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che cosa và in vacanza?

Posted by oiziruam on ago 21, 2010 in Senza categoria

Mi chiedi se mi và di venire in Sardegna con te. Davvero non sò. Non perchè tu non mi piaci, inteso come amico, non perchè sono geloso del tuo compagno o perchè timoroso dei nostri confronti. Ti dico non sò perchè davvero non sò. L’apatia è una malattia che scopro appartenermi proprio mentre mi rifugio su wikipedia a cercare un motivo a questo lassismo che non mi avvea mai preso e che invece mente e corpo mi chiedono. Non vado ne avanti ne dietro. Ne fuori ne dentro. Il tempo passa. Rimango chiuso nella mente e mi godo il mio sport, il mio tentato riposo e quei pochi momenti di euforia che ritornano. Per me Luglio e agosto sono passati per lasciar posto a settembre. Già malinconico guardo il mare e rimpiango di non aver vissuto l’estate abbastanza. E solo ora che scrivo mi manca non l’averla vissuta come potevo. MA ti giuro che avevo SONNO. Sai che significa che mi addormermento ogni sera all’ora che i Milanesi cenano e poi non mi riprendo più. Sai che significa aver detto a malapena 5 frasi all’ultima ipotetica cena deii pennelli?

Chi mi è vicino patisce, purtroppo, mentre per me è l’unica scelta possibile. Mi trascino, poi corro, poi mi addormento. Reagire? Ma a cosa? Dolce lassismo che scopro ad agosto. La voglia di non fare nulla. Niente. Lasciarsi cadere nel piacere di leggere, dormire, mangiare, ridere. e poi? Nel frattempo continuo a lavorare, male e a sprazzi.
Sò che lo sai. In qualche estate sei stato anche tu così malinconico, apatico, o cosa. Cosa và in vacanza? cosa no? Come si spegne la mente? Perchè si è molto più felici di restere a dormire piuttosto che andare a festeggiare? E capisco che siamo molto simili ma con tempi diversi. Tu esci e io no. Io esco e tu no. E incontrarsi è difficile, quanto andare in Sardegna, E ppure per me sarebbe più facile la PAtagonia.

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Dalla Russia con Amore

Posted by Vins on ago 18, 2010 in Comici, Diario

Nata come la cena per celebrare il funerale del Blog, quella di ieri in villa da Raf è diventata la serata della rinascita. Troppe cose ancora da dire, troppi Pennelli ancora da prendere in giro. Troppa creatività chiusa in un cassetto.

Non è ancora tempo per darsi per vinti o spacciarsi per morti e se nemmeno un’onda anomala riesce a spazzar via la forza di un amore (quello tra Lello e Julia) tanto meno noi ci faremo surclassare dagli eventi.

Ispirata da Lello e tradotta in narrazione da Raf, ecco la vera storia di un amore: l’incontro in discoteca, il lungo e tumultuoso corteggiamento, il primo bacio, fino ad arrivare alla prima romantica notte d’amore condivisa con l’amico biscegliese in video-conferenza. Una storia d’altri tempi degna del nostro Pennello LELLO.

Vins

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Sfiorando l’annullamento

Posted by Vins on giu 10, 2010 in Poesia

Perchè forse qualcuno ha “buttato dentro”, come dice un amico mio. Perchè magari ci sono persone tra voi che hanno detto: non ce la faccio a fare i conti con me.

Questo post è solo per ricordare a quanti ancora continuano ad aprire questa pagina, che nonostante tutto, nonostante la latitanza e lo stato di caos totale in cui sono piombato, almeno io, a dichiarare d’esser vivo, ci sono ancora. Chissà che non ne sbuchino altri.

E’ sempre così in un delirio post atomico. E questo adesso stiamo affrontando, ognuno a suo modo, col suo carico di lacrime e sudore pre-estivo. Alla ricerca di un qualche cazzo di nuovo equilibrio.

Basterebbe essere anche solo in due e trovare per strada un vecchio e stropicciato libro di poesie. Basterebbe quello, a farci tornare il sorriso, fosse anche solo per qualche minuto.

Anche se quello che ci manca, l’amore, fosse sfiorato appena solo con delle parole scritte cinquant’anni fa.

Vins

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Invito aperto. ci vediamo tutti lì?

Posted by oiziruam on mag 28, 2010 in Diario, Eventi, Poesia, Senza categoria, Territorio, Viaggi

l’iniziativa “appare” carina.

http://viaggi.libero.it/news/viaggiatori-in-festa-firenze-turismo-viaggio-ne2265.phtml

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- Il dolore -

Posted by La Lu on mag 10, 2010 in Diario

Ho atteso. Aspettato.
Non credevo di poter dimenticare ma forse speravo di poter parlare con voi del dolore senza dover tirare ad ogni battuta un respiro. Senza dovermi fermare per riprendere fiato. Ma le cose stanno così e allora ho deciso comunque di scrivere. Forse perchè la scrittura in questo lungo periodo mi ha aiutata più volte ad attenuare il dolore, a delimitarlo in una zona che riesco ancora a vedere.
Il dolore a volte ci coglie impreparati, crediamo di sapere e non sappiamo nulla, ma è un maestro impeccabile, con lui si impara presto, ed ha sempre un piano infallibile che lascia soccombere tutto il resto.
E perfino tu, che eri la mia roccia impervia e millenaria, lo hai trovato nel tuo cammino, durante la mia lontananza, nella solitudine, nella malattia.
Sì lo so bene anche io cosa vuol dire quel bisogno disperato e disperante, quel dolore che assale all’improvviso quando si desidera chi non c’è più, chi c’è sempre stato e sempre ci sarebbe dovuto essere, scoprire che era proprio quella presenza che ci riempiva la vita.
Lo sapevamo, non è stata una scoperta ma la mancanza ” per sempre” ci disarma e ci lascia a terra soli.

