N apSNAP SHOT – Dove volano le aquile
La salma decollò da New York per la tumulazione del caro estinto, Ragusa Pasquale, nel paese natale, in provincia di Messina.
L’aereo stava volando in pieno Oceano quando si appurò che la bara non era di Ragusa Pasquale, spedito invece a Sidney, in Australia.
A Sidney, Ragusa Pasquale fu ricaricato sul primo volo per l’Europa. L’aereo faceva scalo a Teheran, dove atterrò all’apice di una drammatica querelle tra i governi iraniano e americano.
Dai documenti di accompagnamento, R. Pasquale figurava cittadino degli Stati Uniti. Le autorità iraniane ne trattennero la salma, in ostaggio.
Sbloccata la situazione, R. Pasquale fu consegnato a una speciale commissione, e traslato a Bagdad. La bara finì con quelle di alcuni caduti militari americani, dirette negli States.
R. Pasquale si ritrovò al punto di partenza, a New York.
La cassa avvolta nella gloriosa bandiera a stelle e strisce. La prospettiva di essere sepolto – salutato da salve di cannone, con gli onori militari – ad Arlington, il famoso cimitero degli eroi di guerra.
Fu un oscuro scritturale, zelante caporale.
Spulciò, controllò. Accertò che R. Pasquale era estraneo a qualsivoglia episodio di eroismo.
La cassa fu precipitosamente spogliata da ogni bandiera.
Disadorna, anonima, fu infilata su un cargo.
Daccapo diretta per l’Europa.
La traversata si stava svolgendo regolare quando – Europa praticamente in vista – si scatenarono pericolose turbolenze. Il cargo ripiegò su Rejkiawik.
Da Rejkiawik, in Islanda…
Bè, Ragusa Pasquale, da vivo, era stato pilota d’aereo.
Volare, evidentemente, era il suo karma.
GuSPE


