Elegia meridionale

Posted by Gio on nov 17, 2008 in Diario |

Ho aspettato molto prima di commentare il post “Un sabato di Vins e oiziruaM”, ma non perché non sapevo cosa scrivere ma perché come spesso accade il lavoro mi travolge quando più vorrei partecipare alla vita del blog. E allora mi sono ritrovato a cominciare un commento e a finire per scrivere un post.

Forse perché ho molte cose da dire e un commento non ha mai l’ossatura di un post. Non ho mai scritto di come mi sento da quando vivo giù; se qualcuno (tipo Agatella? tipo Fra?….le ho messe insieme apposta, tra parentesi) si ricorda i post che ho scritto per raccontare il mio stato d’animo, saprà che non mi sono ancora esposto sull’argomento “vita a Bisceglie”.

Eppure ricorderà gli impietosi scritti sulla vita a Milano; altrimenti clicchi sul link “Gio” sulla barra a sinistra e provi a scorrerne un po’.

Beh, non so perché non l’ho ancora fatto e mi spaventa cominciare ora…perché non ho ancora le idee chiare, non ho preso appunti mentali sufficienti per esprimermi compiutamente. Le emozioni a freddo non possono essere rappresentative, come un vino novello. Vanno invecchiate per essere gustate.

 

Però il post di vins e “oiz” mi ha lasciato i brividi sulla pelle. Ma non per com’è scritto o per i concetti espressi, quanto per le immagini che ho creato leggendolo e che ho sentito come fossero oggi.

Vorrei rispondere alle domande che provocate portandovi con me in auto. Quando, Lunedì scorso, esco dal lavoro quasi arrabbiato con tutte le mail che ho mandato e a cui ho risposto: la mia incazzatura è costretta però ad arrendersi di fronte a un cielo con quei colori, a una terra marrone dove gli ulivi le vigne e i fichi con le foglie giallo scuro si amano in un unico canovaccio. In un cielo vermiglio imbevuto di nuvole celeste sfumato, dove improvvisamente esplodono

una ventina di luci di un bianco squillante. Penso agli ufo ma in realtà sono gli spari della batteria in onore di S.Trifone, sulla strada per Adelfia.

Ma se qualcuno brutalmente mi ponesse la domanda, non saprei rispondere a un “perché sei tornato a vivere al Sud?”; però la scorsa settimana sono stato a Milano e ho risentito il nodo dell’inquietudine alla gola, risalire dallo stomaco. Mentre qui, a Bisceglie, questo groppo si scioglie come d’incanto. Non mi sento oppresso dai palazzi, dal grigio, dal traffico, dalla mancanza di luce.  E a Milano, ogni volta che andavo ad uno spettacolo di pizzica o incontravo meridionali o si parlava dello stato di limbo vivendo in quella città grigia (Lorenza, ti ricordi? Che fine hai fatto?), quel groppo tornava a ostruire i polmoni.

 

Da quando sono sceso, posso essere sicuro di una cosa (sola): ho scoperto dove voglio vivere per sempre. E’ un’affermazione fortissima per tipi irrequieti come noi, ma io lo sento nelle vene. Ho vagabondato dieci anni, tra Italia Spagna e Brasile, prima di scoprirlo. In questo momento non posso affermare di aver raggiunto la serenità, non credo sarà mai facile per me; ma se esiste una classificazione di livelli per raggiungerla, beh credo di essermi arrampicato molto in alto sulla scala da quando sono tornato a vivere qui. – solo per vins: avrei voluto usare l’espressione “quantizzazione di livelli”, ma poi avresti rotto troppo il cazzo -

E sono sicuro, almeno per il momento, che ho fatto “la scelta giusta”; poi potremo incontrarci tra 30 anni e dire “uhm, non so, forse, ma…”, ma ora ho zero dubbi a riguardo. Non è un tentativo di giustificare una scelta probabilmente azzardata: è un sincero urlo di gioia quello che ho dentro. Maurì, forse non l’hai capito: non sei tu che devi convincermi di aver scelto bene. Sono io che voglio farti scoprire quanta ricchezza c’è qui se solo ti fermi un attimo e ascolti il cuore delle persone che vorrebbero averti accanto. Ribadisco: oiz, non è l’Australia ciò di cui abbiamo bisogno, ma di un serio impegno di costruire qualcosa di concreto QUI.

 

Poi. Un attimo, che ho vomitato tutti sti concetti in una volta e voglio ancora scrivere qualcosa che mi sembra importante. Tiro il fiato. Ok.

Da quando sono qui non ho smesso di pensare a creare. Critical Mass, corso di pizzica, associazione di cicloamici (a breve ci saranno novità), guerrilla gardening, eventi in zona in cui organizzo per andarci in gruppo. Sembrano cose banali dette così ma so io con quanto impegno bisogna irrorarle per vederle crescere. E la gioia di scoprire che ora una ventina ora una cinquantina ora un centinaio (!!) di persone ti seguono in queste esperienze è grande. Le persone qui non sono stupide, vanno solo imboccate da qalcuno che ha già assaggiato la minestra e sa che è buona e fa bene.

Secondo me qui non ci sarà mai occasione di “fermo biologico” culturale. Bisogna sforzarsi per cercare ciò che già esiste (usando Il Tacco di Bacco) o addirittura per creare. E creare ti fa crescere come nient’altro. Parola di sperimentatore.

 

Come Baricco, vorrei ora sparare una cazzata che a prima vista potrebbe sembrare tale o un concetto decontestualizzato, ma che poi, se ci pensi bene, non lo è… Tipo quando scrive della prima volta in cui Beethoven presentò al mondo la nona sinfonia e si chiede quale fu la reazione del pubblico; oppure quando descrive il momento in cui un chiodo, a cui è appeso un quadro, decide di staccarsi dalla parete. Scusate il preambolo.

Il concetto-cazzata è: ciò che ci distingue dalle generazioni passate (a partire da quella dei nostri genitori) è che è sparito il concetto di noia. Non ci si può più annoiare oggi se lo vuoi veramente. Non è possibile. Libri, internet, sport, videogiochi, libertà mai sognate prima.

In tutto ciò bisogna solo stare attenti a una cosa: la velocità.

Se riesci a tenere le redini dei tuoi pensieri e, soprattutto, delle tue azioni, non c’è un posto diverso dagli altri. Non c’è Milano o Bisceglie. Non c’è Australia o Trani. Non c’è Brasile o Andria.

Dimostrazione palese è che ci sono persone che passano giornate a leggersi i Pennelli (rido). Riempiendo il tempo leggendo e formulando pensieri su questo blog. Che è solo una goccia nel mare di tutto ciò che noi, lettori/commentatori/poster, possiamo creare.

 

Creare, noia, velocità.

Queste sono le parole a cui penserò stasera.

 

Gio

 

 

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