrattato con la vita. Figlio delle indecisioni, delle decisioni ragionevoli e del compromesso e mai, mai, a poter cercare una paternità arrembante e folle.

Ma allora perchè, nonostante questo è proprio l’abitudine che sembra mancarmi così tanto?
Perchè non si sceglie. Servirebbe tutto, rivoluzione e costanza.
Il mondo si adatta ad ogni cosa. Alla guerra, a Berlusconi, al Grande Fratello. Dopo un po’ tutto diventa panorama. Ecco, è questo che provo ancora ad evitare: che nella mia vita tutto diventi panorama.
Ho iniziato, piano, a cercare la strada delle mie ultime volte. E sapete cos’è successo? Ho letto storie. Storie finite, certo, ma storie. E le storie giustificano parecchie cose che non vanno. Per quelle ho venduto famiglia, mare e tutto il resto.

Una volta ho chiesto a lei (c’è sempre una lei): “dammi un motivo”. Lei non ha capito. Ma sopratutto non ho capito io. La domanda era per me. E lo capisco solo ora parlando di rivoluzione, di costanza, di storie messe in fila ad aspettare le mie fiammate: La costanza d’una rivoluzione.

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… x il FUTURO, oltre il confine!

Posted by oiziruam on ott 8, 2010 in Arte, Cultura, Diario, Fotografia, Letteratura, Poesia, Storie, Viaggi

Sono giorni che scrivo e cancello e riscrivo … e … non sò rispondere alla domanda che mi faccio sul futuro.
Probabilmente dovrei recuperare qualcosa.
Provo a scrivere futuri che domani non mi andranno già più bene.
Una crisi diversa questa, causata dalla staticità che non sò vivere, anzi che vivo male. Tutto imputridisce e mi rendo conto che sono fermo. FERMO!
In tutto questo mi illumina il solito viaggio, ancora tropa poca avventura ma basterà. Voglio di più. E’ tutto qui. Voglio di più e non mi basta mai e voglio fare un mare di cazzate ancora. Facciamo che non invecchiamo e già siamoa cavallo, che per il futuro continuaimao a peggiorare. Oh, che bello: A PEGGIORARE, perchè il serio mi rompo prorpio il cazzo a farlo anche fuori dal lavoro. Ecco, facciamo che rimaniamo delle emerite teste di cazzo. E poi magari domani divento un politico pure io e queste frasi me le sbattono in prima pagina sulla Repubblica. Però se ricordo Baricco, lui il termine “schifezza” lo spiegava proprio bene e spiegava anche il senso della vita e tutte quelle cose che poi sono vere e tutti fanno finta di essere bravi, perfetti e immacolati e poi si toccano come nel film American Beaty. Facciamo che non diventiamo vecchi e pieni di maschere e che non me ne affibi neanche tu. Si può essere nuovi, sempre più nuovi per il futuro. Facciamo così. A te che sei nato quasi vecchio, facciamo che ringiovaniamo e facciamo sempre più cazzate. Facciamo che andiamo sempre più in bici e in skate anche se stai per diventare papà. Facciamo che anche se vado di fretta mi nascondi la macchina nel portone di casa. FAcciamo che tu e io, ogni volta che ci incotnriamo, ritorniamo bambini e non uomini seri.
Facciamo? x il futuro!

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il mondo và da sè.

Posted by oiziruam on ott 2, 2010 in Diario, Senza categoria, Storie, Viaggi

Il bello e il brutto del mondo è che comunque sia lui và avanti, un pò come il tempo, un pò come tutto.

Ci si può perdere, si può andare altrove, si può fare gli offesi e chiudere dei rapporti, … comunque sia il mondo và da se e con lui tutto il resto.

Un padre mette al modno un figlio e crede che potrà decidere per lui il meglio sulla base dei suoi errori, potrà proteggerlo dal mondo esterno ed invece tutto accade come il quadro che cade improvvisamente dal muro.

A turno ci tocca tirare avanti il carretto convinti che se ci fermiamo noi si ferma tutto, ed invec eci accorciamo, tornando a casa dopo mesi, anni o solo giorni che tutto è andato avanti senza intoppi, ignaro della nostra assenza. Così a tutti quelli che come me molte volte si sentono indispensabili e insostituibili e per questo non mollano mai, non prendono mai pause, e soprattutto a tutti quelli che non sanno dire STOP e andarsen dall’altra parte del mondo perchè ritengono di essere INDISPENSABILI dedico questa riflessione sul MONDO CHE VA’ AVANTI ANCHE SENZA. Lo ha fatto con i dinosauri, i mammut e a breve anche lo faà con tigri e uomini.