Restano i ricordi, i se…i ma… che ci accompagneranno per sempre.
I ricordi sono il mio tormento e la mia gioia.
Nel tormento trovo la pace. Non posso risolvermi, e poiché sono una donna senza soluzione, ho abbandonato perfino l’abitudine di rispondere a me stessa.

Si rimane delusi è vero, si cammina per forza d’inerzia e anche quando si sta fermi ci si stanca, perché c’è sempre un tarlo che corrode, che rende i contorni frastagliati, che scava tunnel profondissimi, che minano la nostra integrità, che scoprono caverne e antri disabitati e sconosciuti dentro di noi.
Eppure ci sono leggi sottintese alle quali tutti ci pieghiamo, nella cui rete tutti finiamo, sono le norme che tentano di regolare le zone più tempestose della nostra interiorità, quei sentimenti per i quali alla fine non esistono codici immutabili, ma che ci sbalzano di qua e di là con movimenti peristaltici ai quali dobbiamo abbandonarci inevitabilmente.

Il dolore ci fa capire che la perfezione è un gioco che non dura, l’universo si muove sempre per conto suo e il caso segue percorsi imperscrutabili.
A me non interessa più allungare uno sguardo vago verso un futuro incerto, ma so che l’unica corrente che mi mantiene in vita è il presente, il mare in bonaccia mi annega e trovo respiro solo sfidando le alte creste delle onde indomite. Rischiando forse perchè il rischio mi fa sentire viva e il “movimento” mi aiuta a capire che ci sono ancora.
Adesso che mi fermo un attimo, io che sono una donna che non conosce pause, rallento il passo e rimango sospesa e mi chiedo cos’è il dolore?
Il dolore può risultare pungente, tirante, bruciante…
Ma il dolore è anche Transitorio, Acuto, Recidivo, Persistente…Cronico.

Il dolore non è un vanto. Il dolore non ha un colore. Il dolore non è gioia. Il dolore non ha forma, modifica le forme. Il dolore non è un ago piantato sulla pelle o il grido di una madre che dà alla luce un figlio.
Il dolore è un vuoto nel quale rimbomba la voce della sopravvivenza.
E’ quel filo che si tende tra noi e la vita fino quasi a spezzarsi. E alcune volte si spezza…
E’ una bestia nera che oscura la luce in un giorno di sole.
Il dolore è sentirsi soli con il proprio dolore.

…un lungo Respiro. Un lungo Respiro ancora.
Esiste un linguaggio personale tra due persone, che si costruisce nel tempo e che fa da cornice, da colonna sonora, da vessillo che le identifica, sono i suoni nei quali ci si riconosce come singoli e come insieme. E ci sono i giorni che si susseguono, i momenti di cui si conosce ogni sfumatura, c’è tutta una memoria non condivisibile con nessun altro, che riguarda unicamente le due persone che l’hanno creata.

Per quella memoria io ci sono ancora.

La Lu.

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He-Man e i 6 dubbi amletici

Posted by Vins on apr 29, 2010 in Comici

E’ un periodo pieno di domande. Ma questa, lo sapete, non è una novità. Purtroppo non ho il tempo che vorrei per confrontarmi con voi su tutto quello che ho dentro. Sui dubbi sulle mille questioni aperte che mi logorano. Allora devo scegliere le cose più importanti, ridurre all’osso e far stare tutto nel numero di caratteri di un post. Qualche riga che sia in grado di descrivere un’emozione, di raccontare una storia in maniera chiara. Ecco, è proprio questo il punto di oggi. La chiarezza delle storie che raccontiamo e di quelle che gli altri raccontano a noi. E’ il momento di affrontare quella più importante di tutte: He-Man. Si Lui, quello dei Masters of the Universe. Allora, durante la sigla, in breve, ci veniva raccontato l’antefatto, l’origine di quel supereroe. Iniziate ad ascoltarla e poi parliamo dei dubbi che naturalmente devasteranno la vostra coscienza come è successo alla mia.

Dubbio numero 1.
Il namig: He-Man, immaginate di essere un supereroe e che, potendo scegliere tra superlativi, suffissi e prefissi forti, associazioni ad animali e simbolismi vari che porterebbero a nomi come:  Superman, Megaman, Spiderman, Batman, Tigerman, etc. etc..  voi scegliate un cazzo di Pronome Personale: EGLI.
Cioè che cazzo mi significa Lui-uomo? E’ come se usassi l’articolo indeterminativo “Un” o già che ci sono una preposizione articolata…. signore e signori, ecco a voi: “dell’Uomo”. Cioè, dai, non scherziamo è un nome sfigato, non c’è mica bisogno di un copyrighter per trovare qualcosa di meglio di He-Man.

Dubbio numero 2.
Adam. E’ il nome di He-Man in borghese, diciamo così. Guardatelo bene. E’ gay? Nulla da dire contro i supereroi omosessuali ma se è una scelta coraggiosa degli sceneggiatori allora cavolo, dichiaratela, sarebbe stato molto più efficace e di rottura. Così invece resta il punto di domanda. Ad ogni modo fateci caso, è l’unico supereroe fantasy e che vive le sue avventure in un contesto scenograficamente medievale (anche se ricco di elementi tecnologici) vestito in calzamaglia. Poi io dico: già la calzamaglia addosso a uno che si ispira a Conan il Barbaro non conferisce un tocco di virilità, in più tu, caro il mio sarto dei cartoni animati di che colore la scegli? Viola. Che finchè fosse solo quella… sopra la calzamaglia cosa ci metti, due belli stivaloni tom ford rivestiti di pelliccia perchè giustamente con le calze 200 denari non hai freddo alle gambe ma si sa che i piedi invece sono più sensibili. Andiamo avanti. Il nostro Nuriev completa la sua tutina da ballerino di danza classica con una maglietta aderente bianca sopra cui indossa una giacchetta corta rosa che non nasconde comunque i pettorali lavorati con ore e ore di panca in palestra. Vestito di tutto punto decide di pettinarsi come Enzo Paolo Turchi (o in alternativa come il figlio piccolo della Famiglia Bradford). Tirate voi le conclusioni.
Appendice al Dubbio numero 2: capelli biondi e sopracciglia nere… è il segno che da Aldo Coppola si sono dimenticati di passargli il colore anche sulle sopracciglia?

