Musa di Nessuno
Sarebbe bello se qualcuno scrivesse un libro dal titolo “Storia dell’Utopia. Da Gesù al Che”, o qualcosa del genere. E lo dividesse in capitoli, ognuno dei quali rappresenta una declinazione dell’oggetto di studio.
Questo sarebbe il primo volume nella mia piccola esperienza di lettore in cui non saprei da dove iniziare a leggere. E soprattutto non sono sicuro che lo leggerei come faccio religiosamente con tutti i libri, cioè dall’inizio alla fine. Sempre in modo sequenziale, senza sgarrare una pagina. Dalla prima all’ultima, mai indietro, mai avanti.
Andrei con gli occhi lucidi sul capitolo “Politica”, poi su quello “Religione”. Per poi zompare a quello “Arte”, e così via. Non in quest’ordine, ovvio.
Sarebbe bello, poi, avere l’autore accanto, magari uno dallo spessore di Umberto Eco, per chiedergli di chiarirti ogni cavolo di dubbio. Dal più insignificante a quello cardine che tira giù le trecento fette di prosciutto crudo che avevi fino ad allora sugli occhi.
Non so se siamo noi quelli sbagliati, di sicuro non siamo i primi sognatori nella storia dell’uomo. Ma io mi chiedo perché non siamo come quelli che la Domenica si vestono bene per sfilare in centro città, mano nella mano con la propria ragazza, che ti porta di fronte a una gioielleria con gli occhi che le sbrilluccicano più degli anelli esposti. Perché tutto sarebbe più facile; basterebbe farsi i conti in tasca e risponderle, “ok, te lo compro”, oppure “scordatelo”.
Non dovremmo però vivere nell’incognita dell’Utopia.
Non avremmo tutti quegli stimoli che non ti lasciano dormire quieto.
Non soffriremmo quella carenza di respiro che ti ammazza ogni volta che, ad una tua proposta, segue una non-risposta.
Avere il Paradiso in testa e ricevere in cambio la vita nel Limbo alla fine stanca. E non so che forza sia necessaria per sopravvivere, quando hai il viso sempre contro il vento dell’incertezza.
E’ vero; a volte è eccitante vivere così, col carpe diem sempre pronto. Che quando frughi le tasche con le mani per prendere il cellulare, ti ritrovi un pezzo di ‘sto carpe diem, e magari non sai che fartene.
Però ti fiacca tirare a campare così, che mi torna ancora in mente la metafora del sub: vuole sfidare sé stesso nel battere il suo record in apnea. Ma se ogni volta prima di immergersi prende poco fiato, sicuro non dura molto. O se ce la fa le prime volte, alla lunga i suoi polmoni lo mandano a fanculo.
Se vuole battere il record devi permettergli di respirare di più, e vedrai che tempi ti farà sott’acqua!
Questo vuol essere un pensiero in risposta a quello di un amico che condivide i miei stessi dubbi. Probabilmente è uno sfogo, uno di quelli in cui ho bisogno di dire ciò che urla nel mio stomaco. Uno di quelli in cui vien facile lamentarmi e difficile snocciolare tutti i vantaggi che si hanno da una vita al sapore di carpe diem, che manco un ghiacciolo hanno inventato con ‘sto gusto.
Uno spazio in cui grido contro Umberto Eco e gli dico “vieni tra i mortali se hai coraggio, e spiegaci come si fa a vivere così!”.
Ma tanto già so che, sornione, la sua risposta sarà un ghigno. E il suo cognome.
Gio




Bella riflessione, mi piace anche lo stile. Straordinaria l’immagine di – “quelli che la Domenica si vestono bene per sfilare in centro città, mano nella mano con la propria ragazza, che ti porta di fronte a una gioielleria con gli occhi che le sbrilluccicano più degli anelli esposti. Perché tutto sarebbe più facile; Non dovremmo però vivere nell’incognita dell’Utopia” -. A quelli io ci penso sempre ma da qualche tempo ho capito che spesso non è vero che per loro è più facile, semplicemente vivono tormenti diversi dai nostri, ma, a prescindere da come la vediamo noi, non credo che la loro distanza dalle utopie equivalga a una SALVEZZA.
spiegati meglio: cosa vuoi dire con “non credo che la loro distanza dalle utopie equivalga a una SALVEZZA”? perché sento puzza di un nuovo post su quest’argomento
se senti puzza allora forse prima o poi verrà fuori qualcosa. Intanto rasente al tema in questione è andato Raf nel suo ultimo post (era sul vecchio blog e l’ho appena ricaricato anche qui sotto il post inaugurale).
“Storia dell’utopia” di Mumford Lewis edito Donzelli, ma non penso che ci siano le risposte che cerchi.
