- Il dolore -
Ho atteso. Aspettato.
Non credevo di poter dimenticare ma forse speravo di poter parlare con voi del dolore senza dover tirare ad ogni battuta un respiro. Senza dovermi fermare per riprendere fiato. Ma le cose stanno così e allora ho deciso comunque di scrivere. Forse perchè la scrittura in questo lungo periodo mi ha aiutata più volte ad attenuare il dolore, a delimitarlo in una zona che riesco ancora a vedere.
Il dolore a volte ci coglie impreparati, crediamo di sapere e non sappiamo nulla, ma è un maestro impeccabile, con lui si impara presto, ed ha sempre un piano infallibile che lascia soccombere tutto il resto.
E perfino tu, che eri la mia roccia impervia e millenaria, lo hai trovato nel tuo cammino, durante la mia lontananza, nella solitudine, nella malattia.
Sì lo so bene anche io cosa vuol dire quel bisogno disperato e disperante, quel dolore che assale all’improvviso quando si desidera chi non c’è più, chi c’è sempre stato e sempre ci sarebbe dovuto essere, scoprire che era proprio quella presenza che ci riempiva la vita.
Lo sapevamo, non è stata una scoperta ma la mancanza ” per sempre” ci disarma e ci lascia a terra soli.
Restano i ricordi, i se…i ma… che ci accompagneranno per sempre.
I ricordi sono il mio tormento e la mia gioia.
Nel tormento trovo la pace. Non posso risolvermi, e poiché sono una donna senza soluzione, ho abbandonato perfino l’abitudine di rispondere a me stessa.
Si rimane delusi è vero, si cammina per forza d’inerzia e anche quando si sta fermi ci si stanca, perché c’è sempre un tarlo che corrode, che rende i contorni frastagliati, che scava tunnel profondissimi, che minano la nostra integrità, che scoprono caverne e antri disabitati e sconosciuti dentro di noi.
Eppure ci sono leggi sottintese alle quali tutti ci pieghiamo, nella cui rete tutti finiamo, sono le norme che tentano di regolare le zone più tempestose della nostra interiorità, quei sentimenti per i quali alla fine non esistono codici immutabili, ma che ci sbalzano di qua e di là con movimenti peristaltici ai quali dobbiamo abbandonarci inevitabilmente.
Il dolore ci fa capire che la perfezione è un gioco che non dura, l’universo si muove sempre per conto suo e il caso segue percorsi imperscrutabili.
A me non interessa più allungare uno sguardo vago verso un futuro incerto, ma so che l’unica corrente che mi mantiene in vita è il presente, il mare in bonaccia mi annega e trovo respiro solo sfidando le alte creste delle onde indomite. Rischiando forse perchè il rischio mi fa sentire viva e il “movimento” mi aiuta a capire che ci sono ancora.
Adesso che mi fermo un attimo, io che sono una donna che non conosce pause, rallento il passo e rimango sospesa e mi chiedo cos’è il dolore?
Il dolore può risultare pungente, tirante, bruciante…
Ma il dolore è anche Transitorio, Acuto, Recidivo, Persistente…Cronico.
Il dolore non è un vanto. Il dolore non ha un colore. Il dolore non è gioia. Il dolore non ha forma, modifica le forme. Il dolore non è un ago piantato sulla pelle o il grido di una madre che dà alla luce un figlio.
Il dolore è un vuoto nel quale rimbomba la voce della sopravvivenza.
E’ quel filo che si tende tra noi e la vita fino quasi a spezzarsi. E alcune volte si spezza…
E’ una bestia nera che oscura la luce in un giorno di sole.
Il dolore è sentirsi soli con il proprio dolore.
…un lungo Respiro. Un lungo Respiro ancora.
Esiste un linguaggio personale tra due persone, che si costruisce nel tempo e che fa da cornice, da colonna sonora, da vessillo che le identifica, sono i suoni nei quali ci si riconosce come singoli e come insieme. E ci sono i giorni che si susseguono, i momenti di cui si conosce ogni sfumatura, c’è tutta una memoria non condivisibile con nessun altro, che riguarda unicamente le due persone che l’hanno creata.
Per quella memoria io ci sono ancora.
La Lu.



ti amo!
aggiungere commenti, alla descrizione del dolore fatta qui su è solo cornice superflua. Evitare di esserci sarebbe però lontananza che queste parole non meritano. Non sottolineo le righe perfette su cui torno più volte. dico solo che ci torno. E senza voler risolvere nulla mi limito a constatare la grandezza nata da un dolore che è comunque, evidentemente, sommossa d’animo.
Grazie di esserci sempre. My Love e Vins.
http://www.youtube.com/watch?v=yjWPFCD4vW0&feature=related
… Ma poi all’improvviso, sento i tuoi gesti nei miei, ti riconosco nelle mie parole. Tutti quelli che se ne vanno, ti lasciano sempre addosso un po’ di sè. È questo il segreto della memoria?Se è così, allora mi sento più sicura, perché so che non sarò mai sola…
Notevole. Notevole…
Raymond Carver diceva che quando leggi qualcosa che, finito di leggere, ti induce anche per un solo attimo, a riflettere…
PS:
Colgo l’occasione per un caro saluto a Vins. E a tutti i compagni di una stagione, breve e virtuale, ma che comunque c’è stata, e ben concreta, a dispetto della virtualità – di Pennellisolari. Un saluto particolare ad Agatella, in ossequio alla vecchia formula “cherchez la femme” ma che io qui adatto al caso in “n’oubliez pas la femme”.
Il vecchio GuSPE