Respiro lusitano

Posted by Gio on feb 1, 2008 in Diario, Viaggi |

Le giornate vissute a Coimbra sono state emozionalmente sinusoidali. A stati di completa solitudine si sono alternate serate trascorse con persone sconosciute e adorevoli.
Da quando mi sveglio, cioe’ verso mezzogiorno, al pomeriggio inoltrato io e la mia ombra ci siamo fatti un’ottima compagnia. Ma non ci siamo sentiti soli. Passando come un ubriaco da un bar all’altro, l’esplorazione mentale era amplificata da bicchieri di birra. Le locande, poi, sono situate strategicamente in cima alle innumerevoli scalinate, quasi come vene del corpo umano.
Allora ti puoi godere i tanti universitari riconoscibili da cartelline sotto braccio che sbuffano dalla fatica per la salita, le coppie di fidanzatini a scambiarsi amorevoli effusioni (bastardi!), le studentesse che cercano una stanza da fittare aiutate da un padre un po’ troppo protettivo. Altri contemplano interdetti libri di economia, sociologia, diritto.
Da perfetto ingegnere sogghigno meschinamente nel vedere pagine senza l’ombra di una formula. Poveri, penso, credono di studiare cose difficili e non sanno neanche cos’e’ un’equazione differenziale. Pero’ la loro ricerca intellettuale me li fa sentire solidali. Alcune poesie di Vinicius de Moraes colorano questi miei pensieri interiori.

Come quando ti vengono quelle intuizioni mentre sei nel dormiveglia, quelle che ti svegli immediatamente e pensi perche’ non ti era venuta prima (e in realta’, poi, si rivela una cagata), cosi’ mi folgora un pensiero apparentemente non voluto: a Milano mi manca la Lentezza.

La lentezza che mi fa respirare il mondo e non trangugiarlo;
quella che mi mostra dove sta andando la mia vita, opposta ai mille eventi che me la riempiono
senza lasciarla sedimentare in me.

Quella lentezza che mi indica un gatto nero che mi guarda fisso con gli occhi verdi da un gradino, quasi fosse il suo trono.
Quella che sincronizza i pensieri al respiro, amplificandolo,
tanto che se non mi aggrappassi ad un peso, mi condurrebbero alla divergenza (e qualcuno qui potrebbe dimostrarlo anche matematicamente).

Quella che mi farebbe riacquistare la facolta’ mnemonica, che adesso mi manca.

Non so se mi sono espresso chiaramente, ma quando mi trovo senza lavoro, mostre, cinema, pub, aperitivi, sento tornare il respiro che la mia fisiologia metropolitana aveva rimosso dalle sue funzioni.
Non sto incolpando la mia vita, anche perche’ sono io che la scelgo, con tutti i condizionali del caso. Ma non credo di avere il coraggio di mollare tutto e ricominciare a respirare per sempre. A meno di non leggere un ennesimo articolo esplosivo in una di quelle riviste ecologiche che compriamo solo io e Maurizio in Italia.
E lasciarmi deflagrare il cervello.

[continua...]

Gio

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