Agosto da lontano
E’ Agosto, e’ Ferragosto! Non dappertutto pero’, qui le nuvole argentate occludono il blu con accuratezza e precisione, diversi strati sovrapposti per non lasciare nulla al caso.
Ogni anno ormai, il calendario mi dice che arriva l’estate, che E’ estate, che l’estate e’ passata. Io non me ne accorgo, mai.
E’ estate ed il mio corpo cerca il caldo soffocante di un pomeriggio di Luglio, quando anche le pietre ed i fichi d’india sembrano bruciare, disidratati, al sole. Cerca l’afa, la calura maledetta che ti fa sudare anche sotto la doccia. Cerca quella sofferenza estiva che qui, al fresco, non c’e’. Quella sofferenza che porta con se lo stridere delle cicale, la corsa della lucertola sul muro, la coppa di pesche sul frigofero, la brezza fresca di Salsello, le giornate lunghe, infinite, spese in un fazzoletto di 10 metri quadrati. E mi trovo a sentire la mancanza di casa.
La realta’ pero’ sono queste parole di Erri De Luca che ho riletto oggi, un’altra volta : « Si e’ stranieri sul posto, proprio dove si e’ nati. Solo li’ e’ possibile sapere che non esiste terra di ritorno.




mai citazione fu più appropriata! Leggere il post mi ha convinto che è ora che io vada a mare… prima che l’estate passi troppo velocemente.
“Solo li’ e’ possibile sapere che non esiste terra di ritorno” perché ci sei già nella terra del ritorno. “Si e’ stranieri sul posto, proprio dove si e’ nati” solo se non hai mai vissuto fuori da quel posto. Perché in quel caso sei straniero in tutti i posti del mondo.
mi viene in mente una scena del film Nuovo Cinema Paradiso dove il vecchio Philip Noiret dice a salvatore gia ragazzo di lasciare il paesino non per una settimana, un mese o un anno…ma per tanto tempo..per vent’anni..
solo così, ritornandoci, si potrà riconoscerlo per davvero e riconoscersi in esso..
ma io piu’ ci torno e meno lo riconosco, anzi meno riconosco quello che ero. Almeno per me, la sensazione e’ di non esserci mai appartenuto veramente.
appunto, più ci torni e meno lo riconosci..
anch’io molto piu spesso vedo cose e gente tanto diverse da me…
il punto, sarebbe proprio quello di ritornarci dopo una marea di tempo, quando i ricordi riaffiorerebbero come se piovesse…allora credo si riconoscerebbero le cose che i tuoi ricordi hanno conservato…
la storia dell’appartenenza vien da se…magari la vista di un muretto a secco (prendo spunto dalla foto del tuo post) con tanto di fichi d’india ti farebbe pensare che, nonostanti i 20 anni trascorsi lontano, certe immagini e certi odori hanno sempre e cmq continuato a far parte di te.
“ritornarci dopo una marea di tempo, quando i ricordi riaffiorerebbero come se piovesse…allora credo si riconoscerebbero le cose che i tuoi ricordi hanno conservato”, mi sembra un po’ ipocrita! Nel senso che, tra 20 anni, faresti solo il romantico saccente che si “proustizza” davanti a quel muro o quei fichi d’india, parlando di sé a figli e nipoti, quasi solo per far scena. Sarebbe apparentemente un odio trasformato in Amore. Tu, lì, non c’hai mai voluto abitare, quelle poche volte che tornavi a casa, lo facevi per santificarelefesteeonorareilpadreelamadre. Pochi ritornano con una Voglia Vera, a volte, lo fanno solo per scappare da quella realtà che ormai è la loro, quasi fosse un rifugio, ma decidendo,ancora prima di partire, che , quella sosta dev’essere Breve o avere un tempo “adeguato”.
Quando si va fuori e si sta bene, i ritorni, gli incontri, gli occhi e il palato si riempiono di una implicita presunzione, ci si sente “migliori” di quelli che sono rimasti… e credo che, è proprio questo che, ci fa sentire forestieri in terra natia.
“un odio trasformato in Amore” mi sembra esagerato.
la presunzione di cui tu parli non è insita in ogni partenza-ritorno (almeno per come la vedo io); e tutte le volte che ritorno non lo faccio certo per santificare nessuno, se non il mio essere.
potesse quest’agosto non avere mai un 31 firmerei subito!
quello che poi tu definisci ”romanticismo saccente” nel mio dizionario si può tranquillamente trovare sotto la voce ”nostalgia”.
e credo non è colpa di nessuno (senza intaccare i massimi sistemi) se ci si può trovare bene lontano dalla propria terra natia, che perlatro, si lascia per 1000 motivi validissimi.
e infine, credo ci sia un’enorme differenza tra il sentire/fare cose diverse in maniera diversa e il sentirsi milgiori di quelli che sono rimasti: perchè nel primo caso cerchi di portare/mostrare/coinvolgere nel buono che hai visto anche i tuoi amici/conoscenti che son rimasti, nel secondo te ne stai solo a criticare infruttuosamente.