Dubbio numero 3.
Il mestiere di sto pirla. Il principino dichiara al pubblico e all’anagrafe di fare il “difensore dei Segreti del castello di Grayskull”. Anche qui, niente da dire, per carità. Il lavoro, qualunque lavoro, nobilita l’uomo ma è evidente che se a uno vestito in quel modo gli fai fare un mestiere che non è proprio fra le categorie più presenti in Monster o in InfoJobs molto probabilmente è un mestiere fittizio inventato apposta per dare un senso alle sue giornate da uomo stra-ricco. Se ci fossero segreti da difendere non metti certo uno vestito dolce e gabbana a richiamare l’attenzione davanti al posto in cui sono nascosti. In buona sostanza questo Adam è un lavoratore socialmente utile in un paese in cui non serve potare gli alberi nè fare nient’altro legato all’utilità collettiva.  Allora, tac, ci si inventa che ci sono dei segreti da preservare.

Dubbio numero 4.
Forse ad oggi è il dubbio più grande di tutti. Cito alla lettera: “scoprii di avere certi favolosi poteri segreti il giorno che sollevai verso il cielo la mia spada magica e dissi: ‘per la forza di GraySkull’ la grande forza è con me”. Certo, già da questo si capisce che uno che sputtana in pubblico il fatto che ha “certi favolosi poteri segreti” è assolutamente un mentecatto inadatto a proteggere i segreti del castello. Voi che dite? In più questo biondino che non si tiene un cece in bocca si sveglia una mattina e urla “per la forza di Grayskull”, classica frase che chiunque al mattino dice per augurare il buongiorno,  e pof…  gli compare addosso un completo sado-maso segno di un’evidente nuova aggressività e resistenza al dolore… Gli altri supereroi, quelli normali, arrivano da altri pianeti oppure si costruiscono armi speciali oppure vengono coinvolti in esperimenti sfuggiti  al controllo degli scienziati che poi li rendono super potenti, questo no, questo ci diventa azzeccando di culo una frase del cazzo.
Appendice al Dubbio numero 4: il fatto che il completo di He-Man sia sadomaso dovrebbe essere comprovato dal nome della setta di cui fa parte: “i DOMINATORI dell’universo” (a proposito bel nome da dare a dei personaggi che stanno dalla parte dei buoni).

Dubbio numero 5.
“Soltanto in 3 sono a parte del mio segreto (oltre a tutti voi telespettatori con cui me la sono cantata dopo 20 secondi di inizio del cartone animato):  la nostra amica Sorsores, Venetarus e Orco (questi ultimi due evidentemente non sono nostri amici)”.
Ma Sorsores sarà mica la ragazza uccello di nome Pretty Jane detta “il cigno” del cartone animato “La battaglia dei pianeti” caduta poi in sventura con un ruolo di secondo piano?  Perchè Venetarus, quello con la faccia da conduttore del TG2, è l’unico che nella versione in inglese ha un nome normale, Duncan, e invece in quella in italiano bisogna chiamarlo come un millepiedi del Madagascar in estinzione? Orco, vabbhè, qui è come sparare sulla crocerossa, da un’occhiata rapida è chiaro che pure lui avrà i suoi problemi… ma perchè ci si incaponisce indossando il cappello di Grande Puffo?

Dubbio numero 6. Ma più che altro considerazione finale
Le forze demoniache di Skeletor. Guardate sto pover’uomo (che altri non è che la controfigura di Fantaman). Lui dovrebbe essere il cattivo e ci prova pure, ma il suo esercito del male è composto da tre sfigati: l’uomo di latta di Alice nel paese delle meraviglie, una rana gigante e dal fratello deforme di dracula. Con degli aiutanti così per forza ogni volta le prendi di santa ragione. Quella di Skeletor non è una risata, è una paresi facciale cazzo…  All’origine era un ciccione di 130 kg ma da quando l’hanno preso come cattivo della storia è deperito come un deportato di guerra. Lui, forse, è la vera vittima, maltrattato e colpevolizzato dalla ricca aristocrazia di Eternia. O forse siamo noi che, ancora prima che inizi la puntata, restiamo ciecamente incastrati in un mondo costruito su deboli verità.

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uomini soli

Posted by Vins on apr 26, 2010 in Diario

No, non è il titolo di quella famosa canzone. E’ il mio fine settimana.
Mentre in questo venerdì notte piove, io esco. E’ finito il tempo in cui l’acqua raffredda, impaurisce, annerisce la coscienza. Esco, senza presenze attorno per parlare da solo e riconoscermi ancora in qualcosa.

“Il problema non è il genere di pupazzo che si è, il problema è la durata della pila”.

E quando la pila sta per finire, in qualche modo, da qualche parte, bisogna provare a ricaricarla. Anche quando apparentemente tutte le strade sembrano sbagliate e tutte sembrano in sè conservare comunque qualcosa da salvare. La relatività ormai mi consuma.

Da cose così se ne esce solo rifiutando i compromessi e dicendo: “basta”.
Cammino. Nell’acqua. E dopo un pò la pelle s’abitua e si abituano gli occhi. Raddrizzo la schiena e vado, a testa alta. Ricomincio a ragionare partendo da ciò che di più certo mi è rimasto: i passi.

