mangiando un altro kebab

Posted by Vins on nov 2, 2009 in Diario |

Ho aspettato qualche giorno. Per capire se fosse vero quel mio senso di mancata-percezione. Parlo del post qui sotto. E dei relativi commenti. Cioè, leggo, rileggo, ma ne perdo il senso. Non mi arriva la speranza, non il dolore. Non mi arriva l’inverno. Che uno quasi quasi direbbe “buono no?. Meglio se non ti arriva l’inverno”. Non lo so.  Non è poi così buono se non succede per colpa di come sono scritte le cose ma per colpa delle cose in sè. Voglio dire Agatella come sempre scrive da 5 stellette sulla fiducia, gliele metteresti già solo per il titolo. No, qui il problema mi sa che sono io. E le stellette poche o tante che siano non servono a chiarire la questione.

E’ come se aspettassi che qualcosa accendesse l’intuito, aprisse la porta delle idee. Nel frattempo i pensieri si susseguono senza ordine, senza alcuna pressione, in uno strano limbo di serenità che assomiglia più a un imperturbabile andare dove soffia il vento. Stupidaggini e cose serie, filosofia e “anatomia dei culi per strada” si alternano prive di qualsiasi obiettivo. Se una cosa o una persona non mi sta bene la evito e tanti saluti. Se un’altra mi piace me la prendo. Cadono i sogni o le aspirazioni. C’è solo l’attimo. E di nuovo qualcuno dirà:  “buono no?”. No. Non lo è. Boo? non lo so. Forse si invece.

Intanto è circoscritto agli ultimi giorni, all’ultimo paio di settimane magari, però vedo la bellezza e non riesco a entrarci dentro per più di qualche minuto. Io, proprio io che tra ozio e contemplazione vivo di continuo. Non piango nè col caldo, nè col freddo. Nè dentro, nè fuori. Non piango e basta. L’auto-lavata di capo l’ho fatta da un pò. Forse sto solo aspettando che si asciughi. Ecco, l’ho trovato,  forse è questo il problema, sto aspettando senza aspettare davvero e nel frattempo tutto quanto si confonde in un minestrone di debolezza fisica da mancanza di vitamine e risatine senza pretese mangiando un altro kebab in via Borsieri, alla fine di un’altra domenica, alla vigilia di un’altra settimana.

Stamattina con tutta questa pioggia scende dal cielo una specie di acido che lava via lo smalto di cui siamo vestiti. E ce ne abbiamo, tutti quanti. Vedo gli occhi assonnati dei miei colleghi, l’infelicità della gente. Vedo il mio riflesso indurito sul finestrino buio del metrò e niente di tutto questo ha davvero un motivo per essere così com’è. Eppure è.

Vins

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12 Comments

G.
nov 2, 2009 at 17:11

Passo più tardi, ma ci sono.


 
Gio
nov 3, 2009 at 18:38

Vins, non so spiegare il motivo delle innumerevoli coincidenze che continuano a capitarci, anche vivendo a distanza di 900km. Però domenica sera ho mangiato un kebab fantastico (pakistano) e volevo chiamare te e Nick per dirvelo. Assurdo. Per la cronaca, neanch’io riesco a piangere e questo mi rattrista. E la domanda di Battisti “l’hai mai visto un uomo piangere?” mi sembra sempre geniale.
Chi si spaccia per G.?


 
Nick
nov 4, 2009 at 00:11

Gio, non sai il dramma. Siamo andati a mangiare il Kebab al solito kebabbaro e mi son dimenticato la tessera dei punti a casa… Vins ha chiamato Mogol.


