32 Dicembre
Così, con un paio di puntine al posto giusto, questo 31 dicembre stende in cielo un tappeto azzurro di quelli che proprio finirai per ricordarli per tutta la vita. Colpisce la tela con due pennellate di bianco, diciamo pre-impressionista, così che l’aria sopra i campi arati e i vigneti dia l’idea di un respiro mosso, della fine di un’apnea. Poi, per concludere in bellezza, ci mette al centro un sole assurdo, uno di quelli che vista la giornata sembrerebbe conseguenza logica ma visto il calendario quasi spaventa .
Finisce così quest’anno. Con una promessa dal cielo.
E che sia reale o figlia di una fantasia io la promessa me la prendo. E pure il caldo sul viso che resta una specie di carezza, una cura a qualunque male.
Va via l’anno in cui lascerò la fine di un’altra storia d’amore. Una storia che non dimenticherò ma con un epilogo da pessimo romanzo rosa. Mi lascio dietro l’anno di due amicizie nuove e importanti, di una ritrovata e di altre che fanno più intensi i sorrisi, quelle invece me le porto dietro perchè ispirano parole d’argento.
C’è stata un’isola nelle baleari e un cammino d’agosto verso una terra che si chiama “noi”, mi porterò insieme anche quei passi di sfida all’insolazione, al dolore, alla stanchezza e a tutti quelli che non hanno capito di che pasta siamo fatti. “Dall, Raf, dall”.
In archivio ci finisce pure un altro incredibile viaggio, quello in Marocco quando il trio ha toccato un’altra volta il cielo, un cielo più alto dei 9.000 metri di quota in cui viaggiava l’aereo, quando il Marrakech Express della mia infanzia ha smesso di essere solo un film diventando vita, parole e occhi pieni.
Si chiude l’anno dei concerti al Jet Cafè, delle cene a casa di Nick, dei bomboloni e pizza alle due di notte a Cologno Monzese. Si chiude un anno di lontananza marcata con Giò, distanza che si è sbriciolata nella stretta di un abbraccio, come sempre.
Due ore fa sdraiato su una panchina della stazione di Barletta, culo fresco sulla pietra e viso caldo al sole, ho espresso un desiderio che ora, all’altezza di Pescara, mi torna in mente. Ho sperato che il treno non arrivasse mai più. Non per voglia di restare, non per paura di tornare.
Solo per tirare più a lungo possibile avanti questo attimo lungo di emozioni che è stato l’anno appena trascorso.
Forse non c’è da essere euforico per un amore che finisce, per una strada assolata, per amicizie perse, per altre che sono più lontano di quanto vorrei e altre ancora contorte e difficili, per i baci rubati nelle notti invernali.
Forse non c’è nemmeno da essere poi tanto felice di aver risalito le solite tre scalette del treno e di questo rumore di ferro che scivola via su altro ferro e mi porta verso una vita che potrebbe essere tanto migliore di com’è.
Di certo, sicuro e intoccabile c’è che alla fine di quest’anno so che malgrado debba stringere gli occhi in una smorfia che sembra un sorriso dolorante il sole riesco ancora a guardarlo dritto in faccia. Servono a questo le lacrime credo: a non restare ciechi di fronte a tanta luce, a tanto viaggiare.
Ragazzi, il cielo ha promesso. I sogni non bastano mai.
Vins



Meravigliosa_Mente!
E’ proprio vero, i sogni non bastano mai. Domani vado ad Agrate Brianza, ma grazie al tuo post e a un po’ di sogni il sole lo guardero’ dritto negli occhi. Buon anno a voi PennellI!
Parole che risuonano nella mia mente come musica…
IL TE’ NEL DESERTO ( R.SAKAMOTO) http://www.youtube.com/watch?v=RGnqLGfghoo&feature=PlayList&p=68BF12583567A41B&playnext=1&playnext_from=PL&index=51
“Poichè non sappiamo quando moriremo, si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile; però tutto accade solo un certo numero di volte… ” da “il Tè nel deserto”.
http://www.youtube.com/watch?v=OuyYLoxDgeY
L’amicizia e la condivisione di molte esperienze milanesi danno una forma ancor più emozionante e comunicativa alle parole di Vins.
Non mi stupisco più nel trovare la coincidenza di un pezzo di film tratto da un libro di De Crescenzo che mi ha colpito molto in adolescenza. La storia della vita da allargare la tiravo spesso fuori durante i discorsi tra amici.
“..gli uomini studiano come allungare la vita invece di allargarla…” mi piace questa frase e facciamo cosi iniziamo questo nuovo anno con queste parole. Un abbraccio Vins…la prossima volta promesso che i bomboloni di cologno monzese me li vengo a mangiare
….per chi non l’avesse capito nel 2009 ribadisco il concetto nel 2010… IO AMO QUESTO RAGAZZO… se solo fossi Gay farei di tutto per possederlo….
“Bellissima Vins!Finalmente” Finalmente perche’ ti si legge umanamente dolorante ma consapevole di potersi guardare finalmente la propria ferita, finalmente perche’ ti si legge con la serenita’ di non doversi aspettare di ritrovarsi senza respiro poiche’ mozzato dalle tue parole forse mai consolabili…perche’ finalmente, sembra tu abbia ripreso percezione del tuo corpo, delle tue potenzialita’, della tua mente, e finalmente…del tuo timido sorriso al sole, seppur bagnato da tenere lacrime. Finalmente Vins!
