Quindici passi
Mi hanno detto che scrivo poco. Mi sono detto sarà l’amore.
Resto sempre un passo indietro, una frase indietro quand’è di amore che si parla, adesso.
Cosa posso fare? Dovrei elencare i motivi per cui mi sento diverso, le ragioni per cui la mia vita ora è migliore di qualche mese fa? Perchè alcuni tormenti sono a riposo da un pò di tempo?
Forse ne sarei capace ma c’è un fatto, una roba paradossale a dirsi: è difficile. Per due ragioni. Una è che parlare e condividere la tristezza, i tormenti e le idee a quelle collegate scrivendo in un blog è (o mi è) sempre stato più semplice che parlare di felicità. L’altra è che per me esistono e sono sempre esistiti due tipi di intimità. Quella da condividere con i propri amici e persino con degli sconosciuti perchè è un’intimità bella e poi quella da lasciare speciale tra te e la persona amata, incastrata nello spazio di un messaggio via mail o nelle parole rubate dal tempo perchè è un’intimità unica.
Quello che in questi giorni dico sull’amore può essere solo in un posto: nella memoria e ha un solo modo di sopravvivere: posato nell’anima stessa di una persona che la coscienza e anche la responsabilità di possedere un tesoro vergine, intoccabile da chiunque altro, donna, amico, isola o concorso di poesia che sia.
Mi hanno chiesto e punzecchiato cercando di tirarmi dentro e di ragionare sull’amore insieme. Come una volta. Non è che non l’abbia già fatto con mille e mille parole che non vorrei ripetere sempre uguali ogni volta che questo tema ritorna. Ho scritto d’amore in astratto e sull’amore che mi riguarda. NE ho macinate di parole sull’amore su questo blog, molto più di quanto ognuno di voi abbia mai fatto fin’ora. Ho pianto e ho sorriso vivendo quelle storie e ancora piango e sorrido per una storia nuova. Così sarà, come tutti. Com’è da natura stessa di questa cosa da cui nessuno sa mai davvero trovare riparo (benchè molti lo cerchino e lo leggo nelle loro parole).
Si parla spesso di scariche elettriche, di respiri tagliati, di pensieri fissi al limite di un ossessione. Ognuno utilizza frasi più o meno originali che mi sembrano sempre una parte limitante di quello che vorrei dire io e che non so esprimere. Quindi se oggi, in questo preciso istante qualcuno tornasse a chiedermi di spiegare cos’è l’amore che sento e se sono poi sicuro che sia amore davvero, beh, gli risponderei che sento dei passi precisi che misurano la mia vita messi uno in fila all’altro come da piccoli quando contavamo fino a quindici per misurare la larghezza delle porte di calcio per strada, quelle delimitate da due pietre.
So che ogni passo non sarà uguale agli altri e che forse nemmeno le porte alla fine saranno grandi uguali. Ma ho la stessa idea di perfezione mentre li metto giù.
So che malgrado io, più o meno inconsciamente, sia portato a scrivere perchè i miei pensieri restino anche oltre la mia stessa esistenza nello spazio e nel tempo succede che adesso, sulle parole dell’amore, di questo amore, sono disposto a sparire agli occhi di tutti e anche a quelli del futuro. E se mai i soliti rompicoglioni (detto in tono scherzoso) mi chiedessero: “ma se non vuoi usare parole sulll’amore allora quelle di questo post che sono?”, io gli risponderei che queste sono solo le pietre messe a destra e a sinistra, ai lati di quei quindici passi.
Vins



