E’ il venerdì che scegli.

Posted by admin on mar 23, 2009 in Diario |

Sabato 21.03.09

E’ il venerdì che scegli. E’ sempre il giorno di tirare le somme quando una settimana di lavoro e ordinarietà varia sta finendo e davanti hai due giorni di fancazzismo da gestire (o non gestire). Si, è il venerdì che scegli. Avevo quel dolore al fianco ieri, durante il mio venerdì, un male che forse era il riassunto di una settimana che a lavoro mi ha letteralmente strizzato come una spugna o, visti i risultati, come uno straccio.

Vedo passare il Pò sotto i miei occhi. Oggi. La giornata è limpida.

E’ il venerdì che scegli. Tornato a casa stavo prendendo in seria considerazione di non uscire. DI chiamare Sara e dirle, compra una pizza e vieni qui, sono troppo stanco. Ma è sempre quella la regola. E’ il venerdì che scegli. “Ok, Vins, ci hai rotto il cazzo. Cos’è che scegli il venerdì?”. No, non ve lo dico. Non ora. Beh, mi sono sdraiato sul letto per un’ora, ho respirato in maniera profonda per riempire i polmoni e ritornare a distendere nervi e meningi. Per ritornare a me, nel più breve tempo possibile, dimenticando che solo qualche giro d’orologio prima ero dietro una scrivania a doparmi i neuroni per pensare e spiegare in maniera convincente come far diventare famoso un prodotto.
E’ il venerdì che scegli. Allora ho chiamato Sara e le ho detto: “dammi un momento, arrivo e andiamo a mangiare giapponese”. E così abbiamo fatto.
Quando mi ha chiesto perchè fossi arrivato tardi e se non sarebbe stato meglio rimanersene a casa le ho detto che non mi andava di lasciar decidere a un dolore cosa avrei dovuto fare della mia serata, perchè domani, beh, domani sarebbe potuto essere un giorno diverso, avremmo potuto non aver più voglia, perchè domani sarebbe stato diverso, sarebbe passato un giorno ancora alla faccia del cogli l’attimo. E allora avevo deciso di stringere i denti e andar dietro a un desiderio, piccolo come quelli del venerdì sera, ma fondamentale per il morale più di qualunque psicofarmaco.

Stamattina, Sabato 21 Marzo, ho svegliato Sara con la canzone di Venditti – “Saaaara, svegliati è primavera” (banale ma era un anno che aspettavo questo momento – e fidatevi non è facile resistere per un anno dal cantargliela se state insieme a una che si chiama Sara). Le ho chiesto di andare. Lei ha detto: Genova.

Adesso vedo passare il Pò sotto i miei occhi. La giornata è limpida. Io scrivo ascoltando l’I-pod, Sara legge. Di tanto in tanto ci guardiamo sorridendo. Il sole arriva dritto in faccia scaldando il finestrone del treno.
Sto bene. Ho scelto.  

Vins

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