Ma io non ti stavo attaccando, dicevo soltanto che, non concepivo la frase che avevi scritto. La nostalgia della quale parli, credo sia qualcosa che appartenga a tutti, soprattutto a noi meridonali. Se avessi l’opportunità di lavorare nel tuo paese o rimanere dove stai vivendo, cosa sceglieresti? Io, francamente, nessuno dei due. Piccole realtà. So che c’è Altro, qualcosa che mi potrà stimolare, che mi dirà di più. Questo è quello che penso. Sembra un paradosso, ma a un’ora di strada da casa mia, c’è Catania, dove ho abitato per soli tre anni. Ecco io lì ho la mia vita. lì ci vivrei per sempre. E’ lì che mi sono “formata”.
inltre, il fatto di sentirsi “migliore”, non era riferito al pavoneggiarsi d’avere visto/fatto/vissuto più degli altri, era, riferito al tuo primo punto, alla mancata corrispondenza di condivisione, anzi di coinvolgimento. Moltissime persone, (ti parlo di un paesino dell’entroterra siciliano,) che hanno studiato a Enna, o che sono rimaste qui a fare la loro vita, come sposarsi, o andare a lavorare, sono rimaste fossilizzate nella mentalità gretta che, hanno sempre refuggito, ma che adesso li avviluppa per un effetto osmotico chiarissimo: non c’è voglia di crescere, di darsi da fare, qui si è lavativi, anche la mente è soporifera. E dimmi, adesso, che voglia avrei io di tornare, se non per qualche amico, anche lui “scappato” come me, la mia famiglia, i cani e la natura? queste sono cose che bastano anche per qualche giorno, anche per mesi, ma poi, senti i piedi pesanti e la testa colma di pettegolezzi di quartiere e di pregiudizi sul tuo esserefreakallorasifalecanne. No, grazie. io passo.
E’ bello sfidare anche tutto ciò. Tutto quello che ti etichetta, come dici. Io me ne sono fottuto della mentalità che c’era qui: sapevo di tornare e trovare un mondo non a misura mia. Però sto imparando a costruirmelo, con tutte le difficoltà del caso. Ed è bello poi rimanere sorpresi quando scopri persone ed eventi culturali che mai ti saresti aspettato. Però la scelta va ponderata bene: io sapevo che per me sarebbe stato più probabile vivere felicemente qui che non a Milano, pesando tutte le variabili.
non migliori, ma diversi si; semplicemente io sento di essere su un altro ritmo – e non dico che il mio sia il ritmo giusto, anzi…
per me la chiave e’ in una frase di Agatella “Quando si va fuori e si sta bene”, per me la’ e’ Casa! e non e’ detto che sara’ sempre la stessa. Ci sono posti in cui io sento Casa, ci sono persone che fanno la’ mia casa li’ dove si trovano, il fatto che io, in quel posto, ci sia nato o no, e’ secondario.
a pensarci bene, le immagini che ho descritto nel post, piu’ che a casa, mi portano a me stesso, a un pezzo di me che e’ rimasto la’ attaccato a quegli scogli, e che ora avrei bisogno di riprendermi, a prescindere di chi c’e’ attorno, della mentalita’ e del resto. rimane pero’ che non e’ casa, che non e’ terra di Ritorno.
forse che a volte il problema è sapere realmente cosa vogliamo? forse che la vera sfida è capire davvero dov’è che stiamo bene? forse per me la difficoltà vera è stata ammettere a me stessa che io HO SCELTO di andare via… e non sono state le minori possibilità a impormelo… per questo mi sono serviti 4 anni di milano… ci sono momenti in cui milano la sento pià casa di bari… eppure non sento che sia LA CASA… a volte la nostalgia mi riporta a bari… ma anche lì l’insofferenza insorge dopo poco… forse più per colpa dei contrasti con mia madre di cui adesso ho piene le tasche? o forse perchè probabilmente la mia casa io non l’ho ancora trovata… e la sto ancora cercando… ma forse scoprirò presto dov’è… o magari non sarà in alcun luogo preciso e definito…
Lorenza, capire dove stiamo bene e’ tanto difficile quanto capire quand’e’ che si sta bene… noi ramenghi, si deve continuare a cercare