Blogging myself – parte II (Seattle)

Posted by Domenico Dell'Olio on ago 12, 2009 in Diario, Viaggi |

D’un tratto senti qualcosa, bum e scrivi.
Talvolta scrivi per sentire qualcosa. E bum.
Giochi a trovare una versione narrabile ai pensieri che ti passano per la testa.
Che poi un giorno ti chiedono come sei, e neanche lo sai.

La scorsa settimana, come ormai accade da 3 anni, sono stato a Seattle.
Chiunque abbia sentito nominare questa città, che non sia per colpa mia, presumibilmente sà della sua piovosità, del fermento musicale che c’è stato negli anni ’80 e come è nato il primo starbucks della storia.
A pensarci bene, ti viene il sospetto che Seattle sia davvero una città pazzesca, e che forse la pioggia aiuta a pensare. Che poi ti metti a contare il numero di hotel di lusso in città, e allora il sospetto diventa certezza.
Certo però. E’ dall’altra parte del mondo, a 9 ore di di fuso. Del tipo che vai a letto e qualche famigliare comincia a lavorare. Mah. Non capisco. Non dovrei meravigliarmi di tutto ciò, ma uno spirito infantile dentro di me lo fà. Non c’è verso.
Lo stesso, frà se e se, ripete continuamente “DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO” rigorosamente in maiuscolo, e subito dopo pensa “MINCHIA”.
Vedi, che poi ti chiedono come sei, e neanche lo sai spiegare.

Come ogni viaggio al tuo ritorno, c’è sempre qualcuno che ti chiede di raccontare “com’è stato???”, e non che non ti faccia piacere ma puntualmente stropicci qualche pensiero vago, frettoloso. L’importante però è dare l’idea di una vacanza divertente.
Voglio dire, E’ stata una vacanza (molto) divertente, ma probabilmente mi sono emozionato per altro rispetto a quello che racconto.
Come quando vai ad un concerto e il trombettista tiene quella nota lunga, acuta, per secoli. E lì dici, non può tenerla ancora per molto, non può farcela. E invece continua. E tu speri che prima o poi smetta, altrimenti stecca e rovina tutto. Ma niente. Lo fà solo dopo un altro pò. E ciò è meraviglioso.
In quel caso racconti di un concerto stupendo, ma del trombettista nessuna traccia. Non rende cazzo.

Quindi se dovessi descrivere la settimana appena trascorsa, e ci ho pensato molto prima di scriverlo, direi che è stato come viverla a blocchi.
In una separazione tra un giorno e l’altro, netta.
Ogni giorno un blocco nuovo, separato da quello prima da un vuoto d’aria.
Voglio dire, abbiamo fatto tantissime cose: feste, cene, sessioni tecniche, il giro nel mercato, mangiato le alette di pollo piccanti, visto l’università dello stato di Washington, riso per qualche frase stupida, visitato il magico mondo di redmond, e ancora: parlato di filosofia, ballato latino americano, bevuto qualche bicchiere di troppo, riso ancora per le solite frasi stupide, conosciuto gente di tutto il mondo: indiani, cinesi, costaricani, brasiliani, americani, francesi, svizzeri, POLACCHI!!, ma tutto e dico TUTTO accadeva così.
Non c’era un ordine, qualcosa che accadeva per una altra. Era tutto così a blocchi.
Ho detto bene, semplicemente accadeva lì quel giorno, ed era divertente. Punto.

Poi, a tessere le maglie e far sì che i giorni diventassero via via una settimana, Paolo, Sara, Simone, Eleonora. Che per fortuna hanno dato una forma più smussata, meno spigolosa al ritratto mio, di loro.
Grazie.

Spero di ritornarci anche il prossimo anno, forse sarà di inverno. Sono proprio curioso di sapere se davvero piove, perchè di quei giorni ricordo solo il titolo del Seattle Times “hottest day ever?”.
Vedi, non puoi raccontarlo così filo per segno. Ci vai un altra volta e bum, è diverso.

Walking on the moon
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7 Comments

Vins
ago 13, 2009 at 01:54

cinque stellette al post e cinque a domenico con cui ho condiviso pochi passi verso il porto ma di cui, in quei pochi passi, ho sentito la stessa voce che leggo sul blog nei suoi ultimi post. Sembra che l’incertezza regni sovrana. Da un lato consola.
L’effetto è quello di sentirci come barche in mezzo a un mare di cui ammiriamo l’assoluta bellezza ma di cui ignoriamo venti e correnti. Ma siamo li e ce ne facciamo affascinare sempre da quello che la vita ci tira fuori. E ogni volta forse questa cosa ci rende un pelo migliori.
Grande Dome, grazie per questa nota che hai tenuto a lungo e senza stonare un solo secondo.


 
oiziruaM
ago 15, 2009 at 10:29

Clap, Clap, Clap, … ma era vacanza o lavoro? Seattle mi manca. Anche solo in un suo solo aspeto, giorno, o .. ! Buon viaggio in corso.


 
Domenico Dell'Olio
ago 15, 2009 at 14:54

Sono stato soprattutto per lavoro e ci ho attaccato un pò di vacanza…. :-)
Quando ci sei stato a Seattle?


 
frà
ago 15, 2009 at 22:02

Bello! Mi è piaciuto il post! Quoto! Scrivere senza avere un preciso senso logico, con i pensieri che si affollano sulle dita che scorrono sulla tastiera…e magar con foga, pigiando, scrivendo cancellando e riscrivendo le parole per evitare l’errore ortografico….! Mi è piaciuto perchè un po mi ha fatto viaggiare, (Seattle l’altra parte del mondo…gli USA) in questa estate che mantiene il suo colore spento e per niente brillante….come il trombettista mantiene la sua nota. E’ già barche in mezzo al mare….alla prossima!
Ciauz


 
raffa
ago 18, 2009 at 11:01

…come promesso in spiaggia, commento per comunicare l’apprezzamento al post scritto da dome.. sono anch’io dell’idea che non si dovrebbero raccontare le emozioni provate in vacanza ….. qualche aned(d)oto va’ bene ma come ben dice dome, quello che piu’ rimane di una vacanza e’ l’inconfessabile….una nota luuuuuuuuuuunnnnnggggggggaaaaaaaa, camminare sotto la pioggerellina in attesa dell’arcobaleno, girare spaesato ed ammirare le vie secondarie…..e se poi uno ti chiede cosa ti e’ piaciuto di seattle..???… tu rispondi “il tramonto dietro i grattacieli” …..il tuo amico ti piazza subito un ” e dovevi andare sino a seattle” e tu fra te e te pensi “che cazzo capisci”…..se invece dici che hai scopato e sono state le donne la cosa migliore del viaggio tutti sono piu’ contenti e non devi dare ulteriori spiegazioni…chiudo perche’ un cliente e’ qui che aspetta i miei comodi da almeno 5 minuti..


 
S.
ago 19, 2009 at 10:34

A tessere le maglie…mi immagino la Signora Vita coi ferri in mano… che bello Domi, mi hai lasciato tre minuti ferma a guardare fuori dalla finestra…


 
La Lu
ago 25, 2009 at 17:02

Meraviglia! Mentre leggevo ho sentito la nota lunghissima e percepito una bella emozione.
Chà!
La Lu.


 

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