SNAP SHOT – Milano nevica
È come se il cielo si fosse di colpo abbassato, il grigio compatto incamerato negli occhi, per restarci.
Un vecchio proverbio diceva: «Sotto la neve il pane». Era di buon auspicio, la neve fa da coperta al grano, protegge i semi contro il gelo. E, in effetti, un tempo, la neve compiva il miracolo di tramutarsi in pane in ogni senso. Migliaia di disoccupati accorrevano per conquistarsi i soldi per la michetta corrisposti dal Comune a chi spalava.
Poi – miracolo economico dopo miracolo – i mulini diventarono bianchi di un bianco che più bianchi non si poteva neanche col candeggio. E i mulini sfornarono esotismi: cracker, snack, plum-cake. Suoni comunque commestibili, stando alla Pubblicità che li accompagnava, generosa.
Sostituirono il pane, e – il giorno in cui tornò a nevicare e il Comune tornò a stanziare i soldi – i disoccupati erano sempre migliaia, ma nessuno si presentò a spalare.
Ma adesso, in questo momento, oltre alla neve bianca ci sono gli immigrati neri. Che accorrono in tanti al bando del Comune.
Cracker, snack, plum-cake sono restati, ma spalatori e pane sono ritornati.
Certo, è scomparsa la michetta, e gli spalatori sono neri e il pane è arabo.
Mentre… lenta la neve fiocca, fiocca, fiocca.
(Che non è il jingle dello spot per un pandoro, ma è Pascoli. Giovanni. Il poeta.)
GuSPE


