Mobilità sostenibile a Bisceglie

Posted by Gio on set 21, 2009 in Politica, Territorio |

Visto che la settimana della mobilità sostenibile è appena passata, pubblico un articolo scritto per un giornale locale.

Ringrazio Marianna per la dedica-canzone e per il suo sostegno… Marià, torna che sennò qui lotto da solo!

Il concetto di mobilità sostenibile è entrato a far parte del gergo legale italiano a partire dal Decreto Interministeriale Mobilità Sostenibile nelle Aree Urbane del 1998.

Per mobilità sostenibile si intende quel complesso di interventi a carattere urbano volti a raggiungere un equilibrio tra il diritto individuale del cittadino alla mobilità e la riduzione dell’impatto ambientale degli spostamenti.

Gas serra, smog, inquinamento acustico, congestione del traffico veicolare, possibilità di incidenti sono tutte problematiche che vanno affrontate attraverso l’intervento pubblico.

Nel lessico biscegliese il termine di mobilità sostenibile non è stato assimilato: i cittadini e l’Amministrazione non ne conoscono ancora il significato.

I primi non si pongono neanche i problemi legati al traffico delle automobili: smog e stress durante la guida non sembrano sfiorare minimamente la volontà del cittadino.

Il biscegliese sarebbe disposto a pagare pur di prendere l’auto, anche per percorrere 100 (cento!) metri, piuttosto che andare a piedi o addirittura in bici.

Invece di godersi il flusso naturale della città, preferisce essere succube del veicolo a quattro ruote.

E allora ecco che la città diventa un’unica immensa congestione di automobili, scatole metalliche che nella maggior parte dei casi trasportano una sola persona (sic), fumi di scarico puzzolenti e clacson indisciplinati che coprono tutto il resto.

Se a ciò si somma il tempo che si perde nel trovare un parcheggio in centro (e non), tra la selva di strisce blu, strisce gialle e auto parcheggiate in doppia fila, allora la conclusione che camminare o inforcare una bicicletta sembra essere la più plausibile.

Fuori forse, non a Bisceglie.

A corollario di tutto questo, il riconoscimento e il rispetto che il biscegliese nutre nei confronti delle piste ciclabili esistenti risulta paragonabile a quello che il Ku klux klan aveva verso la comunità afro americana durante gli anni venti. Trovare una pista ciclabile sgombra da auto parcheggiate è probabile quanto un terno al lotto.

A livello istituzionale, sono molteplici le iniziative che un’amministrazione può intraprendere in ambito di mobilità sostenibile.

Alcuni esempi:

  • Potenziamento del trasporto pubblico;
  • Costruzione di piste ciclabili, promozione del traffico ciclabile e di servizi di bike sharing (affitto di bici pubbliche dietro cauzione);
  • Servizi di car sharing (utilizzo dietro pagamento di un’auto pubblica), promozione del car pooling (es: lavoratori che si accordano per l’utilizzo condiviso di un veicolo privato);
  • Sosta a pagamento dell’auto su strada; introduzione di aree Park & ride, preposte allo scambio del veicolo privato col mezzo pubblico (tipicamente all’ingresso delle città);
  • Promozione della figura del mobility manager, un professionista specializzato nella realizzazione di politiche di mobilità sostenibile all’interno di aziende private e pubbliche.

Ma questi non sono che pochi esempi di quelle politiche urbane che possono essere sviluppate per rendere più vivibile il tessuto urbano.

Nella nostra città, invece, manca totalmente un disegno politico di qualsiasi colore in questo ambito.

Le piste ciclabili, ad esempio, sono state costruite senza alcuna progettualità.

Sono spesso scollegate tra loro, impedendo un percorso sicuro per gli utenti ciclisti; pur essendo state costruite recentemente, le bande che ne segnalano i confini sono scolorite da tempo; come già detto, i concittadini automobilisti hanno un rispetto nullo nei riguardi delle piste, parcheggiando i propri veicoli sopra.

Un ottimo intervento sia per prevenire quest’ultimo fenomeno sia per aumentare le risorse comunali sarebbe quello di multare puntualmente tutte le auto in questione.

A parte qualche intervento registrato negli ultimi mesi, la situazione risulta ancora evidentemente irrisolta, soprattutto in alcune zone della città (vedasi zona Ospedale e Porto Turistico).

Da un anno a questa parte il gruppo Biciliæ promuove la mobilità sostenibile attraverso l’organizzazione mensile di biciclettate aperte a tutta la cittadinanza. La prossima si terrà il giorno 4 Settembre (h:21.30 – P.za Margherita) e si svolgerà in collaborazione con l’Assessorato allo Sport: un vigile urbano parteciperà in bici e multerà tutte quelle auto parcheggiate sulle piste ciclabili.