Che fatica dover relegare nel Limbo il ’sogno di un Paradiso’ , preferirei sentirmi dire da Caronte: “Mi spiace, ma sta volta non c’è niente da fare…” e ripartire con la speranza che il paradiso non sia soltanto li. Superare l’idiosincresia del momento, alzando lo sguardo dal terreno che si forma sotto il tuo cammino e veder prender forma nuove strade che portano ad Utopia.
Per stare in tema alla richiesta di Giovanni: Storia dell’utopia. Il sogno dell’Occidente da Platone ad Aldous Huxley di Servier Jean, Edizioni Mediterranee a cura di Gianfranco De Turris…non penso che Cristo sia un utopista vista la sua complessa natura umano-divina, anzi era molto realista e si muoveva al di fuori di certi canoni del pensiero occidentale.
Per quanto riguarda Eco dopo la pessima collana di volumi dedicati al Medioevo, editi da Repubblica non penso di volergli chiedere qualcosa, se non un po’ più di umiltà e di confrontarsi con chi è specialista…ma anche questa è una eco…
Vi allego il commento al libro che vi ho postato.
“La storia ci insegna che da sempre lo stato di infelicità della coscienza, il “male di vivere” hanno generato nell’uomo aspirazioni utopistiche, il desiderio di un “non luogo”, di qualcosa di nuovo, di migliore, in cui credere. Per Servier, in contrapposizione con altri filosofi, l’utopia non è per niente trascendente, ma è immersa nel presente; come un sogno appunto, ha le sue radici nella storia vera. Da Platone, attraverso Tommaso Moro, Campanella, Bacone, Proudhon, fino a Huxley e a Orwell, è un succedersi di sogni, di aspirazioni alla perfezione, di ricerche del “nuovo” che ha accompagnato e determinato il progredire della nostra storia”.
Quando un uomo indica la luna… beh, credo che il detto lo conosciate. Non è che magari ci hanno scritto anche un libro??
sempre stato una chiavica in filosofia, ma mi e’ subito venuto in mente il mito della caverna di Platone. Beh, d’accordo, la vita fuori dalla caverna non e’ affatto facile, ma il Paradiso non e’ certo dentro- anzi ora che ci penso, a volte, a fatica capisco perche’ il prigioniero liberato torni dentro.
Ascolta un consiglio ‘musicale’ … http://www.youtube.com/watch?v=33RscqfjIxY …
Grande Antonello (lord seth), mi piacciono queste citazioni. uno dei miei testi preferiti. Lodi, Lodi, Lodi… in partenza dal binario due treno interregionale per Loooooodiiiiii!
porca zozza! io non posso accedere né a fb ne a youtube dal lavoro… qual è la citazione di lord seth?
Ho fatto un link tra il post di Vins e questo tuo ultimo, ho pensato fossero legati nell’animo e avessero come cardine lo ’sfogo’ di dire a denti stretti qualcosa …
Io la penso come voi, lotto e combatto per quello che amo o che reputo abbia un valore intrinseco non indifferente rispetto a ciò che mi circonda nel quotidiano, ma mi rendo conto che quello che rincorro … persone, lavori, viaggi lontani, amici … non devono catalizzare la MIA vita … I AM MINE è il mio ‘urlo’ egoistico nel dire tante cose …
TU puoi essere bella .. puoi piacermi .. ma non mitizzo mai nessuno … e gli egoisti possono anche stare la in fila, come dice Creed :
“The selfish theyre all standing in line…
Faith in their hope and to buy themselves time.”
Non ho tatuaggi, ma se me ne faccio uno mi tatuo questa frase che amo :
“I know that I was born and I know that Ill die.
The in between is mine. I am mine.”
“IO SO CHE SONO NATO E SO CHE MORIRO’.
CIO’ CHE C’è NEL MEZZO E’ MIO. IO SONO MIO.”
Ascoltala è bellissima, spero di essere stato chiaro.
L7h (alias Anto)
grazie Anto, alias L7h. Si, il mio post è di risposta a quello di vins. E ti ringrazio per il pensiero che esprimi. Mi dà conforto. Che dici, riesci a spedirmi il file .mp3 con la canzone sulla mia mail? (g_papagni@yahoo.it) grazie!
Non ho la canzone qui con me in ufficio, quando sono a casa te la mando via msn o email. Di nulla, spero ti aiuti a guardare le cose da un punto di vista lontano e distaccato.
..penso a quando facendo i conti in tasca ho detto “non posso”… poi per amore, ho gettato cuore e portafoglio oltre l’ostacolo e ho potuto….. ahhhhhhh…. l’amore non ha prezzo.. per tutto il resto c’e’ MASTERCARD…….
Raf,mi stai dicendo che noi proletari non potremo mai “innamorarci” perché ci mancano gli strumenti essenziali?
Ma va, io ho l’American Express, non funziona lo stesso eheheh
ho capito lord, ma devi caricarla la carta, sennò non serve cmq a niente…
Ma va, l’American Express è sempre piena … attinge dal mio conto … uhm effettivamente, forse hai ragione …