Ho una domanda grande dentro che si ripropone più forte in questi giorni e mentre sogno di storie d’amore che non ci sono più e provo a realizzare sul serio, stavolta, che un’epoca è finita inizio a immaginare le parole, i gesti e lo stile per uscire fuori da questo momento. Perchè saper finire è qualcosa che non si impara mai.

Per questo non userò tante parole. Non mi sforzerò di averne altre di mie prima del tempo. Che il momento giusto arriverà. Intanto prendo in prestito 11 minuti e 36 secondi di qualcuno che tra le sbarre della propria prigione ha raccontato qualcosa di simile a quello che stanotte, tra la pioggia dolce d’aprile, ho sbiascicato io. >> uomini soli – JacK Folla

Vins

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Il sabato del villaggio

Posted by S. on apr 16, 2010 in Diario, Senza categoria

16/04/2010

Lo aspettavi come il Babbo Natale che si lanciava dal camino, e quel countdown era talmente carico d’aspettativa che lo vivevi per un mese…perché tra un po’ è il tuo compleanno diceva mamma…e quei pochi giorni prima dalla festa con gli amichetti, scandivano minuti inesorabile per la preparazione, e tu aspettavi, aspettavi fino a quando la mattina, svegliato da mamma e papà addirittura insieme, aprivi gli occhi:era arrivato. Quel giorno tutto t’era concesso, come se fossi il re. Ed almeno io mi ci sentivo per davvero tale. La colazione era più bella il giorno del mio compleanno, mamma e papà mi volevano più bene, il giorno del mio compleanno, e non vedevo l’ora di andare a scuola, perché tutti mi avrebbero fatto gli auguri, perché tutti quel giorno mi avrebbero dato quella considerazione che meritavo e, se sbadatamente qualcuno mi ignorasse, io comunque mi sentivo più forte, perché era il giorno del mio compleanno! Poi la sera la festa, da piccola quelle in cui io ero al centro dell’attenzione, e quelle da più grande in cui mi facevo carina per il mio amore di passaggio che vedevo riflesso nello specchio in cui mi abbellivo, sperando di riuscire a fare almeno un lento al gioco della spazzola, ma puntualmente, quel lui un ballo fugace con me lo faceva anche, ma per poi stare tutto il tempo a corteggiare quelle amiche sempre più belle di me… Ed andava via così, il giorno del mio compleanno, con una frase su un diario segreto dal lucchetto puntualmente forzato da mio fratello, bagnata di lacrime per un amore non corrisposto oppure di gioia per averlo trascorso così bello.

-Lo apro un attimo, il diario, e tra una pagina e l’altra trovo scritto “Saddam Hussein è proprio un uomo cattivo”, correva il 1990, e per essere sul mio diario ad 8 anni doveva proprio avermi fatto arrabbiare.

Oggi è il mio sabato del villaggio. Il diario cartaceo non c’è più, e nemmeno l’andare a scuola felice. E quando ho smesso di sentire la vibrazione del mattino del mio compleanno, ho capito che stavo diventando grande, e mi odiavo per non essere più capace di sentire nell’aria il profumo che casa mia aveva solo quel giorno. Ma un anno è sempre un anno di vita, di Vita, di VITA e già basta a meritarsi tutto il mio grazie. Certo nell’anno appena passato non ci son più le rassegne dei miei voti in matematica o della liti della mia comitiva “in mezzo alla villa”, e nemmeno le promesse di essere migliore, non dire bugie e non fare arrabbiare mamma e papà, ma oggi, stanotte,  se scrivessi ancora, forse al mio Caro Diario direi che per la prima volta domattina, schiuderò gli occhi in una casa nuova, che non si sentirà l’odore del ciambellone o dello zabaione, che i regali non mi piaceranno come sempre e che i clienti non mi lasceranno in pace solo perché è il mio compleanno. Ma sarà pur sempre il mio compleanno. E quando anche camminerò per strada con la gente ignara io calcherò  fiera i miei passi, perché anche se loro non lo sanno, io quel giorno starò vivendo dentro la mia domenica del villaggio, ed anche se mamma e papà non ci saranno più a svegliarmi, girerò la testa sul cuscino e incontrerò gli occhi di quell’ amore forse non più fugace, che avrà gettato la spazzola all’aria invitandomi a fare un lunghissimo lento con lui… Si, voglio ballare.

S.

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se sono meglio gli amici di facebook

Posted by Vins on apr 12, 2010 in Diario

Siamo in troppi. Ormai lo penso spesso e sempre di più. Tutte le volte che la gente mi circonda senza invito, tutte la volte che una di queste persone con il diritto di un amico, sale in cattedra e mi dice quello che io dovrei o non dovrei fare, come dovrei e non dovrei essere.
Ecco, in quei momenti, a quel tipo di consigli non richiesti, io tendenzialmente risponderei: “ficcatelo nel culo”.
Ora, facciamo subito una pausa in cui chiedo scusa per l’eccesso dell’espressione appena usata che mi rendo conto essere parecchio volgare. Poi provo a spiegarne il motivo sperando di non essere frainteso. Voglio provocare tutti su un discorso, anche portandolo all’eccesso, per cui pongo una serie di domande a cui vi chiedo di rispondere almeno dentro di voi. Le prime riguardano l’intensità di un rapporto, le altre  la forma.

Ma quand’è che veramente state bene con gli altri, quando riuscite a essere voi stessi e a sentire il sè degli altri o quando semplicemente nessuno vi dice nè più nè meno di un “ciao come stai?”, “ci prendiamo un caffè?”, “quanto mi farei la bionda in terza fila”?

