Help! (post 21)

Posted by GuSPE on set 19, 2009 in Storie |

Riassunto delle puntate precedenti: GuSPE e Dalia, al fine di non ripetere l’orrida esperienza delle loro vacanze 2008, progettano previdentemente le loro prossime ferie estive, ma a causa del loro deprecabile status finanziario, si ritrovano a ripetere l’orrida esperienza del Ferragosto 2008 al mare, daccapo in casa dei genitori di Dalia…

 PRANZO DI FERRAGOSTO. EMERGE L’OMBRA DELLA MANO…

Impossibile riuscire a raccontare esattamente tutto un mese. Per cui mi limito al clou: a quella giornata da cani ch’è stato il Ferragosto.
Sebbene, anche così, non sappia da che parte incominciare.
Dovendo superare l’handicap, dico soltanto che le donne presenti in casa, tutte, incominciarono una settimana prima ad agitarsi e a ciabattare. Con Dalia sequestrata dalla madre.
Dalia in cucina col grembiale (sic!).
Dalia a tritare le cipolle. («Fini, fini, raccomando!»)
Dalia, proprio lei. Da far schiattare dalle risa.
Dalia!… che c’eravamo giurati di star noi due soli.
SIGH!
Donne scatenate, assatanate. Il primo maschio che incontravano, lo assalivano: «TU! Invece di star lì a far niente! Vieni qui e incomincia a pelare…».
La casa era grande, infinita. Ma avrebbe dovuto essere un triplo, quadruplo castello per trovarci un angolo di pace.
Anche la notte.
C’era sempre qualcuno, perso nel buio, a cercare il cesso.

*

Bandita la cucina e aree circostanti (guai a osare a varcarne le soglie).
Se ti veniva la malaugurata voglia di un caffè o di una spremuta o che so d’altro… dovevi sorbirti non meno di otto chilometri di strada sterrata, bianca accecante, sotto il solleone, per arrivare al primo baracchino. Dove il caffè, colato da una specie di vecchia locomotiva in miniatura, ti veniva servito in bicchierino di plastica, completo di mosconi. Veraci. Di una volta.
Quando ancora non c’erano gli spray, ma il nastro moschicida che pendeva dal soffitto.
Quando i mosconi avevano ancora la pancia iridata, gli occhietti avidi e furbi, e ronzavano, forte e chiaro.

*

EVVIVA, VIVA LA VACANZA!

*

Arrivò il D-Day.
Tavolata sotto la stentata pergola.
Piatti e manicaretti in successione.
Quindici, trenta, sessanta convitati. Una folla. Parenti e amici, vicini e lontani, nazionali e americani, fors’anche dall’Australia.
Parata di generazioni, passate e presenti, a partire dal Millenovecentoventi.
C’è il vegliardo, gli occhi velati dalla cataratta ma iniettati di cocenti nostalgie: «Oh sì! Allora sì si stava bene, bei tempi! (sospiro). C’era LUI a dirigere le cose. C’era LUI, e poi tenevamo le Colonie».
(A scanso di equivoci, LUI era Benito Mussolini, non Silvio Berlusconi.)

*

Accadde allora. Al colmo. Già giravano amari e limoncelli (fatti in casa).
Fu allora che saltò fuori la fottuta stramaledetta faccenda della mano.
La mano, sì, la mano.
La famosa MANO.

[Ci fosse qualcuno che (incredibile!) ancora ne ignorasse il tormentone... Come nel Giro dell'Oca, dovuta penitenza: torni alla casella di partenza, Help! (1).]

 

(Resoconto del Ferragosto 2009 – continua)
GuSPE

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