 
Agatella
nov 4, 2009 at 16:10

Mentre leggo, per l’ennesima volta, il mio post e il tuo, cerco di capire dov’è che non sono arrivata, e cosa non ho capito delle tue righe, probabilmente, colpa d’entrambi. sarà che, in questo periodo, trasudo una strana ritrosia nel parlare, una riservatezza inquietante per una logorrica come me, ma nel frattempo, trasborda il desiderio di parole e la voglia di metterle nero su bianco, per il principio di allontanamento, ossia, se le tolgo dalla testa e le imprimo da qualche parte perchè-possono-sempre-servire, mi sento meglio… allora, avendo finito i miei spazi pubblici, lo faccio qui. e ti dirò, che le stellette le ho ricevute al telefono, in qualche mail, e il mioautocriticismo (si puo’ dire?) è diventato calore, perche qui l’inverno è arrivato. sia fuori che dentro. Dicevo, scrivo tantissimo, in zone più o meno segrete, in corrispondenze singole, in email senza Nessun oggetto, ma con un tappeto pronto ad accogliere stupidaggini, filosofia o lacrime, ad accogliere la mia solita posizione da confidente, coi piedi scalzi e le ginocchia che sentono il cuore, e poi magari un divano, una lampada, una finestra dalla quale filtra la luce dei fari delle auto. preferisco questo, le trovo lì le mie risposte. dico, “cazzo Agata, la gente sa che ci sei, che sei lì disponibile!”. Essere per me è difficilissimo, Esser per gli altri è la cosa che mi riesce meglio. occhi, orecchie e spalle e bocca per due tiri in compagnia, con qualche colonna sonora adeguata. A volte, mi incazzo, sì. dipende molto dal mittente o dal destinatario che scegli o si autoimpone, come un sms spedito troppo speditamente, e a volte, mi sento fortunata a non avere la patente, perchè sarei capace di “guidare a fari spenti nella notte”, solo per non farmi vedere da quel tizio che ha pianto per me e che, adesso, mi ha fatto cambiare shampoo.ma ormai, amen. ecco io sono questa, e mi auguro di non esser colpita da nessuna pioggia acida, ma so per certo che, se oggi fossi in viaggio, guarderei il mio riflesso bianco, gli occhi grandi, qualche smorfia di stanchezza e mi sorriderei comunque, anche facendomi schifo. e per me un senso c’è e a volte, mi autoimpongo che debba esserci. per forza. Sempre.

il kebab io nn lo mangio più, per “deformazione professionale”… fossi in voi, passerei ai felafel!


 
Vins
nov 4, 2009 at 19:36

Ginger, non leggere fre le righe, leggi le righe proprio: “non succede per colpa di come sono scritte le cose ma per colpa delle cose in sè”. A volte quelli come noi, “i giovani Holden de noartri” sono talmente impegnati a cercare significati remoti e nascosti, a guardare il mondo dalle angolazioni più strane che spesso si perdono quel grande e clamoroso non-sense che è la vita (ne parlerò ampiamente di questo, prima o poi, se solo imparassi a spiegarlo in italiano). A volte percepito e accettato il non-sense eccediamo nel metabolizzarlo e finisce che esser più brutti e rovinati, avere più freddo o schiattare di caldo fa molta meno differenza nell’equilibrio del giorno. A volte. SOlo a volte questo ci toglie poesia, vero, ma ci salva pure il culo. Allo stesso modo, a volte. Solo a volte, fare il contrario e dare senso a ogni cosa finisce per farci costruire dei sistemi logici che con la realtà non c’entrano un cazzo, e via di pianti e delusioni inutili, sprecate, in sovrappiù. Scopro l’acqua calda se dico che il giusto mezzo è la via che ci salva ma a volte. Solo a volte. Non lo scegliamo noi, quel mezzo. Questo post è una di quelle volte e che ne sai.. per me magari oggi è un’altra cosa rispetto a quando l’ho scritto.


 
Vins
nov 4, 2009 at 19:38

p.s.: dimenticavo, Mogol vi manda a cagare tutti e tre, uno ad uno. Dice che la prossima volta che lo citate vi denuncia.


 
Agatella
nov 4, 2009 at 19:55

certo che, a volte, sei più pesante di me… per me magari adesso che l’ho scritto è un’altra cosa rispetto a quando l’ho pensato.


 
La Lu
nov 4, 2009 at 20:21

Buono no? No per me non lo è! “Se una cosa o una persona non mi sta bene la evito e tanti saluti. Se un’altra mi piace me la prendo. Cadono i sogni o le aspirazioni. C’è solo l’attimo.” Per me non è buono No!

