L’attesa

Posted by Gio on mar 24, 2008 in Diario |

Non so come spiegarlo; più volte ho pensato a come esprimere il concetto, per dare uno slogan alla mia vita, visto che vanno così di moda in questi tempi di ‘campagna litorale’.
E allora, come in un manifesto di un’associazione che ti chiede di partecipare al suo progetto di impegno sociale, si vede il viso di una ragazza mezza incazzata e mezza implorante, e la didascalia che recita: Milano aiuta la mente ma trascura il cuore.

Non c’è sosta in questa città, gli enzimi cerebrali devono essere allenati a metabolizzare in fretta le avventure metropolitane.
La scorsa settimana, io e il mio degno compare Nick abbiamo battuto i record di eventi concentrati della storia dei Pennelli; in quattro giorni siamo riusciti ad assistere a ciò che farebbe la gioia di un membro dell’intellighenzia di provincia nell’arco di un anno.
Cirque du Soleil, Enrico Rava e Baustelle; così, a raffica, tutto in apnea.
E quale sommozzatore vorrebbe respirare quando, in snorking, vede passare davanti a sé tre razze diverse di pesci esotici mai visti prima? Ha la bombola quasi al limite, ma si ossigena pensando che non passeranno tre pesci così di nuovo nella sua vita. E pensa anche ai suoi amici, quando racconterà dei colori di quegli esseri spinati, che neanche Mirò riusciva ad estorcere alla sua tavolozza. Non gli importa che siano uno dietro l’altro, in fila indiana; ingoia lo stupore e passa in rassegna ogni singola emozione che quegli esseri gli danno.

Così Cirque du Soleil è stato perfetto nella regia; ottimi artisti tra ballerini, acrobati, cantanti e musicisti, ma ciò che ha strabiliato me e il Rosso sono stati gli effetti audio e video. Mentre tutti andavano via dal palazzetto a fine spettacolo, noi due siamo rimasti a studiare e ipotizzare lo schema di funzionamento dei proiettori con rispettive ventole.
Enrico Rava io l’ho visto a occhi chiusi, sognando una lei che abbraccio all’ombra di un castello ottagonale. La scenografia era affidata alla Primavera ed ero felice in quelle istantanee bucoliche.
E poi loro; un sabato sera senza programmi, una telefonata per caso e due biglietti che spuntano senza preavviso. I Baustelle si impongono sul palco del RollingStone, saturandolo con watt di note acide e nervose. Nick mi dice che non ha mai visto così tante ragazze meravigliose; io gli rispondo che tutti i concerti della band ne sono pieni. A tipo che mo vogliamo farci tutte le tappe del tour nazionale.

Ma il Muscolo Cardiaco è in una cronica inerzia letale. Assopito, rivendica un suo spazio vitale per esprimersi.
E’ incazzato col cugino Cerebrale, che non ne vuol sapere di dargli adenza, di assecondarlo. Non spera nel primato ma almeno in una leale concorrenza.
E invece no; il tessuto metropolitano non lo considera un elemento attivo. Ne intralcerebbe le abitudini, ne decelererebbe i processi. E’ forse questa la ragione del colore grigio-metastasi della città?

Milano vortica sulle sinapsi e narcotizza la valvola mitrale; è egoista, non capisce che gli esseri che la popolano non possono offrirle perennemente carburante razionale, della Mente; hanno bisogno di emozioni calde, del Cuore. Evolvono, crescono, maturano, si divertono con gli stimoli freddo-razionali…ma non Vivono.

E intanto, attendo

PS: A volte uno stato dell’anima può essere comunicato con un ‘immagine e una canzone, senza aggiungere altro. Dedico la versione acustica di Boa dei Duvet a quelli che provano malinconia per l’improvvisa morte dell’Inverno.

Gio

 

 

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