Saltatrice emozionale
Sono un corollario di ricordi,
tengo con me anche quelli che dovrei lasciare andare, forse temo che perdendo loro smarrisca anche un po di me.
La stessa cosa che faccio con le foto. Ne ho una marea, di me, della mia famiglia, delle persone importanti della mia vita.
Ne ho buttate via alcune in questi mesi, ogni tanto, come le dosi di una terapia. Gesto termendo per me, lo so, ma dovuto.
Vivo, per quanto è possibile l’istante, anche se mi manca la progettualità ..e intendo per progettualità anche il semplice guardare verso una direzione…ma sto imparando a farlo. In fondo basta poco.
Alzare lo sguardo e spingersi oltre ciò che ci circonda…oltre…oltre, sì diciamo che prima o poi ci riuscirò.
Mi nutro ancora di veri slanci verso gli altri: sono una “saltatrice emozionale” !
Forse perché l’amore, in ogni sua versione, non può occuparsi della propria felicità senza comprendervi la felicità di un altro.
Una mia storia di un po’ di anni fa terminò con questa “accusa” nei miei confronti:
IMPEGNATIVA .. è vero, lo sono.
Impegnarsi fa paura, io non ho paura.
L’impegno non è sacrificio, l’impegno è attenzione, è interesse, è prendersi cura, è gioiosa dedizione.
In queste notti d’autunno mi accorgo, con malinconico stupore, che non vagabondo più tra le stelle.
Anche se il naso è all’insù in quelle nottate in cui ho l’animo del possibile, ma mi limito a guardare, a ricordare, a stracciare qualche momoria e stiparla con forza dentro un luogo ameno, appositamente arduo da raggiungere, stipo lì dentro pensieri e preoccupazioni come si fa con quelle valige dalla vacanze. Mi ci siedo pure sopra e pigio col sedere.
La differenza è che io non devo partire, devo ritornare… e voglio restare.
Matengo i miei ricordi e torno.Sì torno.
Torno per me…per me che riesco a nomianare l’essenza delle cose e non la loro assenza, per me a cui la tristezza tappa la bocca e dallo spiraglio entrano spifferi e suoni lontani…per me a cui fa male tutto perchè niente diventa innocuo, con il tempo.
Torno perchè sono una “saltatrice emozionale” e non potrei essere altro.



Alcune cose forse non le capisco, a iniziare dal titolo. Altre si. un tempo questa canzone qui su era “la nostra canzone”. anche se dire una frase del genere mi ha sempre fatto sentire abbastanza cretino di fatto lo era e non posso farci niente. è già passato qualche anno e lei è li, intatta nella testa, e nero su bianco sono intatte le poesie che avevo scritto per lei. dimenticare non è quello che serve per sviluppare una qualche progettualità. A suo tempo non fu lei quella impegnativa, ero io. Ad aspettarmi attenzione, interesse, cura, gioiosa dedizione. Non arrivò, o io non ebbi la pazienza di attendere. La storia finì. Appena smisi di esserne innamorato forse iniziò a volermi dare quello che mi aspettavo. Troppo tardi (vena stizzita). Oggi lei mi dimentica a favore della sua progettualità, s’illude di essere felice, io invece la ricordo a favore della mia e mi illudo di essere coerente perchè so che se non sarà un altro amore a farmela dimenticare, a staccarla da me, vivrei in un mondo fatto di bugie. E direi che di bugie nell’ultimo periodo ne ho sentite dire già troppe per aggiungerci pure le mie. Con il tempo certe cose smettono di farmi male, forse al contrario tuo Lu, ma nessuna cosa mi resta indifferente, nel bene e nel male. Ascolto questa canzone e penso a una lei che non vedo da due anni (a parte un paio di incontri casuali) e nonostante tutto questa malinconia un pò mi piace, è testimonianza che se in qualche momento sono stato vivo, vivo in quella maniera, posso tornare a esserlo. Con la verità a fare da sfondo. E poche chiacchiere. E sinceramente fino ad allora con la progettualità mi ci pulisco il culo. Ma forse tu sei già un passo più avanti, beata te. Grazie della canzone e del resto.
Vins…”Saltatrice emozionale” nel vero significato del termine… prendo la rincorsa e faccio un bel salto verso le persone che riescono a risvegliare in me la voglia di viverle.
Non sono tante ma quelle che ci riescono sono sicure di avere il mio “impegno” per sempre.
Il tuo commento mi ha fatto ricordare cose che avevo oramai stipato via ma tirarle fuori ogni tanto mi serve per apprezzare ancor più quello che ora ho.
Ti lascio con la frase di un libro molto particolare che ha segnato una tappa importante della mia vita:
“Si ama pienamente per un attimo solo.Quell’attimo ritornava sempre”…
Da ” Jules e Jim” di Henry-Pierre Roché.
Chà!
Nooo! avevo inserito un commento ma non è stato memorizzato. Vabbhè in buona sostanza esprimevo le mie perplessità sulla comprensione del post (promettendomi più impegno in una rilettura) ed una minaccia nel farle ascoltare The Blowers Daughter dal vivo nel caso un giorno dovesse farmi qualche torto. hihihi
Grazie lu, ora è tutto più chiaro. Dovrei leggerlo quel libro, credo. o almeno guardare il film. E cmq, vedi che alla fine non cancelli niente… persino un mio commente fa capovolgere il cestino e te lo svuota sul pavimento della cucina.