L’invito all’Amministrazione e alle istituzioni è quello appunto di cominciare e potenziare un dialogo con i cittadini, anche attraverso le associazioni come Biciliæ, in modo da creare una piattaforma partecipativa di politiche di mobilità, condivise con la cittadinanza.

Gio

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6 Comments

oiziruaM
set 21, 2009 at 19:19

Bellissimo il video, bellissimo l’intento. Sai che per me ogni mezzo che non sia la motore ha sempre un grande fascino però sono un paio di mesi che penso a una cosa:
Gio io sono pronto a ritirarmi dalle Disco e dalle cose poco costruttive, anche se non ad escluderle del tutto però solo ad una condizione: un grande progetto che mi rapisca e non parlo solo di Famiglia, per la quale non parlerei in primis con te.
Parlo di PROGETTO.
Allora ascolta e senti (senti intende percepisci dentro mcosa quest’idea suscita):
Siamo nell’epoca in cui ogni cosa per essere deve essere guidata dalla comunizione, dalla divulgazione ma soprattutto deve essere grandiosa per funzionare. Ripeto: GRANDIOSA.
Allora dovremmo fare in modo che andare in bici diventi una moda, uno status simble, una posa per i più abbienti, un segno di protesta per i benpensanti, un simbolo per gli acculturati, un pezzo da mostrare e usare per i giovani, insomma la bici come una moda.
Parlo di iBike, visto che per essere fico deve avere la “i” davanti, fare una fiera-sagra-festa della bici, mafgari della bici più bella, della più strana, della più grande e anche qualcosa di correlato annesso, magari spericolato prendendo spunto dalla R.Bull … tipo una discesa a mare con salto in acuqa, o il salto più lungo in acqua… unire territorio a ecologia e giovinezza.
Per far questo dovremmo iniziare noi a fare bici strane, uscite sulle bici in maschera, fare qualcosa di divertente. Insomma oggi la gente ha voglia di divertirsi e… purtroppo anche di farsi vedere. Lo vedi con gli addi ai celibati, con la necessita di comprarsi grosse auto, .. lo vedi.. e la bici può essere un modo per fargli essere quel che vogliono essere risparmiando e fancendo bene a se e agli altri.
Insomma andiamo oltre la nuotata dal molo al pub e pensiamo a una cazzata che faccia FAMOSA BISCEGLIE ela sua CORSA DELLE BICI PAZZE.
Diamo fantasia e colore alle nostre bici e poi organizziamo qualcosa che vada oltre la bicicletatta. Secondo me questo ci farebbe esplodere in senso numerico. Io avrei già in mente uno sponsor … una certa Birra autoprodotta, ma se non passi da me non possiamo assagiarla e mettere giù questo sogno da realizzare. Dai che appena scende Vins siamo già 3, ops 4. Vins senza Raf non è più nessuno.


 
Gio
set 22, 2009 at 14:22

Mauri, qui l’unico difficile da incontrare sei tu (tra sparizione, lavoro e malattie mentali e fisiche), quindi quando ti liberi devi solo chiamare e io ci sono. Mi convince il principio di “rendere la bici una moda” ma non mi convince molto la “corsa delle bici pazze”. Sta a te convincermi. Io nel frattempo sto cercando di affiliare Biciliæ alla FIAB, in modo da rendere più strutturato e partecipativo il progetto: che ne dici di darmi una mano concreta? Ah, il 10 Ottobre faremo una Biciliæ con due classi di scuola superiore. Ti vuoi aggiungere?


 
GialloUK
set 23, 2009 at 11:14

Salsello – Piazza Vittorio Emanuele sono 20 minuti di passeggiata sul lungo mare. La gente (di ogni eta’) continua a guardarmi sbigottita quando dico di non aver avuto nessun passaggio…
cominciassimo a camminare un pochettino di piu’… fa(con l’accento) anche bene alla circolazione!

d’accordo con le bici pazze! Gio, mandami un calendario abbastanza lungo almeno mi organizzo per tempo!

PS: “status symbol”


 
raf
set 23, 2009 at 19:34

….. io parto dal camping e arrivo in via aldo moro in 35 minuti netti..( due lezioni da 15 minuti di inglese sul ipod ).. i 5 minuti che avanzano li impiego a spiegare a coloro che non credono alla mia impresa titanica che e’ stato veramente piacevole….


