Immersioni
L’occasione è di quelle ghiotte: recuperare energie sotto forma di sonno, accontentare i miei con un’imprevista timbrata di cartellino casalingo in notturna, snobbare il trofeo berlusconi (tanto lo sanno tutti che è meglio perderlo), placare gli animi dei pennelli senior…
Stasera boicotto l’affogante e perchè no, a volte inspiegabile, necessità di uscire: non bisogna fraintendere, però, a volte, una sana serata casalinga ci sta tutta.
Certo che affollare il lungomare, o meglio un singolo tratto, dove inspiegabilmente nascoste e perverse meccaniche hanno concentrato tutte le genti per quest’estate, può essere allettante (specie vedendo già all’orizzonte le notti bolognesi dove il mare, non lo si vede nemmeno all’orizzonte) ma a volte ho come la sensazione di dovermi ritagliare uno spazio tutto mio.
Così per chiarezza, per coerenza.
Mi sento un pò come il protagonista del film Stand by me (perla incredibile) che ormai a corto di idee scava nei suoi ricordi fanciulleschi per mettere giù delle righe con la r maiuscola.
Io mi limito a scavare a mani nude..quindi ‘’registrerò’’ semplicemente i pensieri di queste ultime settimane trascorse nell’assolata puglia patria {per carità, leggete patria come mamma, non ci penso nemmeno lontanamente ad alimentare in alcun modo la diatriba [idiota] (concedetemi l’uso annidato di queste parentesi..qualche altro bravo ingegnere apprezzerà..ehehe) dicevo, la discussione sul senso della patria, gli inni, mameli, verdi…diciamo che nonmenefregaungranchè, o meglio, preferirei che si parlasse d’altro}.
In macchina verso il concerto di Dente parlavo al pennello verde del mio mancato intervento in un vecchio post che trattava l’argomento ‘’rivoluzione’’: ci ho riflettuto, e la mia piccolissima personale rivoluzione, gli raccontavo, è stata ed è quella di fermarmi davanti le strisce pedonali per fare attraversare la gente quando sono in macchina. Risultato? Le persone mi guardano interdette e quasi mi domandano se cerco qualcuno/qualcosa (con un gesto tipico della mano a cucchiaio che si muove in dentro e in fuori).
Prontamente scaccio il loro (o forse più mio) imbarazzo con un plateale gesto del mio braccio che mima il senso consigliato di attraversamento: smarriti gli increduli pedoni cavalcano le strisce e ringraziano.
Avrete capito che dalle mie parti si gesticola molto, ma soprattutto, si decorano le strade con candidi rettangoli bianchi senza un vero e concreto motivo.
Il resto è musica.
È la piacevole riscoperta dei ciottoli, è il rumore del mare che già più volte aveva condito i miei pensieri invernali, è lo scoppiettio dei carboni ardenti nelle braci pronti a scaldare carni fatte a fette, è il profumo della parmigiana di melanzane: è la mia città che mi sta cullando in questa estate.
Chi non s’è mai abbandonato ai caldi, lenti, lentissimi ritmi del sud, alle sue giornate scandite solo da pochi elementi naturali, s’è perso qualcosa.
Quel sentirsi stanco a fine giornata per aver solo trascorso del tempo sotto il sole, quella dilatazione temporale in ogni azione, quel tornare a casa alle 2 del mattino “pur avendo trascorso una serata tranquilla”…tutto questo è sud.
Ed io stasera mi sono fermato per pensarci su.
Antonio



Anto, di ste cose ne parliamo e riparliamo spesso, quindi non mi va di aggiungere altro. Ti rispondo con la mia ultima “provocazione” all’inerzia concittadina: http://www.bisceglielive.it/news/news.aspx?idnews=6349
l’avevo già visto…son gia a bologna purtroppo però!