E se dicessi che mi commuovo ogni volta che vedo un film in cui alla fine Lei trova l’amore della sua vita che la sposa con un matrimonio romantico in riva al mare? E se dicessi che avrei voluto fare la ballerina perché la danza è una delle poche discipline che fonde il corpo con la mente? E se dicessi che soffro terribilmente all’idea di non avere avuto ancora bambini? E se io non fossi solo una donna intelligente, autonoma e solida, ma fossi anche una persona che sogna e che s’innamora di chi riesce con uno sguardo a farla sentire compresa, amata, stimata e desiderata? E se avessi lottato tutta una vita per costruire un’immagine, vera sì, ma anche conforme a quello che mi aspettavo da me, lontana dagli schemi che la società impone e critica allo stesso tempo, svuotandoli e riempendoli di significato a seconda delle occasioni?

Ho esagerato volutamente queste ipotesi perché riflettevo su quanto sono reali i nostri desideri, le mete e gli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere, l’immagine interna di noi stessi che percepiamo e che ci sforziamo di mostrare agli altri.
Personalmente, al di là di ogni banale considerazione su sogni reali o presunti tali, so e sento di aver cercato per tutta la vita la sostanza che si nasconde dietro la forma, ma per questo ho trascurato e rimandato appuntamenti che non ti aspettano se gli dai buca all’ora stabilita.
Sono arrivata in ritardo perché volevo capire fino in fondo ogni cosa che mi accadeva, ma c’erano cose che dovevo sentire e non capire… Sento di essere “a un passo dal possibile“, so di essere tenace e di ‘saper aspettare senza aspettare‘.

E ora, che ho imparato a dare il giusto peso a un’idea e a un’emozione, forse so di non potere avere ciò che, per me, ha più valore nella vita. Ma forse solo forse…
Restano comunque il senso della realtà e il disincanto a tenere nascosto il sogno romantico di uno sguardo capace di comprendere.
Chà!
http://www.youtube.com/watch?v=MS4gRmvvDsU&feature=related


 
Lello
nov 5, 2009 at 12:31

§œŸž$ ŒŠªÅ ÇÙÐÛß đřŁΞΛ ΨΩθηξρ þΘΦδ řĄΓΓĄ€Łę…


 
Vins
nov 5, 2009 at 12:46

Ginger, io sono più pesante di te, senza a volte. E lo dico bullandomi quasi. Tutto cervello, non è una cosa brutta solo che ha un paio di effetti collaterali a cui occorre rassegnarsi. La Lu ha capito. “quanto sono reali i nostri desideri, le mete e gli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere, l’immagine interna di noi stessi che percepiamo e che ci sforziamo di mostrare agli altri” era esattamente quello che qualche giorno fa cercavo di spiegare parlando delle diatribe esistenziali di alcuni di noi che a volte si inaspriscono solo perchè siamo convinti di dover affermare un’identità più forte di quella che realmente abbiamo. E invece lo sappiamo che qui una buona parte di noi a trent’anni brancola nel buio e non si accorge mai di quanto a volte sia bello, quel brancolare. Non perchè l’incertezza (o l’incompletezza) sia un vanto o una speranza, ma perchè la si può usare bene. Usiamoli meglio possibile ..i vuoti, quando capitano.


 
palombellarossa
nov 5, 2009 at 18:01

questo è il vuoto, il buio, il dolore..

questo siamo noi.. che lo abbiamo provocato.

questo siamo noi.. che proviamo, che torniamo piano a respirare.

questa è la parte più pura di noi stessi.. l’unica che possa ancora piangere.

http://www.youtube.com/watch?v=P0AZIFmkogY


 
Lello
nov 5, 2009 at 18:23

il vuoto è trasparente, ti addolora perché è sinonimo di FINITO…
il vuoto è trasparente, ti lascia arido e privo di linfa vitale…
il vuoto è trasparente, è di un leggero che appesantisce la mente…
il vuoto è trasparente, e sopratutto :SIGNORAAAA MIRACCOMANDO IL VUOTO È A RENDEREEEEE!!!


 

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