Noi ci prepariamo a lasciare che il mondo vada da sè per 15 giorni per andare a camminare verso la più antica delle città sconosciute, a pedalare in quota, a masticare foglie di una pianta proibita che allevia i dolori e ossigena il cervello, chiederemo passaggi ai muli o asini che siano, mangeremo e dormiremo nel fango e se proprio ci sentiremo nostalgici vi penseremo e scriveremo.

l’unica cosa che mi vien in mente sempre è:

AVANTI!!!

http://www.youtube.com/watch?v=0tYDl08_uhI

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Dalla Russia con Amore

Posted by Vins on ago 18, 2010 in Comici, Diario

Nata come la cena per celebrare il funerale del Blog, quella di ieri in villa da Raf è diventata la serata della rinascita. Troppe cose ancora da dire, troppi Pennelli ancora da prendere in giro. Troppa creatività chiusa in un cassetto.

Non è ancora tempo per darsi per vinti o spacciarsi per morti e se nemmeno un’onda anomala riesce a spazzar via la forza di un amore (quello tra Lello e Julia) tanto meno noi ci faremo surclassare dagli eventi.

Ispirata da Lello e tradotta in narrazione da Raf, ecco la vera storia di un amore: l’incontro in discoteca, il lungo e tumultuoso corteggiamento, il primo bacio, fino ad arrivare alla prima romantica notte d’amore condivisa con l’amico biscegliese in video-conferenza. Una storia d’altri tempi degna del nostro Pennello LELLO.

Vins

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Invito aperto. ci vediamo tutti lì?

Posted by oiziruam on mag 28, 2010 in Diario, Eventi, Poesia, Senza categoria, Territorio, Viaggi

l’iniziativa “appare” carina.

http://viaggi.libero.it/news/viaggiatori-in-festa-firenze-turismo-viaggio-ne2265.phtml

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- Il dolore -

Posted by La Lu on mag 10, 2010 in Diario

Ho atteso. Aspettato.
Non credevo di poter dimenticare ma forse speravo di poter parlare con voi del dolore senza dover tirare ad ogni battuta un respiro. Senza dovermi fermare per riprendere fiato. Ma le cose stanno così e allora ho deciso comunque di scrivere. Forse perchè la scrittura in questo lungo periodo mi ha aiutata più volte ad attenuare il dolore, a delimitarlo in una zona che riesco ancora a vedere.
Il dolore a volte ci coglie impreparati, crediamo di sapere e non sappiamo nulla, ma è un maestro impeccabile, con lui si impara presto, ed ha sempre un piano infallibile che lascia soccombere tutto il resto.
E perfino tu, che eri la mia roccia impervia e millenaria, lo hai trovato nel tuo cammino, durante la mia lontananza, nella solitudine, nella malattia.
Sì lo so bene anche io cosa vuol dire quel bisogno disperato e disperante, quel dolore che assale all’improvviso quando si desidera chi non c’è più, chi c’è sempre stato e sempre ci sarebbe dovuto essere, scoprire che era proprio quella presenza che ci riempiva la vita.
Lo sapevamo, non è stata una scoperta ma la mancanza ” per sempre” ci disarma e ci lascia a terra soli.

Restano i ricordi, i se…i ma… che ci accompagneranno per sempre.
I ricordi sono il mio tormento e la mia gioia.
Nel tormento trovo la pace. Non posso risolvermi, e poiché sono una donna senza soluzione, ho abbandonato perfino l’abitudine di rispondere a me stessa.

Si rimane delusi è vero, si cammina per forza d’inerzia e anche quando si sta fermi ci si stanca, perché c’è sempre un tarlo che corrode, che rende i contorni frastagliati, che scava tunnel profondissimi, che minano la nostra integrità, che scoprono caverne e antri disabitati e sconosciuti dentro di noi.
Eppure ci sono leggi sottintese alle quali tutti ci pieghiamo, nella cui rete tutti finiamo, sono le norme che tentano di regolare le zone più tempestose della nostra interiorità, quei sentimenti per i quali alla fine non esistono codici immutabili, ma che ci sbalzano di qua e di là con movimenti peristaltici ai quali dobbiamo abbandonarci inevitabilmente.

