Portogando
Strano, rispetto alle altre persone, non sento il bisogno di scrivere un diario privato, che solo io posso o potro’ consultare. Preferisco al massimo scrivere una lettera, almeno so che qualcuno leggera’ le mie emozioni.
Da un po’ di tempo ho la possibilita’ di scrivere sul blog; spesso lo sento come un dovere e non mi riesce di scrivere liberamente. Altre volte, come questa, e’ un’opportunita’.
Per non perdere pezzi importanti della mia vita, perche’ so che se poi faro’ un back up (maledetto inglese!) di tutti i post scritti, un giorno mi rileggero’ con piacere, con stupore.
Ieri mattina atterro in un aeroporto del Portogallo, a Porto.
Ovvio che la ridondanza portuale e’ voluta ma riflette la realta’.
La notte scorsa ho dormito, o finto di, nell’aeroporto di Bergamo per non rischiare di perdere l’aereo quindi sono piu’ rincoglionito del solito.
L’aeroporto di Porto (mi diverto) e’ modernissimo e l’architettura e’ avveniristica. Netta e avvolgente. Tanto che, dopo mezz’ora, sono su un treno per Coimbra.
A sud rispetto a Porto, Coimbra e’ la citta’ di Gonçalo, uno dei tanti miei maestri di vita. Vado la’ perche’, a sua detta, e’ una citta’ molto bella da vivere, almeno durante la settimana.
Arrivo in stazione e subito contatto Tiago, un amico mai conosciuto di Gonzi, che vive a Lisbona. Senza averlo mai visto (!!) gli telefono e lui mi indica una locanda della citta’ dove mi daranno le chiavi di un suo appartamento. Cioe’, questo Tiago mai visto, mi da’ le chiavi e io mi funghizzo nel suo bilocale nel centro storico di Coimbra.
Lo so che puo’ sembrare falso, ma e’ cosi’. Fantastico.
Lo stabile si abbarbica sulla salita di un’arteria della citta’ antica. Le due camere sono piene di registratori, giradischi, pianola, ventilatori, libri, vinili, CD e un unico termosifone mobile di quell’appartamento sempre freddo.
Le giornate a Coimbra scorrono lente.
Spesso sono in qualche bar, stravaccato su una sedia di alluminio, che mi gusto un fino, un bicchiere di media bionda da 0,2 cl che qui costa un euro.
La citta’ e’ fondamentalmente divisa in due parti: la alta si sviluppa su una collina ed e’ l’area storica della citta’; la baixa, invece, e’ quella piu’ nuova, dove si concentrano i negozi e il mercato.
L’occhio europeo e’ abituato a questa dicotomia tra parte storica, indicata spesso come centro, e parte nuova. Ma, come del resto in Brasile, in Portogallo il centro storico non e’ rivalutato e vive aspettando i finanziamenti pubblici per essere restaurato.
Qui la gente preferisce prender casa nella zona nuova, dove gli edifici sono di concezione e realizzazione moderna.
Per fortuna, il fratello di Goncalo, Vasco, e’ un architetto e sa cosa vuol dire rivalutazione del centro. Oltre ad avere la libreria “XM” che vende libri, riviste e mobili che richiamano i concetti dell’architettura figo-comunista che costa un terremoto, ha un intero palazzo a venti metri dalla libreria, in pieno centro storico.
L’ha comprato per una miseria e per restaurare la facciata esterna di color rosa antico ha ricevuto i finanziamenti del comune.
La casa si stratifica su tre piani, con pareti bianchissime e infissi e porte ancora in legno. Per alimentare ulteriormente la mia invidia, mi invita a usare la scala a chiocciola per salire e scendere.
[continua...]
Gio


