Terra di Confine
(…continua)
La mattina del Sabato è difficile da affrontare, specie se lapertura delle palpebre raggiunge con sforzo i due micron.
Appena svegli, Rossella comincia bene la giornata litigando con un militare, così giusto per sfraganargli il membro; non capisce o non vuole capire che, pur nella loro limitatezza mentale, i militari sono soggetti a regole ferree, anche se illogiche.
E allora, via: ma siete costretti a rispettarle?, ma non puoi infrangere una volta?, dai, una volta sola. Rossé, no! Non possono! La porto via dalla macchinetta del caffè dove si intratteneva anche il mimetizzato, prima che la portino viain cella.
Torniamo verso il compartimento e il trombettista del nostro gruppo è sempre lì ad eseguire esercizi di tecnicaproprio gli stessi esercizi che aveva cominciato alle 8:32 di mattina, quando io cercavo ancora di dormire. Mentre mi rigiravo nel letto, LEGGERMENTE infastidito dal suono di quella tromba, sognavo di partecipare insieme ai miei commilitoni ad una fucilazione; e il condannato, come ultimo desiderio, esprimeva quello di pigiare per lultima volta gli amati tasti del suo strumento dottone.
Ci vorranno ancora un paio dore prima di prendere il bus che ci porta fino al backstage. Laria è calda e si arroventa con la polvere sollevata dai mezzi speciali che hanno il permesso di arrivare nelle aree interdette al pubblico.
Sono le 13 e lo spettacolo comincia con il gruppo della Liguria. Carini. E la volta della Basilicata, con un gruppo che balla su una canzone blasonata di un cartone animato; i costumi in tema giungla, però, sono stupendi.
Dopo un paio dore sono dietro il palco per registrare la prestazione dei Damadakà, su loro richiesta; ho le lacrime mentre sento il piffero rispondere alle sollecitazioni del tamburo, il cantante urlare in vernacolo partenopeo e la ballerina, bellissima, esibirsi in un ballo cadenzato dalle castagnette che le sue mani animano. Mi scappa quasi la lacrimuccia, ma la piccola tensione che sento pre-esibizione la confina tra le palpebre.
Cominciamo quindi a vestirci per il nostro pezzo; gli strumentisti, come al solito, si presentano come se fossero camerieri. Camicia bianca stirata perfettamente e pantalone nero. Le scarpe di vernice a chiudere.
Io e Rossella, invece, ci vestiamo in abiti tradizionali biscegliesi. E quando scrivo tradizionali non uso un eufemismo: non so come, ma è riuscita ad averli in prestito da un professore che gestisce il museo etnografico biscegliese. Li avevo già visti questestate in visita al museo nella Torre Normanna, ma non avrei mai creduto di poterli indossare; soprattutto perché pensavo fossero piccolissimiinvece, manco mavessero preso le misure, labito mi entrava alla perfezione.
Ragazzi, tocca a voi! ci urlano. Rossella è agitata, io non so come, ma sono calmo.
Di fronte al palco circa 300 mila persone erano già pronte ad aspettarci. Terra di Confine, il nome del gruppo, viene presentato come ultima sintesi della regione da cui proveniamo e la spiegazione mi riempie di un orgoglio assurdo. Nella prima parte della composizione duettano i ballerini molfettesi, avvinghiandosi e respingendosi in modo quasi da ignorare le piroette di Rossella che li accompagna.
Comincia la seconda parte con la musica che esita sulle note ritmate del piano di Nico. Ho il cuore otturato dalla tensione e dallorgoglio quando vedo Rossella avvicinarsi: tra la prima e la seconda parte è corsa nei camerini per cambiarsi dabito.
Ovviamente ha qualche problema con una spilla stronzissima che dovrebbe reggere il corpetto del vestito. Supera con qualche difficoltà il problema e ci lanciamo sul palco. Una serie di evoluzioni pizzicate, qualche errore, giravolte appassionate. Ci riescono bene le figure, soprattutto quella maledetta iniziale, dove devo far saltare Ro in maniera leggera. Però, durante il ballo, ho sempre quella faccia come se entrassi in trance; è che mi prende troppo la musica!
Il mare di persone ci applaude (perché in maggioranza sono pugliesi, ovvio).eccezionale sentire tutto quel rumore solo per te
Tra complimenti e miliardi di foto riusciamo a fuggire via, in tempo per vedere prima larrivo del Papa e poi, a sera, lo spettacolo di Dalla, Baglioni, Allevi. Di notte, vedere 500 mila (!!!!!!!!) persone agitare delle lampadine elettriche ci fulmina la mente.
Un bagno nel mare agitato quasi mi commuove il giorno dopo, cinque ore prima del ritorno (forzato) nella capitale meneghina.
Fine
Gio
Foto: http://it.photos.yahoo.com/g_papagni -> cartella: Terra di Confine
Video: http://it.youtube.com/watch?v=nFYreynRxFg