P.s.: grazie per le lasagne. Quelle si che si amano pienamente.
Io zompo sì, di palo in frasca, come il cuore. Ogni battito, è un sussulto, un piccolo saltello che va di regione in regione, da persona a persona. Leit motiv, l’emotiv(a). capita spesso, e quando accade lo faccio con un raziocinio senza senso, che sembra un ossimoro, ma non lo è. Chiamala pure felicità incontinente o masochismo imperiante. Contentezza nel ricordare, lacerata dallo stipare in angoli, più o meno bui, della mente, quelli cattivi, ma tanto sai bene dove li metti, prima o poi, stai certa che dovrai risistemarli, almeno per le feste comandate, per le pulizie di Pasqua, primaverili, di Natale… c’è sempre un periodo in cui svuoti le cantine, per gettare le foto, poesie, scontrini o biglietti di vecchi concerti. Il dolore tra le dita, un gesto convulso e addio. E lì i salti nella memoria li devi fare, sei comunque costretta, puoi stracciare tutto ciò che è materiale, ma in fin dei conti, il loro sapore e odore rimane permeato in quell’angolo che gli avevi disposto, come un alone, come una bottiglia di olio ormai vecchia, che fa il solco per terra, come la ruggine di un vecchio mobile che t’ha macchiato indelebilmente il pavimento. Strofini. Sì. Ci metti tutta l’energia che possiedi, anzi, quella che vuoi, per cancellarla, ma alla fine, ci sarà sempre qualcuno che ti ricorderà che, lì, proprio in quel posto, c’era qualcosa o qualcuno che non voleva andarsene, ti racconterà della tua fatica per scacciare quel pensiero, quell’ombra, ma tu sarai più forte, grazie a tutti quei salti emozionali che, nel frattempo, avrai vissuto e condiviso. C’è un’immagine che mi piace tanto, che non sono riuscita a trovare su internet, l’ho vista su due t-shirt, credo sia un banksy. C’è un ragazzo che fa salto in alto, oltrepassando un filo spinato. Mi piace pensare che, un giorno, riusciremo a superare tutti gli ostacoli che si presenteranno, e nel caso in cui non ci riuscissimo da soli, diremmo a qualcuno di mettersi piegato con le gambe, e le dita delle mani incrociate, quella che in Sicilia si dice “la scaletta”. Tu sarai lì, coi tuoi piedi magri e scalzi, ed io, i tuoi amici, il tuo Amore, aspetteremo di lanciarti aldilà di quel filo spinato, supereremo insieme “le correnti gravitazionali”.
)
Qualche giorno fa, quello che considero uno degli uomini più importanti della mia vita, Passato per eccellenza, uno con cui si canticchiava “la nostra canzone”, scriveva di me, soprannominandomi Ginger. E ieri, durante una visita lunga, dal pomeriggio alla sera, nessuno si sarebbe aspettato che potesse accadere, c’era quel tizio che durante la cena mi chiamava “A.”, Ele mi guardava per vedere la mia reazione, ed io ho sgranato gli occhi. Un attimo. Mi sono ricomposta quasi non fosse passato tutto questo tempo. Tre anni sono tanti, ma quel suono detto da un uomo diverso, con gli occhi scuri, mi riempiva di gioia, non dolore, proprio sorpresa, stupore. Particolare e strano, ma nel senso positivo. “Allora torno, se ti va A?”. E se non avessi imparato a limitare ciò che a volte sono, sarebbe partita il riciclo di quella vecchia canzone dei Marlene, ma visto che “saltare” spesso, costa fatica fisica e morale, ho preferito soltanto dire di sì. Ho chiuso la porta e ho saltellato lungo il corridoio!
Lu, mi manchi da morire!
Vins hai ragione ma il problema è che per ora sono riuscita cancellare solo qualche foto venuta male e qualche foto non troppo importante, e poi il problema sta nella valigia. Mi ci siedo sopra ma non son così pesante da tenerla sempre serrata e ogni tanto basta poco e puff… cado con il culo per terra e tutto salta fuori…sul pavimento della cucina.
Ma con calma raccolgo tutto, butto via qualcosa, rimetto ogni cosa al suo posto, le risistemo meglio sperando che prima o poi quella valigia non si apra più o che magari un giorno possa decidere di buttar via veramente tutto…ma forse non servirebbe a nulla, tanto prima o poi la riempirei con altre cose, altri ricordi, altri dolori.
Quindi prendo la valigia ci ficco dentro gli ultimi affanni, la chiudo velocemente…la depongo al solito posto e riprendo a saltare.
Salto più sicura e certa più che mai che i miei salti saranno più alti e sicuramente non solitari, perchè ci sono i miei “amori” che fanno “la scaletta” per me…e cosa può chiedere di più una “saltatrice emozionale”?
Love… sei pronta? Prendimi la mano… Uno due e tre…saltiamo!