Il dolore ci fa capire che la perfezione è un gioco che non dura, l’universo si muove sempre per conto suo e il caso segue percorsi imperscrutabili.
A me non interessa più allungare uno sguardo vago verso un futuro incerto, ma so che l’unica corrente che mi mantiene in vita è il presente, il mare in bonaccia mi annega e trovo respiro solo sfidando le alte creste delle onde indomite. Rischiando forse perchè il rischio mi fa sentire viva e il “movimento” mi aiuta a capire che ci sono ancora.
Adesso che mi fermo un attimo, io che sono una donna che non conosce pause, rallento il passo e rimango sospesa e mi chiedo cos’è il dolore?
Il dolore può risultare pungente, tirante, bruciante…
Ma il dolore è anche Transitorio, Acuto, Recidivo, Persistente…Cronico.

Il dolore non è un vanto. Il dolore non ha un colore. Il dolore non è gioia. Il dolore non ha forma, modifica le forme. Il dolore non è un ago piantato sulla pelle o il grido di una madre che dà alla luce un figlio.
Il dolore è un vuoto nel quale rimbomba la voce della sopravvivenza.
E’ quel filo che si tende tra noi e la vita fino quasi a spezzarsi. E alcune volte si spezza…
E’ una bestia nera che oscura la luce in un giorno di sole.
Il dolore è sentirsi soli con il proprio dolore.

…un lungo Respiro. Un lungo Respiro ancora.
Esiste un linguaggio personale tra due persone, che si costruisce nel tempo e che fa da cornice, da colonna sonora, da vessillo che le identifica, sono i suoni nei quali ci si riconosce come singoli e come insieme. E ci sono i giorni che si susseguono, i momenti di cui si conosce ogni sfumatura, c’è tutta una memoria non condivisibile con nessun altro, che riguarda unicamente le due persone che l’hanno creata.

Per quella memoria io ci sono ancora.

La Lu.

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uomini soli

Posted by Vins on apr 26, 2010 in Diario

No, non è il titolo di quella famosa canzone. E’ il mio fine settimana.
Mentre in questo venerdì notte piove, io esco. E’ finito il tempo in cui l’acqua raffredda, impaurisce, annerisce la coscienza. Esco, senza presenze attorno per parlare da solo e riconoscermi ancora in qualcosa.

“Il problema non è il genere di pupazzo che si è, il problema è la durata della pila”.

E quando la pila sta per finire, in qualche modo, da qualche parte, bisogna provare a ricaricarla. Anche quando apparentemente tutte le strade sembrano sbagliate e tutte sembrano in sè conservare comunque qualcosa da salvare. La relatività ormai mi consuma.

Da cose così se ne esce solo rifiutando i compromessi e dicendo: “basta”.
Cammino. Nell’acqua. E dopo un pò la pelle s’abitua e si abituano gli occhi. Raddrizzo la schiena e vado, a testa alta. Ricomincio a ragionare partendo da ciò che di più certo mi è rimasto: i passi.

Ho una domanda grande dentro che si ripropone più forte in questi giorni e mentre sogno di storie d’amore che non ci sono più e provo a realizzare sul serio, stavolta, che un’epoca è finita inizio a immaginare le parole, i gesti e lo stile per uscire fuori da questo momento. Perchè saper finire è qualcosa che non si impara mai.

Per questo non userò tante parole. Non mi sforzerò di averne altre di mie prima del tempo. Che il momento giusto arriverà. Intanto prendo in prestito 11 minuti e 36 secondi di qualcuno che tra le sbarre della propria prigione ha raccontato qualcosa di simile a quello che stanotte, tra la pioggia dolce d’aprile, ho sbiascicato io. >> uomini soli – JacK Folla