Ps. Raffa? Raffa! Ma quel Raffa? Si quel Raffa! Ma proprio quel Raffa? Si proprio quel Raffa! Bah….
Live From Bahamas
Besitos
S.
Ci sono cose che possono far volare molto piu’ di un libro, del tempo che scorre, di un viaggio, ..
Queste tue parole mi restituiscono quel Vins che ho amato anch’io, in maniera diversa da RAF e che non ritrovavo da tempo. Le parole che mi riportano a quella leggerezza che mi fa’ dire cazzo, qui ci vuole una birra per galleggiarci su’. A queste parole. A questi pensieri leggiadri anche se profondamente pieni. Cosi’ codivido la birra con la mia donna (che ti scrive dal computer vicino) per cercare di difenderla da un pappagallo innamorato di lei e accanito col suo becco contro me.
Un’anno…
Lo stesso che mi ha portato 3 o piu’ volte a MI nell’inizio e poi via. Lo stesso che mi ha portato in 18 posti diversi nel mondo ma mai davvero via come uno sguardo. Lo stesso che ora, dall’altro emisfero di mondo mi fa’ rendere conto che quel tuo soffitto Vins e’ una delle poche cose che mi manca veramente oggi. I nostri discorsi che non portano a nulla. Le nostre differenze. Le nostre vicinanze. Le tue staticita’. Le mie fughe. Le tue certezze. Le mie contraddizioni. Dovremmo rifarci nel 2010, o forse in Australia. o magari in Patagonia. Che sia questo l’anno del salto o che non lo sia in queste righe mi fai sentire come in quegli attimi in cui sei cosi’ felice che non vorresti andare ne avanti ne indietro. Ma allo stesso tempo ami il mondo e capisci che sei giusto cosi’, con tutti i tuoi difetti e sei felice. MA non lo sai spiegare e guardi l’orizzonte da un treno, una panchina, da una finestra di cuore, …
Puo’ anche caderti il gelato per terra ma sei felice. E’ bastato poco a farti volare in alto, molto meno di ogni tuo sforzo di un anno ad andare, a lavorare, a pensare, a fare, bastavano queste tue righe. E non fa’ nulla che tu scelga o no di essere mio cognato e che tu non sia bello come Anna, quel che deve succedere succeda. Buon 2010.
… oh vins … che se poi ti allunghi un altro po’ ci vediamo al 34 dicembre…. e non fare scherzi a guardare il sole in faccia, che minimo rimani cieco per un bel po’…..
belle belle queste righe.
si deve toccare con mano delle lacrime per scrivere così.
che sia un 2010, o anche solo un secondo di questo 2010, capace di far riprendere quota.
in ogni senso.
in certe occasioni è complicato riuscire a ringraziare come meritano le persone che vorresti ringraziare, sopratutto quando ricevi dei commenti migliori di qualunque cosa sia in grado di dire tu. per cui dico solo: “fiero che ci siate stati e che ci siate ancora”.
e che sia allora l’anno del salto…per scagliarsi verso quel soffitto e toccare tutte quelle storie belle e brutte che lo affrescano in un caledoscopio di colori. Buon duemiladieci.
E ci ritroviamo come sempre nella posizione di ballerini, tra felicità e serenità.
Sarebbe stato molto più bello conoscerti tra gli “inferi dei bar” dove, tra una birra e l’altra, parlarci dei nostri sogni, delle nostre speranze, delle nostre delusioni.
E invece la nostra caparbietà quasi ci impone di non accontentarci.
Di guardare oltre le fottute esperienze.
Forse cominciamo a mettere in discussione il nostro ego, il nostro modo di affrontare la vita.
Ma non concediamo alla vita stessa di ripensare al nostro anelito di felicità, quasi che senza quello non riusciremmo più a respirare.
A questo giro, la musica si è interrotta ma noi eravamo storditi dalle nostre cazzate. Che il 2010 ci faccia guardare in faccia l’altro e meno noi stessi, che probabilmente siamo noi i mulini a vento contro i quali combattiamo. Auguri a NOI, cavaliere della felicità.
… dopo tanto sono tornata a leggerti. Non che io non volessi, ma diciamo così, per me è stato un anno intenso!… credi che renda l’idea??? Forse no!
E’ tanto che non parliamo, è tanto che non lo facciamo a cuore aperto. Mi sarebbe piaciuto avere il tempo di raccontarti passo passo Vins quello che mi stava accadendo. In quest’anno in cui mi sono ritrovata con la vita piacevolmente stravolta (ed è dire poco) penso di aver rimesso a fuoco una cosa cui ho sempre pensato e spesso ho perso di vista: la meraviglia! La vita ha la capacità di soprenderti sempre, lei va avanti, con la violenza di uno tsunami ti travolge, nel bene e nel male. Ma la meraviglia ha il potere disarmante di farti ritrovare le lacrime, che per me sono sempre stato il mezzo di contatto con la mia parte più intima.
Commento a parte, forse scrivo per farti sapere che VOLEVO che tu ci fossi nel giorno più importante della mia vita, volevo fossi li perchè per me sei una costante a partire dal giorno in cui è iniziata la mia seconda vita, quella milanese. So che ci si sente e vede poco, ma quel giorno dovevi esserci, e un pò ci sei tutti i giorni. Ti farà ridere ma quando al mattino ora arrivo in ufficio e accedo a Skype, arrivo sempre inforndo alla lista per vedere se ci sei. Vins c’è. Vins c’è, con la sua forza e debolezza come tutti, ma con la capacità di lasciare il segno che hanno in pochi. Ciao Vins, buon anno!