C’era una volta
C’era una volta un cerchio piccolissimo, appena poco distinguibile da un punto.
Il cerchio crebbe ed ogni giorno scopriva le sue caratteristiche, quelle che riusciva a percepire facilmente con i suoi occhi e quelle che invece “sentiva”, quelle più nascoste.
Cominciò così a conoscersi e ad apprezzare l’eleganza della sua linea, l’impeccabile precisione dei punti che lo costituivano, tutti esattamente equidistanti dal centro.
Già, perché il nostro cerchio scoprì anche di avere un centro attorno al quale giravano notti e albe, pensieri, storie e fantasie.
Dentro la sua circonferenza, il cerchio scopriva il piacere di rotolare dappertutto: era questa una cosa che lo faceva letteralmente impazzire… poteva arrivare dovunque con estrema facilità.
Il cerchio divenne abbastanza grande da poter coprire quelle distanze che ti aprono porte ed accendono desideri.
In uno dei suoi giri (nel vero senso della parola!), infatti, conobbe un quadrato bellissimo. Ne fu subito colpito, era perfetto ai suoi occhi: quattro lati uguali, quattro angoli perfettamente, dannatamente identici, una compostezza e precisione di forme a lui sconosciute che lo fece gridare al miracolo.
Il miracolo è quello che noi umani chiamiamo innamoramento.
Il cerchio divenne allora l’attore principale ed indiscusso dello spettacolo d’arte varia che ogni giorno lo portava sempre in scena dinanzi al quadrato.
Il quadrato a sua volta, come un capitano d’altri tempi con la sua sirena, non si negò e rispose di si.
Il cerchio conobbe così nuove prospettive, percorse nuove traiettorie, visse e vide cose nuove, diede nuovi nomi alle cose che già conosceva. Insieme al quadrato, il cerchio fu capace di assaporare spazi e momenti sui quali lui, prima, da solo, era sempre scivolato via.
Il cerchio stava capendo l’importanza che la parola conoscere porta con se, stava scoprendo l’amore.
Il cerchio e il quadrato facevano spesso l’amore, si compenetravano, si circumnavigavano, si sfioravano, si sovrapponevano in un gioco di geometrie e forme che non aveva mai una sua soluzione.
Un giorno il cerchio vide per strada un piccolo cerchietto appena nato: qualcosa in lui scattò e improvvisamente si ricordò della sua forma, delle sue prospettive, del suo mondo. Gli tornarono in mente tutti i suoi punti equidistanti dal centro e i sogni che aveva legato ad ognuno di essi, i sogni che faceva quando era solamente un cerchio.
E successe che il cerchio si perse.
Un giorno lesse da qualche parte che la geometria greca citava un problema irrisolto, anzi, irrisolvibile: quello della quadratura del cerchio.
E lui non voleva saperne di problemi irrisolvibili.
Recenti cronache hanno segnalato il ritrovamento di una salma geometrica dolcemente cullata sulle acque di un fiume: si tratta di un cerchio, nato e morto tale.

antonio



Bella Antò! Leggendo il tuo post mi è subito venuto in mente il libro “Flatlandia”, che narra la il viaggio immaginario del personaggio nei vari spazi (punto, retta, piano, spazio, 4D…): l’hai letto? Sennò te lo consiglio. E poi c’è una citazione semi-nascosta di una canzone di Conte. Oh, ma è solo per veri intenditori il tuo post? Mi sembra di leggere un albo di Dylan Dog, dove i lettori si divertono a sgamare tutte le micro-citazioni…
Domanda: Antò, ma alla fine non ho capito….. il cerchio si perse o non volle saperne di problemi irrisolvibili? No, perché a me è capitata una cosa simile, ma volevo sapere la fine del ceerchio.
E la fine del discorso la conosci già, era acqua corrente qualche tempo fa…
mio caro Giò, ciò che si nasconde dietro la fine un pò noir di questa storiella è un proverbio vecchissimo che recita così: chi nasce tondo non muore quadrato…
voto 8 per il riconoscimento delle citazioni…
Porca miseria, Antò… speravo nella quadratura del cerchio…. Oh, ma l’acqua in cui è annegato il cerchio è la stessa “acqua quieta, feta” ?
..e mi sa proprio di si!! ahuahua