Il numero di persone presenti ad una serata tra amici e le buone maniere di ciascuno sono la cosa più importante? Cosa cercate: degli amici o una platea? Cosa volete, persone sincere o persone corrette?

Mi verrebbe da dire: “queste e altre risposte le troverete nella puntata di Vojager di mercoledì prossimo”… ma il fatto è che poi questo mio tentativo filosofico si trasformerebbe nella solita caciara tarallucci e vino.
La verità è che m’incazzo pensando a quanto poco senso critico bisogna avere per accettare e adattarsi a tutte le differenze degli altri e a tornare a casa soddisfatti della propria serata e della propria vita. E non venitemi a parlare di carità cristiana, della capacità di star bene con tutti, dell’apertura verso il prossimo perché sono un’altra cosa, perchè un conto è rispettare tutti, imparare e apprezzare le differenze, un altro è non rendersi conto che  ci siano persone che nella propria vita contino più di altre, gente con cui è più gratificante stare insieme perchè seguono la tua ricerca di intensità e accettano la tua forma a volte troppo diretta e con le stesse ti ripagano. Ecco, quelli, e solo quelli, io, li chiamo amici.

E a questo punto tutti i pensieri rimanenti in questo post sono dedicati agli altri, tutti quelli che un giorno, mettiamo una domenica sera, passando davanti alla mia vita si sono fermati, l’hanno guardata e arrampicatisi sull’albero facile del loro silenzio di spettatore hanno detto tra la folla: “vins: sbagli a essere così”. A loro, incapaci di capire la ricchezza di un pensiero espresso senza fronzoli ma sempre con apertura al dialogo perchè dire qualcosa in modo diretto è troppo spesso scambiato per dirla in modo aggressivo. A loro che va sempre bene finchè le luci in sala solo spente e possono giudicare ma che poi si cagano sotto quando gli si chiede di fare anche loro una parte, di raggiungere e aggiungere un valore, uno qualsiasi che non sia matematico (e che loro chiamano, sapersi adattare alle proposte degli altri).

Per tutti quegli iper-sensibili alle parole che Vins dice quando parla con il cuore in mano perchè forse sono iper-sensibili alla verità e invece che sconvolgersi e scandalizzarsi per quella stanno li a rompermi il cazzo sul come gliel’abbia detta …. per loro poggio qui questi pensieri duri, forse nuovamente offensivi, ma figli della scelta di vivere per come sono e con poca gente attorno piuttosto che per come dovrei essere ed in mezzo ad una folla di amici. Li poggio qui con delicatezza, perché anche i pensieri duri se cadono dall’alto possono spaccarsi in mille pezzi, perchè anche chi ha scelto come vuole vivere, quando trova davanti chi lo incolpa di far soffrire qualcuno può sentirsi male e lo eviterebbe volentieri.

E allora, cari miei, decidete voi da che parte stare, se volete Vins, o solo un amico di facebook di quelli da “Mi piace”, “ti ha mandato un regalo”, “ti ha invitato a partecipare a…”, perchè se è l’amico facebook che volete allora ci vediamo online altrimenti stringete i denti e acchiappatevi la verità di me (che non è necessariamente la verità della vita, ovvio), quella scomoda e detta male ma sempre con questo schifo d’anima in mano. E appena prima di dirmi “Vins, hai sbagliato ad essere te” pensate che sono si, abbastanza giovane per cambiare, migliorare ed apprezzare i vostri consigli, ma anche che ormai sono troppo vecchio perchè possiate insegnarmi quello che voglio e che mi fa star bene quando sto con gli altri.

Alla fine di questo post spero che chi ancora se lo chieda smetta di interrogarsi sul perché spesso mi piace stare per i fatti miei, la risposta è perchè quelle volte non riuscirei a essere come sono e non ho voglia di non piacervi, di provare a discolparmi, di impoverirmi del mio modo di essere per fingere che quello degli altri mi arricchisca sempre e comunque.

Vins

E una canzone che forse non c’entra ma che volevo condividere perchè mi riporta a un senso di autenticità che a volte mi sembra così difficile da trovare, e da condividere.

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SNAP SHOT – Tempo d’elezioni

Posted by GuSPE on apr 8, 2010 in Storie

Mariella siccome era moglie del primario, giuoca un ruolo niente affatto secondario, nel piazzare l’amico nel terziario per le celebrazioni del quaternario, e dividere i fondi del centenario in due cinquantenari, a metà.

GuSPE

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SNAP SHOT – La Buona Pasqua (2)

Posted by GuSPE on apr 5, 2010 in Storia

Il pollo che a Pasqua faceva l’Uovo con la “bustarella” dentro, e quello invece sì, originale, che l’Uovo lo faceva di Natale.

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SNAP SHOT – La Buona Pasqua

Posted by GuSPE on apr 4, 2010 in Storie

Il pollo , guarnito dalla testa ai garretti, servito a Natale, s’era creduto un generale; l’altro pollo, sopravvissuto al Natale, aveva creduto d’essere immortale.

Non arrivò a Pasqua.

