A forza di essere vento

Posted by Antonio on set 8, 2009 in Musica, Poesia |

Inciampando su di uno splendido sprazzo di poesia in un treno regionale, ho colto l’occasione per sottoporvi il testo di una canzone di De Andrè.
Quanto darei per far giungere queste parole alle orecchie e ai cuori di quella gente che con troppa semplicità crede di parlare e offrire soluzioni al tema dell’immigrazione.

Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento

porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane

per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso

qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura

nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finché un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace

i figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via

e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere

ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare

e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio

lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio

Cvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kasta

Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna

vasu ti baro nebo
avi ker
kon ovla so mutavia
kon ovla

perché l’aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà

ovla kon ascovi
me gava palan ladi
me gava
palan bura ot croiuti

sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali

Khorakhané

Antonio

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1 Comment

lore
set 8, 2009 at 12:16

“saper leggere il libro del mondo con parole cangianti e nessuna scrittura” è una frase che in questo momento personale della mia vita mi colpisce particolarmente… quanto difficile è non leggere con il proprio linguaggio un’altra cultura… cavolo quanto difficile è partire da un foglio bianco e lasciare che qualcunaltro scriva… e partire di là… da quel foglio scritto… e leggere con quel linguaggio… e capire… e capire che il mondo è fatto di mille diversità… che le diversità bisogna riconoscerle per poterle accoglierle… in 20 giorni (solo 20) in cui in un Paese davvero straniero mi sono trovata io ad essere la diversa, ho potuto vivere sulla mia pelle candida il senso dell’accoglienza… ho potuto vedere quanto meraviglio sia arrivare da diversa e sentirsi subito accolta… ero io ad emarginare me stessa in quel Paese… o meglio i miei sensi di colpa di bianca che osserva così da vicino una miseria che non si descrive… che di solito guardi al telegiornale e spesso dai pure per scontata… ma mai… mai mi sono sentita non accolta da un popolo che mi porterò sempre nel cuore… che curiosamente guarda il “muzungu” che passa… lo saluta, lo abbraccia, gli sorride con una gratuità senza confini… lo tempesta di domande e curiosità… e noi quanto cazzo abbiamo da imparare in merito al significato dell’accoglienza…


 

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