 
Domenico Dell'Olio
set 24, 2009 at 14:08

Giovanni chi è questo??? Lo conosciamo?
Perchè non ci scrive qualcosa?


 
Domenico Dell'Olio
set 24, 2009 at 14:15

Redux del reportage “on the road” realizzato da Francesco Monopoli. Lungo la Penisola, coast-to-coast, alla ricerca della vera Italia. In bicicletta.

HANNO DETTO DI LUI:

Che mi mettessi a fare subito del cinismo non c’ erano dubbi, ma qui non si tratta di puro gesto estetico, di un adolescenziale atto rivoluzionario, insomma non è solo che mi vada di cantare che tutto va male, che in questo paese non c’ è nulla che funzioni come dovrebbe e che un rogo generale da sessanta milioni di persone aiuterebbe di certo la rinascita della fenice.
Ricordate Nerone e il falò tra i quartieri di Roma? Beh, non si può dire che sia servito a qualcosa, tutto sommato.
Procediamo per gradi, innanzitutto chiariamo qual è il problema stavolta. L’ accoglienza, chiamiamola così, per non usare la parola solidarietà, che già suona più forte e irrimediabilmente più imbarazzante quando siamo noi italiani a farne difetto.
La questione non è ancora chiara, lo immagino, ancora un momento e ci arriviamo. In questi ultimi mesi hanno fatto tanto scalpore le proposte su immigrazione e integrazione leggi anche repulsione ed espulsione contro gli immigrati clandestini. La destra, chiamiamola così, con il suo gruppo di demagoghi travestiti di verde, ha attirato a sé infinite accuse di razzismo e xenofobia, tutte puntualmente rinviate al mittente, ossia al popolo italiano concettualmente di sinistra politicamente di centro ed economicamente di destra. In fin dei conti a me sembra che abbiano ragione loro, ovvero, non credo che le loro idee siano giuste, quanto piuttosto che abbiano ragione a dire che tutta Italia la pensa come loro, che sono veramente gli italiani a essere xenofobi e razzisti anche se non a livello conscio, quello palese e manifesto nei gesti di tutti.
Insomma, con le parole siamo tutti bravi, quando invece ci toccano lorticello ecco lo zotico mediterraneo che abbraccia il forcone e punge il culo dello sconosciuto.
Facciamola finita, anzi, prima di tutto, facciamola concreta.
Francesco Monopoli, ventidue anni biscegliese, una sera beve una birra di troppo e si mette in testa di partire in bici e arrivare fino a Bussolengo, Verona. Porta con sé soltanto una tenda, un sacco a pelo, calzini mutande e pantaloncini, il resto dice non serve, che tanto farà affidamento sulla solidarietà e sugli aiuti degli italiani in giro per il bel paese. Cosa gli serve? Fondamentalmente un bagno, di quando in quando, un pasto e un semplice pezzo di terra, di erba, di sabbia, dove aprire la tenda e mettersi a dormire.
L’ impresa non sembra eccessiva, le richieste moderate, se si pensa che cinquanta anni fa quei pazzi degli americani si facevano coast-to-coast senza soldi, senza bici e contando solamente sui passaggi di camion e auto, e sul buon cuore dei connazionali. L’ America è l’ America e noi siamo lontani troppe ore di aereo.
Francesco parte, in solitaria. Alle spalle ha un altro precedente simile, però in Australia, qui gli è riuscito benissimo e deve il successo dell’ impresa soprattutto ai numerosi italiani lì residenti che spinti da commovente patriottismo gli hanno passato di tutto. E allora pensa se ce l’ ho fatta all’ estero, perché non dovrei riuscirci in casa?
La domanda è azzeccatissima, la risposta imprevedibile.
Eccetto un paio di vecchietti, in otto giorni l’ eroe italiano ha dovuto accamparsi in spiaggia, in campagne abbandonate e altri posti d’ emergenza senza che nessuno gli desse ospitalità. Qualche lido gli ha addirittura chiesto soldi per montare la tenda. Diciamo anche che se non fosse andato nei bagni di qualche bar a quest’ ora avrebbe concimato tutte le terre lungo la costa adriatica.
Tutto questo non ha molto senso, dice lui, e lo dico anche io, perché allora i verde-vestiti hanno ragione a parlare di razzismo, di paura verso lo sconosciuto, c’ è davvero una subcoscienza xenofoba nello spirito italiano, e fa strano sentirselo dire, proprio noi che siamo stati una delle popolazioni emigranti più numerose, e allora capisco che non sono loro i demagoghi, gli urlatori di piazza, che manipolano le teste degli italiani, ma siamo noi, proprio noi che alimentiamo le loro idee.


 

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