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Lo sfondo giallo

Posted by S. on mar 31, 2010 in Diario

Ero crollata sul divano per 5 minuti, dopo una discussione estenuante con la mia generatrice, dopo una giornata di lavoro dagli orari non più definibili dal normale ciclo veglia sonno, in momento di profonda raccolta personale come il guerriero a contare armi e ferite dopo la battaglia. E dopo tutto, mio padre.  Mio padre che mi sussurra di non trascurare gli affetti, perché in men che non si dica, per dedicarmi ad altro mi sarò persa tutto il resto…e potrebbe poi essere tardi. E mio padre non mi ha mai parlato. Si, mio padre non mi ha mai parlato di se. Non un consiglio, non un abbraccio, al più un disappunto, anzi sempre un disappunto. E poi oggi, dopo quasi ventotto anni di mia vita, una pillola di un pensiero che io mai ho conosciuto, un pensiero che per suo acuto riserbo o semplicemente vergogna, dopo quasi sessantaquattro anni di sua vita ho visto zampillare per la prima volta e sgorgare in una timida carezza che io non ho saputo prendere perché mai abituata a riceverla. Voleva dirmi di non trascurare gli affetti, lui, che da buon integro uomo degli anni 40 e mai deve chiedere, invece lo stava facendo. Mi destabilizza come la pioggia che resto a guardare col setto nasale spiaccicato sul vetro nei giorni che scandiscono una primavera che non arriva.  Non ho ben chiaro che faccio, dove voglio arrivare e neanche tanto bene dove vivo. Il lavoro per obiettivi è un retaggio di che si è inventato sta balla per non farti vedere tutto insieme quel che ci sarebbe da fare. Ma puoi mica inventartelo da sola quel che ci sarebbe da fare? Bhe si se l’azienda fosse tua. Ma non lo è, e chi dovrebbe capire con te che stai facendo, ti ammonisce e basta. E tu cerchi il tuo momento di tregua per mettere i pensieri in ordine sul divano di una casa che non ti appartiene più, con tuo padre che si lascia andare per la prima volta mentre tua mamma è di là con le lacrime agli occhi, e tu che ti domandi da che parte sarebbe il caso di cominciare a mettere ordine. Così lo fai nella tua nuova casa, quella che per anni è appartenuta alla libertà di farci entrare qualunque cosa tutto, e nella quale cerchi con delicatezza di ritagliarti spazi di te, provando a non ledere pezzi di vita. Ma non ci riesci tanto bene neanche lì, perché quella vita non è stata tua e come tale troverai inutilerie da voler “mettere apposto” . Ma quelle inutilerie il posto non ce l’hanno, se non quello mantenuto quando appoggiate lì per caso e marcato orgogliosamente dai segni di uno straccio che a far polvere non ci è passato mai. E allora ti siedi nel bel mezzo della stanza, con lo sfondo giallo di un muro che ti riempie gli occhi e sorridi. Proprio come quando nelle cene di natale, dopo aver impilato 32 carte da scopa nel castello magico, arriva il primo cuginetto piccolo che col ditino di 3 cm te le fa cadere tutte insieme ridendo compiaciuto. Che fai? Piangi? No, a quel punto ridi con lui. Tutto da rifare. Fortuna solo, che al centro del mio sfondo giallo ci sia il blu.

S.

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AUSTRALIA

Posted by Raf on mar 27, 2010 in Diario

Il primo passo risale al 02/04/2008, giorno in cui una moneta da 1 euro cade nel nuovo salvadanaio in terracotta comprato unicamente allo scopo di metter via qualche risparmio da destinare ai viaggi… solo pezzi da 0,50 – 1,00 – 2,00 euro.. che dopo quasi due anni si tramutano in 4350,00 (alla faccia di qualche spicciolo).. …e allora bisogna scegliere solo la meta e senza esitazione, dopo una riunione familiare terminata con voto unanime (due su due), la decisione è presa …………

Il secondo passo avviene il 21/01/2010 ed e’ quello che porta in Australia (Bari – Roma – Hong Kong – Sydney) dopo solo 20 ore di viaggio (scali esclusi).. siamo dall’altra parte del mondo e mentre in Italia si dorme, qui si va a mare, mentre in Italia si lavora, qui si dovrebbe dormire .. ma io resto sveglio per l’intero viaggio, 23 giorni; e’ troppa la voglia di scoperta di un continente che tutti mi avevano descritto fantastico; voglio smentirli , dire che sono le solite persone che inventano chissa’ quali storie pur di non dire che si sono annoiati e il loro viaggio e’ stato una delusione o almeno non in linea con le aspettative … il costo (non sono bastati i 4350,00) e la distanza (20000 km), giustificano racconti di posti magnifici o possono creare facili illusioni … io, come San Tommaso “se non vedo non credo”… e come San Tommaso ho visto il miracolo ..chiamato Australia…

Con Anna al mio fianco a ricordarmi che l’autodistruzione e’ da evitare in un viaggio di piacere e la foto di Vins nel portafogli a ricordarmi l’esatto contrario, ho macinato km e km a piedi, in auto, in aereo , rispettivamente decine, centinaia, migliaia ed ho visto tutto quello che c’era da vedere nel tempo a mia disposizione….. citta’ come Sydney dove sono stato 4 giorni ma dove una decina di giorni non sarebbero bastati per scoprirne tutte le bellezze… il caldo asfissiante del deserto con i suoi 45 gradi e le immancabili mosche appiccicose; le grandi rocce (Ayers rock e monti olgas) a spezzare la noia piatta del deserto…. le lunghe strade percorse in auto senza incontrare un anima viva;.. Kangaroo island con le sue spiagge kilometriche e isolate, la sua natura incontaminata e i panorami cosi’ belli da pensare che siano stati studiati a tavolino e successivamente ricreati artificialmente, la sua colonia di leoni marini, i cormorani che puntuali arrivano alle 17 al molo per ricevere la loro dose di pesce, i pinguini che indisturbati allevano i loro piccoli sulle spiagge, i canguri che ti attraversano la strada mettendo a rischio la loro vita e la tua auto, e poi come in un arca tante altre visioni di animali piu’ o meno conosciuti che fanno da cornice al tuo passaggio (istrici, dingo, emu’ , pappagalli, corvi, falchi, aquile, volpi, diavoli della Tasmania…..); la great ocean road con spiagge e rocce levigate dalla furia del vento e del mare; Melbourne e il suo clima imprevedibile, i magnifici royal botanic garden e i suoi ristorantini dove poter gustare dell’ottima carne di canguro…(paese che vai – mangiare che trovi) ed infine le Whitsunday island, posto magnifico dove rilassarsi e godersi le visioni subacque regalate dalla piu’ grande barriera corallina del mondo…