Vins

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Il sabato del villaggio

Posted by S. on apr 16, 2010 in Diario, Senza categoria

16/04/2010

Lo aspettavi come il Babbo Natale che si lanciava dal camino, e quel countdown era talmente carico d’aspettativa che lo vivevi per un mese…perché tra un po’ è il tuo compleanno diceva mamma…e quei pochi giorni prima dalla festa con gli amichetti, scandivano minuti inesorabile per la preparazione, e tu aspettavi, aspettavi fino a quando la mattina, svegliato da mamma e papà addirittura insieme, aprivi gli occhi:era arrivato. Quel giorno tutto t’era concesso, come se fossi il re. Ed almeno io mi ci sentivo per davvero tale. La colazione era più bella il giorno del mio compleanno, mamma e papà mi volevano più bene, il giorno del mio compleanno, e non vedevo l’ora di andare a scuola, perché tutti mi avrebbero fatto gli auguri, perché tutti quel giorno mi avrebbero dato quella considerazione che meritavo e, se sbadatamente qualcuno mi ignorasse, io comunque mi sentivo più forte, perché era il giorno del mio compleanno! Poi la sera la festa, da piccola quelle in cui io ero al centro dell’attenzione, e quelle da più grande in cui mi facevo carina per il mio amore di passaggio che vedevo riflesso nello specchio in cui mi abbellivo, sperando di riuscire a fare almeno un lento al gioco della spazzola, ma puntualmente, quel lui un ballo fugace con me lo faceva anche, ma per poi stare tutto il tempo a corteggiare quelle amiche sempre più belle di me… Ed andava via così, il giorno del mio compleanno, con una frase su un diario segreto dal lucchetto puntualmente forzato da mio fratello, bagnata di lacrime per un amore non corrisposto oppure di gioia per averlo trascorso così bello.

-Lo apro un attimo, il diario, e tra una pagina e l’altra trovo scritto “Saddam Hussein è proprio un uomo cattivo”, correva il 1990, e per essere sul mio diario ad 8 anni doveva proprio avermi fatto arrabbiare.

Oggi è il mio sabato del villaggio. Il diario cartaceo non c’è più, e nemmeno l’andare a scuola felice. E quando ho smesso di sentire la vibrazione del mattino del mio compleanno, ho capito che stavo diventando grande, e mi odiavo per non essere più capace di sentire nell’aria il profumo che casa mia aveva solo quel giorno. Ma un anno è sempre un anno di vita, di Vita, di VITA e già basta a meritarsi tutto il mio grazie. Certo nell’anno appena passato non ci son più le rassegne dei miei voti in matematica o della liti della mia comitiva “in mezzo alla villa”, e nemmeno le promesse di essere migliore, non dire bugie e non fare arrabbiare mamma e papà, ma oggi, stanotte,  se scrivessi ancora, forse al mio Caro Diario direi che per la prima volta domattina, schiuderò gli occhi in una casa nuova, che non si sentirà l’odore del ciambellone o dello zabaione, che i regali non mi piaceranno come sempre e che i clienti non mi lasceranno in pace solo perché è il mio compleanno. Ma sarà pur sempre il mio compleanno. E quando anche camminerò per strada con la gente ignara io calcherò  fiera i miei passi, perché anche se loro non lo sanno, io quel giorno starò vivendo dentro la mia domenica del villaggio, ed anche se mamma e papà non ci saranno più a svegliarmi, girerò la testa sul cuscino e incontrerò gli occhi di quell’ amore forse non più fugace, che avrà gettato la spazzola all’aria invitandomi a fare un lunghissimo lento con lui… Si, voglio ballare.

S.

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se sono meglio gli amici di facebook

Posted by Vins on apr 12, 2010 in Diario

Siamo in troppi. Ormai lo penso spesso e sempre di più. Tutte le volte che la gente mi circonda senza invito, tutte la volte che una di queste persone con il diritto di un amico, sale in cattedra e mi dice quello che io dovrei o non dovrei fare, come dovrei e non dovrei essere.
Ecco, in quei momenti, a quel tipo di consigli non richiesti, io tendenzialmente risponderei: “ficcatelo nel culo”.
Ora, facciamo subito una pausa in cui chiedo scusa per l’eccesso dell’espressione appena usata che mi rendo conto essere parecchio volgare. Poi provo a spiegarne il motivo sperando di non essere frainteso. Voglio provocare tutti su un discorso, anche portandolo all’eccesso, per cui pongo una serie di domande a cui vi chiedo di rispondere almeno dentro di voi. Le prime riguardano l’intensità di un rapporto, le altre  la forma.

Ma quand’è che veramente state bene con gli altri, quando riuscite a essere voi stessi e a sentire il sè degli altri o quando semplicemente nessuno vi dice nè più nè meno di un “ciao come stai?”, “ci prendiamo un caffè?”, “quanto mi farei la bionda in terza fila”?

Il numero di persone presenti ad una serata tra amici e le buone maniere di ciascuno sono la cosa più importante? Cosa cercate: degli amici o una platea? Cosa volete, persone sincere o persone corrette?

