Lampi… di genio

Posted by Vins on lug 13, 2008 in Diario, Poesia |

Ha continuato a lampeggiare per tutta la sera.
Per tutta la durata dello spettacolo.

A Milano c’è una manifestazione chiamata: “Da vicino nessuno è normale”. Un titolo eloquente e ancor più significativo per chi, come quelli che animano le discussioni di questo blog, si sentono portatori di un messaggio, il proprio che incita al cambiamento, alla stabilità, alla ricerca o all’amore perfetto e lo trasmettono a testa alta, senza vergognarsi.

Cinema, musica e teatro in estate, a Milano, si trasferiscono in posti eccezionali. In tutti i sensi. Posti che sembrano l’emozione più vicina a quella di un mare che non c’è. In questo caso si tratta dei giardini di un ex ospedale psichiatrico fra gli alberi che si muovono al vento di una sera di pioggia e le fiamme dei lumini che si spremono più che possono per suggerire almeno un’idea, vaga, di quella che dovrebbe essere la strada lunga e pietrosa che dall’entrata porta fino al palco. Un’aria da fuori Milano.

Io, Nick e il mio nuovo coinquilino (ai più conosciuto come quello che ci prova con tutte) costeggiamo i padiglioni immergendoci in un silenzio che trasuda anni ‘70 da ogni centimetro di cemento, piastrella e neon.
 
Dicono che ci siano spazi adeguati ad alcuni momenti della nostra esistenza. Quelli in cui ognuno di noi sente di essere esattamente al posto dove dovrebbe. Io il mio l’ho trovato venerdì scorso, esatto e preciso come il sole nel disegno di un bambino. Lì, sotto quel palco dopo aver asciugato la sedia bagnata dal temporale di qualche ora prima. Attore, pianoforte e sassofono: “storie per sentirsi vivi e camminare a testa alta”. Didascalia dello spettacolo: “La poesia è leggera, occupa poco spazio, si può piegare, infilare in tasca e recitare sulla strada. La poesia unisce i viaggiatori, alleggerisce il cammino, illumina la notte e riscalda il vento freddo dell’alba”.

OK, adesso alzi la mano chi di voi, con queste premesse, non sarebbe salito sulla Toyota Corolla di Nick per sfidare i tuoni e qualunque temporale in agguato con un’idea più forte di tutti i calcoli metereologici del caso. Ovvero che a crederci così tanto nelle cose alla fine anche dio (o qualunque cosa sia) deciderà di aspettare un momento prima di lasciar venire giù il finimondo.

Perchè magari pure a lui verrà voglia di sentire, chessò, una poesia di Kafavis:

… E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te:
non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un via vai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti
fino a farne una stucchevole estranea.
La settimana scorsa, prima di questo spettacolo ho provato a spiegare a due persone perchè non scrivo più così tanto sul blog ma ancora le parole esatte non le avevo trovate. Forse perchè erano lì, in quel posto, attorno ad un ciottolo posato su una sedia di plastica bianca, ad aspettare che passassi a prenderle e metterle in tasca. Leggere, a rinfrescare l’aria con una pelle d’oca che era da un pò che aspettavo. Stavolta, dopo tanta pioggia a cadere, dio, ha soffiato sulle nuvole ghiacciandole, aspettando fino alla fine, fino all’ultimo verso, fino all’ultimo fruscio degli alberi attorno. E così dopo un giorno, ieri sera, ha grandinato. E, cazzo, se lo so che non è stato solo un caso.

Vins

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