Un viaggio vissuto tutto d un fiato, senza sosta, con le gambe piene di acido lattico, gli occhi stanchi e la macchina fotografica sempre pronta a cercare di immortalare in fotogrammi tutte le bellezze, tutte le stranezze che l’australia ci regalava di giorno in giorno.. 1500 foto e qualche filmato non sono bastati a farlo,.. e’ stato veramente impossibile fotografare tutto… ma ho tutto bene impresso nella mia mente…. non voglio raccontarvi le emozioni vissute o la sorpresa determinata dalla visione di determinati scenari… sono cose che non vanno raccontate ma vissute in prima persona….
a tutti quelli che al mio ritorno mi hanno chiesto ” TI SEI DIVERITO ?” O “TI SEI RIPOSATO ?”.. ho risposto che purtroppo non ho avuto il tempo di fare ne’ l’una ne’ l’altra cosa….ho visto tanto e ho solo il rammarico di non poter aver visto tutto… forse per questo motivo ho comprato un nuovo salvadanaio …

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Orgoglioso

Posted by Vins on mar 22, 2010 in Diario

Io e Giò la parola “orgoglio”, parlando tra noi, l’abbiamo spesso usata con uno scopo differente da quello per cui la uso qui. Insomma, per lo più, la tiriamo in mezzo per identificare la testa dura che ci caratterizza. Quella che ci fa portare avanti certe questioni per principio più che per senso pratico.
Stavolta, al di là dei meriti soggettivi che ciascuno può giudicare liberamente, credo che la parola orgoglio si possa usarla, parlando di lui, in un’altra accezione. Una decisamente positiva. Così è questo l’uso che ne faccio oggi.  Distante centinaia di km sia geograficamente che dal punto di vista della visione di questo tipo di impegno mi resta comunque in testa l’immagine chiara di una persona che sta provando a “fare” qualcosa in cui crede. Non mi interessano tanto i discorsi di “fare per sè” o “fare per gli altri”, non mi interessano le sfumature che saranno oggetto di dibattito in altre sedi e in altri momenti. Oggi, in questo secondo giorno di primavera, lasciatemi un pò di orgoglio verso quel cazzo di cappotto “old school” (come direbbero i miei colleghi modaioli) che svetta davanti ad un politico di professione con l’aria di uno che dice: “secondo me è così”.  Averceli i coglioni tutti per farlo, per pensare, per dire, per mostrarsi con una faccia diversa da quelle che hai davanti. Orgoglioso!

Vins

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Papà Vins

Posted by oiziruam on mar 19, 2010 in Diario, Fumetto, News, Poesia, Storie

(mi scuso per aver direttamente pubblicato ma si sà che i figli sono dispettosi e i Papà sono buoni e perdonano)

È la festa del Papà,
quello che è l’eroe di ogni figlio. Quello che ci dà la vita. Quello che emuleremo per il resto dei nostri giorni salvo … eccezioni. Oggi è la festa del Papà. La figura più autoritaria e importante (insieme alla Mamma) nella vita di ognuno fino a che non si passa dall’altra parte e si comincia a capire l’importanza delle frasi pesanti, dei rimproveri, delle notti insonni in attesa dei nostri ritiri (ritenendoci ancora figli), dei “Te l’avevo detto”, dei “Ti voglio bene” non detti e degli abbracci fugaci.
Oggi è la giornata dedicata ai veri eroi della nostra e di tutte le epoche. La giornata di quegli uomini che portano avanti le nazioni e le società per dare un futuro ai figli seppur vorrebbero cambiare lavoro, mandare a fanculo il capo, cambiare l’auto ma c’è l’università del figlio da pagare, … eroi che nessun fumetto potrà mai spiegare perché eclatante è la loro serenità nel fare la cosa più difficile e responsabile che ci sia (professori di scuola esclusi).
Oggi è anche la festa di Vins, Papà di questo Blog, che mi porta fuori da questo periodo prelettorale in cui tutti hanno la soluzione e nessuno la attua eppure un po’ tutti quelli che si candidano hanno avuto il tempo di fare, se avessero voluto, qualcosa di buono.
E poi, caro Vins, tu sei il Papà della riflessione guardando il soffitto e questa cosa merita un disegnino da appendere proprio lì.

oiziruaM

da sinistra a destra Nick, Lelliosky, Raf, Ppà Vins, oiziruaM, S., Giò e l’invisibile Domenick

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Vincent, quell’altro

Posted by Vins on mar 17, 2010 in Arte, Letteratura

Questa è una delle tante, famose, lettere che Van Gogh scrisse a suo fratello Theo. Da sempre quando leggo le parole di questo artista assurdo e geniale tendo a sentire una sorta di corrispondenza che certamente viene amplificata dall’omonimia. In un’altra lettera mai spedita Vincent, quell’altro scrisse: “per il mio lavoro io rischio la vita e ho compromesso a metà la mia ragione … ”. Certo io sono molto lontano dal fare entrambe le cose, benchè dalle cazzate che dico a volte un pò anch’io sento che la ragione non sempre mi accompagni a dovere. Ad ogni modo, ritrovarsi in certe riflessioni è un piacere per l’anima e una botta di fiducia per l’orgoglio credere, per la durata di poche righe di avere gli stessi occhi di uno che gli ha saputi usare così.
Al di là di quelli che saranno i vostri pensieri (condivisi o meno, spero la prima) mi auguro che queste righe possano essere motivo, per qualcuno o per molti, di riflessione sul concetto dell’ozio, della solitudine e sul valore di un certo tipo di condivisione, sulla qualità del tutto, sul peso di ogni cosa.