Mi verrebbe da dire: “queste e altre risposte le troverete nella puntata di Vojager di mercoledì prossimo”… ma il fatto è che poi questo mio tentativo filosofico si trasformerebbe nella solita caciara tarallucci e vino.
La verità è che m’incazzo pensando a quanto poco senso critico bisogna avere per accettare e adattarsi a tutte le differenze degli altri e a tornare a casa soddisfatti della propria serata e della propria vita. E non venitemi a parlare di carità cristiana, della capacità di star bene con tutti, dell’apertura verso il prossimo perché sono un’altra cosa, perchè un conto è rispettare tutti, imparare e apprezzare le differenze, un altro è non rendersi conto che  ci siano persone che nella propria vita contino più di altre, gente con cui è più gratificante stare insieme perchè seguono la tua ricerca di intensità e accettano la tua forma a volte troppo diretta e con le stesse ti ripagano. Ecco, quelli, e solo quelli, io, li chiamo amici.

E a questo punto tutti i pensieri rimanenti in questo post sono dedicati agli altri, tutti quelli che un giorno, mettiamo una domenica sera, passando davanti alla mia vita si sono fermati, l’hanno guardata e arrampicatisi sull’albero facile del loro silenzio di spettatore hanno detto tra la folla: “vins: sbagli a essere così”. A loro, incapaci di capire la ricchezza di un pensiero espresso senza fronzoli ma sempre con apertura al dialogo perchè dire qualcosa in modo diretto è troppo spesso scambiato per dirla in modo aggressivo. A loro che va sempre bene finchè le luci in sala solo spente e possono giudicare ma che poi si cagano sotto quando gli si chiede di fare anche loro una parte, di raggiungere e aggiungere un valore, uno qualsiasi che non sia matematico (e che loro chiamano, sapersi adattare alle proposte degli altri).

Per tutti quegli iper-sensibili alle parole che Vins dice quando parla con il cuore in mano perchè forse sono iper-sensibili alla verità e invece che sconvolgersi e scandalizzarsi per quella stanno li a rompermi il cazzo sul come gliel’abbia detta …. per loro poggio qui questi pensieri duri, forse nuovamente offensivi, ma figli della scelta di vivere per come sono e con poca gente attorno piuttosto che per come dovrei essere ed in mezzo ad una folla di amici. Li poggio qui con delicatezza, perché anche i pensieri duri se cadono dall’alto possono spaccarsi in mille pezzi, perchè anche chi ha scelto come vuole vivere, quando trova davanti chi lo incolpa di far soffrire qualcuno può sentirsi male e lo eviterebbe volentieri.

E allora, cari miei, decidete voi da che parte stare, se volete Vins, o solo un amico di facebook di quelli da “Mi piace”, “ti ha mandato un regalo”, “ti ha invitato a partecipare a…”, perchè se è l’amico facebook che volete allora ci vediamo online altrimenti stringete i denti e acchiappatevi la verità di me (che non è necessariamente la verità della vita, ovvio), quella scomoda e detta male ma sempre con questo schifo d’anima in mano. E appena prima di dirmi “Vins, hai sbagliato ad essere te” pensate che sono si, abbastanza giovane per cambiare, migliorare ed apprezzare i vostri consigli, ma anche che ormai sono troppo vecchio perchè possiate insegnarmi quello che voglio e che mi fa star bene quando sto con gli altri.

Alla fine di questo post spero che chi ancora se lo chieda smetta di interrogarsi sul perché spesso mi piace stare per i fatti miei, la risposta è perchè quelle volte non riuscirei a essere come sono e non ho voglia di non piacervi, di provare a discolparmi, di impoverirmi del mio modo di essere per fingere che quello degli altri mi arricchisca sempre e comunque.

Vins

E una canzone che forse non c’entra ma che volevo condividere perchè mi riporta a un senso di autenticità che a volte mi sembra così difficile da trovare, e da condividere.

