Ricordando Faber
L’11 Gennaio 1999, 10 anni fa moriva proprio qui vicino casa mia uno dei più grandi cantautori italiani, Fabrizio De Andre. Come molti altri della mia generazione io l’ho conosciuto dopo la morte. Proprio dopo la morte che molti dei suoi suoi testi sono stati rivalutati e rispolverati da quel velo di polemiche dovuto alle denuncie sincere ed roniche nei confronti di potere e borghesia. Ascoltando e riascoltando le sue canzoni il mio interesse per la sua arte è cresciuto sempre di più, ho studiato i alcuni testi, ho letto libri ed interviste, fatto ricerche, visto tributi e suonato la sua musica.
Faber, soprannome dato dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio,ha raccontato storie umane di emarginati, prostitute, drogati, suicidi, ha raccontato di Cristo in croce con gli occhi di del ladrone Tito, la morte di Tenco e Pasolini (unica canzone composta su commissione), ha raccontato di re, cavalieri e principi, della sua Genova e della Sardegna.
Sono convinto che i suoi versi vivranno sempre, le sue poesie, le sue storie, quelle che riusciva ad intrecciare magistralmente tra voce e musica. Usava con efficacia la parola (italiano e dialetto) per difendere le sue utopie e le sue idee di libertà contro la banalità.
“Amore che vieni, amore che vai” è la canzone scelta da Dori Ghezzi per ricordare suo marito a 10 anni dalla scomparsa. Decine di emittenti radiofoniche e televisive trasmetteranno la canzone contemporaneamente.
Nick