A presto

Vins
__________________________________________________________________________

“C’è fannullone e fannullone. C’è chi è fannullone per prigrizia o per mollezza di carattere, per la bassezza della sua natura, e tu puoi prendermi per uno di quelli. Poi c’è l’altro tipo di fannullone, il fannullone per forza, che è roso intimamente da un grande desiderio di azione, che non fa nulla perché è nell’impossibilità di fare qualcosa, perché gli manca ciò che gli è necessario per produrre, perché è come in una prigione, chiuso in qualche cosa, perché la fatalità delle cirscostanze lo ha ridotto a tal punto; non sempre uno sa quello che potrebbe fare, ma lo sente d’istinto: eppure sono buono a qualcosa, sento in me una ragione d’essere! So che potrei essere un uomo completamente diverso! A cosa potrei essere utile, a cosa potrei servire? C’è qualcosa in me, che è dunque? Questo è un tipo tutto diverso di fannullone, se vuoi puoi considerarmi tale. Un uccello chiuso in gabbia in primavera sa perfettamente che c’è qualcosa per cui egli è adatto, sa benissimo che c’è qualcosa da fare, ma che non può fare: che cosa è? Non se lo ricorda bene, ha delle idee vaghe e dice a se stesso: “gli altri fanno il nido e i loro piccoli e allevano la covata”, e batte la testa contro le sbarre della gabbia. E la gabbia rimane chiusa e lui è pazzo di dolore. “Ecco un fannullone” dice un altro uccello che passa di là, “quello è come uno che vive di rendita”. Intanto il prigioniero continua a vivere e non muore, nulla traspare di quello che prova, sta bene e il raggio di sole riesce a rallegrarlo. Ma arriva il tempo della migrazione. Accessi di malinconia – ma i ragazzi che lo curano nella sua gabbia si dicono che ha tutto ciò che può desiderare – ma lui sta a guardare fuori il cielo turgido carico di tempesta, e sente in sé la rivolta contro la propria fatalità. “Io sono in gabbia, sono in prigione, e non mi manca dunque niente imbecilli? Ho tutto ciò che mi serve! Ah, di grazia, la libertà, essere un uccello come tutti gli altri!”. Quel tipo di fannullone è come quell’uccello fannullone. E gli uomini si trovano spesso nell’impossibilità di fare qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, orribile, spaventosamente orribile… Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede “Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l’eternità?”. Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? È un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte. Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita”.

Vincent (quell’altro, Van Gogh)

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“e smetto di cercare di tenermela stretta”

Posted by Vins on mar 16, 2010 in Diario

Chiamo una persona. Primo squillo, secondo, terzo. Forse sta dormendo.

Sono le 23,30 di un lunedì quasi anonimo, visto da fuori. Quasi, se non fosse per un sole di primavera, per due chiacchiere scambiate sul balcone dell’ufficio stamattina sentendo per la prima volta dell’anno un tepore aderire perfettamente a quella che è la temperatura che sento dentro. Così oggi per me è il primo giorno di primavera ed è difficile che ci sia altro degno di nota, non c’è mai altro degno di nota nel primo giorno di primavera.

Lavoro fino a tardi. Tante scadenze. Non mi toccano granché. C’è poco da fare, oggi è quel giorno dell’anno in cui la testa sceglie di starsene tranquilla anche quando le ragioni per non esserlo sono mille, anche quando rientri in ufficio dopo la pausa pranzo e sai che ne uscirai quando il sole sarà andato via da un pezzo. E’ una strana sensazione di pacata invulnerabilità. Succeda quel che volete, io sono qui – dici – avvolto in 4 strati di tranquillità tiepida, serena e appagante. E’ chiaro, non durerà. Questo però è il giorno diverso dagli altri. Diverso da quelli del resto dell’anno.

“Mattino, primavera, speranza sono uniti in musica dalla stessa intenzione melodica”.

E’ una frase di Pessoa tratta da Il Libro dell’Inquietudine. E persino sfogliando delle pagine così oggi non riesco a non trovare una specie di pace.

Sono le 00,16, squilla il telefono. Non stava dormendo. Per sentirmi stava aspettando finisse il mio primo giorno di primavera, credo. Una questione di tempi.

Vins

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quello che le donne non dicono

Posted by Vins on mar 8, 2010 in Diario

A tutte le donne … per questa giornata così tanto sentita da alcune e così poco da altre.
A quelle che stasera avranno finalmente un motivo per lasciare a casa i propri mariti panzoni e andare a vedere uno spettacolo di spogliarello maschile
Alle quote rosa,
A quelle che sognano di fare il presidente del consiglio o la velina… tanto sempre spettacolo è…
A quelle che lavorano più degli uomini e a quelle che invece di competere con gli uomini da loro si fanno mantenere,

ma anche e soprattutto …

A lei, che dalle 9.00 di stamattina fino alle 18.00 di stasera farà starnuti a ripetizione perchè in ufficio, cazzo, nessuno l’ha ancora capito, dopo anni, che è allergica al polline e continua a farle trovare puntualmente un mazzo di mimose sulla scrivania. ma come fa a dirglielo? è l’unico gesto carino che hanno la decenza di rivolgerle.

A tutte loro una canzone che parla di donne… e ne svela intimamente la bellezza… si insomma più o meno…

Vins

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SNAP SHOT – Amare Civetterie

Posted by GuSPE on mar 7, 2010 in Storie

Ho chiara l’epigrafe di quella che sarà la mia inevitabile dimora:

GuSPE

DA CIVIS MEDIOLANENSIS SUM

A MILANO PATRIA NON EST MIHI

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