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Lo sfondo giallo

Posted by S. on mar 31, 2010 in Diario

Ero crollata sul divano per 5 minuti, dopo una discussione estenuante con la mia generatrice, dopo una giornata di lavoro dagli orari non più definibili dal normale ciclo veglia sonno, in momento di profonda raccolta personale come il guerriero a contare armi e ferite dopo la battaglia. E dopo tutto, mio padre.  Mio padre che mi sussurra di non trascurare gli affetti, perché in men che non si dica, per dedicarmi ad altro mi sarò persa tutto il resto…e potrebbe poi essere tardi. E mio padre non mi ha mai parlato. Si, mio padre non mi ha mai parlato di se. Non un consiglio, non un abbraccio, al più un disappunto, anzi sempre un disappunto. E poi oggi, dopo quasi ventotto anni di mia vita, una pillola di un pensiero che io mai ho conosciuto, un pensiero che per suo acuto riserbo o semplicemente vergogna, dopo quasi sessantaquattro anni di sua vita ho visto zampillare per la prima volta e sgorgare in una timida carezza che io non ho saputo prendere perché mai abituata a riceverla. Voleva dirmi di non trascurare gli affetti, lui, che da buon integro uomo degli anni 40 e mai deve chiedere, invece lo stava facendo. Mi destabilizza come la pioggia che resto a guardare col setto nasale spiaccicato sul vetro nei giorni che scandiscono una primavera che non arriva.  Non ho ben chiaro che faccio, dove voglio arrivare e neanche tanto bene dove vivo. Il lavoro per obiettivi è un retaggio di che si è inventato sta balla per non farti vedere tutto insieme quel che ci sarebbe da fare. Ma puoi mica inventartelo da sola quel che ci sarebbe da fare? Bhe si se l’azienda fosse tua. Ma non lo è, e chi dovrebbe capire con te che stai facendo, ti ammonisce e basta. E tu cerchi il tuo momento di tregua per mettere i pensieri in ordine sul divano di una casa che non ti appartiene più, con tuo padre che si lascia andare per la prima volta mentre tua mamma è di là con le lacrime agli occhi, e tu che ti domandi da che parte sarebbe il caso di cominciare a mettere ordine. Così lo fai nella tua nuova casa, quella che per anni è appartenuta alla libertà di farci entrare qualunque cosa tutto, e nella quale cerchi con delicatezza di ritagliarti spazi di te, provando a non ledere pezzi di vita. Ma non ci riesci tanto bene neanche lì, perché quella vita non è stata tua e come tale troverai inutilerie da voler “mettere apposto” . Ma quelle inutilerie il posto non ce l’hanno, se non quello mantenuto quando appoggiate lì per caso e marcato orgogliosamente dai segni di uno straccio che a far polvere non ci è passato mai. E allora ti siedi nel bel mezzo della stanza, con lo sfondo giallo di un muro che ti riempie gli occhi e sorridi. Proprio come quando nelle cene di natale, dopo aver impilato 32 carte da scopa nel castello magico, arriva il primo cuginetto piccolo che col ditino di 3 cm te le fa cadere tutte insieme ridendo compiaciuto. Che fai? Piangi? No, a quel punto ridi con lui. Tutto da rifare. Fortuna solo, che al centro del mio sfondo giallo ci sia il blu.

S.

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AUSTRALIA

Posted by Raf on mar 27, 2010 in Diario

Il primo passo risale al 02/04/2008, giorno in cui una moneta da 1 euro cade nel nuovo salvadanaio in terracotta comprato unicamente allo scopo di metter via qualche risparmio da destinare ai viaggi… solo pezzi da 0,50 – 1,00 – 2,00 euro.. che dopo quasi due anni si tramutano in 4350,00 (alla faccia di qualche spicciolo).. …e allora bisogna scegliere solo la meta e senza esitazione, dopo una riunione familiare terminata con voto unanime (due su due), la decisione è presa …………

Il secondo passo avviene il 21/01/2010 ed e’ quello che porta in Australia (Bari – Roma – Hong Kong – Sydney) dopo solo 20 ore di viaggio (scali esclusi).. siamo dall’altra parte del mondo e mentre in Italia si dorme, qui si va a mare, mentre in Italia si lavora, qui si dovrebbe dormire .. ma io resto sveglio per l’intero viaggio, 23 giorni; e’ troppa la voglia di scoperta di un continente che tutti mi avevano descritto fantastico; voglio smentirli , dire che sono le solite persone che inventano chissa’ quali storie pur di non dire che si sono annoiati e il loro viaggio e’ stato una delusione o almeno non in linea con le aspettative … il costo (non sono bastati i 4350,00) e la distanza (20000 km), giustificano racconti di posti magnifici o possono creare facili illusioni … io, come San Tommaso “se non vedo non credo”… e come San Tommaso ho visto il miracolo ..chiamato Australia…

Con Anna al mio fianco a ricordarmi che l’autodistruzione e’ da evitare in un viaggio di piacere e la foto di Vins nel portafogli a ricordarmi l’esatto contrario, ho macinato km e km a piedi, in auto, in aereo , rispettivamente decine, centinaia, migliaia ed ho visto tutto quello che c’era da vedere nel tempo a mia disposizione….. citta’ come Sydney dove sono stato 4 giorni ma dove una decina di giorni non sarebbero bastati per scoprirne tutte le bellezze… il caldo asfissiante del deserto con i suoi 45 gradi e le immancabili mosche appiccicose; le grandi rocce (Ayers rock e monti olgas) a spezzare la noia piatta del deserto…. le lunghe strade percorse in auto senza incontrare un anima viva;.. Kangaroo island con le sue spiagge kilometriche e isolate, la sua natura incontaminata e i panorami cosi’ belli da pensare che siano stati studiati a tavolino e successivamente ricreati artificialmente, la sua colonia di leoni marini, i cormorani che puntuali arrivano alle 17 al molo per ricevere la loro dose di pesce, i pinguini che indisturbati allevano i loro piccoli sulle spiagge, i canguri che ti attraversano la strada mettendo a rischio la loro vita e la tua auto, e poi come in un arca tante altre visioni di animali piu’ o meno conosciuti che fanno da cornice al tuo passaggio (istrici, dingo, emu’ , pappagalli, corvi, falchi, aquile, volpi, diavoli della Tasmania…..); la great ocean road con spiagge e rocce levigate dalla furia del vento e del mare; Melbourne e il suo clima imprevedibile, i magnifici royal botanic garden e i suoi ristorantini dove poter gustare dell’ottima carne di canguro…(paese che vai – mangiare che trovi) ed infine le Whitsunday island, posto magnifico dove rilassarsi e godersi le visioni subacque regalate dalla piu’ grande barriera corallina del mondo…

Un viaggio vissuto tutto d un fiato, senza sosta, con le gambe piene di acido lattico, gli occhi stanchi e la macchina fotografica sempre pronta a cercare di immortalare in fotogrammi tutte le bellezze, tutte le stranezze che l’australia ci regalava di giorno in giorno.. 1500 foto e qualche filmato non sono bastati a farlo,.. e’ stato veramente impossibile fotografare tutto… ma ho tutto bene impresso nella mia mente…. non voglio raccontarvi le emozioni vissute o la sorpresa determinata dalla visione di determinati scenari… sono cose che non vanno raccontate ma vissute in prima persona….
a tutti quelli che al mio ritorno mi hanno chiesto ” TI SEI DIVERITO ?” O “TI SEI RIPOSATO ?”.. ho risposto che purtroppo non ho avuto il tempo di fare ne’ l’una ne’ l’altra cosa….ho visto tanto e ho solo il rammarico di non poter aver visto tutto… forse per questo motivo ho comprato un nuovo salvadanaio …

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Orgoglioso

Posted by Vins on mar 22, 2010 in Diario

Io e Giò la parola “orgoglio”, parlando tra noi, l’abbiamo spesso usata con uno scopo differente da quello per cui la uso qui. Insomma, per lo più, la tiriamo in mezzo per identificare la testa dura che ci caratterizza. Quella che ci fa portare avanti certe questioni per principio più che per senso pratico.
Stavolta, al di là dei meriti soggettivi che ciascuno può giudicare liberamente, credo che la parola orgoglio si possa usarla, parlando di lui, in un’altra accezione. Una decisamente positiva. Così è questo l’uso che ne faccio oggi.  Distante centinaia di km sia geograficamente che dal punto di vista della visione di questo tipo di impegno mi resta comunque in testa l’immagine chiara di una persona che sta provando a “fare” qualcosa in cui crede. Non mi interessano tanto i discorsi di “fare per sè” o “fare per gli altri”, non mi interessano le sfumature che saranno oggetto di dibattito in altre sedi e in altri momenti. Oggi, in questo secondo giorno di primavera, lasciatemi un pò di orgoglio verso quel cazzo di cappotto “old school” (come direbbero i miei colleghi modaioli) che svetta davanti ad un politico di professione con l’aria di uno che dice: “secondo me è così”.  Averceli i coglioni tutti per farlo, per pensare, per dire, per mostrarsi con una faccia diversa da quelle che hai davanti. Orgoglioso!

Vins

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